LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

giovedì 4 luglio 2019

Fa caldo

Ok, fa caldo.

Ok, la gente fa cose che se non facesse caldo forse non farebbe.

Cammini sbarellando e rimbalzi con il corpo sudato contro gente che sbarella anche lei, in un sonoro schiocco di sudori che collidono. Dopo la collisione nasce irrimediabilmente un litigio epocale, con grida in mezzo alla strada, perché la gente che ha caldo sbarella nel corpo e nella psiche.

I vecchi sbarellano in barella. Almeno collidono meno, anche perché la cartavetratura della loro pelle condita con il sudore acre del corpo vecchio potrebbe essere fatale a qualunque passante.

I sangui si rapprendono nei corpi, girano più lentamente, arrivano meno al cuore e al cervello, rallentano i riflessi e i movimenti.

Va bene.

Si può capire tutto.

Ma scambiare uno stop in curva per le strisce del parcheggio, ecco, quello no.

domenica 23 giugno 2019

Scegliere di non avere scelta

"Non ho scelta", "non ho avuto scelta".

Non l'avete mai sentito? Beh, chiaro: la libertà non esiste.

In realtà, anche se la libertà non esiste, tutti abbiamo scelta.
Abbiamo scelta finché, in una supermariobrosiana metafora, non finiamo le vite e i pallini dorati, che mi piace di più chiamare così che soldi, per amor di metafora. Ognuno di noi parte con una dotazione diversa di vite e pallini dorati. Questo è certo e innegabile.
Meglio partire con un sacco di vite e pallini dorati? Può essere di sì.
Questo garantisce di ritardare al massimo il game over e di divertirsi come pazzi giocando? Può essere di no.
Se sei una persona tendenzialmente annoiata da tutto, qualsiasi dotazione avrai, il gioco ti scazzerà.
E c'è poco da fare, è questione di con che inclinazione alla vita si nasce.
Uno può nascere ricchissimo, con tutte le scelte del mondo possibili e scazzato. Un altro può essere disabile, povero e mezzo scemo e vedere la meraviglia in ogni cosa.

Ma poi, pensate che roba avere tutte le scelte del mondo. Che beatitudine. Puoi fare qualsiasi cosa. Ma ovviamente, qualsiasi cosa tu faccia, destinerai del tempo a questa cosa e ne toglierai a tutte le altre possibili cose fattibili. Sembra facile, ma che responsabilità. Pensate a un bambino davanti a una gelateria con 987 gusti. Intanto, vai a capire quali sono, e poi vai a scegliere. Molto più facile se c'è un gusto solo, magari cioccolato. Certo, se l'unico gusto è panada, allora o ti mangi la panada o ti mangi la panada. O non ti mangi proprio nulla. Però nasce la magia del lamento. Puoi lamentarti della panada, che era l'unico gusto che c'era. Puoi guardare il bambino che sta cercando di capire quali sono i 987 gusti e dire "Ma guarda un po' quello là che fortunato che è, ha tutti i gusti, anche cioccolato", e intanto quello là non starà mangiando nessun gelato, magari, così preso a scoprirli tutti. Poi ne prenderà uno a caso, estenuato dalla lungaggine dell'indagine. Toh, panada, fa schifo, ma chi se ne frega, posso provarne un altro, e ne prova un altro, perché magari ha anche un sacco di soldi per comprarli, e poi un altro, e li prova tutti e 987, e alla fine è così grasso che rotola e schiaccia, rotolandoci sopra con il  corpo, tutti i coni che cerca invano di tenere con le sue grassissime dita. A provare tutti quei gusti, mica l'avrà capito qual era il suo gusto perfetto, anche perché è difficile farlo con la lingua felpata e congelata da mille gusti a bassa temperatura. Poi sarà così grasso che il suo unico pensiero sarà riuscire a tornare com'era prima, magari come quel bambino lì della monogelateria gusto panada. Però il bambino della monogelateria gli sembrerà piuttosto incazzato, un po' come lui. Insomma, tutti saranno incazzati, sia quello con scelta che quello senza scelta.
Ma quello con scelta non potrà che dire che è stato lui l'artefice del suo destino, mentre quello senza scelta potrà sempre dirsi vittima, potrà sempre dire che lui in fondo era senza scelta, e quindi lamentarsi dell'assenza di scelta per il resto della giornata del gelato. E il lamento è una droga potentissima.

Per fortuna nella vita non si tratta di scegliere gelati, ma di un sacco di cose diverse.
Si è pur sempre davanti a una miriade di bivi, che si snodano in mezzo a una foresta di vincoli esterni oltre che interni, e tra persone più o meno vicine, tutte con i loro bivi e vincoli. Questo significa che tutti hanno una scelta. Non esiste per nessuno, nemmeno per uno storpio rimbecillito, il solo gusto panada.

C'era uno che è rimasto un occhio che vedeva e si apriva e chiudeva, null'altro. Avrebbe potuto chiuderlo del tutto, e mandare tutto affanculo, invece con quello ci ha scritto un libro. Non so se fosse stato felice a fare sta cosa, ma l'ha fatta. Certo, c'è stato qualcuno che lo ha aiutato, avrebbe potuto non esserci, ma lui lo ha notato, ha creato un rapporto con questa persona (con un solo occhio provateci) e ha comunicato.

Facile, direte, quello era pieno di soldi. Beh, essere pieni di soldi, si dice, non dà la felicità ma agevola il modo di procurarsi ciò che la dà, dice molta gente. Agevolare agevola, per carità. Ma con i soldi uno che può fare? Ammazzarsi di ristoranti carissimi, offrire a tutti per avere tanta gente vicina (e quando smette di offrire che succede?), comprare un sacco di oggetti per lui bellissimi, non lavorare o fare il lavoro che gli pare. Beh, allora quello sì che basta -e avanza- per sentirsi la vita dentro. Se uno è povero, è uno schifo. Già, per esempio, la sola ricchezza agevola il trovarsi delle persone disposte a frequentarti, e anche a stare con te in una relazione. Se uno è povero, magari gli va pure a rotoli la vita sentimentale. Non può nemmeno andare con il compagno a fare una gita fuori porta, o cose così. Ad esempio lui, che era povero e con una situazione sentimentale del cavolo, e pure con un figlio, non ha avuto scelta?

Beh, sì, però lui era un gran figo ed era pure intelligentissimo. A parte che proprio figo non direi, ma poi chi è povero, cesso e scemo?
Che scelta ha?
Può sempre scegliere tra meravigliarsi di tutto, meravigliarsi di nulla e tutto ciò che sta nel mezzo. 
E in questo, forse, essere limitati intellettivamente può aiutare quanto essere illuminati.
E' quando si è nel mezzo che si SCEGLIE spesso di complicarsi la vita.

giovedì 13 giugno 2019

La grande mistificazione

(foto di Francesco Russotto)

Le foto sono una delle più grandi trappole dei nostri tempi.

Uno fa un sacco di foto, tantissimi selfie, poi li tiene ordinatamente in Google foto se è schivo e riservato, le sbatte in faccia(libro) a tutti se non lo è: Facebook, Instagram, stato di Whatsapp.

Una volta c'erano l'album foto e la macchina fotografica con il rullino. Stesso concetto, ma minor numero di scatti e minor esibizionismo. Scatti ed esibizionismo avevano un costo. Adesso sembrano gratis.

E' una roba perversa, perché non è che scattando foto uno salvi il tempo, o lo congeli.

Facendo foto, uno si illude di catturare l'istante, ma l'istante è quello del fotografo o di ciò che è fotografato? E se il fotografato sorride per il fotografo e ha la morte dentro? E se al fotografato è appena entrato un moscerino in un occhio e lacrima come una cascata ma in realtà è intimamente felice? E poi, se una persona si accorge di essere fotografata, non diventa già meta-sé stessa?

Per non parlare dei selfie.
I selfie, trattandosi di foto caratterizzate da identità tra fotografo e fotografato, potrebbero sembrare più inclini a rispecchiare lo stato d'animo del momento. Ma figurarsi. I selfie sono il miglior modo per intortare sé stessi fingendosi quello che non si è.

Il bello è che, poi, dopo un po', guardi le foto vecchie, selfie e non, e ti crei un passato che è un po' come quello edificato con un'intelaiatura di ricordi: una grande mistificazione.

martedì 28 maggio 2019

Quelli che vogliono lavorare poco

Quando uno svolge un lavoro normale, quelle robe che ti prendono 40 o più ore a settimana, pensa che sia una vera merda lavorare così tanto, e passa il tempo a pianificare gli incastri di tutte le altre attività necessarie delle sue giornate.
Gli capita di pensare che, pur di fare la metà delle ore di lavoro, sarebbe disposto anche a spaccare pietre. Attività che gli farebbe credere che le 20 ore siano 200, ma perlomeno, una volta fuori, si approprierebbe della sua vita.
Il fatto è che, per appropriarsi della propria vita e permettersi di avere tantissimo tempo libero, servono dei presupposti che solo madre natura ci può dare. Bisogna essere o totalmente scemi, o illuminati quasi a livello Buddha. Tutti quelli che stanno nel mezzo, inclusi i supponenti che si credono dio, una volta ottenuto il loro tanto agognato tempo libero, che faranno? Si troveranno faccia a faccia con le loro vite, proprio come volevano. E vedranno che non ne hanno alcuna voglia.
Al che, la soluzione più rapida sarà cercarsi un bel lavoro a 40-45, anche 50 ore a settimana, possibilmente con un buon grado di stress, possibilmente con responsabilità, e se non si può avere quello, allora con tante cose da fare, tanta gente da criticare, tanti problemi inesistenti da creare per poi risolverli e sentirsi supponentemente dei.
E quando si va in pensione dopo una vita passata a lavorare come pazzi? Beh, di solito si tende a morire nel giro di un mesetto. O si prende la depressione. O si invecchia velocissimamente e poi si muore. Forse se uno è workaholic farebbe meglio a non andarci mai, in pensione. Cosa dire? Certo, la Fornero era una filantropa,non avevate mica capito.
Un tempo in cui lavoravo/studiavo sulle 80-90 ore a settimana, avevo letto in un libro, forse di Lorenzo Fisher, che, detto in parole povere, l'uomo si annoiava così ha inventato il lavoro.
"Ma che cavolo stai a dì, Fisher?" mi era subito sorto nella mente.
Ero giovane.

giovedì 18 aprile 2019

Resist

In piscina, nuoti in mezzo al cloro più clorato.
Una settimana dopo, il luogo dove hai steso il costume dopo averlo lavato sa ancora di cloro.
E' risaputo che il cloro distrugge le fibre dei tradizionali costumi da bagno: per questo Decathlon ha pensato bene di inventare i costumi acqua resist. Tu nuoti e vedi tutti corpi avviluppati in burqua sintetici con su scritto acqua resist. Oltre che all'acqua, i suddetti costumi resistono anche al tuo corpo; per questo nuoti sentendo compassione per gli insaccati, con la differenza che tu, lì dentro, sei vivo.

Quando hai finito le tue vasche ti rechi verso gli spogliatoi con le braccia ormai livide e insensibili, le vene di fuori, le gambe con le formiche, e il tuo unico, profondo desiderio è sfilarti quella guaina indistruttibile.

Ti approcci all'area docce dove leggi questo cartello a caratteri cubitali: VIETATO FAR LA DOCCIA SENZA COSTUME. In quelle più fighette c'è la postilla IN PRESENZA DI BAMBINI.
Tu stai per esplodere, e, matematicamente, vedi, se sei nella piscina più fighetta, materializzarsi un bambino che ti fissa con occhi lividi e impauriti, forse a causa del soffocamento legato al suo costume acqua resist, ma magari anche perché legge nel tuo pensiero che volevi sfilarti il costume e esporre il tuo corpo nudo alla sua innocente vista. Ti dici che in fondo i bambini sono i più vicini all'innocenza della specie umana, che di certo non è nata con i vestiti addosso. Tutto nella tua testa ti dice che puoi decomprimere il tuo corpo e farti almeno la doccia senza ritrovarti ancora più stretto per interposizione di un parrucchino di capelli morti tra la tua pelle e il costume.
Ma non riesci.
Se è appeso c'è una regola del vivere civile.

In più c'è scritto che se ci si denuda si sarà soggetti alle sanzioni previste dal regolamento municipale delle piscine comunali, secondo il cui articolo 7 è vietato circolare o sostare senza costume da bagno nel locale vasche e nell'area adibita a docce comuni. Nel'articolo 8 relativo alle sanzioni si legge poi che, ferma restando l'applicazione delle più gravi sanzioni penali e/o amministrative previste dalle leggi vigenti in materia, in conformità della disciplina generale della Legge 24 novembre 1981, n. 89, dell'articolo 7 bis del D.Lgs. 267/2000 e s.m.i. e del Regolamento comunale delle procedure sanzionatorie amministrative, e salvo quanto disposto dall'articolo 9, per inosservanza dei divieti di cui agli articoli 5 e 7, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 25 ad Euro 150,00.

Cioè, se sei magro 25 €, se sei grasso 150? O sarà una questione a tempo? O ancora dipenderà dalla sfrontatezza con cui si porta la proprie nudità in giro? O sarà più grave farsi il bidet con Infasil sotto la doccia piuttosto che denudarsi in area armadietti per infilarsi la biancheria intima? 

Alla fine ti fai la doccia con il costume acqua resist, soffocando e incassando capelli e schiuma in ogni parte del corpo. 

Intorno a te c'è tutto un fiorire di corpi nudi fissati dal bimbo esterrefatto. 

Sovversivi. 

mercoledì 17 aprile 2019

Cubi misteriosi


Oggi ero lì che pedalavo quando mi sono fermata a un semaforo e ho visto un blocco di vetro cubico trasparente con i bordi un po' scheggiati messo per terra. Era grande più o meno come quattro cubetti di quelli del ghiaccio fusi insieme. Per un istante ho pensato che fosse un gigantesco chicco di grandine cubico, originato da qualche misterioso fenomeno scientificamente dimostrabile, tipo le Giant's Causeway. Faceva abbastanza caldo da farmi pensare che il chiccone fosse appena caduto da cielo o fosse di vetro.

Mi sono chinata, bici e tutto, e ho raccolto il misterioso oggetto, che era di un materiale simile al vetro, al tatto. Nel frattempo si è materializzato un indiano naniforme, anche lui incuriosito dal cubo. Quando ho provato a buttarlo per terra con tutte le forze per vedere se si spaccava, e non si spaccava, ha iniziato a toccarlo anche lui, commentando con un "è un cristallo" da fine intenditore.

Io ho continuato a osservare il cubo, tutta intenta, tanto il semaforo era rosso. Ad un certo punto il mio compare di curiosità ha fatto una faccia allucinata, fissando il centro dell'incrocio. Io, menefreghista, ero autisticamente concentrata sull'oggetto di osservazione.

L'indianino mi si è avvicinato e mi ha strattonato la manica: "Ehi, ti ha fatto vedere il - e poi ha detto la parola iniziante per c, terminante per 0, con due z in mezzo -".
Io sono riemersa dal mio mondo vitreo e gli ho chiesto: "Ma chi?"
E lui: "Il tizio sul furgone che è passato nell'incrocio".
Gli ho risposto: "Poco male, tanto io guardavo il cubo e non l'ho visto".
E lui, tutto sollevato, ha detto "In effetti".

Poi abbiamo attraversato.

sabato 30 marzo 2019

Il mio vento

C'è un vento che mi fa male:
laringiti sinusiti torcicollo.
C'è un un vento che non mi fa nulla,
anzi.
Forse mi fa bene.

Il vento che mi fa male
è quello che comunemente chiamiamo vento.
Quello che mi fa bene è quello
che mi creo da sola.

Il vento normale mi colpisce
che io sia ferma o che mi muova,
mi sbatacchia a caso,
arriva da direzioni diverse,
è avverso
a men che non mi muova
alla velocità e nella direzione
del vento.

Il vento che mi creo
c'è solo quando io mi muovo contro l'aria ferma,
me lo becco solo in piena faccia,
tira sempre in senso contrario al mio.
E' il mio vento.
Non mi fa mai male.