LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

giovedì 25 febbraio 2021

Fuoriuscire


Quando viaggiate per piacere, non state lavorando. 
Questo comporta un fuoriuscire dalla routine quotidiana. 
Poi fuoriuscite anche dal vostro ambiente circostante abituale.
Da fuoriusciti, si vedono le cose dall'esterno, che è tutt'un'altra storia dal vedere sempre tutto dall'interno: interno del proprio ambiente, interno della propria routine, interno del proprio lavoro. 
Un viaggio può essere ovunque si possa passeggiare osservando da fuori le persone immerse nella loro vita abituale. 
Siete con loro, ma loro sono dentro e voi siete fuori, in pausa dal vostro tran tran, pronti a vedere e osservare cose su cui loro non possono soffermarsi.
I luoghi, li vedete, ma non come li vedono loro. 
E nemmeno come li vedreste voi se viveste lì. 
E allora, partite
Cosa?
Non si può?
E allora, partirete!


venerdì 19 febbraio 2021

Abbecedari - la sfida

 Leggendo "Prima che tu dica pronto" di Calvino, sono incappata nel piccolo sillabario illustrato, che in realtà di illustrato non ha nulla, se non il riferimento a Perec.


E così parte la sfida... chi la vuole cogliere, la colga e commenti!

A me sono venute, a titolo esemplificativo, queste:

VA-VE-VI-VO-VU
Guidavo nella notte in orario ultraventiduenne: mi sono sentita come un volatile, tipo un falco pellegrino, libero di volare nel suo cielo... Finalmente ho sentito un guizzo di vita. Credo che dovrei proporvi un momento di incontro per sentirci tutti più vivi insieme, magari in Costa Azzurra, parlando francese, per crederci per un attimo parte di un Paese con un miglior welfare... Ci state?
In sintesi, se non avete avuto voglia di leggere tutto:
"Va ave vivo. Vous?"


NA-NE-NI-NO-NU
Conosco un tizio sardo che si chiama Nino. Ha una ragguardevole età, ma vive ancora con i suoi anzianissimi genitori. Ha un'intelligenza tra il mediocre e il medio, perfettamente in linea con la media nazionale, ma invece, d'aspetto fisico, ne è notevolmente al di sotto. Pensate a un difetto fisico qualsiasi: lui ce l'ha. Gobba, forfora, occhio guercio, ecc. Ha tutto. Per la concomitanza di bamboccionaggine estrema e bruttezza tremebonda, non riesce a trovare una donna manco a pagare. Perfino le meretrici, quando lo vedono, decidono di prendere un giorno di mutua per pervenuto malessere intestinale. Un giorno, però, trova perfino lui. Cambia umore, e gli ottuagenari genitori lo rilevano e fanno indagini. La madre scopre che la donna è una signora affetta da nanismo sua coetanea. Sconfortata, va dal figlio e gli dice: 
"Nane, Nino....nuuuuu!"

giovedì 18 febbraio 2021

Pretese


Pedali nella fresca nebbiolina piovigginosa del mattino.
Imbocchi la strada tra le case dei ricchi, quella dove non c'è mai nessuno. 
Ci sono un sacco di macchine in doppia fila proprio oggi, tutte irrorate da quel pulviscolo di vapore acqueo che rende la mattina irreale. 
Irreale è anche la precisione con cui calcoli le tempistiche del viaggio casa-scuola: non ammette margini di errore. Insomma, è una pedalata contro il tempo. Rilassante, corroborante, ma pur sempre rapida e studiata per essere efficace ed efficiente. 
Ti si materializza davanti il tipico vecchio in bici elettrica: basco in testa, giacchetta addosso, gomiti larghi sguainati uno a sinistra e l'altro a destra dell'ampiezza del manubrio, procede rigorosamente allineato con le macchine in doppia fila di sinistra.
Va ai 4 all'ora. 
Non puoi non superarlo: non è contemplato nella tabella di marcia stargli dietro per tutta la lunghezza, piuttosto cospicua, della via. 
A sinistra non è possibile passare in quei 20 cm tra lui e le macchine. 
A destra ci sono circa due metri, ma è a destra. Il codice della strada non permette sorpassi a destra, anche se c'è pur sempre lo scorrimento veloce che potrebbe essere preso in considerazione. 
Tenuto conto che tu arrivi ai 30 all'ora, calcoli che, rimbecillito come sembra, non si accorga nemmeno del tuo passaggio. 
Passi e scopri di aver ragionato male. 
Il vecchio, mentre passi, ti grida: "Si supera a sinista, @# ecc ecc!!!". 
Tu gli dici: "sì, certo" e vai oltre. 
Ma il vecchio ingrana il motore, e si mette a inseguirti ai 30 all'ora, gridando: "Si supera a sinistra, @# ecc ecc!!!".
Gli gridi, sempre pedalando, mentre lui pedala dietro e anche a fianco tuo, ma in strada mentre tu sei ormai sulla pista ciclabile successiva alla via: "Ha ragione, perfettamente ragione. Si supera a sinistra. Ma quando non si supera si sta a destra!" 
Il solito dialogo sfuggente da attività aerobica avanzante in velocità. 
Poi, ti viene la risposta giusta: "Non pretenda l'impossibile dagli altri se non richiede nemmeno il possibile a se stesso". 
Ti giri.
Lui ha girato prima che tu ti girassi.
E allora vai avanti, e dici: "Non pretendere l'impossibile dagli altri se non richiedi nemmeno il possibile a te stesso" a te stesso e anche a gente a caso che ti capita a tiro.
Tanto va bene per tutti. 

venerdì 5 febbraio 2021

Tutte le strade portano al posto di lavoro



Tempo fa avevo letto da qualche fonte "casalinga" che per andare ad un eventuale lavoro sito sempre nello stesso posto fosse origine di benessere psicofisico cambiare sempre strada. 

In effetti, utilizzando come fonte del tutto discutibile il proprio cervello, mi sembra chiaro che lo si faccia lavorare di più se si cambiano i panorami e si diminuiscono gli automatismi. 
Del resto, fare sempre lo stesso percorso è usare un navigatore interno che non si rompe mai, a meno di Alzheimer o simili, automatico pure lui come quelli esterni. Ed è dimostrato che alcune aree del cervello si spengano quando si usano navigatori. 

In base alla mia esperienza, suggerisco le seguenti strategie di attivazione del cervello andando a lavorare in un posto fisso:
  1. usare un mezzo che guidate voi, possibilmente pericoloso. Macchina, scooter, monopattino elettrico, bicicletta, pattini a rotelle. Dovrete concentrarvi per la sopravvivenza altrui e vostra, il che terrà ben accese varie aree del cervello e stimolerà la produzione di adrenalina che aumenterà il vostro metabolismo;
  2. usare un mezzo che vi faccia faticare (i mezzi si riducono così a bicicletta, pattini a rotelle, anche piedi seppur meno pericolosi - in questo caso si può ovviare camminando mentre si guarda il cellulare nel vano tentativo di controllare le due attività in contemporanea -): si stimolerà anche la produzione di endorfine, droga naturale legalizzata di notevole effetto
  3. se non si riesce a decidere deliberatamente il percorso differenziato e si hanno più bivi tra cui scegliere in successione, ci si può regolare in base ai semafori (se è rosso per andare dritto e verde per andare a destra, si va a destra, e viceversa). Un altro metodo è affidarsi a giochini aleatori, del tipo: se vedo tre cose rosse prima dell'incrocio, vado dritto, se no giro a destra. E' possibile anche fare questo giochino, pedalando o pattinando con le tasche piene di dragée al ciocccolato (cosa un po' difficile da realizzare in pandemia, con l'ostacolo della mascherina tra le mani e la bocca). In ogni caso l'opzione più bella e utopica sarebbe avere abbastanza tempo per deviare in base a cose che colpiscono l'attenzione, tipo un ginko biloba femmina che espande la sua puzza atroce nel periodo "fertile", qualche personaggio pittoresco, un monumento che non ci si è mai soffermati a guardare...ma questo è fattibile solo se si hanno tempo, calma, predisposizione. 
In questo modo arriverete al lavoro allegri, rilassati, corroborati, pronti e vigili.

Potrete sedervi, accendere il pc e spegnere il cervello. 

giovedì 28 gennaio 2021

Calarsi nel centro

Partire dalla periferia, pedalando per strade costellate di case squadrate, anni '70, con in fondo parco ghiacciato sentieri bianchi rami cristallizzati. 
 
Seguire le strade trafficate fuori dal centro, attraversando la ragnatela di traiettorie della piazza dove si incontrano e separano più strade. 
 
Verso il centro la città si trasforma. 
Più ci si addentra, più invecchia. 
Le case si fanno ottocentesche: finestre strette alte fronzolute muri che fanno ombra alle strade balconi piccoli con animali granitici sotto. 

Man mano che ci si avvicina al centro fanno capolino statue cavalieri a spada sguainata Vittori Emanueli che osservano con espressione statica. 
La bellezza si dipana per le vie esplode nelle piazze si insinua sotto i portici si espande su palazzi reali costruzioni monumentali cittadelle castelli. 

E poi, lì in mezzo, le luci accese, c'è il bar cremeria della tenda verde. 

Se vuoi fermare il mondo con o contro cui stai correndo, entri. 

Adesso no, adesso non entri. 
Ma prima sì, prima entravi. 
Entravi e ci trovavi un antico bancone con dietro un signore antico con i baffi antichi un praticante antico che ormai praticava da 20 anni un figlio anche lui antico una moglie ossigenata con ossigeno antico mobilio antico muri antichi con intonaco antico. 
La cosa più recente era un ingiallito manifesto del film "La fiamma sul ghiaccio". Il signore con i baffi, se lo guardavi, ti diceva che Raoul Bova era lì, proprio lì, nel 2004. 

Ordinavi, 
ti sedevi 
ti calavi 
in un altro tempo, 
in un altro mondo, 
in un altro té. 

venerdì 22 gennaio 2021

DADattica in presenza

 
La DAD era un'avventura, ma la Azzolina ha estratto dal suo cappello magico altre meraviglie: la DAD al 50%.
Perché stare a casa davanti al PC, con una tazza di the, senza mascherina a lavorare su settecento finestre diverse, scannerizzare, cavarsi gli occhi, quando lo si può fare a scuola, con la mascherina fpp2 in faccia che scava l'osso del naso e fa diventare le orecchie due sportelli aperti, correndo come pazzi da un'aula pienissima di alunni a una vuota con LIM rotta o malfunzionante e programmi antidiluviani e non aggiornati? 

La Azzolina vuole che i docenti dimostrino quello che valgono, e quindi ha predisposto un simpatico percorso a ostacoli, che vedrà arrivare alla fine pochi, quelli che non moriranno di covid o non impazziranno, sprofondando in un eterno burnout. Così non ci sarà più il problema del precariato storico e delle graduatorie imballate. 

Il passaggio dalla DAD al 100% alla DAD al 50% ha reso la scuola migliore. 
Nella maggior parte dei casi, è stata scelta la presenza o l'assenza dell'intera classe. Quindi, il 50% è stato interpretato come la metà della scuola, non come tutte le classi a metà. 
In effetti a livello pedagogico e didattico ha più senso. A livello emergenziale, nessuno. Ma la preoccupazione della Azzolina è didattica (mica sanitaria), e quindi la maggior parte dei prof votanti ai collegi docenti si è allineata al suo encefalogramma. 

Parecchi docenti, grazie alla democrazia e alla vittoria della maggioranza, si sono quindi trovati nel migliore dei casi a passare una settimana a casa e una a scuola, ma spesso hanno avuto la gloriosa occasione di dimostrare meglio quanto valgono, trovandosi con metà delle classi a scuola e metà a casa. I più fortunati hanno un meraviglioso orario a scacchiera, caratterizzato da un'ora con gli alunni in presenza e una in DAD. Il che significa correre come ossessi da classi odorose di sudori e miasmi umani, dopo aver spalancato le finestre a folle velocità ed essere fuggiti prima che gli alunni infreddoliti insorgano, per fiondarsi in classi designate per la DAD. Di queste, una buona parte è priva di qualsiasi device.
Il docente tipo, spesso proveniente da lontano con una compilation di mezzi pubblici e privati, tra cui la bicicletta, può optare per due soluzioni, entrambe attingenti da strumentazioni proprie:
  • PC pesante come un mattone, da portare sulle spalle avanti e indietro, sudando e incurvandosi come sherpa. Il pregio è che funziona. 
  • tablet: leggero, elastico, assurdo da usare. Se il docente si mette in videoconferenza , non può fare altro. Appena accede a un'altra app (registro, classroom, word, excel, youtube), la videoconferenza si minimizza e gli alunni non sentono e vedono più il prof. E' vero che in un'ottica di empatia ha un senso, perché sperimentano sulla loro pelle cosa si prova a parlare con un quadratino nero che non risponde alle domande, ma sarebbe bello chiedere alla Azzolina quale sia il valore aggiunto di questa didattica invece che di quella fatta da casa. Per poter lavorare, il prof in questione deve connettersi alla videoconferenza con il cellulare, attaccare una tastiera bluetooth, mettere le cuffie, applicare un trasformatore all'uscita miniusb per poi collegare la tavoletta grafica. Peso di tutto l'ambaradan: lo stesso del PC. Funzionalità di gran lunga peggiore. Impressione squisitamente psicologica di evitare la pesantezza del PC. 
Se il prof ha solo un fisso, proprio non può caricarselo in spalla. Spererà nella LIM. 
Nel 90% dei casi, dovrà fare la lezione stando al telefono con il secchione della classe. Per fortuna ce n'è sempre uno. 
Nel 10% dei casi, trascorrerà il tempo intercorrente tra una lezione in presenza e l'altra ad attaccare cavi, schiacciare inutilmente tasti, dire parole non adatte a un educatore e correre per tutto l'istituto alla ricerca dell'introvabile tecnico informatico, imboscatosi in un antro personalizzato dove deve aver vissuto per tutto il periodo della DAD ingozzandosi di Netflix e co, a giudicare dall'obsolescenza non solo dei PC ma anche dei programmi presenti, tutti con la licenza da rinnovare, e, se c'è la LIM, con compattezza della superficie su cui scrivere identica a quella delle lenzuola stese ai fili per bucato.  

I dirigenti si profondono in aiuti ai docenti, consistenti in frasi di incoraggiamento tipo "Potete anche usare i vostri device, considerate che non siete medici che vanno ad operare". E per fortuna, perché se i medici avessero attrezzatura corrispondente a quella scolastica, gli ospedali sarebbero dei cimiteri. 

Ma i soldi abbondantemente profusi dal ministero dove sono finiti? 
Si saranno incastrati in qualche ingranaggio burocratico o in qualche tasca?
Ci saranno ma avranno cozzato contro il rimbalzo di incarichi tra un ATA e l'altro, tra un tecnico e l'altro? 
Non si sa. 
Fatto sta ed è che i fondi sono serviti solo a migliorare alcune scuole, tipo quelle che compaiono ai tg e dove va la Azzolina a fare un giretto ogni tanto, accompagnata da una troupe televisiva, prima di rinchiudersi nei suoi igienizzati locali privi di minorenni adolescenti con gli ormoni e i cervelli impazziti. 

E le famiglie, in tutto ciò? Sono impazzite pure loro, dopo un anno quasi intero di molta DAD. Come utilizzano il loro equilibrio psicologico messo a dura prova? Tempestando di telefonate i docenti, con la pretesa che nei pochi minuti di discontinua didattica in presenza, a faccia coperta e impegnati a dire ogni quattro secondi agli studenti di tirarsi su le mascherine, facciano il miracolo di moltiplicare i saperi. Anche se probabilmente costoro peccano di ignoranza matematica, perché è risaputo che zero, moltiplicato per qualsiasi numero, dà sempre zero. 

In ogni caso, questo non è importante, l'importante, per la Azzolina, è poter dire che la scuola è vita
Sì, vita di stenti. 

giovedì 21 gennaio 2021

Potere, volere e combinazioni varie


La differenza tra quello che si può fare e quello che si vuole fare conta. 

Uno può voler fare tantissimo e poter fare poco o niente, e si tratta di quello che i più credono si realizzi. 

Non è proprio così.

Per iniziare, c'è quello che si può fare a livello esogeno e endogeno. 
Ci sono i limiti posti dal contesto, che sono a loro volta molto soggettivi, perché alcuni sono schiacciati dal contesto, mentre altri lo usano come rampa di lancio, infatti c'è chi dice che il contesto sia più forte del concetto e chi tutto il contrario.
Ci sono poi i limiti endogeni al poter fare: cioè il fatto che uno, certe cose, proprio non sia in grado di farle. Che siano limiti psicologici o reali, sono pur sempre limiti.    

Ma ci sono persone che non hanno molti limiti endogeni. Possono fare un sacco di cose. Sono bravi, magari in modo multipotenziale

E beh, allora quelli sono fortunati.

Ma no, perché poter fare non sempre coincide con il voler fare. E può essere una bella fregatura. Se uno può fare delle cose, di cui magari non gli frega niente, e non pone attenzione a quello che vuole fare, rischia di lasciarsi sbatacchiare come una banderuola dalle aspettative degli altri o dal caso. Rischia di usare le sue energie per fare cose che non vuole fare. E, attenzione, arriva a riuscire a farle bene o anche benissimo. 
Almeno, uno che non può, non fa. Quello che può fa, a volte in direzioni completamente assurde per le sue aspirazioni. E si disperde nel potere senza volere. 

E allora, gente, vi auguro di fare tutto quello che potete e volete fare. 

Cosa? Non sapete cosa volete? 

Ah, invece voi lo sapete? Tranquilli, anche se credete di saperlo, non è detto che saperlo faccia parte delle cose che potete ottenere