LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

lunedì 11 settembre 2017

Accorgimenti empatici per il primo giorno di scuola (del prof)

Ogni anno a settembre, suppergiù, si verifica il famigerato primo giorno di scuola. 

Gli alunni non hanno quasi nessuna voglia di andarci, e questo è abbastanza palese, anche se per alcuni è bellissimo incontrare di nuovo compagni che per qualche ragione non hanno potuto vedere d'estate. Si tratta comunque del doloroso interramento di un'estate che, per quanto abbia potuto essere anche brutta, era pur sempre estate.

Il fatto è che anche per i professori è esattamente la stessa cosa. 
Che dura, per molti di loro, da quando hanno sei anni.

La differenza è che per gli alunni c'è l'effetto collaterale di imparare qualcosa;
per i professori, molto spesso, invece, ogni anno che passa il cervello è più atrofizzato,
e ogni anno che passa c'è più divario tra loro e gli studenti. 
Si arriva a un punto in cui le date di nascita  degli alunni appaiono al docente assimilabili a quelle di confezionamento di qualche cibo che potrebbe avere in frigo. 

Al prof basta però pensare alla sensazione provata quando è suonata la sveglia per sentirsi all'improvviso in perfetta sintonia con tutti gli alunni del mondo e poter esercitare la sua professione in perfetta empatia con le classi.

mercoledì 6 settembre 2017

Pensare


Ti dicono per una vita che pensare sia cosa giusta e buona.

Fin da piccolo impari a pensare, e più ti viene bene più pensi, più pensi più ti viene bene.
A furia di pensare, però, ti viene male.
Ti viene male nel senso stomachevole del termine.

Perché più ti viene bene pensare,
più ti viene male.

Questo, mica te l'avevano detto.

giovedì 31 agosto 2017

Profondi subito


Non si può essere solo profondi.

Esiste una profondità senza superficie? La spessa scorza di inutilità che circonda la sostanza la rende possibile, diventando così una non-inutilità.

E' come voler arrivare al nocciolo saltando la buccia e la polpa, cosa che uno può fare dando una coltellata a buccia e polpa, perdendosele per poi accorgersi che il nocciolo, a darci una dentata, è piuttosto duro.

Con una banana va già meglio, ma bisogna comunque affrontare la sbucciatura del frutto prima di arrivare alla sostanza.

E' come voler amare senza innamorarsi.

mercoledì 16 agosto 2017

Impietoso filtro


Quando uno esce dalla modalità-post, altro che essere l'uomo medio che ha un'intuizione al giorno.
Diventa un sub-uomo, e non nel senso equoreo.

Quando uno è uscito dalla modalità-post, si ricorda che esistevano epoche in cui aveva uno strabordare di idee che gli facevano ingenuamente pensare di essere un super-uomo. In realtà, si trattava solo di un'iniqua distribuzione delle intuizioni di una vita, tutte concentrate lì e destinate, in media statistica, a fargli capire di essere più sub che super, nella migliore delle ipotesi infinitamente medio.

Lo strabordare di idee aveva fatto sì che uno, nei tempi di abbondanza, mettesse in freezer le idee strabordanti.
Il freezer è solitamente un foglietto volante, oppure uno spunto in un bloc-notes del cellulare.

E allora, quando uno ricorda di avere un blog, apre quel file, cerca quei foglietti sparsi per la casa, accartocciati sotto un armadio, fisarmonicizzati tra la scrivania e il muro.

Legge gli spunti.

Non capisce un tubo.

Non sa nemmeno più cosa gli passasse per la testa quando aveva scritto con sicuro entusiasmo: "secondo google maps nella sabbia o in mezzo al prato c'è chi è ben mimetizzato".

In realtà non è che sia una cazzata non capire un tubo adesso.

E' che le intuizioni di allora erano delle cazzate.

Per di più scadute.

Impietoso filtro del tempo.

mercoledì 2 agosto 2017

Sono razzista



Sono razzista.

Vorrei non esserlo, ma lo sono.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, non lo cago. Che comportamento di evitamento razzista.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, vado a parlargli, gli chiedo delle sue origini. Che comportamento di interessamento tipicamente razzista: a uno della mia razza mica chiederei delle sue origini, magari manco andrei a parlargli, perché se no passerei la vita a parlare a tutti. Parlerei con quelli non della mia razza per razzismo, con quelli della mia razza per ostentare carenza di razzismo e trattamento equo, comportamento tipico di chi è razzista.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, gli dico che mi piacerebbe assaggiare i suoi piatti. Che comportamento di integrazione couscous tipica di chi, della vera integrazione, non sa un tubo, ed è quindi razzista.

Quando esco con qualcuno di razza diversa, lo faccio per ostentare che non sono razzista. Quindi sono razzista.

Quando esco con qualcuno della mia razza, ho scartato quelli di razza diversa. Quindi sono razzista.

Quando mi chiedo se sono razzista, sono razzista.

Quando concepisco l'esistenza delle razze, sono razzista.

Quando l'uomo si annoia

inventa

passatempi

con gravi conseguenze

tipo

le razze

il lavoro

le religioni

...

giovedì 20 luglio 2017

Insonnia

Quando uno è bambino, e per bambino si intende un dato non anagrafico ma esistenziale, si mette nel letto, chiude gli occhi e in brevissimo tempo una dolce vertigine si impossessa di lui e lo fa precipitare impalpabilmente in un mondo candidamente oscuro e altro.
Quando uno è bambino, vi si lascia cadere con diletto e goduria.

C'è gente per cui va così per tutta la vita, anche quando non è più bambina, sia anagraficamente sia esistenzialmente.
C'è gente che resta esistenzialmente bambina,
altra che dorme profondamente pur non restandolo. E' gente che trova altri modi.

Poi, c'è chi non trova altri modi che l'insonnia.
O a cui altri modi non bastano, ci vuole proprio lei.

Quando sei insonne, ti metti nel letto e, se sei stanco, senti la vertigine incipiente.
Il mondo candidamente oscuro e altro ti risucchia, ma tu sei ancorato alle tue costruzioni mentale, arpionato alle tue paure con mille fili uncinati ognuno a un pensiero o a una paura che fanno parte di questo mondo. Mentre ti senti cadere, la tua imbragatura ti dà strattoni che ti risvegliano di soprassalto, e ti riportano qui in modo vigile e sommariamente - oppure nemmeno troppo - consapevole. Sai che qualcosa in te te lo impone, che il mondo candidamente oscuro e altro ti toglierebbe questo, così concretamente impensierente e impaurente.
Le paure e i pensieri che ti incatenano alla vita che percepisci come reale diventano irrinunciabili.
Sacrifichi per questo il sonno, che è poi ciò che ti permetterebbe di dare una priorità e un ordine a quell'orda di pensieri e paure a cui sei uncinato, di inquadrarne alcuni e di buttare nel cestino dell'olbìo altri, usando la fase R.E.M. per cliccare con il destro e selezionare "svuota cestino". Quando compare la finestra: "Confermi di voler cancellare i pensieri selezionati?", sai che se clicchi sul "sì" li perderai tutti definitivamente.

Clicchi sul "NO."

Ti giri e rigiri nel letto, mentre il disturbo della vita vigile intorno (insetti, nottambuli, insonni, lavoratori notturni,...) diventa assordante impedimento al tuo riposo,
pretesto per dire che il rumore più fastidioso
NON
è nella tua testa.

domenica 16 luglio 2017

Capisci i nuotatori


Per capire come funzionano i rapporti sociali basterebbe essere bagnino per un giorno.

In piscina si possono riconoscere le varie indoli delle persone nel rapportarsi con gli altri, dove gli altri sono gli sconosciuti con cui a ognuno tocca condividere l'esistenza, a meno di non isolarsi autarchicamente su un picco o un'isola deserta.

Ecco, la piscina non è né un picco, né un'isola, e nemmeno un minilago deserto. E' una pozza rettangolare con delle regole ben imprecise e un'accozzaglia di gente che non si conosce a mollo, impegnata nel nuotare perlopiù. 

Già, all'arrivo c'è quell'ameno obbligo di mettersi la cuffia in testa e di farsi la doccia. Molti svicolano la doccia, e i più rispettosi si irrorano con una spruzzatina d'acqua tanto per dare un'idea di doccia ai bagnini, che, dal canto loro, sono impegnati a fare altro (osservare la molteplicità umana nuotare e fare mentalmente considerazioni sui rapporti sociali). Io aggiungere un altro must: tagliarsi le unghie e limarsi i calli. Dovrebbe esserci un controllore molto rigido sul rispetto di questa regola, che sarebbe inutile se la gente fosse civile e tutelasse il proprio ed altrui spazio vitruviano. Ergo, la regola non sarebbe solo utile, ma vitale. 

Quando si è più di uno per corsia, ma a volte anche uno solo, e non si è attenti, è facilissimo, infatti, che a qualcuno vengano inferte ferite da unghia e da callo acuminato. Questo accade perché c'è gente che, se sei davanti a lei ed è più veloce, ti arriva addosso e ti incide le piante dei piedi manco fosse Edward mani di forbice. Aspettare di poter superare senza arrecare danno o disturbo non è contemplato. 

Per il perfetto rispetto degli altri l'ideale, attuato da tantissimi e caratterizzato da massima visibilità sulla situazione d'insieme, è nuotare a dorso, soprattutto se non si è in grado di andare dritto e indirizzare gli arti in direzione parallela al corpo. Ad ogni bracciata si provvede ad arpionare e incidere i corpi sia dei compagni di corsia, sia di quelli delle corsie vicine, data l'ampiezza dell'arcata che compie la bracciata di taluni. 
Più gente c'è in corsia, più è indicato mettersi a fare dorso, tavoletta e soprattutto darsi alla pazza gioia con un bel delfino energico, che invade con un'onda di tsunami tutta la piscina, fino ad arrivare addosso ai bambini della vaschetta da 50 cm, per non parlare degli effetti incisori di lunghe unghie laccate di donne con un look strepitoso in ogni occasione e calli preistorici dei vecchietti bisognosi dei massimi devozione e rispetto da parte dei più giovani, senza necessità alcuna di reciprocità. 

Certo, poi, si è tentati di ricorrere ad armi chimiche, ma di questo il bagnino nulla può sapere. Se davvero ci fosse il leggendario coloratore di pipì, scommetterei che quelli che infliggono unghiate alle piante dei piedi non potrebbero più farlo perché, immersi nel blu dipinto di blu, perderebbero il senso dell'orientamento e si schianterebbero di testa contro i crani di coloro che arrivano in direzione contraria. 

Forse, davvero, è meglio non essere bagnini per un giorno.

Magari conviene leggersi "La Repubblica" e credere nella possibilità dell'impossibile.  

Ché almeno si sta illusoriamente contenti per un po'.