LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

venerdì 19 marzo 2021

Ogni volta


Io, ogni volta che vedo qualcuno con una mascherina nera, sono pronta a sentirmi dire "Mani in alto, questa è una rapina!"

martedì 16 marzo 2021

L'arte altamente spirituale del potenziamento della resistenza al potere centripeto del caos


Quando si è in convivenza con qualcuno, che si tratti di coinquilini, coppie, famiglie, si è confrontati, con intensità crescente in ordine di progressione del suddetto elenco, alla necessità di incastrare in modo armonioso le proprie prestazione casalinghe, preservando la serenità dei presenti. 

Ognuno è bravo o meno infastidito nel fare qualcosa, ma al tempo stesso è importante che tutti sappiano fare più o meno tutto, nel caso in cui venga meno la prestazione d'opera di altri componenti. 

Si possono seguire varie strategie, tipo i turni settimanali, la collaborazione, i giorni prestabiliti, e altre aventi come limite solo la fantasia umana. 

A me piace la teoria della resistenza differenziata al potere centripeto del caos. 

Tu ordini, e la casa torna in disordine.
Tu butti la pattumiera, e la pattumiera si riempie di nuovo.
Tu togli la polvere, e la polvere ritorna. 
Tu cambi le lenzuola sporche, e loro si risporcano.

C'è gente per cui i suddetti passaggi sono velocissimi, altra per cui sono medi e altra ancora per cui si tratta di cicli paragonabili alle ere geologiche. 

Mentre per i primi le lenzuola sono da cambiare ogni giorno, per i secondo magari si cambiano una volta al mese. I terzi, dopo un anno, quando vedono la loro sagoma stile sindone, iniziano a chiedersi se sia necessario pensare a un cambio lenzuola. Dopo sei mesi vanno a comprare il detersivo. Magari dopo due cambiano effettivamente le lenzuola. 

E' molto chiaro a tutti, quindi, che una convivenza vincente necessita di una compilation di resistenze al potere centripeto del caos molto ben accessoriate. In questo modo, colui che ha meno resistenza in un ambito provvederà a quello, mentre quello che ha meno resistenza in un altro ambito si occuperà di quell'altro. 

Il caso a me molto caro in cui uno ha resistenza bassissima a tutto e altri altissima a ogni cosa potrebbe creare una vaga frustrazione nel primo componente, anche se per tutti gli altri si tratta della situazione perfetta. 
Ma pure in questa casistica, è rapido cambiare il carico di incombenze.
Basta che il primo componente coltivi l'arte dell'attesa. 
E ringrazi con enorme riconoscenza tutti gli altri per questa importantissima lezione spirituale. 

sabato 6 marzo 2021

Casa è dove sono

Vicino a dove abito da un po' c'è un bar che più che un bar è casa di un anziano signore, però ha l'aspetto di un bar in tutto e per tutto.
L'anziano signore ottuagenario, durante il primo lockdown, viveva lì dentro. Spariva dalla vista vetrinata solo per dormire (probabilmente nel retro). E' riuscito anche a beccarsi una multa per aver invitato a bar suo un amico. Perché lì, si sapeva, non c'erano clienti, solo rari amici. 
Per il 99 % del tempo c'era proprio solo lui. 
Apriva e chiudeva quando voleva, ed era chiaro a tutti che non potesse essere un luogo che seguisse leggi ordinarie. 
Era un po' come quei vecchietti che aprono la porta di casa al piano terra e si mettono sulle sedie fuori. 
O come i barboni che si arredano un angolo di portici. Vaglielo a dire, che devono stare in casa: casa è dove sono. 
Infatti lui si era messo a bordo strada un tavolino rotondo di legno da salotto approfittando della permissione selvaggia di dehors, e poi ci stava lui. A volte si addormentava lì, che sembrava morto, invece era vivo, e se uno lo scuoteva per verificare si svegliava. 
Il suo bar, di legno, con strati e strati di vita attaccai alle pareti, era un pezzo di storia del quartiere, come il proprietario. 
Poi, l'altro giorno, sembrava addormentato, invece era morto. 
Se uno lo scuoteva per verificare, non si svegliava. 
Un pezzo di storia se n'è andato con lui e con il suo bar, portato via a pezzetti.

giovedì 25 febbraio 2021

Fuoriuscire


Quando viaggiate per piacere, non state lavorando. 
Questo comporta un fuoriuscire dalla routine quotidiana. 
Poi fuoriuscite anche dal vostro ambiente circostante abituale.
Da fuoriusciti, si vedono le cose dall'esterno, che è tutt'un'altra storia dal vedere sempre tutto dall'interno: interno del proprio ambiente, interno della propria routine, interno del proprio lavoro. 
Un viaggio può essere ovunque si possa passeggiare osservando da fuori le persone immerse nella loro vita abituale. 
Siete con loro, ma loro sono dentro e voi siete fuori, in pausa dal vostro tran tran, pronti a vedere e osservare cose su cui loro non possono soffermarsi.
I luoghi, li vedete, ma non come li vedono loro. 
E nemmeno come li vedreste voi se viveste lì. 
E allora, partite
Cosa?
Non si può?
E allora, partirete!


venerdì 19 febbraio 2021

Abbecedari - la sfida

 Leggendo "Prima che tu dica pronto" di Calvino, sono incappata nel piccolo sillabario illustrato, che in realtà di illustrato non ha nulla, se non il riferimento a Perec.


E così parte la sfida... chi la vuole cogliere, la colga e commenti!

A me sono venute, a titolo esemplificativo, queste:

VA-VE-VI-VO-VU
Guidavo nella notte in orario ultraventiduenne: mi sono sentita come un volatile, tipo un falco pellegrino, libero di volare nel suo cielo... Finalmente ho sentito un guizzo di vita. Credo che dovrei proporvi un momento di incontro per sentirci tutti più vivi insieme, magari in Costa Azzurra, parlando francese, per crederci per un attimo parte di un Paese con un miglior welfare... Ci state?
In sintesi, se non avete avuto voglia di leggere tutto:
"Va ave vivo. Vous?"


NA-NE-NI-NO-NU
Conosco un tizio sardo che si chiama Nino. Ha una ragguardevole età, ma vive ancora con i suoi anzianissimi genitori. Ha un'intelligenza tra il mediocre e il medio, perfettamente in linea con la media nazionale, ma invece, d'aspetto fisico, ne è notevolmente al di sotto. Pensate a un difetto fisico qualsiasi: lui ce l'ha. Gobba, forfora, occhio guercio, ecc. Ha tutto. Per la concomitanza di bamboccionaggine estrema e bruttezza tremebonda, non riesce a trovare una donna manco a pagare. Perfino le meretrici, quando lo vedono, decidono di prendere un giorno di mutua per pervenuto malessere intestinale. Un giorno, però, trova perfino lui. Cambia umore, e gli ottuagenari genitori lo rilevano e fanno indagini. La madre scopre che la donna è una signora affetta da nanismo sua coetanea. Sconfortata, va dal figlio e gli dice: 
"Nane, Nino....nuuuuu!"

giovedì 18 febbraio 2021

Pretese


Pedali nella fresca nebbiolina piovigginosa del mattino.
Imbocchi la strada tra le case dei ricchi, quella dove non c'è mai nessuno. 
Ci sono un sacco di macchine in doppia fila proprio oggi, tutte irrorate da quel pulviscolo di vapore acqueo che rende la mattina irreale. 
Irreale è anche la precisione con cui calcoli le tempistiche del viaggio casa-scuola: non ammette margini di errore. Insomma, è una pedalata contro il tempo. Rilassante, corroborante, ma pur sempre rapida e studiata per essere efficace ed efficiente. 
Ti si materializza davanti il tipico vecchio in bici elettrica: basco in testa, giacchetta addosso, gomiti larghi sguainati uno a sinistra e l'altro a destra dell'ampiezza del manubrio, procede rigorosamente allineato con le macchine in doppia fila di sinistra.
Va ai 4 all'ora. 
Non puoi non superarlo: non è contemplato nella tabella di marcia stargli dietro per tutta la lunghezza, piuttosto cospicua, della via. 
A sinistra non è possibile passare in quei 20 cm tra lui e le macchine. 
A destra ci sono circa due metri, ma è a destra. Il codice della strada non permette sorpassi a destra, anche se c'è pur sempre lo scorrimento veloce che potrebbe essere preso in considerazione. 
Tenuto conto che tu arrivi ai 30 all'ora, calcoli che, rimbecillito come sembra, non si accorga nemmeno del tuo passaggio. 
Passi e scopri di aver ragionato male. 
Il vecchio, mentre passi, ti grida: "Si supera a sinista, @# ecc ecc!!!". 
Tu gli dici: "sì, certo" e vai oltre. 
Ma il vecchio ingrana il motore, e si mette a inseguirti ai 30 all'ora, gridando: "Si supera a sinistra, @# ecc ecc!!!".
Gli gridi, sempre pedalando, mentre lui pedala dietro e anche a fianco tuo, ma in strada mentre tu sei ormai sulla pista ciclabile successiva alla via: "Ha ragione, perfettamente ragione. Si supera a sinistra. Ma quando non si supera si sta a destra!" 
Il solito dialogo sfuggente da attività aerobica avanzante in velocità. 
Poi, ti viene la risposta giusta: "Non pretenda l'impossibile dagli altri se non richiede nemmeno il possibile a se stesso". 
Ti giri.
Lui ha girato prima che tu ti girassi.
E allora vai avanti, e dici: "Non pretendere l'impossibile dagli altri se non richiedi nemmeno il possibile a te stesso" a te stesso e anche a gente a caso che ti capita a tiro.
Tanto va bene per tutti. 

venerdì 5 febbraio 2021

Tutte le strade portano al posto di lavoro



Tempo fa avevo letto da qualche fonte "casalinga" che per andare ad un eventuale lavoro sito sempre nello stesso posto fosse origine di benessere psicofisico cambiare sempre strada. 

In effetti, utilizzando come fonte del tutto discutibile il proprio cervello, mi sembra chiaro che lo si faccia lavorare di più se si cambiano i panorami e si diminuiscono gli automatismi. 
Del resto, fare sempre lo stesso percorso è usare un navigatore interno che non si rompe mai, a meno di Alzheimer o simili, automatico pure lui come quelli esterni. Ed è dimostrato che alcune aree del cervello si spengano quando si usano navigatori. 

In base alla mia esperienza, suggerisco le seguenti strategie di attivazione del cervello andando a lavorare in un posto fisso:
  1. usare un mezzo che guidate voi, possibilmente pericoloso. Macchina, scooter, monopattino elettrico, bicicletta, pattini a rotelle. Dovrete concentrarvi per la sopravvivenza altrui e vostra, il che terrà ben accese varie aree del cervello e stimolerà la produzione di adrenalina che aumenterà il vostro metabolismo;
  2. usare un mezzo che vi faccia faticare (i mezzi si riducono così a bicicletta, pattini a rotelle, anche piedi seppur meno pericolosi - in questo caso si può ovviare camminando mentre si guarda il cellulare nel vano tentativo di controllare le due attività in contemporanea -): si stimolerà anche la produzione di endorfine, droga naturale legalizzata di notevole effetto
  3. se non si riesce a decidere deliberatamente il percorso differenziato e si hanno più bivi tra cui scegliere in successione, ci si può regolare in base ai semafori (se è rosso per andare dritto e verde per andare a destra, si va a destra, e viceversa). Un altro metodo è affidarsi a giochini aleatori, del tipo: se vedo tre cose rosse prima dell'incrocio, vado dritto, se no giro a destra. E' possibile anche fare questo giochino, pedalando o pattinando con le tasche piene di dragée al ciocccolato (cosa un po' difficile da realizzare in pandemia, con l'ostacolo della mascherina tra le mani e la bocca). In ogni caso l'opzione più bella e utopica sarebbe avere abbastanza tempo per deviare in base a cose che colpiscono l'attenzione, tipo un ginko biloba femmina che espande la sua puzza atroce nel periodo "fertile", qualche personaggio pittoresco, un monumento che non ci si è mai soffermati a guardare...ma questo è fattibile solo se si hanno tempo, calma, predisposizione. 
In questo modo arriverete al lavoro allegri, rilassati, corroborati, pronti e vigili.

Potrete sedervi, accendere il pc e spegnere il cervello.