lunedì 18 maggio 2026
Ossimorica e deformata interpretazione dell'impiego dell'AI
venerdì 26 dicembre 2025
Capire poco - o della maledizione della partita doppia
- suo figlio non ce la fa, meglio se fa il professionale;
- suo figlio fatica un po', meglio se fa il tecnico;
- suo figlio può fare tutto, deve fare il Liceo.
- suo figlio fatica parecchio a capire, è meglio se va a lavorare, ma chi gli ha detto di fare un Liceo a sto caprone che adesso è un casino trovare un lavoro? (Un altro prof, come lei, direbbe il genitore, e continuerebbe ragionevolmente a pensare: ma chi si fida più dei prof?).
- suo figlio fatica un po' a capire, può fare un'università ma di quelle facili, che so, una laurea breve in qualcosa di tecnico (che poi, fatico a capire perché le cose tecniche debbano essere per chi fatica a capire).
- suo figlio può fare qualsiasi cosa.
domenica 21 dicembre 2025
Dicono che i professori parlano sempre di scuola. E hanno ragione.
giovedì 31 ottobre 2024
Questione di etimologia
- Preside, infatti, deriva dal latino praeses -ĭdis ‘chi siede avanti, chi presiede’, der. di praesidēre ‘presiedere’ •sec. XIV.
- Dirigente, invece, deriva dal latino dirigĕre, der. di regĕre ‘guidare, reggere’, col pref. dis- 1 •prima metà sec. XIV.
- il Preside presiede,
- il Dirigente dirige.
mercoledì 18 ottobre 2023
L'eterno dilemma dei voti
- gli studenti sono invogliati a partecipare, facendo osservazioni in classe. Per quanto spesso sia altamente probabile che dicano stronzate, almeno ci provano, e non hanno così paura di dirle perché non saranno valutati negativamente. Se riescono a tirare fuori qualcosa di buono, però, avranno un voto positivo che a loro appare "regalato", ma in realtà è guadagnato con l'impegno nel dire qualcosa di furbo, prima o poi;
- si instaura una gara a chi sa rispondere alle domande o fare esercizi alla lavagna. Di solito nessuno vuole essere interrogato, ma con i voti diffusi capita che ci sia una competizione su chi va alla lavagna per primo, anche perché, si sa, all'inizio è più facile che dopo un po'. E intanto, i ragazzi si abituano ad alzarsi dalla sedia, mettersi in gioco ed essere propositivi. Non parlo di Licei, insegno praticamente solo nei professionali, e sì, il parapiglia per andare alla lavagna accade nei professionali, dove maranza con look improbabili e cappellini in testa fanno a gara per andare alla lavagna a risolvere esercizi sulle proporzioni.
sabato 8 luglio 2023
Maturità canaglia
Come tutte le Maturità, anche quella del 2023 è deputata a segnare il passaggio dall’età acerba a quella, come dice il nome stesso, matura. Viene discussa davanti a una commissione di docenti che hanno raggiunto la Maturità, nella maggior parte dei casi, anni e anni prima. Si fronteggiano due falangi di persone di cui la prima è matura da così tanto tempo da far sorgere il dubbio di esserlo quasi troppo, la seconda potrebbe essere ancora acerba. Tutte e due sono bombardate: le prime da verbali, PTOF, PDP, PFI, PEI, relazioni del 15 maggio e burocrazia varia, le seconde da ogni tipo di stimolo passi attraverso il monitor di uno smartphone.
I ragazzi arrivano alla prova visibilmente emozionati, il che vuol dire che la fama dell’Esame è un baluardo rimasto miracolosamente in piedi dopo il bombardamento che ha subito la scuola a cura dei vari Ministeri. Sudorazione eccesiva anche per i 30 gradi, gambe che frullano l’aria, visi chiazzati, piedi inquieti parlano da soli. Il look? L’abito fa il monaco, ma è anche importante comunicare il proprio stile, e così molti oscillano tra la tenuta da cerimonia e quella rischiosamente improntata al Cobainiano “come as you are”.
I docenti hanno la via rischiarata da griglie di valutazione che li guidano minuziosamente - e vanamente.
Che fare se un candidato si presenta con i jeans strappati e gli orecchini? Gli si decurtano dei punti o lo si premia per il coraggio di essere sé stesso? E D’Annunzio estetista, non lo merita qualche punto ilarità? Ché poi, era talmente fashion victim, che un po’ estetista lo era. Confondere i nomi delle sue amanti è un merito o un demerito? Non è forse un modo per entrare in empatia con il vate, dato che è commettere il suo stesso errore? Senz’altro è un lapsus dannunziano dire che una delle frodi alimentari è l’adulterio. In ogni caso non c’è alcun dubbio, il voto della maturità è una roulotte russa.
Pesa di più il senso di colpa dell’aver promosso qualcuno che non lo meritava o quello dell’averlo bocciato? La bilancia pende quasi sempre dalla parte della mole burocratica aggiuntiva in caso di non superamento: lo dicono i dati.
C’è ingiustizia implicita nell’esame di maturità? Certo, come ovunque, e in questo prepara al mondo crudele che c’è fuori dalla scuola (come se quest’ultima non lo fosse). Basti pensare che i docenti, con il passare dei giorni, sono sempre più stanchi, annoiati e distratti, mentre ogni alunno vive ciascun istante dell’Esame per la prima e ultima volta, nel 99,9% dei casi.
lunedì 7 novembre 2022
L'assassinio della lingua italiana
giovedì 3 marzo 2022
Letame
venerdì 22 gennaio 2021
DADattica in presenza
- PC pesante come un mattone, da portare sulle spalle avanti e indietro, sudando e incurvandosi come sherpa. Il pregio è che funziona.
- tablet: leggero, elastico, assurdo da usare. Se il docente si mette in videoconferenza , non può fare altro. Appena accede a un'altra app (registro, classroom, word, excel, youtube), la videoconferenza si minimizza e gli alunni non sentono e vedono più il prof. E' vero che in un'ottica di empatia ha un senso, perché sperimentano sulla loro pelle cosa si prova a parlare con un quadratino nero che non risponde alle domande, ma sarebbe bello chiedere alla Azzolina quale sia il valore aggiunto di questa didattica invece che di quella fatta da casa. Per poter lavorare, il prof in questione deve connettersi alla videoconferenza con il cellulare, attaccare una tastiera bluetooth, mettere le cuffie, applicare un trasformatore all'uscita miniusb per poi collegare la tavoletta grafica. Peso di tutto l'ambaradan: lo stesso del PC. Funzionalità di gran lunga peggiore. Impressione squisitamente psicologica di evitare la pesantezza del PC.
mercoledì 9 dicembre 2020
Sulle scuole aperte o chiuse, il COVID e la catena di riforme del sistema scolastico
Leggo sempre volentieri quasi tutti gli articoli, in particolar modo quelli di Luca Angelini.
Davanti alla “tristezza e la frustrazione” di Miozzo per le
scuole chiuse, vorrei porre il punto di vista della sottoscritta, docente di
sostegno in un istituto professionale superiore di Torino.
E’ sicuramente vero che gli ammassamenti sui mezzi pubblici
e gli assembramenti tra studenti non solo davanti alle scuole, ma in ogni luogo, possibilmente senza mascherina e tutti abbracciati, siano dannose. Ma
non ritengo veritiero che una volta varcati i muri delle scuole cambi tutto. I
ragazzi che conosco da una decina d’anni di insegnamento nelle scuole professionali
sono fatti così, e sono spesso poco consapevoli delle conseguenze delle loro
azioni, e in generale per niente propensi al ragionamento logico-deduttivo.
Non mi riferisco qui a tutti gli alunni, perché sicuramente
ci sono delle eccezioni, ma all’andazzo generale, che è poi quello che interessa
quando si vanno a fare statistiche sui contagi.
Quando sento parlare politici e esperti vari o leggo quello
che scrivono sulla scuola, ho l’impressione che non abbiano mai messo piede
nelle classi, se non in qualche scuola d’élite poco rappresentativa. Per tutto
il periodo in presenza, i miei studenti stavano in classe perlopiù con la
mascherina sotto il naso se non sotto il mento, si alzavano di continuo, si sedevano
in due sulla stessa sedia, bevevano dalla stessa lattina e mangiavano dallo
stesso panino, e per parlare con noi prof venivano a poca distanza dalle nostre
facce e si abbassavano la mascherina eventualmente (per puro caso) alzata, perché
“così li sentivamo meglio”. Il tutto essendo redarguiti e illuminati sulla
necessità di un comportamento diverso all’incirca ogni dieci minuti, con
evidente impossibilità, o quasi, di svolgere le lezioni.
L’immagine di classi con gli alunni seduti in silenzio a
prendere appunti, ognuno nel suo banco, con la bocca a un metro dalle bocche di
tutti gli altri, sono per i nostalgici e coloro che la scuola non la conoscono.
Non ho mai insegnato in un Liceo e spero che la situazione sia un po’ diversa, ma sentir di continuo dire che la scuola non
è luogo di contagio mi pare superficiale e irreale.
Lo stesso Miozzo, tra l’altro, ha riferito che la Azzolina,
già a fine ottobre, fosse a conoscenza, dai dati trasmessi dai Presidi, di
65.000 casi nelle scuole. Ecco un articolo in proposito: https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/25451389/franco-bechis-lucia-azzolina-scuola-contagi-ecco-documento-dimostra-ministero-nascosto-verita-.html
Preciso – perché sembra dimenticato, in questo articolo - che
nelle scuole non ci sono solo gli studenti teenager, che se contraggono il
virus perlopiù manco se ne accorgono (e quindi continuano a circolare senza
sospettare nulla), ma ci sono molti docenti/dipendenti con un’età media
abbastanza alta, con famiglie da cui tornano quotidianamente, a loro volta spesso
con figli che frequentano le scuole.
Aggiungo che mi rendo sicuramente conto del danno che viene
apportato agli studenti, ma non sono d’accordo sul bilancio tra benefici e
svantaggi che viene espresso in termini generali nell’articolo. Sicuramente ci
sono un sacco di alunni che vanno a scuola per imparare, si impegnano e per
cui non andare a scuola in presenza può essere un danno. Questi stessi
studenti, in ogni caso, si daranno da fare anche in DDI, imparando a
gestire l’apprendimento in modo diverso, che non fa mai male. Lavorando nei
professionali rilevo che, grazie all’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16
anni, e anche alla cattiva comprensione della possibilità di andare comunque a
lavorare a 14 anni con specifichi percorsi alternativi alla scuola, le classi
sono piene di persone che vanno a scuola solo perché obbligate, in attesa di
compiere i famigerati 16 anni, intente solo a disturbare e a arrecare il
massimo intralcio allo svolgimento delle lezioni. Del resto, in una serie di
lungimiranti riforme scolastiche, anche le ore di laboratorio sono stata
ridotte se non quasi del tutto eliminate, aumentando il disinteresse di ragazzi
più work-oriented. Questi individui, che di solito abbandonano il percorso
scolastico verso i 16 anni o rimangono nelle scuole per interessi del tutto
alieni dall’apprendimento (tipo il fatto che abbiano un ampio mercato di
smercio di droghe leggere a portata di mano), non solo non traggono giovamento
alcuno dall’essere a scuola, ma in questo periodo di pandemia sono veramente
dannosi e, non sentendosi sottomessi a nessuna regola, favoriscono la
diffusione del virus. I processi che portano all’espulsione di simili elementi
sono lunghissimi e farraginosi, vista anche l’aziendalizzazione della scuola e
la trasformazione degli studenti in clienti e di docenti/dirigenti in tappetini
al servizio delle famiglie, che possono cambiare “prodotto-scuola” se quello
attualmente in uso non soddisfa le esigenze dei loro figli-clienti, facendo
perdere redditività all’Istituto-azienda. Inoltre, se davvero si riuscissero ad
espellere tutti gli individui di questo tipo, si dimezzerebbe la popolazione
scolastica di queste scuole.
In questo contesto degenerativo, iniziato fin dalla riforma
Berlinguer vent’anni fa, mi pare che una pandemia e un po’ di DDI non siano che
la ciliegina sulla torta del disservizio nei confronti degli studenti, mentre
ostinarsi ad aprire a gennaio questo tipo di scuole sia un efficacissimo
strumento per dare una notevole spinta alla terza ondata pandemica. Tenere le
finestre spalancate e stare nella corrente a settembre-ottobre è ben diverso da
farlo a gennaio, con l’inizio dell’influenza stagionale oltre al covid.
Considerare i docenti carne da macello pur di fare bella figura a livello politico è tipico dell’andazzo italico-scolastico di un periodo ben più lungo rispetto al 2020-21.
martedì 7 luglio 2020
In totale acronimato
mercoledì 21 agosto 2019
Mission INPSossible
Ok, siamo in Italia e tutto funziona in modo raffazzonato.
Però anche qui in italia la tecnologia inizia ad entrare nelle vite di tutti.
Ad esempio, il sito dell'INPS è super tecnologico.
Già in passato la sua ipertecnologia è stata toccata con mano, quando abbiamo dovuto procurarci un PIN, che metà si chiedeva direttamente all'INPS, metà da pc, ma poi arrivava tramite posta qualche mese dopo (perché anche le Poste vanno da dio). Poi si faceva un collage dei due pezzi di PIN e alla fine si poteva accedere comodamente da internet senza scomodarsi. Questo per quei fortunati che dovevano chiedere ogni anno la disoccupazione. Secondo me era un tentativo di dissuadere la gente dal richiederla. Ma la gente mica si dissuadeva, e si ammassava e si accalcava e si impegnava, perché, si sa, all'italiano medio c'è una sola cosa che accende l'ingegno: i soldi.
Uno cresce,anzi invecchia, riesce in qualche mirabolante modo a superare lo scoglio del precariato, e si ritrova a leggere che il riscatto della laurea costa meno. Certo, è un rischio pazzesco riscattarla, si paga un casino adesso e quasi sicuramente si sarà morti al momento di andare in pensione, sia perché l'età pensionabile sarà di circa 70 anni, sia perché, con quello che stiamo distruggendo, manco a 60 ci si arriverà più. In ogni caso ci si dice che una domandina di riscatto si può inoltrare, tanto per vedere che esosissima cifra sarà richiesta.
Se si è con il posto pubblico fisso, si dovrà accedere all'area riservata, gestione ex INPDAP.
Già questo scoglio sarà superato solo andando sulla gestione normale, per poi, dopo 3-4 mesi, leggere che la domanda è stata rifiutata, fare un ticket e leggere nella puntualissima risposta che bisogna passare dall'altra.
Si passerà dall'altra.
Per fortuna adesso il PIN si ottiene tramite mail direttamente. Meglio tardi che mai.
Si sono fatti furbi, si pensa.
Indi si trova l'accesso e si procede a introdurre una nuova domanda.
Appena si clicca, compare un bel messaggio di errore.
Bisogna aggiornare Adobe.
E aggiorniamolo.
Niente.
Si prova con 84 browser diversi.
Niente, non va.
Ok, si chiama il numero verde.
Ci viene detto che bisogna seguire delle istruzioni, per accedere alle quali bisogna seguire delle istruzioni che vengono date al telefono.
Si scrive pazientemente.
Si seguono le istruzioni per accedere alle istruzioni per accedere alla domanda.
Ci sono più opzioni, una per ognuno degli 84 browser.
Ognuno di questi browser va installato con una versione obsoleta.
Ok, si disinstalla la versione eventualmente posseduta, si installano,una a una, quelle obsolete.
Si seguono le configurazioni.
Una a una, una volta configurato tutto, vengono testate.
Si accede trepidanti alla pagina per dipendenti pubblici INPS.
Si effettua l'accesso.
Si apre, ogni volta, una finestra rossa: il tuo browser non è aggiornato. Aggiornalo all'ultima versione.
Peccato che con l'ultima versione non funzioni la domanda di riscatto laurea.
Ok, cara INPS, non vuoi che riscatti la mia laurea, dandoti un sacco di soldi per poi non recuperarne probabilmente nessuno.
Sei contraddittoria con te stessa, o forse solo italiana dentro.
Il che è direi pleonastico.
In ogni caso la domanda di riscatto non la farò, anche perché, a furia di tentativi, l'età della pensione sarà abbondantemente arrivata, e di me non resterà che un mucchietto di cenere, un po' sulla tastiera, un po' sulla sedia, un po' per terra, che dà anche fastidio, ché la cenere non se ne va via manco con il mocio.
sabato 2 marzo 2019
Utilità marginale
C'è una gelateria, anzi, più di una, che fa l'all you can eat.
Vuol dire, come per tutto, che ti siedi e mangi finché non scoppi (o saggiamente dici basta prima di esplodere).
Ora, personalmente, trovo che l'all you can eat di gelato sia secondo solo a quello di pizza in quanto a difficoltà di ammortamento.
Arrivi lì, magari in una giornata tiepida o addirittura calda, e ordini il famigerato ayce.
Già, se c'è gente, inizi a sentirti osservato.
Poi puoi prenderla bene (madoh soo ffigo, batto il record) o male (oddio mi prendono per bulimico, instabile psicoemotivamente, e robe così).
Ti siedi, con un bel libro, e se sei avvezzo, anche con uno o due plaid piegati sulla sedia a lato.
Inizi a ordinare cose, cercando di fare il calcolo.
A Torino ce n'è uno a 12 €, ad esempio.
A 4 € di consumazioni inizi a battere i denti e a sentirti sazio, anche perché hai centellinato il tutto godendoti la lettura.
Sei sotto di 8 €.
Il gelataio ti dice che c'è gente che è arrivata a 80 € di spesa da sola: capisci che non batterai mai il record, che forse non sei bulimico ma probabilmente vomiterai lo stesso.
Tremi.
Ma ordini.
Fai uno studio delle coppe più care, per poter arrivare in fretta al punto di superamento della spesa.
La coppa da 3 € che hai ordinato è colossale, ti sta davanti freddissima e coperta di panna.
Hai i denti ghiacciati.
Ogni cucchiaino che metti in bocca è una frustata di ghiaccio.
Ma devi resistere.
Anzi, dopo devi ordinarne un'altra, magari con il caffè per tirarla giù.
E arrivi solo a 9 €.
Ti avvolgi in una coperta.
Anche la coppa con il caffè ha tantissima panna sopra. Scavi per trovare il caffè, ma è in quantità omeopatica.
Ormai di quelli che ci sono intorno non ti interessa più. La vista periferica è sfocata.
Ogni boccone senti il conato di vomito che arriva.
Ma dopo quella coppa, ordini una serie di frullati alla frutta per giungere alla cifra che avresti pagato senza l'ayce.
Noti con disappunto che i frullati di frutta sono più freddi delle nauseanti creme e della panna.
Non serve nemmeno avvolgersi nella seconda coperta.
Sei in ipotermia.
Quando arrivi a 12 €, ordini una coppa baby alla fragola da 1 €, tanto per fare il sorpasso.
Non riesci a afferrarla.
Hai la mano rigida e bluastra.
Ti dici che non ripeterai mai l'esperienza.
Ma quando insegnerai l'utilità marginale a scuola, la farai fare ai tuoi alunni, come viaggio d'istruzione.
mercoledì 14 marzo 2018
Sull'assurdità di iniziare le lezioni scolastiche alle 8
Sentir dire da parte di un adulto a qualche adolescente che il suo è il periodo più bello della vita denota rimozione.
Gli adolescenti hanno un sacco di casini, tutti non indifferenti, e a farne un elenco esaustivo servirebbe uno spazio non conforme al post.
Parliamo quindi solo di uno degli aspetti corrosivi della vita da studente: l'inizio delle lezioni alle ore 8 (spesso per terminare a metà pomeriggio, specie se si frequenta un professionale, quelle scuole dove la gente va per "sbattersi di meno").
Iniziare le lezioni alle 8 è un atto contro natura: vuol dire, nella più rosea delle ipotesi, alzarsi alle 7, nel cuore della notte, quando, nella maggior parte del periodo scolastico, è buio e freddo.
C'è poi un'ampia gamma di casistiche in cui ci si alza a orari indecenti come le 5, per motivazioni varie ma tutte validissime agli adolescenziali occhi:
- ripassare per le 4 verifiche e 3 interrogazioni che ci sono nella giornata;
- prendere una compilation di autobus per andare a incastrarsi in una compilation di corpi, pezzi di puzzle incastrati gomiti tra le costole, ginocchia tra gli incavi di ginocchia altrui, abbracciati agli zaini come naufraghi a una boa, ma in questo caso si direbbe più ad un boa, visto il contenuto di libri pieni di programmi ministeriali meravigliosamente e scientemente architettati dalla buonissima scuola;
- truccarsi per due ore perché se no ci si sente brutte (la famigerata beauté de l'age è una leggenda metropolitana: si sente più figa un'ottantenne al circolo della briscola che una sedicenne alle superiori). Poi ci si sente brutte lo stesso, ma ci si è alzate alle 5 e le occhiaie premono sotto gli strati di fondo tinta, da ristrutturare durante tutte le ore, soprattutto quando ci si addormenta con la faccia nel portapenne per carenza di sonno;
- ...
sabato 27 gennaio 2018
Soddisfazioni 2
ALUNNO: ma prof, quindi se cerco un commercialista lo trovo a Porta Palazzo?
PROF: Beh, se guardi su pagine gialle immagino che ce ne siano anche lì.
ALUNNO: ma che me ne faccio di pagine gialle, è pieno, sono tutti lì con i banchetti!
venerdì 26 gennaio 2018
Soddisfazioni
PROF: In bocca al lupo!
ALUNNO: Grazie!
PROF: Ma non si dice grazie. Si dice crepi. Rifacciamo!
PROF: In bocca al lupo
LUI: Rifacciamo!
lunedì 11 settembre 2017
Accorgimenti empatici per il primo giorno di scuola (del prof)
giovedì 3 novembre 2016
Fuck you, prof!
Dicono che i prof siano la categoria più a rischio di malattie psicologiche, insieme ai giuristi.
Poi ci sono anche i giuristi prof, un'intersezione fatale di due insiemi a rischio.
Mi concentrerei su quella dei prof, dato che di giuristi non ho esperienza diretta ma solo indiretta.
Dicono che i prof abbiano problemi psicologici legati più che agli alunni, ai colleghi e alle relazioni con loro.
Beh, ci credo, relazionarsi con gente con problemi psicologici avendo problemi psicologici non è facile.
Ma poi, i problemi psicologici non vengono proprio dalle relazioni con i colleghi?
E' un po' un quiz senza risposta come quello che pone il dubbio se sia nato prima l'uovo o la gallina.
E' nato prima il problema psicologico o la relazione con il collega che procura problemi psicologici?
Ma poi, diranno quelli dei luoghi comuni, è ovvio che gli insegnanti hanno problemi psicologici, il problema psicologico è la malattia del benessere,i prof non fanno mai un tubo, fanno 18 ore a settimana, hanno 3 mesi di ferie, andassero a lavorare in miniera vedi che si riprenderebbero perché avrebbero altro a cui pensare.
Ma qui si pone un altro quiz senza risposta come quello che pone il dubbio se sia nato prima l'uovo o la gallina.
E' veramente vero che i prof non hanno un tubo da fare, oppure ci sono prof che non fanno un tubo per ritagliarsi il tempo per gestire relazioni malate con colleghi malati in base a esigenze derivanti dal loro essere persone con problemi psicologici?
Non è che forse, se i prof facessero il loro lavoro per bene (le diciotto ore sono in classe, poi ci sono riunioni, lezioni da preparare, compiti da predisporre e correggere, a volte fino a trecento al mese, ecc ecc) non avrebbero più tutto sto tempo di gestire le loro relazioni malate e di manifestare i propri problemi psicologici in tutto il loro splendore?
Sono domande, appunto, senza risposta.
Nel dubbio, non fate i prof.
E tenete i vostri figli lontani dai prof.
Come, non si può?
Ecco perché l'Italia va a rotoli.
martedì 14 giugno 2016
Telefonate di rara piacevolezza
Quando devi dire a dei genitori che i loro figli, sangue del loro sangue, pelle della loro pelle, eccetera eccetera, sono stati segati a scuola, sono brutti momenti.
Quando devi dirlo al telefono, sono ancora più brutti, o un po' meno brutti, ma comunque brutti.
Dipende dal rapporto che hai con il telefono.
Per quanto mi riguarda, fin da piccola ho sempre avuto una patologia da cornetta. Ho passato pomeriggi interi a contemplare il telefono grigio con su quel dischetto rotante con tutti i numerini intorno. Se il numero da comporre aveva degli 1, 2, 3, facevano un giro così lungo che quasi sempre bloccavo tutto con una manata prima che dall'altra parte una voce senza volto potesse rivolgermi il famigerato "pronto". Non parliamo poi delle reazioni al suddetto, che variavano dal mutismo da maniaco alla chiusura della comunicazione, con tutta una variegata serie di situazioni intermedie. Dopo venticinque tentativi di composizione del numero e 47 chiamate da maniaco, riuscivo a dire con un flebile filo di voce che ero io e che volevo ringraziare la maestra per quello che aveva fatto per me nell'anno scolastico. Sì, perché le telefonate che dovevo fare da piccola erano sempre quelle alla maestra.Se una volta uno era terrorizzato all'idea di chiamare la maestra per ringraziarla, figurarsi quando poi diventa lui il maestro, anzi il prof, ché se il maestro boccia qualcuno sono davvero cose dell'altro mondo, ai confini della realtà.
Se invece il prof è prof di un professionale, i confini della realtà sono rasentati da chi è promosso senza sospensione in nessuna materia. Lo sventurato coordinatore, forte della congrua retribuzione di circa un centone all'anno (sì, avete letto bene, ho scritto bene, siamo tutti bravi scrittori e lettori. All'anno, non al mese), prende l'elenco dei componenti della classe e chiama la metà circa dei genitori, quando va bene, per informarli che il sangue del loro sangue, la pelle della loro pelle eccetera eccetera non ce l'ha fatta.
Il tono da assumersi può prendere a prestito quello a macchinetta dei centralinisti che non portano pena perché ambasciatori. Ancor meglio, si può scrivere un testo freddissimo su Textaloud e lo si fa leggere dalla voce sintetizzata direttamente alla risposta del genitore. Si può iniziare con "Questo è un messaggio preregistrato: è pregato di ascoltare in silenzio, non obiettare in nessuno modo e chiudere la comunicazione al termine".
Se si opta per la versione funerario-sentita, si può chiamare di persona con tono plumbeo. Le parole vanno cercate nel profondo del proprio cuore. Frasi come "Suo figlio è un emerito deficiente", "Suo figlio non capisce una mazza, è meglio se va a raccogliere pesche", "Suo figlio dice percussioni per ripercussioni", se scaturissero mai dal profondo del cuore, sarebbe meglio che ci rimanessero. Meglio tutto sommato che scaturiscano dal profondo della raccolta delle banalità accettabili, soprattutto se - e non lo si sa - l'interlocutore ritiene che la propria prole sia la continuazione di se stesso, e in quanto tale possa riscattare i propri insuccessi.
Dire che il figlio è un idiota equivale a dirlo al genitore.
Dire che il figlio non ce la fa equivale a dirlo al genitore.
Insomma, l'annuncio è spiacevole.
Ma infatti, perché sbattersi tanto?
Meglio usare Textaloud e ignorare la seconda delle mie opzioni.
Il suggerimento è grandioso, ma ha un inconveniente: non funziona dal vivo.

















