LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

giovedì 31 gennaio 2008

E' BANALE

E' banale che...
  • siamo dei privilegiati tra i privilegiati (anche solo per il fatto che voi mi stiate leggendo e io vi stia scrivendo);
  • un sorriso faccia stare bene noi e gli altri (anche e ancor di più se stiamo/stanno male);
  • ...

Tante cose sono banali.

Se le dico/dicono, molti pensano/ribattono: "che banalità!".

Io preferisco attaccarmi alla mente un post-it con su scritte queste banalità, ché poi finisce che me le scordo, talmente sono banali.

martedì 29 gennaio 2008

"Je ne sais que maintenant pourquoi je passais toutes ces heures à te regarder.
C'était pour me rappeler de chacun de tes traits pendant tout cet avenir sans toi".
mamadou MAMS MAM MAMSTEAM SALL mamsteam@yahoo.fr

lunedì 28 gennaio 2008

Music saved my life

L'altro giorno guardavo questo video di Lenny Kravitz, "I'll be waiting", dove lui ha una maglietta con su scritto: MUSIC SAVED MY LIFE.


Già, music saved his life.
Ammesso e non concesso che quello che lui porta scritto sulla maglietta sia vero (ma, per semplicità, ammettiamolo e concediamolo pure), per prima cosa E' STATO SALVATO. Questo vuol dire che prima era "in pericolo" e che qualcosa l'ha salvato. E già questo è fantastico.

E voi? Avete mai avuto bisogno di essere salvati? E cosa vi ha salvati? O siete in attesa di essere salvati? Oppure non ne avete proprio bisogno?

Ma cosa ci può salvare? Immagino gente con su scritto sulle magliette "LITTERATURE SAVED MY LIFE", "CAIO SAVED MY LIFE", "PHISICS SAVED MY LIFE", "BLOG SAVED MY LIFE",...

Del resto, l'importante è il risultato, cioè che la propria vita sia salvata.

Seconda cosa, l'ha salvato LA MUSICA.
A me, la musica non ha proprio salvato la vita (la mia vita deve ancora essere salvata), ma spesso me l'ha spantanata.
Ieri sera, al concerto di Noa, mi è tornata in mente la maglietta di Lenny Kravitz, e mi son detta, già già, MUSIC SAVED HER LIFE. Ma forse no, forse lei, la vita, se l'era già salvata da sola, ed è per questo che era là a cantare e a far entusiasmare vecchiette di 80 anni e ragazzi.


L'importante è che, se ci si trova nel circolo vizioso, ci sia qualcosa a tirarcene fuori, a salvarci la vita del tutto o almeno in parte.

Cos'è il circolo vizioso? E' un vortice, che gira più o meno veloce, con più o meno forza centripeta. E il "SOMETHING SAVED MY LIFE" è la forza centrifuga, che può tirarci fuori da quel vortice, per poco o per molto, per farci fare un giretto e poi essere richiamati dalla forza centripeta, oppure per entrare nel circolo virtuoso, che è un vortice lì vicino al circolo vizioso, che gira anche lui, e che, anche lui, può avere più o meno forza centripeta.

domenica 27 gennaio 2008


Ieri ero lì che sciavo.

Bellissimo tempo, cielo blu, sole, e quella pista bianca, da prendere a uovo, ché poi c'era la salita.

Fantastico.

Ho messo i gomiti sulle ginocchia, e giù a capofitto.

Poi, guardo la gente davanti a me.

Tutti con le racchette puntate al cielo, dietro di loro.

Ma no, ma non è possibile, così fendete l'aria e vi rallentate di quel millesimo di secondo!

Guardate me, tengo le racchette basse, in modo da essere più areodinamica!

Già, ma chi me l'ha mai detto, questo fatto delle racchette?

Ma certo, Arturo, quel giorno a Super Sauze...

Quand'era?

Dieci anni fa?

Già.

L'uovo a racchette basse non è mica farina del mio sacco.

Arturo è morto, ma vive in me tutte le volte che abbasso le racchette mentre scendo a uovo su una pista innevata.

venerdì 25 gennaio 2008

Un post bellissimo

Mercoledì sera mi son messa lì davanti al pc.
Mi sono detta: domani DEVO fare un post bellissimo.
Quello di oggi è stato un'emerita schifezza, e poi si sa, quando fai un post che è una schifezza ti calano subito le hits (cioè gli ingressi), e io ci tengo alla mia conquistata quota di una quarantina di assidui lettori. Devo coccolarli, divertirli, incuriosirli, far riflettere. Se no mi abbandonano in quattro e quattr'otto.
Poi, mi son ricordata che avevo parlato con un mio amico, che diceva che ognuno è "dio" di sè stesso. Che con la propria mente si poteva ottenere di tutto. E io ero abbastanza d'accordo. Sì, perchè se penso positivo ottengo risultati positivi, se penso negativo iniziano a scatafasciarsi su di me tutte le disgrazie che ho immaginato. Non si capisce come, ma è così.
Sembra facile, allora. Basta pensare positivo e si è a posto.
Il problema è che mica ci si può ingannare.
Bisogna VERAMENTE pensare positivo.
Ehi, tu, oggi ti andrà tutto bene. Sì, sì, dico a te. Te sarei io. Sta tranquilla, NON ti capiterà quella cosa brutta. E intanto pensi, nell'imo del tuo essere: "Azz, e se mi capita proprio quella cosa brutta?" E giù a pensare alla cosa brutta, proprio mentre volevi pensare alle cose positive.
Era un bel caos, come post. Poi, volevo farlo sintetico, pungente, documentato.
Volevo trovare quell'articolo del capo tribù ramingo nel deserto, che con la forza della mente capiva se stavano arrivando persone assetate e disidratate rantolanti nella sua direzione.
Ebbene, ci ho passato ore, su google, a cercare googolanti soluzioni ai miei enigmi.
Poi, è arrivato il grande giorno.
E' arrivato il giorno in cui avrei fatto sta figata di post, che avrebbe accrescuito le mie hits almeno a 55.
E cos'ho fatto?
Cos'ho fatto, dopo aver già fatto un post abbastanza di merda (in tutti i sensi)?
PRIMA ho totalmente rimosso dal mio cervello l'idea che avessi un blog.
POI ho camminato sul modem, e, credendo che il mio fornitore di connessione ADSL fosse in sciopero, sono rimasta senza internet finora, momento in cui ho scoperto di avere un filo staccato.
La prossima volta mi faccio prestare un post da qualcun altro, come fa lui (solo ogni tantissimo)

martedì 22 gennaio 2008

Semplicemente BEN...ale?


Ebbene, ci sono tornata.

Sì, sono tornata nel luogo del mio "coup de foudre" per il mitico Ben, già citato in questo blog nello storico terzo post.

"Ogni immagine è 1/25 di secondo di vita e tempo che non tornerà mai.". E' scritto nella casetta fatta da Ben nell'area dedicata del MAMAC di Nizza. Mi aveva lasciata di stucco per quanto fosse vero, nonostante fosse allo stesso tempo banale. Talmente banale che ci vuole Ben a dircelo (a questo punto, potremmo dire Benale).


Il MAMAC, per chi ci volesse andare, è questo.

Ci trovate, tra l'altro, la casetta di Ben...


...e un po' di sue opere, tra cui queste, fotografate da me appositamente PER VOI (non è vero, ma esserne convinti non può che far bene al proprio ego):










lunedì 21 gennaio 2008

Viva il progresso!


E' da un po' che non dormo.


Ho spessissimo mal di testa.


Quando la gente mi parla non capisco cosa mi dice.


domenica 20 gennaio 2008

Chagrin d'école V


Un pensiero fa un sacco di rumore, e il gusto di leggerlo è un'eredità del bisogno di dire.


Il gioco è la respirazione dello sforzo, l'altro battito del cuore, non nuoce alla serietà dell'apprendimento, ne è il contrappunto. E poigiocare con la materia vuol dire allenarsi ad averne la padronanza. Non trattate come un bambino il pugile che salta la corda, è imprudente.


E' con i nostri intimi che scambiamo le storie più stupide, per rendere omaggio implicito alla loro finezza di spirito. Con gli altri, facciamo i maliziosi, ostentiamo il nostro sapere, lo esponiamo, seduciamo.

D. Pennac, "Chagrin d'école", Gallimard, 2007


sabato 19 gennaio 2008

Un post pieno di post


Oggi non ho un gran POST da POSTarvi.

Mi sento un po' sPOSTata, ma non voglio POSTicipare questo momento, anche perchè poi magari il POSTino suonerà due volte, dovrò sPOSTarmi di qui, magari mi leggerò la POSTa, forse ci troverò una bella multa e dovrò andare a pagarla alle POSTe.

Il fatto è che la vita POST-moderna è sPOSsanTe, e se non vi si trova qualcosa di POSiTivo, come per esempio fare un POST al giorno (che leva il medico di torno, come la mela, ma POi SapeTe perchè la mela leva il medico di torno? Per questo. ), si rischia di trovarsi con un grumo di comPOST al POSTo del cervello.

venerdì 18 gennaio 2008

Usiamo il bancomat


E' vero, lavoravo in Banca.

E' vero, potreste pensare che sia rimasta affezionata alla Banca e voglia ancora vendervi i bancomat per deformazione post-professionale.


Poi, mi era così simpatico che l'ho pure invitato da me.

Solo che si sa, l'ospite è come il pesce, dopo 3 giorni puzza.

Questo, poi, puzzava già dopo 3 minuti.

Figurarsi come puzza oggi, dopo 4 giorni.


Avessi usato di più il bancomat...

giovedì 17 gennaio 2008

Chagrin d'école IV

"Ero una nullità scolastica e lo ero sempre stato. Certo, il tempo sarebbe passato, certo la crescita, certo gli avvenimenti, certo la vita, ma avrei attraversato quest'esistenza senza mai raggiungere alcun risultato. Era molto più di una certezza, ero io.Di questo, certi bambini si persuadono molto in fretta, e se non trovano nessuno che li smentisca, siccome non si può vivere senza passione, sviluppano, in mancanza di meglio, la passione dello scacco."

( D. Pennac, Chagrin d'école)

mercoledì 16 gennaio 2008

Quale delle tre?

C'era una volta un negozio. In questo negozio la gente entrava, sceglieva un prodotto e andava alla cassa con il prodotto. Lo metteva sul tapis roulant, poi la cassiera lo passava e diceva il prezzo. Il cliente pagava il prezzo, prendeva il prodotto, usciva con il prodotto.
Un giorno Entrarono 3 clienti. Scelsero un prodotto e andarono alla cassa con il prodotto. Lo misero sul tapis roulant, poi la cassiera lo passò e disse il prezzo. I clienti pagarono il prezzo, ma la cassiera disse loro che il prodotto non spettava più loro, e li sbattè fuori dal negozio a calci. Tenendosi i soldi.

C'era una volta una compagnia telefonica. Aveva creato una convenzione per cui chi avesse il contratto telefonico con loro, pagando 20 € in più avrebbe avuto l'adsl. Fino al 15 marzo tutti quelli che pagavano 20 € avevano l'adsl. Dal 15 marzo in poi quelli che pagavano 20 € per avere l'adsl rimasero senza connessione internet. Ma continuarono a pagare l'adsl. I clienti chiesero perchè: la compagnia disse loro che era logico che pagassero per il gusto di pagare.

C'era una volta una scuola chiamata S.I.S. (Scuola Interateneo di Specializzazione per Insegnanti della Scuola Secondaria). La Scuola era dura e lunga (2 anni) e costosa. Era stata istituita per reclutare insegnanti specializzati. Fino al 2007, chi usciva da quella Scuola, dopo aver fatto un concorso per entrarvi e un concorso per uscirne, era insegnante di ruolo, inserito nelle graduatorie di prima fascia. Dal 2008 si disse agli specializzandi (gli ultimi che ci sarebbero stati) che non sarebbero più entrati nelle graduatorie, ma che avrebbero fatto la S.I.S. per piacere personale. Avrebbero poi dovuto fare un concorso per diventare insegnanti, chissà quando. Un concorso che avrebbero potuto fare anche senza aver fatto due anni di .S.I.S..

Solo una di queste tre cose è vera.
E ovviamente accade in Italia.
Dove, altrimenti?

martedì 15 gennaio 2008

Chagrin d'école III

C'è questo padre, indispettito, che afferma categoricamente:
- Mio figlio manca di maturità.
Un uomo giovane, severamente seduto nel suo vestito perfettamente calzante. Dritto sulla sedia, dichiara immediatamente che suo figlio manca di maturità.
E' una constatazione. Non richiede nè domande nè commenti. Esige una soluzione, punto e basta. Chiedo in ogni caso l'età del figlio.
Risposta immediata:
- Già undici.
E' un giorno in cui non sono in forma. Ho dormito male, forse. Mi cingo la fronte con le mani, per dichiarare, infine:
- Ho la soluzione.
Alza un sopracciglio. Sguardo soddisfatto. Bene, siamo tra professionisti. Allora, questa soluzione?
- Aspetti.
Non è contento. La conversazione non continuerà per molto.
- Questo ragazzino non può passare tutto il suo tempo a giocare!
Il giorno dopo incrocio lo stesso padre in strada. Stesso vestito, stessa rigidità, stesso aplomb.
Ma si sposta in monopattino.
Giuro che è vero.

lunedì 14 gennaio 2008

Blog compromettenti

Eh, già.
I blog sono spesso compromettenti.

Gente che pre- e post- annuncia di tutto nei blog (anche inconsapevolmente).
Gente che si fa beccare con le dita nella marmellata grazie ai blog.

Ebbene, anche io sono entrata a far parte dei compromessi dal blog.
Sono stata scoperta.

sabato 12 gennaio 2008

Eros e thanatos


In questa società non si parla mai di morte.
Non siamo preparati alla morte.


Si sente dire.
E' vero?

Beh, un po' se ne parla, di morte.
Forse, non della nostra, ma di quella degli altri.


E poi, si riflette sulla morte?
Non lo so.


Ma soprattutto, è importante parlare di morte?


Cos'è la morte?
E' il punto in fondo al tema della nostra vita.
Quando faccio un tema, il punto in fondo non è l'ultima cosa a cui penso, ma neppure la prima. E' importante fare una bella conclusione, ma senza tutto il corpo del tema cosa me ne faccio?


E se la vita non finisse lì?
E se il tema della nostra vita fosse solo l'introduzione di tutto un librone bello lungo di cui ora si può solo immaginare l'esistenza, senza peraltro poterla dimostrare?


Beh, per il momento, comunque, l'unica cosa che sappiamo è che abbiamo questi 2-10-20-30-40-60-89-101-... anni da vivere qui su questa terra. E che avremo un punto finale. Finale di cosa?


Se lo chiedeva anche un certo Pascal.
Pascal, poi, era uno che amava le scommesse. Le amava talmente che si è scommesso la cosa più cara che aveva, la vita.
Si chiedeva: ma questa vita finirà qui o continuerà in eterno? In conclusione, esiste Dio (come lo immaginano i cristiani, perchè, se si va a vedere anche come lo immaginano tutti gli altri, si arriva alla conclusione del vivere oggi e usare la tecnica del wait and see, a meno di non passare tutta la vita a cercare un nesso logico tra le varie concezioni di Dio, o creare una nuova religione che le accorpi tutte e che stabilisca un aldilà plausibile globalmente)?
In sintesi, ci si può trovare di fronte a quattro casistiche:
  1. PENSO che Dio esista e IN REALTA' Dio esiste. A questo punto, vivo una vita secondo i dettami di Dio (umiltà, caritatevolezza, ecc ecc, cosa che per Pascal era duretta e quindi in un primo tempo vista come negativa) e poi me la godo come un pazzo per tutta l'eternità;

  2. PENSO che Dio esista e IN REALTA' Dio NON esiste. Per quei 60-90 anni di vita vivo di stenti, e poi mi becco una bella fregatura.

  3. PENSO che Dio NON esista e IN REALTA' Dio esiste. 60-90 anni di pacchia (ammessa e non concessa) e poi un'eternità di sofferenza.

  4. PENSO che Dio NON esista e IN REALTA' Dio NON esiste. 60-90 anni di pacchia e poi si diventa humus inconsapevole.

Alla fin fine, conclude il nostro amico, il meglio sarebbe l'ipotesi 1.

In tutti gli altri tre casi, o la pacchia si riduce di molto (pochi anni di fronte all'eternità), o proprio non c'è.

La conclusione, però, dopo un po' di riflessione (ma questo è quello che pensa Pascal), è che a vivere secondo i dettami della religione cristiana si hanno molte soddisfazioni anche in vita. E quindi è meglio scommettere sull'esistenza di Dio.

Ma quello che più interessa, è che alla fin fine, quello che importa non è come si muore, ma come si vive. Anche per Pascal. Anche nel 1600.

Allora, forse, interesserà di più parlare di come vivere, invece che di come morire?

Perchè la vita è dura, molto più dura della morte. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare.

E se muore un nostro familiare? Lì è dura, infatti, ma è dura per i familiari. E si torna a parlare di vita, e non di morte. Perchè starà a loro essere abbastanza duri da riuscire a vivere, e farlo bene.

Ma conviene sempre ricordare che "La vita è una cosa troppo seria perché si possa parlarne sul serio" (Oscar Wilde).

Amen

venerdì 11 gennaio 2008

Chagrin d'école II

"I professori che mi hanno salvato - e che hanno fatto di me un professore - non erano formati per questo. Non si sono preoccupati delle origini del mio disagio scolastico. Non hanno perso tempo a cercarne le cause, e neppure a farmi delle prediche. Erano degli adulti messi di fronte ad adolescenti in pericolo. Si sono detti che c'era urgenza. Si sono tuffati. Mi hanno mancato. Si sono tuffati di nuovo, goirno dopo giorno, ancora e ancora...Hanno finito con il farmi uscire di là. E con me, molti altri. Ci hanno letteralmente ripescati. Dobbiamo loro la vita."
(Daniel Pennac, "Chagrin d'école", Gallimard, 2007)

giovedì 10 gennaio 2008

Ecco dove compro il thè

Lo vedete quel thè lì dietro?
L'ho comprato l'altro giorno.
Sì, sì, da lui.

mercoledì 9 gennaio 2008

Chagrins d'école 1

Quando stavo per iniziare la S.I.S. e mi ero appena licenziata dal lavoro in Banca (sì, perchè anche io faccio parte del gruppo di dimissionari dalla Banca), ero andata in un supermercato francese, e avevo comprato il libro "Chagrin d'école", di Daniel Pennac.
Innanzitutto, mi è piaciuto perchè io anche, da piccola, essendo piemontese e non francese, avevo un sacco di SAGRIN a scuola. Cioè preoccupazioni, o quello che oggi è di moda chiamare DISAGIO.
Poi, leggendolo, ho capito che tutto quello che avrei imparato in due anni di S.I.S. avrebbe potuto essere meno utile di una lettura del suddetto libro.

E così, dato che tutti quelli che mi leggono hanno passato, volenti o nolenti, almeno qualche annetto sui banchi (e forse qualcuno anche davanti ai banchi), ho pensato di iniziare oggi una saga di citazioni del libro in questione, tradotte da me dal francese (abbiate pietà!!!).

Ecco la prima:

"La nascita della delinquenza non è altro che l'investimento segreto di tutte le facoltà dell'intelligenza nell'astuzia."

martedì 8 gennaio 2008

La parola scritta, ma scritta sul serio

Ieri sono rientrata in casa a Torino, dopo una pausa natalizia cunese.
Nella buca delle lettere, una cartolina da Cinzia, amica che vive in Spagna.
Anzi, proprio una busta vera, con degli stampini colorati con su scritto merry christmas, e la scrittura di Cinzia, proprio la sua, quella che ricordavo dai tempi dell'Università.
E poi, aprire la busta, romperla tutta di lato, chiedersi cosa ci sarà scritto.
Trovare una cartolina, questa cartolina:


E dietro, gli auguri personalizzati, con riferimenti al mio sguardo "da gufina" durante le lezioni.

Internet sarà bello, ma vuoi mettere con una lettera che puoi toccare, leggere, annusare???

lunedì 7 gennaio 2008

Andare a FONDO

Lo sci di fondo...che bello sport. Aria aperta, skipass poco costoso (dai 4 ai 6 € in media), usi tutti i muscoli, pare semplice da imparare.

Ahhh, che meraviglia!

Io, poi, ho imparato quasi prima di iniziare a camminare. I miei genitori mi piazzavano nell'anello-base, mi affidavano alla bigliettaia, e mi lasciavano là, da sola, con gli sci incanalati nelle canaline, a girare in tondo come un criceto in gabbia.

Ieri, gran bella giornata: nebbia fitta, io e Davide (l'amico con cui avevo condiviso la splendida esperienza della piscina) andiamo a sciare.

Che bello vedere che Davide diventa alto 2 metri e mezzo.
Ma come mai?
Perchè sotto i suoi sci si è formato il mitico zoccolo.
Un'incrostazione di neve altissima su cui lui scia come se fosse sui trampoli.

Allora qual è la soluzione?
Tornare alla macchina e applicare un po' di Svitol.
Svitol: la soluzione unica per i tuoi sci zoccolosi. (Durata dell'effetto: mezz'ora)!

venerdì 4 gennaio 2008

Spizzica qui, spizzica là

Sei qui per leggere un bel post nuovo, vero?
Sei approdato speranzoso su questa pagine con l'idea di goderti uno dei miei inimitabili post, vero?
Oppure cercavi solo la pagina di Spizzico per ordinare una pizza e sei finito qui a caso con un motore di ricerca.
Fatto sta ed è che, qualunque sia la tua tipologia, ormai sei qui e, già che ci sei, ti piacerebbe leggere qualcosina.
Beh, allora guarda a destra. Vedi dove c'è scritto 2007 (173)? Beh, vuol dire che nel 2007 ho scritto 173 post.
Ora, se clicchi sulla freccetta grigia, ti scenderà una tendina con la divisione mensile.
  • Chiudi gli occhi e clicca su un mese a caso;
  • Ora, ti si parerà davanti un'altra tendina, con tutti i titoli dei post del mese: richiudi gli occhi e riclicca su un post a caso;
  • Ora, leggilo.

Quello che hai letto è il tuo post personalizzato del 4 gennaio 2008.

Perchè tu vali, non sei un numero, e hai diritto al tuo post di oggi, diverso dal post di oggi di tutti gli altri.

Che iniezione di autostima.

giovedì 3 gennaio 2008

Anno nuovo, vita nuova?

"Noi possiamo chiudere con il passato ma è il passato che non chiude con noi".


Tratto da: