LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.
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giovedì 5 aprile 2018

Quante volte ti dà della cretina?

 
Quello che mi accingo a raccontarvi è sicuramente, come tutte le cose che posto in questo blog, frutto della mia fantasia bacata e qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente causale.

Ero nei cessi di Ikea, dopo una coda apocalittica davanti a porticine in cui rassicuranti frasi dicevano che fosse possibile urinare e defecare davanti al proprio figlio, comodamente seduto su un piccolo trono in plastica in posizione panoramica.
Avevo anche un'eco nella testa che mi faceva pensare di aver letto da qualche parte, mentre espletavo le mie funzioni urinarie, rassicuranti frasi sull'ecologicità degli scarichi e dell'energie elettrica impiegata dal colosso.
Uscendo, avevo abbrancato la maniglia Ikea della porta Ikea e per una frazione di secondo i miei occhi avevano letto - o avevano creduto di aver letto - una frase del tipo: "Quante volte ti dà della cretina?" o "Conta le volte che ti dà della cretina".
Avevo voluto conservare questa onirica sensazione evitando di tornare indietro a verificare quello che credevo di aver letto.

Ma poi, perchè mai dovrebbero aver messo una frase del genere sulla porta di uscita dei cessi Ikea?

Una arriva con il fidanzato a Ikea, tutta contenta perchè sta mettendo su casa con lui, o stanno per sposarsi.
(Questo è uno dei profili più statisticamente rilevanti dei visitatori del negozio).
Già la coda nei cessi non è piacevole.
Se poi ha un figlio, ha già dovuto sottoporsi alle sue occhiate indagatorie mentre faceva qualcosa di intimo, quindi è un po' a disagio. Se non ce l'ha, già il trono plastificato le ha fatto venire pensieri da orologio biologico rotto o troppo avanti o troppo indietro o con la sveglia che ha già suonato invano.
Esce con il pensiero che spenderà fior di quattrini per il suo roseo futuro casalingo, e cosa si trova sull'interno della porta? Una frase riferita a una persona manco indicata con il pronome, ma tanto si capisce che è probabilmente la persona con cui è lì.
Quante volte le ha dato della cretina? Spesso esplicitamente, altre volte in modo subdolo, magari abbracciandola, magari dandole un bacio e compatendola per la sua presunta inferiorità di donna (dato statisticamente probabile dovuto non alle reali doti femminili, ma alle evidenti caratteristiche dell'uomo medio italiano).
E' inevitabile che il cervello della donna, nel nanosecondo in cui, anche solo a livello inconscio, percepisce una frase simile, inizi a elaborare migliaia di scenari passati presenti e futuri.

Ora, i motivi di una frase simile in un luogo simile potrebbero essere:
  • insinuare un dubbio che ingenererà stress, e lo stress, si sa, viene combattuto dalle donne con shopping ossessivo-compulsivo, più consumazione di cibo in quantità inaspettate (quindi aumento degli acquisti e assuzione di dosi di polpette Ikea con salsa di frutti rossi, cheese cake e gelatini gonfiati ad aria bastanti per un intero asilo comunale);
  • far sì che si ingeneri una subdola spirale di risentimento nei confronti del partner, ma così subdola da lasciare il tempo di arredare tutta una casa comune, iniziare a viverci, indi riarredare due altre case separate, con conseguente acquisto mobili e consumo polpette triplo rispetto a quello di una coppia felice
Immagino che sui cessi degli uomini ci sia qualche altre frase.
Non ho osato andare a controllare.
Posso sempre inventarmela.

venerdì 23 marzo 2018

I suoni al di sotto del silenzio

L'uomo inteso come maschio ha l'atavica deformazione mentale di voler sempre difendere l'uomo inteso come femmina.

Questo accade dagli inizi della storia, quando, mentre la donna raccoglieva bacche, lui andava ad affrontare i mufloni per permettere a tutti di avere una dieta onnivora.

Adesso, però, la donna non ha più bisogno di essere difesa dai mufloni che intende far diventare parte integrante della sua cena, anche perché è in atto una deonnivorizzazione probabilmente legata a questo veganesimo dilagante, che nei libri di storia futuri sarà probabilmente catalogato nella rubrica giallina "Curiosità e stranezze dell'epoca", o anche nel trafiletto azzurrognolo "Gli effetti del più lungo periodo senza guerre nell'Europa del XX-XXI secolo", in altri ancora nel capitolo "Credenze popolari e religiose nel XX-XXI secolo", e qui mi fermo perché dovrei aver accumulato un'adeguata quantità di punti disprezzo, ché si sa che chi disprezza compra.

Adesso, la donna, tendenzialmente, non ha più bisogno di essere difesa quasi da nulla, se non dall'uomo stesso.
Avendo questo atavico bisogno, l'uomo-uomo procede nel difenderla appunto dall'unica entità da cui può difenderla: sé stesso.

Questo è il vero nocciolo della crisi dell'uomo contemporaneo: si tratta di un povero individuo scisso, carnefice e difensore della stessa donna (o anche, e spesso, di più di una).

E' ineluttabile che l'uomo non possa assolutamente comportarsi bene con una donna: da cosa potrebbe poi difenderla, dopo aver eliminato l'ultima fonte di disagio e malessere?
E in che modo difenderla da sé stesso?
Facendo lo stronzo, e poi tacendo sulla propria stronzaggine.
Facendo lo stronzo, e poi negando la propria stronzaggine, generalmente con l'efficace metodo del silenzio.
In questo modo silente non mente, ma la donna, che possiede nugoli di neuroni attenti a tutto e recettori in grado di captare, a partire dalla pancia, quasi tutti i segnali verbali e non verbali, telepatici, cinetici, e chi più ne ha più ne metta, sente che c'è qualcosa che non quadra.
E cosa fa?
Si rifugia presso l'uomo per essere difesa da questa entità che la minaccia.
Ma in realtà, lei, sentendo, SA.
Sa che la specie umana ha quell'istinto di sopravvivenza che fa sì che la donna finga di non capire il silenzio dell'uomo.
Ché poi così, la donna si sposa un qualsiasi uomo silenziosamente ambiguo (uno vale l'altro), ci fa un po' di figli, mentre lui ne fa anche un altro po' su altri fronti, giustificato -ma silenziosamente- da quest'animale tendenza alla procreazione, e dovrebbe finire così.
Però c'è sto fatto che la donna ha il nugolo di neuroni, e mentre l'uomo con i suoi due trova che vada benissimo così, lei ci riflette, e si dice che forse, i suoni al di sotto del silenzio, sarebbe stato meglio sentirli prima.

sabato 12 novembre 2016

Let's care about...

Ok, guardate bene quest'immagine.
Cosa vi suscita?
Quali sentimenti, impressioni, reazioni?
Quali parole vi vengono in mente osservandola?

Ieri si utilizzava il termine goliardico con gente d'oltralpe, e vai a spiegare come si dice "goliardico" in francese. Abbiamo guardato su internet, e la pagine più soddisfacente diceva che la traduzione di "goliardico" è "goliardico".
Siccome è risaputo quanto i francesi siano ferrati nelle lingue straniere, soprattutto l'inglese, che pronunciano con somma maestria, abbiamo guardato su wordreference, e alla fine è uscito che goliardico si dice CAREFREE.

Quanto ci sia di goliardico in un salvaslip, solo noi donne lo sappiamo.

mercoledì 5 ottobre 2016

"Le parole sono importanti. Gli * anche" - Un post su baci, raffreddori e altri romanticismi.


Attenzione attenzione, il raffreddore non si trasmette con un bacio!

Lo dice l'eminente dottor Ron Eccles, direttore del Common Cold Centre dell’Università di Cardiff, e se lo dice lui. 

Io, da buona ipocondriaca, leggendo le affermazioni riportate, per onor del vero, dall'ironica curiosa e librosniffatrice Francesca Saragaglia, sono un po' scettica. 

"Il virus si trasmette attraverso il muco e non attraverso la saliva, il che rende molto più pericolosa la stretta di mano, la quale, andando a toccare occhi e bocca, diventa veramente contagiosa".
In questa frase c'è la summa del modo di vedere il bacio da parte del dottore. Immagino sia abituato a contatti tipo quello di Spiderman, ma, adesso che ho scaricato la foto per metterla come immagine del post, direi che nemmeno questo è il bacio a cui si riferisce il ricercatore. Infatti lei sta mettendo una mano sulla faccia di lui. Immaginando un Peter Parker raffreddato, che si è soffiato il naso e si sarà messo qualche volta le mani in faccia, già solo per indossare la mascherina, Mary Jane Watson, facendo quel gesto per indirizzarlo meglio nel bacio (anche perché un uomo penzolante da un filo sarà quantomeno oscillante), o si laverà immediatamente le mani, oppure si contagerà mettendosele poi in faccia a sua volta, anche solo per grattarsi il naso, o mettersi degli occhiali, o stropicciarsi gli occhi, dato che è notte e avrà un po' sonno, o cose del genere. 
Nella vita normale, non mi è mai capitato di baciare qualcuno tenendo entrambi le mani dietro la schiena tipo vecchietto contemplatore di cantieri, o anche solo senza prendere le mani dell'altra persona, a meno che non si trattasse delle vecchiette barbute amiche di mia nonna che dovevo baciare per forza, ma sulla guancia, luogo dove, da raffreddate, avevano sicuramente raschiato il fazzoletto smoccolato e/o si erano toccate con le mani mucose. 

In più, di questi tempi, si sa, se si inizia con un bacio capita abbastanza spesso che poi contatti con il muco ce ne siano a bizzeffe. Sarà per per questo che "il 21% delle persone cancellerebbe un ipotetico secondo appuntamento se il potenziale partner si presenta raffreddato al primo"? Se si sono trattenute dallo scambio di muchi al primo, non lo faranno forse più al secondo? Ma poi di che stiamo parlando? Di un raffreddato cronico? In 3-4 giorni si guarisce, quindi è più probabile beccarsi un raffreddato incontrando qualcun altro a caso che rivedendo quello del primo appuntamento, che si spera abbia almeno un periodo di stasi prima di beccarsi un altro malanno. A meno che non sia immunodeficiente, cosa sempre meglio che deficiente, ragione molto più valida per non fissare il secondo appuntamento. 

Andando avanti nella lettura si evince che "il 46% delle donne non bacerebbe un uomo raffreddato e un quinto di noi non condividerebbe il letto con il partner raffreddato". Notare l'accorto uso mescolato di percentuali e frazioni. In questo modo non si afferra in toto l'irrazionalità di chi è stato intervistato. Un quinto è il 20%. Il 46% delle donne non bacerebbe al primo appuntamento un uomo raffreddato, ma solo il 20% non ci condividerebbe il letto. Adesso è tutto chiaro. Se una conosce uno su Tinder, putiamo caso, e costui si presenta raffreddato all'appuntamento e intende pure baciarla, nel 26% dei casi (46 - 20) lei gli dirà: "Sentimi bene, tu sei raffreddato, e io ho un protocollo da rispettare. Non bacio uomini raffreddati. Però non disdegno dormirci insieme. Vieni direttamente a casa mia e piazzati nel mio letto, sarei più rassicurata che a baciarti". Fantastico. Se fossi un uomo scriverei sotto il mio profilo "Mi presento agli appuntamenti solo raffreddato". Quelle frasi ad effetto che colpiscono per intelligenza. Poi incontrerei una facente parte di quel 26% che mi porterebbe a casa sua e condividerebbe con me un letto dotato di séparé di amianto irrorato da un continuo fiotto di polverizzazione antibatterica tipo dehors dei bar d'estate. 

"Per trasmetterci il raffreddore ad un appuntamento dovrebbero starnutirci in faccia"...anche questo, affermato verso fine articolo, non combacia con quanto affermato prima. Ma non bastava una stretta di mano? 

Nel dubbio, se sei una donna ipocondriaca, ti conviene comunicare a chiunque esca con te che scapperai,  tempestivamente e senza dare spiegazioni, non appena vedrai tracce di raffreddore*. 























*a meno che non sia l'uomo della tua vita.

mercoledì 28 settembre 2016

Il senso delle misure

E' risaputo che la mente dell'uomo e della donna sono diverse.

Tra le differenze, una che spicca è il senso delle misure, molto più presente nella mente del primo che in quella della seconda, che compensa abbondantemente con una lunga serie di altre capacità, tipo fare ottocentoventisette cose in contemporanea. Nemmeno una delle ottocentoventisette deve però implicare un'attività che richieda il senso delle misure, tipo parcheggiare, passare in strettoie con un'automobile, stimare lunghezze o larghezze (con i pesi va già meglio).

La donna tipo, quando deve passare in una strettoia guidando, ha diversi tipi di reazione:

  1. mantenere la velocità precedente, sia questa i 20 all'ora o i 120 (più corrente, soprattutto in città, nella categoria propensa a questa opzione), stringere le spalle nell'abitacolo, pregare gli dei in cui si crede, trattenere il fiato e cercare di tenersi il più centrali possibile rispetto al passaggio di intraprendere;
  2. inchiodare prima della strettoia e non ripartire più. Mai più, a meno che la suddetta non scompaia. 
Entrambe le reazioni, la prima del tutto folle e la seconda che potrebbe anche essere razionale, inchiodata improvvisa a parte (con tanto di rischio di tamponamento), avvengono però in presenza di 
strettoie piuttosto variabili. 

Nel vocabolario italiano, la strettoia è un tratto in cui una strada si restringe. Aggiungerei che ciò può essere causato dalla struttura in sé della via ma anche da ostacoli temporanei, tipo camion, automobili, impalcature, pedoni, ciclisti,...
Ma nel sentire comune, una strettoia che crei problemi è un passaggio veramente costretto, in cui, se si è in macchina, ci si ritrovi a passare lasciando massimo 10 cm a sinistra e 10 destra. 
La donna tipo ritiene strettoia anche il restringimento dell'autostrada da 5 a 4 corsie, il che è dizionariescamente vero, ma non richiede che si inchiodi/ci si fermi. Soltanto che si calibri il percorso.

Aggiungiamo che la scelta tra le due opzioni sopra elencate, inspiegabilmente, si orienta sulla 1 se la strettoia è veramente costrittiva e sulla 2 se si tratta di un restringimento che lascia a sinistra e destra margini dal mezzo metro in su, con il su che tende a infinito. 

Nel caso 1, ammissibile ma non concedibile in caso di neopatentamento, il comportamento farà sì che l'economia giri meglio, che i carrozzieri sopravvivano. Insomma, è un po' come l'apertura della stagione della caccia per regolare la fauna montana. Si tratta di un adattamento sociale alla piaga del fallimento delle piccole e medie imprese dell'automotive. 
L'opzione garantisce anche uno sfoltimento della popolazione, nel caso in cui gli ostacoli siano pedoni o ciclisti. Ciò potrebbe favorire una diminuzione dell'incremento di esseri umani sulla Terra, ma va sicuramente a detrimento dell'equa distribuzione nei vari territori, accadendo in aree già con rapporto nascite/decessi minore di zero.

Nel caso 2, assai più comune, si creeranno paradossali situazioni in cui una coda infinita di automobilisti incarogniti strombazzerà selvaggiamente, soprattutto nelle ore dell'alba in cui alcuni (s)fortunati non potranno concedersi di dormire fino a tardi come sarebbe loro facoltà. Si formeranno serpentoni di macchine fumanti furenti rombanti e con cofani e bauli più o meno sbriciolati dietro una Yaris bloccata davanti ad un camion e un marciapiedi distanziati l'uno dall'altro da due metri e mezzo a infinito. La donna in questione sarà paralizzata, appesa al volante con le nocche delle mani sbiancate dallo sforzo e dall'agitata concentrazione, a dirsi che di sicuro quello spazio là davanti è più stretto della larghezza della sua automobile. A chi è dietro conviene, in questo caso, chiamare in ufficio, darsi malato o tentare una manovra tipo stunt man a Mirabilandia

Fortunatamente la donna al volante potrà occuparsi delle sue ottocentoventisette attività contemporanee, tipo telefonare scrivere e-mail laccarsi le unghie farsi la ceretta truccarsi leggere il giornale fare yoga e meditazione aprendosi i ciakra con un magico apparecchietto oscillante, alienandosi della situazione contingente finché il camion non sia partito, ottimizzando il tempo ed eliminando fonti di immotivato stress. 

martedì 20 settembre 2016

Scelte intelligenti


C'è un dubbio che mi toglie il sonno (insieme a tanti altri).

Ma perché mai una donna non sportiva, che ha fatto della non sportività una sua cifra distintiva, deve esigere nelle caratteristiche di un uomo da scegliere come compagno di vita e padre dei suoi figli che sia sportivo?

Ora, capisco che un uomo sportivo abbia un fisico più prestante rispetto a quello di uno non sportivo, anche se ciò non sempre accade e soprattutto prevede che oltre i 50 anni l'uomo sportivo sia totalmente sbriciolato e quindi rischi di non essere più autonomo nemmeno nel salire le scale, ribaltando il fisico più prestante della media in fisico meno prestante della media. Senza contare che chi ha praticato tanto sport e smette di colpo per via di ginocchia infrante schiena discobolica e altre amenità distruttive diventa sovente obeso tipo omino Michelin.

Posso anche essere d'accordo con il fatto che essere sportivi sia indice di perseveranza, resistenza alla fatica, organizzazione, tutte qualità che in un uomo sono apprezzabili.
Ma l'uomo sportivo passerà un sacco di tempo a fare sport, attività che ai suoi occhi è una figata pazzesca. Se tu sei una donna che per principio ripudia lo sport non la riterrai altrettanto figa come attività. In più avrai piacere di passare del tempo con l'uomo della tua vita, ma lui, quando uscirà dal lavoro, soprattutto se è uno sportivo vero, di quelli che se non fanno attività fisica o muoiono o fanno morire te con il loro nervosismo da crisi di astinenza, dovrà per forza andare a correre /ginnasticare/ nuotare/ tennisare /arrampicare/ discobolare/ curlingare/ pedalare/ piroettare/ saltellare/ pattinare/ nuotare/ kitesurfare/ windsurfare /polare /calciare /hockeyare e chi più ne ha più ne metta.

Per non parlare del tipo di vacanze scelte, imperniate per forza sullo sport, e se anche andrete in un resort all inclusive pieno di sdraio e buffet, dedicherà comunque parte del tempo a sfogarsi da solo nelle sue attività.

Se tu fossi una donna sportiva potresti fare sport con lui, ma dato che non lo sei dedicherai l'esorbitante tempo libero che ti rimane, al netto del lavoro e dello sport del tuo uomo, ai tuoi passatempi sedentari. Leggerai/ farai a maglia/ giocherai a pocker tressette dama scacchi/ farai bellissimi giri in autobus o tram per la città/ scriverai/ chiacchiererai con le amiche/ poltrirai sul divano/ cucinerai cercando di non fare troppi passi e di utilizzare il massimo numero di elettrodomestici tritanti sminuzzanti sbattenti per evitare che diventi un'attività troppo fisica.

Al netto di tutto ciò, la donna non sportiva passerà non molto tempo con l'uomo sportivo.
Trascorreranno insieme i momenti dei pasti, perlomeno la cena, in cui lui mangerà come un lupo cibi proteici e energetici e lei minestrina granini e robe veg. Magari qualche spesa, qualche cinema, qualche ristorante.

Insomma, la donna non sportiva per scelta passerà pochissimo tempo con il suo prescelto uomo sportivo.

Non mi torna qualcosa.



O forse sì.




Ah, ok, è per questo che lo sceglie.




Sono tarda, ma prima o poi ci arrivo.

giovedì 1 settembre 2016

Inseguimenti


Nel mezzo del cammin di un viaggio dove si incontrano tante persone che fanno le stesse tappe mi sono ritrovata a cenare con un'accozzaglia di gente messa insieme solo per quella sera, che comunicava amabilmente sulla base di quegli equilibri precari che sono perfetti perché durano lo spazio di un pensiero.

Nel campionario umano che circondava il tavolo c'era una coppia giovane giovane, e uno degli astanti aveva chiesto come si fossero conosciuti, come fossero finiti lì, eccetera. Insomma, le solite domande che si fanno a quelli che si conoscono da cinque minuti.
Il ragazzo si era messo a raccontare che era sempre stato uno scout e che sognava da anni di fare quel percorso a tappe a piedi e che lui e la sua ragazza si erano conosciuti due anni prima.
Lei annuiva sorridendo, tutta composta nel suo vestitino leggero che la faceva sembrare una bambolina di porcellana con gli occhioni azzurri, i capelli biondi da pettinare con la spazzola in dotazione inclusa nel prezzo e la funzione del collo annuente facente parte negli optional.
Il collo negante avrebbe comportato un sovrapprezzo che qualcuno non sarebbe stato disposto a pagare.
Il curioso pellegrino continuava con le domande. Aveva chiesto a lei se fosse felice di essere lì a camminare tutto il giorno sudando a fontanella e sbrecciandosi i piedi sotto il sole cocente. Lei annuiva sorridendo. Il ficcanaso continuava, indagando sul perché lei lo seguisse e se fosse felice. Lei aveva confermato di essere molto felice di seguirlo, che lo seguiva perché le andava, che le sembrava che la sua fosse una bella idea. Di perché eteroindipendenti non ne erano traspariti, anche perché probabilmente l'unico motivo per cui lei era lì era, come appunto si ripeteva da un bel po', seguire lui.

Già, certe donne, gli uomini, li seguono.

Poi ci sono quelle che si danno alla fuga e si fanno seguire, spesso INseguire tipo ricercate in mirabolanti piroette in mezzo alle cose del mondo (che poi bisogna capire se l'intento sia essere raggiunte o meno).

Affiancare è sempre la cosa più rara, come tutte quelle preziose.

giovedì 2 luglio 2015

La vita facile

Ormai le donne hanno degli strumenti per affrontare il loro problema mensile che nell'antichità, cioè negli anni '90, non ci si poteva nemmeno sognare.
All'epoca le donne giravano 4 o 5 giorni al mese con addosso un pannolino spesso 3 dita tipo Pampers junior. Se si mettevano qualcosa di diverso da una gonna a campana ottocentesca se ne vedeva la sagoma. E poi ci si chiede perché nell'antichità più antica andassero tanto quelle gonne con i cerchi di giunco a descrivere una forma che non assecondasse per nulla le curve del corpo...ci credo, all'epoca avevano addirittura gli assorbenti di stoffa, che a indossare quelle gonne, anche se succedeva il patatrac (cosa che presumibilmente accadeva dopo circa mezz'ora), rimaneva tutto nascosto. Al massimo si poteva vedere una striscia di sangue tipo lumaca uscire da dietro la gonna al passaggio della donzella anticamente agghindata.

Ma oggi tutto questo ce lo siamo lasciato alle spalle.
Oggi,abbiamo di tutto.

Abbiamo gli assorbenti esterni sottilissimi che se li poggi da qualche parte non li vedi più talmente si mimetizzano con tutto.

Abbiamo quelli interni che hanno l'inconveniente del cordino blu. Se quest'ultimo rimane al suo posto sbucherà invariabilmente dal costume o peggio. Se non  si vedesse più, si dovrebbe fare un piacevole giro al pronto soccorso per farsi estrarre il tampone con le pinze, ovviamente dopo 8 ore di attesa per codice bianco.

Ma la novità più interessante degli ultimi tempi è la ladycup, o mooncup, o qualcosacup che dir si voglia. Ancora misconosciuta in Italia, è una coppetta in silicone con un anello del diametro di circa  5 cm che si inserisce, aderisce al collo dell'utero tipo ventosa e fa la raccolta fino a riempimento.
Anallergica, simpatica, ecologica, facilisssssima da usare.

Ora, si creano delle domande legittime.
  • Come si mette?
Facile, basta ammucchiarla tutta, infilarla dalla parte giusta (cioè con l'imboccatura in su, ma sfido chiunque a provarci con l'imboccatura in giù) e sperare che poi si smucchi nel modo giusto e vada ad aderire perfettamente alla parete uterina. Se non aderirà, rimarrà piegata e ci se ne accorgerà facilmente dalla colata di sangue che ci accompagnerà dopo mezz'oretta. Se si acquisisce destrezza e si sviluppa sensibilità pelvica, si capirà la correttezza del posizionamento da un leggero risucchio.
Se qualcuna accogliesse la sfida di infilarlo al contrario, il risultato sarebbe più o meno lo stesso ma peggio: stessa colata, ma in più le solite 8 ore al pronto soccorso per l'estrazione.
  • Come si toglie?
Toglierla è molto più complesso che metterla. Come si nota dall'immagine, la ladycup ha un peduncolo piuttosto compatto all'estremità. Bisogna andare alla ricerca del suddetto e quindi, con una contrazione dei muscoli pelvici, favorire l'uscita tirando il peduncolo. Non avete muscoli pelvici? Andare al pronto soccorso a fare le 8 ore di coda. 
  • Com'è quando si toglie?
Quando (e se) si riesce a estrarre la coppetta, sarà un calice degno delle peggio barzellette sui vampiri. Preparatevi psicologicamente, perché potreste svenire. 
  • Cosa succede se si riempie prima che si sia tolta?
Se si riempie prima che si sia tolta, la cosa accadrà quasi sicuramente in qualche locale, o al supermercato, o in coda in posta. Poco influirà il luogo, se non sull'entità della figuraccia. L'accaduto si realizzerà sempre allo stesso modo. Sentirete con la sensibilità dei vostri muscoli pelvici un "poppp", quindi un gran calore si irrorerà in tutto il vostro bacino, e in un secondo avrete mutande, pantaloni, gonne allagati di sangue e una pozzetta rossa sotto di voi. Ottimo impatto per film d'orrore, ché se Fulci avesse saputo avrebbe risparmiato molto sulla passata di pomodoro. 
  • Farà male? Sarà scomoda?
Non fa male, perlomeno non a voi. Anzi è comodissima. Ci si dimentica di averla. E' raccomandato però non dimenticarsene per davvero. Se ne consiglia l'uso in qualsiasi momento ci si aggiri sole in luoghi poco raccomandabili potenzialmente frequentate da violentatori.
  • Cosa accade se si dimentica di averla?
Se si dimentica di averla, magari in preda a ubriachezza, distrazione e/o proprio perché è molto comoda, si spera che non si sia con il proprio compagno. Se si è con lui, si spera che si trascorra la serata a parlare di temi filosofici. Se non si trascorresse la serata avvinti in somme discussioni ma si facesse altro, ci si ritroverebbe sicuramente al pronto soccorso, molto imbarazzati all'idea di descrivere il perché dello strano incidente, ma almeno, con il codice rosso, non si farebbero code di 8 ore. 

lunedì 15 giugno 2015

Ammaccature a mucchi e donne vituperate



Ingredienti:
  • essere una donna
  • una capacità di guida medio-alta da attribuire alla donna (in questo blog non si fa riferimento a fatti o persone realmente esistenti)
  • la sua automobile (di età almeno decennale)
  • l'assenza di un garage
  • una città abbastanza grande (ma a volte nemmeno tanto)

Svolgimento:

  1. Lasciare l'automobile parcheggiata per le strade della città per un bel po' di anni. Non v'è ombra di dubbio che le accadrà di tutto:
    • grandinate che le puntineranno tettino e cofano come una varicella grattata dal primo all'ultimo giorno di quarantena,
    • bolli dovuti alle castagne d'india nel caso di viali di ippocastani,
    • tentativi di effrazione con piedi di porco vari, 
    • rientranze in tutte le portiere per via di guidatori maldestri e stronzi che ammaccano e scappano, 
    • componentistica in plastica tendente alla caduta e comunque assente o, peggio, penzolante per via degli interventi dei guidatori su citati,
    • righe di punte di chiave da parte di persone odianti o casualmente vandale, 
    • impressioni permanenti della tinta a forma di cacca di piccione dovute, appunto, alle cacche di piccione corrosive e non prontamente eliminate con un panno umido,
    • gli specchietti saranno andati via come il pane e saranno stati sostituiti con altri presi negli sfasciacarrozze e dotati di colorazioni casuali.
  2. Avere per la prima volta in assoluto un incidente in cui la donna è innocente al 100 % e qualcuno le va addosso, peraltro scendendo dalla macchina e dichiarandosi totalmente colpevole e disposto al risarcimento.
  3. Andare da un carrozziere a caso a far valutare il danno.
Epilogo:

Mentre si racconterà al carrozziere l'accaduto, lui si aggirerà intorno all'auto con fare indagatorio, come se guardasse un brontoghepardo allo zoo. Quindi predisporrà un preventivo in cui inserirà tutta la componentistica che sarebbe da cambiare/riparare in base alle ammaccature stimate relative all'incidente descritto. La questione sarà complessa, date le stratificazioni pleistoceniche di ammaccature di ogni tipo. Definito in base ai colori e alla profondità delle righe il da farsi, uscirà una certa cifra da spendere all'uopo. I due si guarderanno increduli, perché un simile ammasso di bitorzoli non merita una riparazione. La donna chiederà che sia sistemato il tutto in modo da non perdere pezzi e non mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Il carrozziere attuerà due o tre manovre di fortuna tendenti a tenere in qualche modo incollato il tutto. Nel frattempo la donna spiegherà che è la prima volta in assoluto che vede il danneggiatore e gli parla pure, che in genere tutto accade con lei lontana e la macchina parcheggiata. Quando lei chiederà quanto deve, lui si schernirà, farà un ampio gesto della mano per aria, dirà "si figuri, vada, vada". Quando però lei si avvierà verso l'auto al fine di fare manovra e imboccare la strettissima via d'uscita, lui si precipiterà verso di lei, le chiederà le chiavi, farà lui la manovra al posto suo, gliela indirizzerà già all'uscita, sufficientemente avanti da evitare qualsiasi riga sui muri laterali della sua carrozzeria. 

Perché, come disse Lenin, "la fiducia è bene, il controllo è meglio".

giovedì 16 aprile 2015

Uomini e bici


Quando sei una donna e vai in bici ti diverti perché gli uomini, così moderni, nel ventesimo secolo inoltrato, non sopportano che li superi o di andare più piano di te.
Se sei bardata con tutto il necessario e hai una bici bella, si ingarellano e piuttosto muoiono ma ti devono superare. Se non ce la fanno, stramazzano al suolo non soltanto per la fatica ma anche e soprattutto per la frustrazione dell'essere bypassati da un individuo del sesso "debole".
Il divertente è vederli arrabattarsi mentre tu procedi tranquillamente alla tua velocità di crociera.
Quelli che vanno più veloci di te ti superano ostentando tutto il loro splendore (se ce l'hanno, ma anche se non ce l'hanno) e dicendoti cose tipo "Alè alè". E tu ti chiedi: "Alè alè cosa? Io sto benissimo alla mia velocità di crociera".
Quelli che vanno clamorosamente più lenti di te stramazzano al suolo concretamente o figuratamente, ma non te ne accorgi perché sono dietro.
Quelli che hanno la possibilità di raggiungerti, anche per un breve tratto, lo fanno, a costo di sputare un polmone insieme ai numerosi scaracchi per scaricare peso inutile. Poi stramazzano al suolo con un polmone e molti scaracchi in meno e rientrano nella casistica di cui sopra (quella di chi va clamorosamente più lento di te).

Il divertente è quando tu donna non sei per nulla bardata, ma stai andando magari al lavoro sulla graziella comprata al Balon.
La casistica si ripropone, ma a un livello più basso, il che rende divertentissimo il tutto.
I bardati ti superano quasi tutti.
Se ne superi uno tu, lancia una corda tipo lazo al primo lampione e si impicca con la bici e tutto.
Il bizzarro è affrontare tutta quella fascia di curiosi personaggi caratterizzati da accozzaglie inspiegabili di abiti del Decathlon da bici, corsa, equitazione, che cavalcano biciclette improbabili.
La meglio categoria sono i vecchietti con la panza prominentissima tonda da birra fermentata appoggiata alla canna del velocipede, che quando si alzano rimane loro per almeno otto ore un solco passante per l'ombelico.
Tu donna sulla graziella che vai al lavoro sei costretta a superarli perché vanno ai due all'ora. Non vorresti perché ti fanno pena. Ma devi, se no arrivi tardi al lavoro. Speri sempre che non accada quello che spesso invece accade, cioè che uno di loro, o anche tutti nel peggiore dei casi, decidano che devono superarti. Tu hai fretta, devi arrivare al lavoro, ma loro, impietosamente in modo antispeculare a te, lo fanno. Senti un ansimare con tanto di fischio asmatico dietro di te, un cigolare di pedali, un incrinarsi di telaio, uno scricchiolare di ossa, e poi lo/i vedi al tuo fianco. Ti supera/no. Poi si accartocciano pochi metri più avanti. E tu non puoi far altro che chiamare un'ambulanza dando le coordinate gps, ché se no te ne staresti in permesso quasi tutti i giorni in cui decidi di andare al lavoro in bici.

venerdì 30 gennaio 2015

Keep out men



Le donne, quando parlano tra loro, pur essendo ritenute da una buona parte degli uomini creature delicate e quasi impalpabili (nel senso che è per loro difficilissimo palparle), diventano peggio degli scaricatori di porto di Brassens (che poi erano abbastanza delicati, soprattutto quando si soffiavano nelle stelle, anche se si alzavano ruttando).
E così, se capita per caso che alle conversazioni sia presente qualche uomo di cui si dimentica la presenza, questo rischia di scappare con le mani nei capelli e di aver bisogno di uno psicologo (maschio) che lo prenda in cura per anni, anni e anni.

lunedì 10 dicembre 2012

Biancheria intima: quanto cambiarla e come sceglierla?

Una si fa una bella doccia, poi si mette addosso le mutande pulite, le calze appena uscite dal bucato, il reggiseno che ancora sa di naftalina coordinato con le mutande.

Esce e pensa: oggi può anche prendermi sotto una macchina, ché non faccio brutta figura in ospedale.
Non sa che, se proprio dovesse finirci, per la legge di Murphy, ciò accadrebbe il giorno in cui ha dimenticato di lavarsi le ascelle, anche perchè guiderà o camminerà impegnata ad annusarsele, il che non è semplice e provoca una certa disattenzione.

Al tempo stesso, qualcuna pensa che la possibilità di incappare nell'uomo della propria vita sia direttamente proporzionale alla bellezza e pulizia dell'intimo che ha addosso.

Se questa qualcuna incontrasse un uomo reputato della sua vita nel giorno in cui ha la biancheria pulita e bella addosso e, in concomitanza, quest'uomo riuscisse a vedere la sua biancheria pulita e bella, probabilmente non sarebbe l'uomo della sua vita ma qualcos'altro.

Se invece lo incontrasse, avesse la biancheria figa e lui non la vedesse subito e fosse davvero l'uomo della sua vita, sarebbe il massimo, perchè sicuramente lei non correrebbe il rischio di ritrovarsi in coma dopo un incidente.

Poco belle le casistiche in cui:
  •  lui fosse qualcos'altro, le vedesse la biancheria, e poi non fosse presa sotto. Magari non avrebbe danni fisici, ma di sicuro morali.
  • lui fosse davvero l'uomo della sua vita, lei avesse la biancheria sporca, e finisse sotto una macchina morendo o finendo in coma o frantumandosi dal bacino in giù.Questa è effettivamente molto meno bella della precedente, per quanto anche l'altra lo sia poco. 
Orrenda la casistica in cui lei avesse la biancheria pulita, incontrasse uno che fosse qualcos'altro, che lui veda subito la sua biancheria pulita, ma la sporchi durante l'incontro. Da ciò potrebbe infatti derivare che lei, successivamente, finisca sotto una macchina morendo o finendo in coma o frantumandosi dal bacino in giù. In caso di sopravvivenza, avrebbe danni fisici e morali. Il massimo dell'orrendo.

Insomma, la morale è una: per beccare l'uomo della propria vita conviene portare sempre biancheria figa e pulita, ma non è detto. Non portarla potrebbe permettere di incontrarlo lo stesso, ma potrebbe rappresentare pericoli per la propria incolumità fisica.
In conclusione, l'importante è avere una gran fortuna (versione politically correct di quello che molte di voi staranno parafrasando).

venerdì 29 luglio 2011

Donne al volante (una delle quali sarei io)


Ero in una stradina che s'immetteva su uno stradone su cui c'era la coda per il semaforo rosso.

Sono arrivata allo stop e mi sono fermata di fronte a una spider decapottata con dentro due donne uguali, solo una più vecchia e più bionda dell'altra, probabilmente madre e figlia. Avevano tutte e due gli occhiali da sole, ma ho visto che mi vedevano attraverso le lenti, e la madre che era alla guida si era appiccicata con il paraurti contro il paraurti della macchina davanti, per essere sicura che io non potessi insinuarmi in qualche modo tra lei e la suddetta.
Ho lasciato perdere tentativi inutili e controproducenti, ché spesso con le bionde c'è poco da fare, e se sono bionde tinte è peggio ancora, lo ha detto anche Kundera, e se lo dice Kundera.

Dietro c'erano altre due donne uguali (tra loro, madiverse da quelle davanti), solo una più vecchia dell'altra, nessuna delle due bionda, quasi sicuramente pure loro madre e figlia. Non avevano una spider, avevano un'orripilante monovolume verde acqua più simile a una piscina per bambini che a un'automobile. Vista la non biondezza, l'assenza di decapottabile e altre variabili indefinibili a voi ignote ma al mio inconscio ben note, ho pensato che forse loro mi avrebbero fatta passare. Anche lì guidava la madre. Sfoderando il mio sorriso più aperto dal finestrino ribassato, ho indicato con un dito lo spazio tra la piscina viaggiante e la spider. La donna vecchia mi ha guardata attraverso gli occhiali.Anche quello è un particolare a cui non avevo dato importanza, ma la gente dietro gli occhiali si sente più sicura di sè e più libera di essere stronza. Infatti la donna mi ha sorriso, e io ho capito che potessi entrare. Non appena il semaforo è diventato verde, ha sgasato in modo abnorme, rischiando di tamponare la spider davanti (cosa che sarebbe stata piuttosto goduriosa ai miei occhi) e mi ha salutata con il palmo della mano ben aperto.

Ho dovuto aspettare che ci fosse un uomo

vecchio

con il cappello in testa

che mi facesse passare lasciando circa 300 m tra me e lui a scanso di equivoci.

lunedì 14 febbraio 2011

Citazioni

Giovedì scorso sono andata alla presentazione di questo libro alla Feltrinelli di Genova.


Non sapevo bene chi fosse questa Barbara Fiorio, l'avevo sentita nominare solo poco prima, e, a sentire lei, ero una delle tre persone che non fossero sue amiche nella sala. L'altra era quella che mi ci aveva trascinata, quindi da sole costituivamo già il 66,6 periodico % dei non-amici.

La scrittrice era piuttosto simpatica, e non ho capito bene se il libro potesse piacermi o meno. Poi, aspettavo trepidante che si leggesse qualche pezzo di libro, ma quel momento non arrivava mai. Si è parlato molto del suo gatto Zorro, cosa che mi ha lasicata piuttosto perplessa per motivi di cui ho già parlato.

In ogni caso, nonostante il gatto, sono stata lì ad ascoltare, ed è arrivato il momento in cui si è letta una frase di uno dei suoi libri, non so se l'ultimo o il penultimo e primo.
Si parlava dell'amore, e la scrittrice spiegava che l'amore cresce, cresce, cresce, fino ad arrivare al suo culmine, che è un po' come la cima della montagna. Questa cima sarebbe rappresentata dal matrimonio.
A parte il fatto che ci sarebbe da fare tutto un discorso sulla veridicità dell'affermazione per cui la cima della montagna sia il matrimonio, poniamo pure come postulato questa realtà (o irrealtà).
La frase citata che mi ha notevolmente colpita è stata questa, relativa a quello che può succedere quando si arriva all cima rappresentante il matrimonio: "O si scende, o si cambia montagna". Al che mi sono detta che è proprio vero che questi genovesi dicono dicono ma di montagna proprio ne capiscono poco.
Voglio proprio vederti a cambiare montagna senza scendere da quella precedente.
Ché poi, in effetti, è vero che c'è gente che lo fa.
Cambia montagna senza scendere da quella precedente.
Vuole approfittare del dislivello faticosamente guadagnato, e quindi, che ne so, costruisce un ponte tibetano in fretta e furia, arrivando alla cima più vicina in linea d'aria. Oppure si lancia con la liana. Ma chi in montagna ci va, nota che non c'è tanta gente che si comporta così. Un ponte tibetano non si improvvisa, e la liana spesso è corta. E se qualcuno si comporta così, a meno di non avere molto, ma molto culo, si schianta rovinosamente.

Quindi sarebbe opportuno PRIMA scendere, POI cambiare montagna.

mercoledì 9 febbraio 2011

Battibecchi tra innamorati


Esiste un'entità astratta, indefinibile, impalpabile, che nessuno conosce, o che pochi dicono di conoscere ma non ne sono così sicura.
Forse non esiste nemmeno, forse è un mito, una chimera, una fiaba.
Quando però vedi due persone ultraottantenni sposate da sessantacinque anni che fanno scene tipo quella che scrivo qui sotto, vengono dei dubbi sulla mitologia, astrazione e fiaba della suddetta.

Chiamiamola forse possessività, forse abitudine, forse alzheimer.
Ma per un momento ipotizziamo che sia altro.

LEI: l'altro giorno al club degli anziani c'era una biondona di quelle proprio tirate, giovani, avrà avuto 75 anni.
LUI: mi ha chiesto di ballare, io per cortesia ho detto sì.
LEI: ebbene sì, ma io gliel'ho impedito! Gli ho detto se balli con lei, io vado via con un taxi.
INTERLOCUTORE ESTERNO: e tu?
LUI: io non ho ballato.
LEI: e vorrei ben dire!
INTERLOCUTORE ESTERNO: ma non sarai un po' troppo gelosa?
LEI: gelosa io? Io non sono affatto gelosa. Sono solo PRECISA.

venerdì 8 ottobre 2010

Galoppini

Generalmente un uomo non fa nulla per nulla.
Se fa il galoppino, generalmente lo fa per una donna, e generalmente si aspetta un tornaconto di qualche natura.
Sessuale.
Economica.
Sessuale.
Di status sociale.
Sessuale.
Sessuale.

Diciamo sessuale al 99%.

Ma la cosa interessante del galoppino tipo è che, qualsiasi tornaconto lui desideri, al 99% non lo otterrà.
Continuerà a galoppare aggratis, con tutto il suo bel fardello di
deludende speranze.
Solitamente, accettare una proposta di galoppinaggio implica che la donna proponente creda che il candidato voglia un favore sessuale da lei in cambio del suo lavoro.
Non importa che si tratti della Venere del Botticelli o di una botte per nulla simile a Venere, tanto rimane inculcato in lei il principio del "basta che respiri", applicato da molti uomini, unitamente a quello del "può anche non respirare quasi più o più, e in linea di massima, anche non essere più tiepida", studiato da Bukowski e rivisitato da Almodovar.
La soddisfazione della donna in questione è procacciare al suddetto la normale frustrazione dovuta alla consueta mancanza di favore sessuale di ritorno.
Oltre ad ottenere il favore galoppinante di andata.

Ultimamente, sempre di più, dopo l'avvento di Berlusconi al governo, si vedono donne intente a effettuare traslochi trasportando sulle loro spalle interi mobili quattro stagioni.
Non è che non abbiano trovato nessuno.
E' che chiamare il galoppino è poco femminista, e anche di destra.

lunedì 27 settembre 2010

Romanticamente non vista ma visibile


Ero al mare, in un bel ristorantino romantico con i miei cuginetti (ragion per cui avevo scelto il ristorantino romantico).
Vicino a noi c'era una coppietta.
Si sa che, quando si è in coppia, soprattutto all'inizio (e, generalmente ma per fortuna non sempre, quando si va nei ristorantini romantici si è all'inizio), ci si comporta in un certo modo non dico falso non dico diverso dico solo certo.
I cuginetti, per rispettare l'atmosfera molto romantica creatasi tra me e loro, avevano iniziato a volere che li portassi in bagno, e così ero salita per le strette scalette a chiocciola con loro fino al piano di sopra, dove c'era, oltre al bagno, una saletta chiusa con un balcone che dava sul dehors.
Il bagno era occupato, e affacciandoci dal balconcino, da cui potevamo osservare senza essere visti, avevamo osservato che era proprio il "lui" della coppia quello che stava occupando il bagno da circa mezz'ora, forse colpito da attacco di colite da emozione delle prime uscite.
E questo "lui", senza notare il balcone, senza notare la vista sulla sua ragazza, è sceso sotto perdendosi l'imperdibile vista su com'è e cosa fa la sua ragazza quando lui non c'è.

Noi, invece, la vista, non ce la siamo persa.

Vi direte voi: cosa faceva la ragazza?
Si truccava?
Si controllava il vestito?
Monitorava la lievitazione della pancia dovuta al pasto?
Vomitava il pasto nella borsetta impermeabile al fine di non far notare la pancia insortale in seguito al pasto?

Niente di tutto ciò.

Telefonava all'amante.

venerdì 20 febbraio 2009

Donne dududue


Mi è capitato, ultimamente, di avere molte amiche che hanno fatto scelte di vita simili tra di loro.

Riporto quanto accaduto.

Tempo fa hanno incontrato un uomo.
Per comodità, lo indetificheremo con U1.
Poi, si sono messe con U1, supponendo che il suo cervello fosse fatto in un certo modo.
In seguito, hanno scoperto che così non era, o che, perlomeno, quel cervello fatto così non si incastrava poi tanto bene con il loro cervello, fatto cosà.
Da quel momento, è passato un tempo t, con t tendente a infinito, in cui si sono chieste il come e il perchè, hanno provato a cambiare il loro cervello invano ( perchè è dura che i cervelli cambino, come è dura riuscire a far diventare le nostre 5 dita del piede destro 6), e alla fine hanno concluso che l'unica soluzione fosse lasciare U1.
Nota bene, l'UNICA soluzione, perchè, se ce ne fosse stata un'altra, l'avrebbero scovata.


E' passato del tempo, sempre con t tendente a infinito.


Poi, hanno trovato un altro uomo.
Per comodità, lo invidivuderemo con U2.
Poi, si sono messe con U2, supponendo che il suo cervello fosse fatto in un certo modo.
In seguito, hanno scoperto che così non era, o che, perlomeno, quel cervello fatto così non si incastrava poi tanto bene con il loro cervello, fatto cosà.
Da quel momento, è passato un tempo t, con t tendente a infinito, in cui si sono chieste il come e il perchè, hanno provato a cambiare il loro cervello invano ( perchè è dura che i cervelli cambino, come è dura riuscire a far diventare le nostre 5 dita del piede destro 6), e alla fine hanno concluso che l'unica soluzione fosse lasciare U2.
Nota bene, l'UNICA soluzione, perchè, se ce ne fosse stata un'altra, l'avrebbero scovata.

Il ciclo su descritto può essere allungato con vari U, con U che va da 1 a infinito, ma noi ci limiteremo a considerare l'intervallo di U tra 1 e 2.

Arrivate al post-U2, che, contrariamente a qualto può sembrare ad una superficiale lettura, non è il dopo sbornia presa a un concerto del famoso gruppo musicale, hanno fatto un'analisi postuma della situazione, e sono arrivate alla conclusione che U1 era molto meglio di U2.

Nel tutto, erano complici la sbornia del dopo-concerto, l'oblìo conseguente, eccetera eccetera.

La soluzione mitica a cui sono arrivate è stata: mi rimetto con U1.

Ammesso e non concesso che U1 accetti, si delineano due casi possibili:
  • il cervello di U1 è sempre il cervello di U1, non cambia, e quindi si tornerà alla situazione iniziale;
  • se sono molto fortunate, U1 ha avuto un grave incidente e ha subito un trapianto di cervello. Anche quello di macacus rhesus va bene. Nella maggioranza dei casi.

lunedì 16 febbraio 2009

Donne dududu


Ieri sera ho visto Operazione Valchiria.

Ho pensato tutto il tempo a questo post qui.

Anzi, proprio tutto il tempo no,perchè, nei momenti in cui non ci pensavo, pensavo: "Ce la fa! Ce la fa! Uccide Hitler. Ce la fa! Si si si! Adesso lo ammazza e la guerra finisce!".

Poi, invece che "Ma si può essere più scemi di così?", però, ho pensato: "Si può essere più donne di così?".

Già, perchè mi sta venendo la vaga sensazione che sia tipico delle donne sperare nel cambiamento di ciò che con ogni evidenza mai potrà cambiare.