LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.
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sabato 20 dicembre 2025

Everybody needs somebody to love

 

Al parco Michelotti a Torino c'è un'opera che pare sia d'arte, e pare rientri nell'iniziativa "Luci d'artista", ma va bene anche di giorno senza luci.  
Passandoci davanti, notte o giorno che sia, ci si imbatte, tra le altre scritte, anche in quella che dice: "EVERYBODY NEEDS SOMEBODY TO LOVE", frase già sentita, niente di nuovo. Ma capita che le frasi si sentano e non si capiscano davvero, o si capiscano solo in parte, e poi, quanto le leggi o senti dire la millesima volta, taaac, ti viene un'intuizione che ti fa scoprire una nuova sfaccettatura. 

E quindi, uno che si trova lì davanti e legge la frase per la millesima volta, potrebbe dire: "Perbacco, non mi ero mai accorto che qui non ti si dice TUTTI HANNO BISOGNO DI QUALCUNO CHE LI AMI", ma "TUTTI HANNO BISOGNO DI QUALCUNO DA AMARE". Il che è ben, ben, ben diverso. 

Diciamo che spesso nella vita uno è abituato a cercare qualcuno che lo ami, più che qualcuno da amare. Insomma, si dà molta importanza alla reciprocità, tanto che ci si concentra più su quello che provano gli altri per noi che su quello che proviamo noi per gli altri. Il che è molto difficile da verificare, perché non è che si capisca cosa passa nella mente e nel cuore degli altri, già è difficile capire quello che passa nei propri. 
Uno che ti ama potrebbe manifestarlo in un sacco di modi diversi, che tu potresti non capire nonostante autentici sforzi di empatia, che se ami qualcuno non sono nemmeno sforzi, ti vengono naturali. Ma ti viene anche naturale arrovellarti proprio sulla veridicità o natura di quell'amore altrui. I sintomi di amore possono essere molto diversi tra loro, figurarsi, siamo in un Paese con una varietà genetica pazzesca, con usanze diverse, poi se si guarda in Europa, anche se dovrebbe essere un'Unione, tenta di unire l'inconciliabile, un'accozzaglia di popoli talmente diversi tra loro che diventa impossibile, se si spazia nello spazio, capire se un europeo ci ama...un francese dimostrerà l'amore in modo diverso da un italiano e diverso da un inglese. Immaginatevi poi, spaziando ancora di più, Putin che vi ama, cosa che sembrerebbe succedere davvero in questo momento a Alina Kabaeva, che riceve manifestazioni d'amore consistenti nel relegare i figli in una residenza, che, seppur lussuosa, sa tanto di prigione. Pensate poi i sintomi di amore di uno come Trump. Un eschimese manifesterà il suo amore sfregando il suo naso moccoloso congelato contro il vostro naso moccoloso congelato, finché il calore umano scioglierà il gelo e i due muchi si fonderanno in un'orgia di scarichi nasali. 

Insomma, aver bisogno di qualcuno che ci ami è un gran casino, anche se molti ci perdono dietro la vita. 

Invece, aver bisogno di qualcuno da amare è molto meglio, se non ci si fissa in sta storia della reciprocità: uno, lo sai (forse); due, questo stato raro ti fa uscire dalla tua comfort zone, perché ti metti a fare cose che normalmente mai faresti, e le fai con una leggerezza che normalmente mai avresti, e ti distogli da tutte le preoccupazioni di routine, dal combattere le ingiustizie, dal lamentarti per il tuo lavoro. Ti viene quel PFM che ha lo stesso effetto di una sessione meditativa professionale continuativa. E lo scopo di innamorarsi non è essere ricambiati. No! E' lo stato di innamoramento, che poi chi se ne frega se dopo il "fall in love" c'è il precipitare in una voragine oscura, intanto hai avuto il tuo enorme benefit che ti ha schiodato dalla croce delle imposizioni sociali personali familiari a cui sei normalmente ancorato, anche se la croce è un po' fuori tema per il periodo natalizio. 

lunedì 7 novembre 2022

L'assassinio della lingua italiana

Di solito vi parlo di uno, uno che può essere me, o voi. Invece oggi parlo proprio di me. Di cose che mi sono successe. 
Sono una prof, insegno una materia di quelle per cui si ha la tacita licenza di sbagliare la sintassi e la grammatica. Capita però che, a me, sintassi e grammatica facciano un effetto strano. Da sempre, riconoscere un complemento di specificazione, uno di termine, scoprire un mio tipico errore di grammatica o un piemontesismo che uso in modo improprio e correggerli mi dà una vertigine che manco l'Oil tower. Una frase scritta bene che crei un'immagine nitida di un'emozione o di una situazione mi fa un effetto quasi orgasmico. Insomma, il linguaggio mi piace proprio, in modo entusiastico. 

Nell'ultimo mese sono entrata in contatto, seduta in un pubblico ascoltante, con almeno due docenti di lettere di Liceo. Di quelli che non hanno la licenza di sbagliare le frasi. Ammirata a priori, mi sono seduta e li ho ascoltati parlare sia di contenuti, sia di questioni relative a come i giovani liceali recepiscano la lingua italiana e a come reagiscano spesso male alle lezioni sulla lingua volgare o sul latino. Ebbene, dopo circa 15 minuti di attento ascolto, io, maniaca della grammatica, umanisticosapiosessuale, stavo per crollare dalla sedia direttamente al suolo, sprofondata in un sonno in cui nemmeno un pacchetto intero di Novanight mi avrebbe spedita così rapidamente. Eppure, la lingua usata era italiano, mica latino o volgare, e usciva dalla bocca di prof, quelli che stanno con i giovani, i giovani che dovrebbero appassionarsi alle lettere, invece di mandarsi messaggini da semianalfabeti pieni di errori e smiley. Strano, che non si appassionino...molto strano. Decisamente, una generazione degenere. 

La lingua, bisogna ricordarlo a qualcuno, è emozione, divertimento, gioco, scambio. Non un fiume di ridondanti parole a senso unico, che si arrotolano su sé stesse, per approdare nel nulla cosmico dell'autocompiacimento intellettual-nombrilista, o nell'espressione di un concetto ogni mezz'ora. Il linguaggio, qualsiasi linguaggio, è scambio e confronto. Richiede un controllo sul feed-back. 
Spero di essere incappata in casi strani, isolati. 
Per me, quella con le lettere, non può che essere una storia seria divertente, perché, senza divertimento e coinvolgimento, non si va da nessuna parte.
Anzi, si va, si va nella noia totale e nel disgusto per un strumento che racchiude in sé tutte le possibilità del mondo, se si impara ad utilizzarlo senza odiarlo. 

E concluderei con: 🙆🙊🙉🙈👂👄👄👄👄👄👄👄👄👊👾

E riconcluderei, tanto per accapponarmi un po' la pelle, con:




giovedì 29 settembre 2022

La vita è un Tetris

Il tempo non è uniforme. 
E' evidente come acceleri man mano che si invecchia.

Da giovani si aveva un sacco di tempo di nullafacenza, e si riuscivano comunque a imparare un sacco di cose, vedere persone, scoprire novità. Si correva solo quando si era al campo di atletica.

Invecchiando, pur essendo invariata la durata delle giornate, non si riesce più a fare nulla. Ogni anno il tempo passa più in fretta. Ogni anno si smette qualche attività per stare più tranquilli, e ci si agita di più. Non serve più il campo di atletica: si corre per strada, a casa, nei corridoi dove si lavora. Ma non serve: per quanto ci alleniamo, il tempo è sempre più veloce di noi.

Deve esserci un timer interno che rende la percezione dello scorrere delle ore sempre più intonata alle nostre possibilità di fare cose: meno se ne riescono a fare, più il tempo corre veloce. 
Deve essere un sistema di tutela per quando, da vecchi, in un giorno, si riesce ad alzarsi dal letto, dedicarsi a 2-3 attività di base, e tornare tra le coperte. Per non annoiarci, il nostro timer accelera così tanto il tempo che ci sembra di esserci appena alzati e dover già andare a dormire. 
Inutile sperare nelle gioie della pensione: ci regaleranno quell'inutile orologio d'oro e, una volta usciti della porta dell'azienda in cui lavoravamo, saremo già nella bara, vent'anni dopo. Se va bene. 
E quindi? 
Quindi, se abbiamo il timer interno con accelerazione più che proporzionale verso il game over, tanto vale approfittare di tutto il tempo che c'è finché c'è, godersi il gioco, ché la vita è come il Tetris: più si va avanti, più i pezzi scendono veloci.

venerdì 5 agosto 2022

Tutto finisce (o quasi)


Uno psicologo una volta mi ha detto che era inutile che credessi che la mia mente funzionasse in un modo sofisticato chissà come: la verità è che ragioniamo tutti allo stesso modo, seguendo quattro meccanismi semplicissimi in croce. Ovviamente l'idea mi aveva contrariata parecchio, come tutte le cose vere e poco piacevoli. Ma, appunto, era cosa vera.
Inoltrandosi nel mare delle contrarietà (si vede che aveva già troppi pazienti), aveva poi continuato a dire che l'amore è una cosa momentanea. Insomma, alla fine ha avuto un paziente in meno. Che probabilmente era il suo scopo. O forse no. 
Un po' di tempo dopo uno mi ha detto: "tutto finisce". Per ribadirlo, me lo aveva anche scritto sulla prima pagina interna di un libro che mi aveva regalato: "tutto finisce". Che cosa brutta. Roba da rovinare il libro. Però, in effetti, molto finisce, tipo l'ispirazione per scrivere e tante altre cose che quando finiscono fa un male tremendo. 
In realtà, però, c'è una cosa falsa in quello che mi hanno detto e scritto, o perlomeno, relativamente falsa se escludiamo la morte, che in effetti pone fine a tutto. C'è una cosa che raramente finisce prima della morte: la stupidità del possesso. Altro che comunismo e comunione dei mezzi di produzione, noi non riusciamo a non voler possedere nemmeno (e soprattutto) ciò che è impossibile da possedere: le persone. 
Vi siete mai chiesti perché gente tremenda, con caratteri assurdi, stronzissima e magari anche brutta ha qualcuno che la ama e che farebbe qualsiasi cosa per lei, mentre altri gentili, simpatici, divertenti e magari anche di bello o bellissimo aspetto vengono continuamente calpestati e cornificati nella loro vita di coppia? Io sì. I primi sono amati e i secondi no? Figurarsi: dopo un periodo di tempo variabile ma ineluttabile, nessuno è più amato. Ma quasi tutti sono posseduti. Solo che alcuni si lasciano possedere in modo canino, altri no. Altri si fanno i fatti loro. Ecco: quelli lì sono quelli apparentemente amati. Perché? Perché il loro partner o aspirante partner, nel desiderio di possesso, perde letteralmente la testa (non per amore ma per brama di possesso) e fa di tutto per conquistarli. E quando ce la fa? O si zerbinifica, perpetuando l'asimmetria di sottomissione, o, non avendo più la brama di conquista, si distrae, scatenando una reazione di ricerca di possesso nel partner, che di colpo si professa innamoratissimo, fino a nuovo rovesciamento delle situazione. 
Semplice, no?
Non vi piace? Non leggete più questo blog, tanto cambia poco. 
Tutto finisce lo stesso, anzi quasi tutto. 

giovedì 26 maggio 2022

Il semaforo bianco

Quando scatta il bianco, è un bel problema. 
Perché il bianco non te lo aspetti. 
Ti aspetti il verde, il rosso, anche il giallo. 
Il bianco, no. 
Non è previsto. 

Inizi a chiederti se sia un bianco che era un rosso o un verde.
Sul giallo non hai dubbi: sarebbe in centro. 
E' un bel dilemma, perché con un rosso estinto stai, con un verde estinto vai. 

Anche gli altri, poi, hanno lo stesso problema. 
Chi se lo ricorda se il rosso sta giù o su. 
Nessuno.
Siamo troppo abituati a basarci su un punto di riferimento solo, il colore, appunto, per preoccuparci anche della posizione, che ci aiuterebbe quando il primo venga meno. Ma no, noi non ci preoccupiamo, andiamo avanti solo con il colore finché abbiamo occhi per vedere colori e finché colori si palesano ai nostri occhi vedenti.

E così, un bel giorno, con il semaforo bianco, se non sbagli tu, magari sbaglia l'altro.




Un po' di preventiva attenzione ai particolari vi avrebbe salvati. 

venerdì 20 maggio 2022

Sparcheggiatori

Le automobili che si sparcheggiano sono una benedizione quando uno è in automobile in cerca di parcheggio.
Quando invece uno passa in bici, volto verso una destinazione remota, in una via non troppo larga, l'automobile sparcheggiante è una vera rottura di scatole. Intanto si forma una colonna di auto piene di esseri umani bestemmianti all'interno, meno uno, quello che vuole occupare il parcheggio che si sta liberando. Quando gli speranzosi sono più di uno, inizia la competizione per chi si accaparrerà il posto. Parte una comunicazione a gesti tra chi aspetta, rimbalzante tra specchietti retrovisori. Se i contenuti delle scatolette si accorgono di correre il rischio di non accaparrarsi l'ambito pertugio, diventano iracondi e attaccabrighe. L'ignaro ciclista corre il rischio di beccarsi una portiera addosso, aperta da uno dei litigiosi che all'improvviso, accecato dalla rabbia, scende dal mezzo senza preavviso per andare a prendere a botte e neutralizzare i concorrenti. Se supera questa prova, si trova davanti l'auto che sta facendo retromarcia. Ora, il pedalatore non ha nessuna intenzione di fermarsi, ma c'è il rischio che lo sparcheggiatore non lo veda e gli si sparcheggi addosso, se il ciclista passa dietro di lui. Può decidere di correre il rischio, calcolare la probabile traiettoria, fare una valutazione delle combinazioni di velocità sua e dell'uscente, e non fermarsi, magari accelerare pure e superare il conglomerato di automobili, attirandosi probabilmente una serie di maledizioni che gli cagionerà un cambiamento di karma. L'alternativa è fermarsi, con il rischio concreto di rimanere inglobato in una rissa per l'accaparramento del posto auto, o anche di essere schiacciato miserabilmente dagli automobilisti in attesa, che sgommeranno come disperati non appena il passaggio sarà libero, dimentichi di ogni decenza e legge stradale. 
 
La legge di Murhpy vuole che:
  • se si è in bici, si trovi un elevatissimo numero di sparcheggiatori sul proprio percorso;
  • se si è in macchina diretti verso destinazione remota, si trovi un elevatissimo numero di sparcheggiatori sul proprio percorso, fino a un km dalla destinazione, con estinzione quasi totale del loro numero all'avvicinarsi della meta. Se ce ne fosse mai uno nel posto giusto, ci sarebbero altri dieci interessati, tutti davanti, con conseguente rissa;
  • se si è in macchina nei pressi della meta, ci si riconduca alla casistica du cui sopra, a partire da "estinzione".

domenica 1 maggio 2022

Divertirsi è una questione seria!


Maksim Cristan parlava con una classe, e tra le altre cose diceva che nella sua famiglia d'origine c'era l'idea di sacrificarsi per i figli, che si sarebbero sacrificati per i figli, che si sarebbero sacrificati per i figli, e avanti così all'infinito. Dopo una bella pausa scenica, ecco nascere la domanda: "E il divertimento dov'è?"
 
Qui, l'adulto potrebbe dire: "Beh, il divertimento è per i bambini, al massimo per i giovani, la persona matura non pensa più a divertirsi ma a essere seria". 
 
Pascoli diceva di conservare il fanciullino che c'è in ognuno di noi, e il fanciullino, oltre ad essere curioso, vuole divertirsi. E non parliamo di uno scrittore a cui la vita abbia sorriso di continuo.

C'era anche Pascal che ne parlava, ma il divertissement alla francese ha già un'accezione troppo filosofica per questo discorso. Qui divertirsi si riferisce solo al termine attuale, non a quello arcaico che si avvicinava di più a quello pascaliano nel suo riferirsi a un allontanamento da qualcosa, uno sviare l'attenzione da ciò che è davvero importante. Invece il passare dei bei momenti, sorridendo esteriormente ma soprattutto dentro, spassandosela nel modo che si preferisce, purché non leda l'altrui libertà di spasso, è un moto verso, non una fuga da.

Si è arrivati a demonizzare così tanto il divertimento, che a volte capita di sentirsi a disagio al fianco a una persona allegra. Meglio uno triste, che si lamenta sempre, da consolare, piuttosto che uno contento, che si diverte. L'ultimo fa paura (oltre che invidia): ci si chiede come faccia ad essere così in questa vita di stenti e privazioni. 
Ma a volte gli stenti e privazioni sono non una casualità, ma proprio una scelta di vita. Qualcuno ha messo in testa a qualcun altro che essere maturi voglia dire sacrificarsi e soffrire. Ma tutto si può fare divertendosi un po'. Dipende, come direbbe Marco Aurelio, da come si interpretano le cose che accadono, più che dalle cose in sé.

E poi, c'è spesso confusione interpretativa: serio, a mio parere, è colui che fa le cose per bene, mica quello che non ride mai, si lamenta di tutto e si palesa triste. 

Insomma, il divertimento è una questione seria! 

giovedì 17 febbraio 2022

Accorgimenti gourmet

I ristoranti si dividono in due categorie ben precise:

  • quelli con l'acqua calda nel rubinetto del bagno;
  • quelli con il rubinetto bloccato sull'acqua fredda.
Ora, dico io, se uno si prende la briga di far modificare il rubinetto perché eroghi solo acqua fredda, non oso pensare cosa vada a combinare in cucina per risparmiare foss'anche dieci centesimi. 

Dal bloccare l'acqua calda al surgelare gatti randagi da fare al sivé con il vino vomitato dal barbone alcolista che dorme all'angolo il passo è molto breve. 

Quindi, per capire se in un ristorante c'è qualche speranza di mangiare cibo di qualità, il primo passo non è leggere le guide. 
Basta seguire questa semplice guida in tre punti:
  1. chinarsi sotto il livello del bancone e del campo visivo dei gestori; 
  2. strisciare inosservati fino al bagno;
  3. aprire il rubinetto. 

venerdì 11 febbraio 2022

La fortuna di essere tutelati dalla sfortuna

 

Sebbene con efficacia ridimensionata dal gusto estetico del packaging tipicamente cinese, questi dei biscotti della fortuna ci tengono proprio a tutelare i loro consumatori dalla sfortuna di rimanere strozzati da un biscotto della fortuna. 

martedì 23 novembre 2021

Post acqueo-femminista

Quando sei in piscina e la piscina è profonda e larga, e la gente è poca, sguazzi nel tuo spazio vitruviano acquoso e l'altra gente ti dà poco fastidio. Se invece finisci in una di quelle pozze d'acqua dove già le piastrelle ti sembrano a una bracciata dal naso e in più c'è un casino di gente, tanto che mentre nuoti ti ricevi braccia durissime e lanciate a folle velocità addosso, hai poca acqua a tua disposizione, diventi nervoso e la gente inizia a starti sulle scatole. Del resto, Leopardi, che sfigato era sfigato, ma scemo no, lo diceva già: puoi essere misantropo solo vivendo in mezzo alle persone, mica in un posto dove di antropo ci sei solo tu. 

Insomma, quanta più disponibilità di qualcosa di necessario c'è (l'acqua, il proprio spazio vitale,...), tanto più si sta tranquilli, sereni e rilassati. Se questo qualcosa viene meno, ci si innervosisce e si diventa una versione peggiorata di sé. 

E qui si spiega perché le donne, ritenendo, spesso a torto, gli uomini un bene necessario (per quanto, a fini procreativi, ancora lo siano), diventino irritanti e cattive tra loro per contendersene uno presunto decente. Perché di uomini decenti c'è rarità. Di donne intelligenti, invece, ce n'è, e le amiche sono lì per dirtelo, "Tu sei intelligente, cara mia". Dato che però ognuna si sottostima, alla fine arrivano al controsenso di invidiarsi tra loro. Giungono a credere che l'uomo scelto dall'amica, ritenuta più intelligente di loro, sia uno dei pochi decenti. E così cosa fanno? Litigano con lei perché vogliono lo scarsissimo uomo decente. In realtà, anche il suo è indecente, e spesso se ne rende conto anche lei, chiedendosi perché non se lo sia preso una sua amica (ma va bene anche una nemica), e rispondendosi che certo, l'amica è intelligente, mica scema come lei. 

Altro corollario di tutte queste considerazioni è il fatto che gli uomini raramente litigano tra loro per una donna. 
Perché, vi chiederete? Forse perché sanno di avere grande disponibilità al mondo di donne intelligenti?
No, perché litigare per una donna sarebbe troppa fatica. 
Meglio birra, patatine e una bella partita. 

giovedì 9 settembre 2021

W il marketing!


 Il marketing è magnifico. Ti dice cose ovvie, e te le fa passare per meraviglie. E' un gioco di prestigio di un mago della parola. 

In stampatello ti informa che i FIORI di nasello sono stati sfilettati ancora freschi. 
per prima cosa, un fiore di nasello non si sfiletta, perché è una roba che non esiste. Al più si sfiletta il nasello, che, facendo parte della fauna ittica, nulla ha a che vedere con qualcosa di facente parte della flora. 
Ma poi, anche volendo essere poetici, raramente ho visto un fiore a forma di tubo. 
Certo, tubi di nasello, suonerebbe male. 
Anche cilindri sarebbe poco accattivante per la massaia aggirantesi tra i lineari. 

Veniamo al FRESCHI. Immaginiamo dei naselli sfilettati quando già puzzano come delle nutrie e iniziano il loro viaggio nel magico mondo della putrefazione. E' ovvio che il pesce sia sfilettato da fresco. Da avariato sarebbe un po' pericoloso per il marchio. 
In ogni caso, c'è questo ANCORA, partorito dalle geniali menti che hanno creato il packaging. Per la serie, non mentiamo troppo. Se qualcosa è ANCORA fresco, vuol dire che è quasi al limite del non fresco. Se una persona è ancora giovane, non ha 15 anni, e nemmeno 25, forse ne ha 40, magari anche 50. Se un pesce è ancora fresco, forse non lo hanno pescato oggi, e nemmeno ieri, forse l'altro ieri o anche tre/quattro giorni fa. 

Eppure, uno legge l'intera frase, SFILETTATO ANCORA FRESCO, con il pregevole sottotitolo "e surgelati entro 3 ore" (perché una volta che il pesce è sfilettato che altro fai in un'industria, se non surgelarlo anche dopo meno di tre ore? Metti degli operai a covarlo per uno-due giorni, invece di introdurlo nella catena - automatica - del freddo?) e si sente bene, si sente uno che sta comprando qualcosa di buono, sano, fresco e meraviglioso. 

Invece, di meraviglioso, c'è solo il potere esagerato e falso di un po' di parole buttate lì, non a caso, che ci infinocchiano i sensi. 

giovedì 21 gennaio 2021

Potere, volere e combinazioni varie


La differenza tra quello che si può fare e quello che si vuole fare conta. 

Uno può voler fare tantissimo e poter fare poco o niente, e si tratta di quello che i più credono si realizzi. 

Non è proprio così.

Per iniziare, c'è quello che si può fare a livello esogeno e endogeno. 
Ci sono i limiti posti dal contesto, che sono a loro volta molto soggettivi, perché alcuni sono schiacciati dal contesto, mentre altri lo usano come rampa di lancio, infatti c'è chi dice che il contesto sia più forte del concetto e chi tutto il contrario.
Ci sono poi i limiti endogeni al poter fare: cioè il fatto che uno, certe cose, proprio non sia in grado di farle. Che siano limiti psicologici o reali, sono pur sempre limiti.    

Ma ci sono persone che non hanno molti limiti endogeni. Possono fare un sacco di cose. Sono bravi, magari in modo multipotenziale

E beh, allora quelli sono fortunati.

Ma no, perché poter fare non sempre coincide con il voler fare. E può essere una bella fregatura. Se uno può fare delle cose, di cui magari non gli frega niente, e non pone attenzione a quello che vuole fare, rischia di lasciarsi sbatacchiare come una banderuola dalle aspettative degli altri o dal caso. Rischia di usare le sue energie per fare cose che non vuole fare. E, attenzione, arriva a riuscire a farle bene o anche benissimo. 
Almeno, uno che non può, non fa. Quello che può fa, a volte in direzioni completamente assurde per le sue aspirazioni. E si disperde nel potere senza volere. 

E allora, gente, vi auguro di fare tutto quello che potete e volete fare. 

Cosa? Non sapete cosa volete? 

Ah, invece voi lo sapete? Tranquilli, anche se credete di saperlo, non è detto che saperlo faccia parte delle cose che potete ottenere

domenica 10 gennaio 2021

Non ebbi dubbi sul dubitare


E allora, c'è poco da fare. Si sbaglia. 

E chi ha tutte certezze? Sbaglia lo stesso, a volte di più, a volte di meno.
E chi ha un sacco di dubbi? Sbaglia anche lui, a volte di più, a volte di meno.

Ma quindi che differenza c'è tra avere dubbi e avere certezze?

Le certezze sono monolitiche, incrollabili, immutabili. Lo sbaglio-certezza permane, e come tale può arrecare danni immensi. Però avere certezze è poco faticoso (anche perché spesso, di quelle certezze, si è sati farciti da qualcun altro) e parecchio edificante. 

I dubbi, invece, sono duttili, molteplici, si rinnovano sempre. Implicano mettersi in discussione, farsi domande, cercare risposte, avere crisi, cambiare qualcosa. Poi, quando si è cambiato, dato che errare permane nell'essere humanum, si sbaglia di nuovo. E anche se non si fosse sbagliato, chi dice che si sia proprio fatto giusto. I dubbi sono una catena infinita, portano a essere in continuo mutamento. Sono faticosissimi, anche perché sono continuamente freschi, fatti in casa, a km 0. 

Insomma, le certezze le trovi al supermercato, sempre uguali; i dubbi li coltivi nel tuo orticello con lo sforzo dei tuoi muscoli e dedicandoci parecchio tempo. Devi trovare la terra adatta per ogni dubbio, coltivarlo, innaffiarlo, vederlo crescere. Poi arriva la grandinata, quella inevitabile, mica come quelle che basta un telo elastico per rimbalzare i pallini di ghiaccio. E via, si ricomincia. 

Ma allora ad avere certezze si riescono a fare le cose e ad avere dubbi si rimane paralizzati perché si ha paura di fare cose sbagliate?
Con le certezze si fanno cose, ma nei binari prestabiliti dalle certezze stesse.
Con una ragionevole quantità di dubbi dubbi, non così così tanti da rendere statue di sale bloccate davanti a ogni scelta, si fanno tantissime cose, spesso apparentemente vane, e si scopre un sacco di roba. 

Se vuoi essere una persona potente in questa società, forse ti conviene avere solo certezze. Certezze di qualsiasi tipo, ma certezze incrollabili, il più presto possibile. Se già stai leggendo questo post, è tardi. Meglio averle prima di saper leggere. E per questo ci sono i genitori. 

mercoledì 8 luglio 2020

L'altruismo mascherato

C'è da fare una considerazione in merito alle mascherine che la maggior parte di noi si trova in faccia, sotto il mento, in tasca, nella borsa o (ultima tendenza radical chic) al gomito: sono praticamente tutte dotate di una caratteristica degnissima di una società civile super evoluta:

proteggono gli altri, ma non proteggono sé stessi.

Se ci pensate, è una figata pazzesca.

Un sistema del genere conduce a passare da una prospettiva individualistica a una legata al benessere dell'intera comunità.

Insomma, io per assicurare la tutela della mia salute, dipendo completamente dagli altri, e gli altri completamente da me, e tutti dipendiamo dal comportamento responsabile di tutti, fino all'ultimo.

E' quindi necessario che per pensare a sé stesso, ognuno pensi agli altri.
E' un po' il ribaltamento di quello che scrive Dostoevskij in "Delitto e castigo":

«[...] Se, per esempio, fino a ora mi potevano dire: “Ama!” e io amavo, come andava a finire?» continuò Pëtr Petrovič, forse con un eccesso di precipitazione. «Andava a finire che tagliavo in due il mantello, lo dividevo col mio prossimo, ed entrambi ce ne restavamo mezzi nudi, secondo quel proverbio russo che dice: “Se corri dietro a troppe lepri in una volta, non ne catturerai nemmeno una”. La scienza, invece, dice: “Ama, innanzitutto, te stesso, poiché al mondo tutto è fondato sull'interesse personale”. Tu ami te stesso, ti fai i tuoi affari come si deve, e il tuo mantello resta intero. La verità economica, infine, aggiunge che tanto più nella società si svilupperanno iniziative private organizzate, e, per così dire, mantelli interi, tanto più numerosi saranno i suoi fondamenti sicuri, e tanto più vi si svilupperà anche la causa comune. Dunque, nel procacciarmi cose unicamente ed esclusivamente per me, è come se precisamente procacciassi cose per tutti, e facessi in modo che il mio prossimo possa ricevere qualcosa di meglio di un mantello strappato, e non già più da isolate elargizioni private, ma come conseguenza di una diffusa prosperità generale. Un pensiero semplice ma che, sfortunatamente, per troppo tempo non è venuto in mente, soppiantato dall'esaltazione e dalle romanticherie, mentre, a quanto pare, non ci vuol poi molta prontezza di spirito per accorgersi...»

L'importante è, dicevo, che la società in cui ciò accade si meriti una simile figata e sia davvero socialmente evoluta.

Insomma, siamo a cavallo.

domenica 9 febbraio 2020

Dio casuale


Quando uno vive, gli succedono cose belle, brutte e neutre.

Quando è il momento di quelle neutre, non pensa a nulla di quello che l'ha condotto a tale neutralità. Quando invece si tratta di quelle brutte, ecco che inizia una trafila di "ah, se non avessi fatto quello", "ah, se avessi fatto quell'altro", "tutto si accanisce contro di me", "sono uno sfigato cosmico".
Nel caso in cui i vari bivi della vita lo portino ad ottenere un successo, parte commentando tra sé e sé "Mizzega che bravo che sono", "Certo che a girare di là ho avuto un'idea geniale", molto più raramente "che fortuna che ho avuto".

La realtà è che tutto quello che capita è abbastanza casuale. Chi ti ha detto che girare da lì piuttosto che da là ti avrebbe portato ad avere un incidente che sicuramente girando di là non avresti mai avuto? E chi ti dice che, girando da là e non avendo quell'incidente, in cui magari non ti sei fatto male, non ne avresti avuto uno peggiore?
Se uno inizia a porsi simili domande, inevitabilmente una parte ancestrale del suo cervello inizia a pensare a un dio malvagio che ce l'ha con lui se è pessimista, a un angelo custode che lo salva da
incidenti peggiori se è una persona gioviale.

Invece, nel neutro, nessuno trova mai coincidenze, fatti significativi, bivi importanti. In realtà anche in quel caso, se si fosse scelto altro, magari sarebbe successo qualcosa di bellissimo o bruttissimo anziché neutro. O magari qualcosa di neutro diverso, a cui non si sarebbe fatto caso ugualmente.

Insomma, la lucidità porterebbe a chiamare quello che gli uomini chiamano dio, angeli, destino, semplicemente casualità.

Solo che l'uomo non è portato per la casualità.

E così si inventa altro.

mercoledì 8 gennaio 2020

Cosa vuol dire essere nuotatori


Dopo un sacco di post sulle piscine,
sui tentativi di nuotare in piscina,
le considerazioni acquatiche,
le idee legate agli algoritmi di distribuzione dei nuotatori nelle vasche,
le idee legate ai tetris di corpi nelle piscine affollate,
le idee sulle idee dei nuotatori nelle vasche,
le proprie metaidee mentre si nuota nelle vasche,
i pensieri sui corpi che cambiano in acqua,
i pensieri sull'essere un tutt'uno con un mondo che aderisce completamente a te,
i pensieri su come diavolo si faccia a contare le vasche senza perdersi in un mondo di piastrelle e pensieri,
quelli sull'esposizione dei propri corpi inguainati (e non) al pubblico ludibrio,
l'altro giorno mi è stato fatto il riassunto di cosa voglia dire essere nuotatori:

UNA VITA A GUARDARE PIASTRELLE

Semplice
Conciso
Efficace


mercoledì 18 settembre 2019

giovedì 5 settembre 2019

La comodità più scomoda

Non c'è nulla di più scomodo che la comodità.

Avete presente quando vi affondate in una di quelle comodissime poltrone da cui uno non si alzerebbe più e vi dicono "Ehi, ci sarebbe da prendere questo, fare quell'altro, vedere una cosa bellissimachestaaccadendooraemaipiù?

Ecco, voi siete così comodi che vi fa davvero fatica alzarvi.
E che fate?
Non vi alzate.
O ci pensate talmente tanto che quando vi sarete alzati vi sarete già dimenticati il perché, la cosa da prendere sarà stata presa da altri, quella da fare fatta da altri, quella bellissima sarà già nella fase del mai più.

E così, quando si è scomodi si passa il tempo a escogitare metodi per diventare comodi: e ci si dà un sacco da fare per raggiungere questa famosa comodità.

Il lato che salva l'uomo - e lo condanna - è che la soddisfazione per i risultati è solitamente di brevissima durata, il che fa sì che la comodità di oggi diventi la scomodità di domani, e quindi si torni in una modalità di ricerca che tiene vispi.

Ma se uno raggiunge davvero la comodità che aveva cercato, ecco, si scopre scomodamente comodo.

Si scopre affondato nella poltrona che gli occulta la vista di tutto quello che c'è intorno.
Non si muove più.
Diventa grasso.
Il grasso gli pesa e lo fa stare male.
Ma proprio male, sempre più male.
Tanto che poi muore.
Ma comodamente.
Il che, a pensarci, non è da buttare via.

sabato 30 marzo 2019

Il mio vento

C'è un vento che mi fa male:
laringiti sinusiti torcicollo.
C'è un un vento che non mi fa nulla,
anzi.
Forse mi fa bene.

Il vento che mi fa male
è quello che comunemente chiamiamo vento.
Quello che mi fa bene è quello
che mi creo da sola.

Il vento normale mi colpisce
che io sia ferma o che mi muova,
mi sbatacchia a caso,
arriva da direzioni diverse,
è avverso
a men che non mi muova
alla velocità e nella direzione
del vento.

Il vento che mi creo
c'è solo quando io mi muovo contro l'aria ferma,
me lo becco solo in piena faccia,
tira sempre in senso contrario al mio.
E' il mio vento.
Non mi fa mai male.

lunedì 28 gennaio 2019

Citazioni ricorrenti e di rara plasmabilità

C'è un mio amico con cui una volta ci si vedeva praticamente di continuo.

Quando cenava con la sua famiglia, io ero lì che cenavo con la sua famiglia.
Quando stappava il cancarone, io ero lì a bere il cancarone.
Quando andava a correre, io ero lì che andavo a correre.
Quando dormiva davanti alla tv microscopica con il cranio appoggiato al muro, io ero lì davanti alla tv con la sua famiglia.
Quando faceva i lavoretti di decoupage per l'anniversario di matrimonio, io ero lì che facevo i lavoretti di decoupage per la moglie, mia amica a sua volta.

Questo, per dire che ci si vedeva abbastanza.
E ogni volta che ci si vedeva, lui, sempre creando occasioni pertinenti per contestualizzarla, diceva questa frase:

"La coerenza portata all'eccesso è la peggior forma di incoerenza. Oscar Wilde".

Sì, la firmava pure, a voce. Anche quando dormiva davanti alla tv, aveva le antenne dritte, ad ascoltare il programma di attualità, o il film, per poterci infilare la citazione.
Da sonnambulo.

Io, poi, a pensarci bene, non ero proprio sicura che fosse sta gran frase.

Poi, l'altro giorno mi sono accorta che, in realtà, la frase vale per tutto, portato all'eccesso.
Insomma, gli eccessi si doppiano talmente che vanno  a coincidere.
Tutti.
Pensateci.

Un esempio:

L'altruismo portato all'eccesso è la peggior forma di egoismo.

Ma certo, se voglio essere super presente per qualcuno, per forza non lo sarò per nulla con qualcun altro. E così, la gente che mi guarda potrà trovarmi super egoista o super altruista. E io sono entrambe le cose, eccessivamente. Quindi, alla fin fine, si può essere solo moderatamente altruisti e moderatamente egoisti. Ma anche questo soddisferebbe poche persone, che andrebbero a dire "Quello è un tipo abbastanza egoista", o "Quel tipo non è poi così altruista".

Altro esempio:

Il rimorso portato all'eccesso è la peggior forma di rimpianto.

Ma di questo ho già parlato.

Le belle notizie sono tante:

  1. Si può essere estremamente qualcosa e anche estremamente il contrario di questo qualcosa, quindi nessuno può accusarci di essere estremamente qualcosa senza implicare che siamo anche estremamente qualcos'altro, ragion per cui possiamo starcene  in pace a sentire i giudizi degli altri su di noi e a dirci che tutto sommato non hanno centrato del tutto l'accusa.
  2. Anche se si è nel mezzo tra un estremo e l'altro, avranno qualcosa da ridire. Pure questo riconduce alla pace.
Il succo di quello che diceva il mio amico di continuo e Wilde forse una volta sola era: 

Statevene in santa pace e  siate un po' come vi viene