LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 8 dicembre 2021

Sentirsi liberi

Tu che vivi in una scatola di mattoni
Tu che ti sposti in una scatola di latta che emana gas di scarico
Tu che cammini guardando le mille notifiche del tuo cellulare 
Tu che prostituisci la tua vita per 8 ore al giorno, 170 ore al mese, 1.900 ore all'anno
Tu che cammini in un solco nella sabbia da cui non vedi più altro che una sottile fetta di cielo se inarchi il collo fino a sentire la gola tirare

indossi la mascherina sotto il mento o sotto il naso perché sei un uomo libero,
e poi perché con la mascherina sul naso non puoi respirare, figurarsi se sei raffreddato. 
E allora, 
se sei un uomo libero,
gira anche con le chiappe di fuori, cosa te ne fai dei pantaloni?
Anzi, gira nudo.
Nudo, almeno, non metti a repentaglio la salute degli altri, solo la tua se fa freddo. 
La multa per oltraggio al pudore, magari la prenderai, ma va beh, queste sono idiozie sociali.
L'importante è sentirsi liberi

martedì 23 novembre 2021

Post acqueo-femminista

Quando sei in piscina e la piscina è profonda e larga, e la gente è poca, sguazzi nel tuo spazio vitruviano acquoso e l'altra gente ti dà poco fastidio. Se invece finisci in una di quelle pozze d'acqua dove già le piastrelle ti sembrano a una bracciata dal naso e in più c'è un casino di gente, tanto che mentre nuoti ti ricevi braccia durissime e lanciate a folle velocità addosso, hai poca acqua a tua disposizione, diventi nervoso e la gente inizia a starti sulle scatole. Del resto, Leopardi, che sfigato era sfigato, ma scemo no, lo diceva già: puoi essere misantropo solo vivendo in mezzo alle persone, mica in un posto dove di antropo ci sei solo tu. 

Insomma, quanta più disponibilità di qualcosa di necessario c'è (l'acqua, il proprio spazio vitale,...), tanto più si sta tranquilli, sereni e rilassati. Se questo qualcosa viene meno, ci si innervosisce e si diventa una versione peggiorata di sé. 

E qui si spiega perché le donne, ritenendo, spesso a torto, gli uomini un bene necessario (per quanto, a fini procreativi, ancora lo siano), diventino irritanti e cattive tra loro per contendersene uno presunto decente. Perché di uomini decenti c'è rarità. Di donne intelligenti, invece, ce n'è, e le amiche sono lì per dirtelo, "Tu sei intelligente, cara mia". Dato che però ognuna si sottostima, alla fine arrivano al controsenso di invidiarsi tra loro. Giungono a credere che l'uomo scelto dall'amica, ritenuta più intelligente di loro, sia uno dei pochi decenti. E così cosa fanno? Litigano con lei perché vogliono lo scarsissimo uomo decente. In realtà, anche il suo è indecente, e spesso se ne rende conto anche lei, chiedendosi perché non se lo sia preso una sua amica (ma va bene anche una nemica), e rispondendosi che certo, l'amica è intelligente, mica scema come lei. 

Altro corollario di tutte queste considerazioni è il fatto che gli uomini raramente litigano tra loro per una donna. 
Perché, vi chiederete? Forse perché sanno di avere grande disponibilità al mondo di donne intelligenti?
No, perché litigare per una donna sarebbe troppa fatica. 
Meglio birra, patatine e una bella partita. 

lunedì 18 ottobre 2021

Planare sulle cose dall'alto


Quando pedali come un forsennato per la città, in preda a un raptus (quotidiano) di needforspeedite ecocompatibile, può capitare di fare conti da Matrix
Per esempio sei su una pista ciclabile di un grande corso, con tanto di controviali, e la pista è tra il viale e il controviale. Sulla pista si susseguono i soliti pedoni che amano, nonostante la presenza di marciapiede, il rischio di arrotamento, per sentirsi vivi prima di sentirsi morti. Ci sono anche filari di ciclisti di varia velocità. Allora, dopo aver elegantemente gimcanato tra pedoni urlanti o meno, metti che devi girare a destra, metti che non sai dove si dirigano i ciclisti e che siano leggermente - ma solo leggermente - più lenti di te, decidi di sentirti vivo anche tu, e acceleri, superi, e poi giri a destra appena al limite del taglio della strada al primo della fila. Felice di avercela fatta, vedi materializzarsi davanti ai tuoi occhi una gigantesca macchina nera lucida e incombente. Ormai sei troppo sparato per inchiodare, e quindi cerchi di scartarla senza scartavetrarti al suolo; le conficchi freno metallico e manubrio gommoso nell'inorganica schiena, procurandole due righe, una metallica e una gommosa, una infida e l'altra innocua.
 Ti fermi, il bidone si ferma. 
Guardi nel finestrino, dal finestrino ti guarda un uomo. 
Gli chiedi scusa, gli dici che hai sbagliato a calcolare gli spazi. 
Lui scende. 
Guarda le due righe. 
Ribatte che il SUV è della fidanzata, purtroppo. 
Tu provi a vedere se la riga cattiva va via. Sembra andare via.
Sguaini un dentifricio che hai con te per quando fai righe ai SUV (o per i più rari casi in cui ti debba lavare i denti). 
Chiedi: "posso?". 
Lui ti dice "Sì". 
Tu sfreghi, lui ribatte "che esperto...". 
La riga va via ma non molto.  Più che altro si mimetizza in una nebulosa opaca e biancastra. 
"Vuole il mio numero?". Il tizio si schernisce. "No, no". 
Si fionda sul SUV e parte sgommando.

Pensi: "Ma che brava persona. Gli ho rigato tutto e non vuole nemmeno il mio numero". 

Parti tutto felice, con il freno sghembo e il dito senza pelle. 

Ma, ti direbbe QUALCUNO, 

"prendi la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore". 

E se plani sulle cose dall'alto, caro pedalatore, dalla tua bella vista aerea, vedi che il SUV si era infilato nel controviale contromano. 

Ti chiedi chi sia quel QUALCUNO che ha scritto la frase sopra?

mercoledì 6 ottobre 2021

Intelligenza italica

Ultimamente, se uno vuole  spostarsi in città con qualsivoglia mezzo privato che ingombri poco più dei suoi piedi, a qualsiasi ora, rimane incastrato in un tetris di automobili, inalando monossido di carbonio come se fosse Antani. 

La domanda sorge spontanea, dopo i post precedenti: a che pro ci si mette a confrontare monopattini e biciclette, quando, in ogni caso, sono tutti mezzi con un unico destino?
Il suddetto destino è riuscire a rimanere incastrati nel traffico perfino con quelli. 
Scooter che zigzagano per la città tra le auto? Ma per carità. Impossibile. 
Se sei magro o hai doti da ispettore gadget, magari riesci a zigzagare a piedi. 

Cosa diavolo è successo? Una volta un traffico così c'era solo nel periodo prenatalizio. 
Non oso pensare al periodo prenatalizio del 2021. 

Dopo tutto sto lockdown dove si è parlato di ambiente, cucina e jogging, la gente è tornata a inquinare, comprare cibo surgelato e vegetare sul divano come se nulla fosse mai successo. 

Ai Friday for future di Greta immagino che la gente maggiorenne si avvicini in macchina, creando ingorghi apocalittici intorno al luogo dell'evento, dove le telecamere riprendono persone a piedi in mezzo ai palloncini colorati e agli striscioni. 

La verità, cara Greta, è che la gente ama manifestare per perdere un giorno di scuola o passare una mattinata diversa, ma poi - almeno in Italia - prende la dissenteria se le si tolgono le vecchie care abitudini. 
In generale, e non solo nel suddetto caso, la gente italica si caga addosso, e quindi prende nuove abitudini solo per cagarsi meno addosso. Ma sempre comodamente.
Perché io, persona tra i 20 e i 60 anni, in salute, da sola, dovrei affaticarmi a prendere una bici, un monopattino o un mezzo anche vagamente ecologico e poco ingombrante, quando posso spostarmi di quei 2-3-4-5 km con un bel SUV roboante, facilissimo da parcheggiare? Di sicuro non prendo più i mezzi pubblici, c'è il covid. Preferisco starmene dentro un mezzo privato inquinante, ignorando il fatto che quando scenderò - perché scenderò, prima o poi - e respirerò - perché respirerò, a meno di non diventare anfibio o anaerobico per effetto delle mutazioni climatiche e genetiche - inalerò un'aria così inquinata da favorire la trasmissione dello stesso covid che voglio evitare (e anche di un sacco di altre problematiche probabilmente peggiori). 
Sì, perché un altro problema della gente italica, incurabile con lasik prk e che più ne ha più ne metta, è la miopia. Probabilmente a furia di guardare i cellulari, ci si è abituati a non vedere più in là del proprio naso, in termini fisici e temporali.  Se evito il covid spostandomi in macchina invece che in metro mi sento bene. Finisce lì. L'orizzonte di ragionamento rasenta il mio ombelico. 

Ma sì, va bene così.
Che almeno, se non si prendono un tumore ai polmoni, i ciclisti e monopattinatori riescono a spostarsi sulle numerose e meravigliose piste ciclabili cittadine, anch'esse protagoniste di una fine cernita volta all'autoeliminazione della specie umana. 

lunedì 20 settembre 2021

Antico flagello urbano

Da quando ho comprato il monopattino elettrico, mi sento benissimo.
Ho fatto qualcosa di socialmente utile, tanto che ho usato il bonus mobilità, e adesso mi sento parecchio figo perché sfreccio in città senza inquinare. 
In più non sudo. Finiti i tempi in cui arrivavo in ufficio madido, sia quando avevo usato una bici, sia quando ero andato a piedi, sia dopo che mi ero strofinato come in un rave berlinese contro miriadi di esseri umani sudati (e adesso forse anche covidosi) in un autobus.
Adesso arrivo bello fresco al lavoro, piego il mio monopattino e lo parcheggio non in un parcheggio carissimo in zona blu, ma direttamente nel mio ufficio. 

Il vero flagello delle città, però, sono le biciclette. 
Una volta la città era fatta per le macchine. 
Adesso è fatta per le macchine e per i monopattini. 
In mezzo, si sono infilati tutti 'sti ciclisti che pretendono di essere un po' macchine, un po' pedoni, un po' monopattinatori. Ovunque siano, su strada, su pista ciclabile, su marciapiede, sono prepotenti. Passano a folle velocità fregandosene di tutto. Poi adesso sono anche elettrici, ché il motore li spinge fino ai 25 all'ora, e poi danno due pedalate mosce e sono già ai 30. Noi, invece, oltre la velocità prevista, non andiamo. Noi siamo disciplinati. Loro sono protetti dalla bolla di anarchia in cui hanno volteggiato per decine di anni, bolla in cui quasi nessun vigile ha osato redarguirli, perché non inquinavano.

Ma adesso siamo arrivati noi: non inquiniamo nemmeno noi (soprattutto quando scendiamo dal mezzo, ché il ciclista tipo in ufficio puzza come un topo bagnato), ingombriamo meno, non andiamo troppo veloci, siamo il top. 

Secondo me, in città, dovrebbero lasciare spazio solo ai monopattinatori e ai mezzi motorizzati - magari elettrici -solo se devono trasportare oggetti pesanti o bambini o disabili. 

Le bici, le abolirei: troppo pericolose.
Del resto, lo dice anche una statistica: se non ci credete, leggetevi questo post

venerdì 17 settembre 2021

Flagello urbano elettrico

In tutte le città è stato introdotto un nuovo flagello, oltre ai preesistenti: il monopattino elettrico. 

Ok, è stato promosso come mezzo  non inquinante: del resto, con l'orizzonte temporale con cui il cittadino 3.0 ragiona, pensare allo smaltimento della batteria presume una profondità di pensiero che non fa parte del nostro tempo. Ma ragioniamo con miopia, e putiamo caso che non si inquini. Perlomeno non si inquina subito, cosa che motorini, automobili e co. fanno. 

Veniamo alla sicurezza. In assoluto sembrerebbe un mezzo sicuro.
Questi sono gli incidenti in Italia nel 2021:

Io, sul monopattino, ci sono salita e mi sento più tranquilla sulla mia fedele bicicletta. A parte la padronanza nella guida del mezzo, che dipende certo dall'esperienza, sul monopattino c'è pur sempre essere umano sparato ai 25 all'ora su una base su piccole ruote. Bisognerebbe osservare i valori qui forniti su una base di dati omogenei, ma chi usa la statistica per convincere qualcuno non lo fa quasi mai.
Quante macchine hanno circolato nel 2021 in Italia? Quante biciclette? Quanti monopattini?
Certo, il fatto che Morgan e molti altri (ma soprattutto Morgan) si siano capottati non viene considerato statisticamente rilevante come il dato sui decessi. Del resto, hanno avuto quasi tutti culo e non sono nemmeno morti, a parte uno. 
Dal grafico non emerge nemmeno un altro dato: quanti incidenti e morti di gente su altri mezzi è stata causata da qualche monopattinaro elettrico, insinuatosi e sfrecciato in luoghi che noi umani non potremmo nemmeno immaginare fino a pochi secondo prima dell'impatto, con la destrezza che solo i giovani incoscienti possono manifestare, mentre armeggiano tra Tiktok e Instagram durante la guida dei suddetti mezzi. Spesso costoro lasciano dietro di sé una scia di morti e incidenti che ignorano totalmente, perché, nei numerosi casi in cui scampino all'impatto con la tipica fortuna del principiante,  l'attenzione, come in ogni momento della loro vita, è catalizzata al 95% dall'uso compulsivo dello smartphone.

Ma il punto che mi sta VERAMENTE  a cuore è questo: perché armarsi di monopattino per effettuare spostamenti che si potrebbero fare tranquillamente con una bicicletta muscolare o con un monopattino a spinta umana? Perché c'è gente che, armata di borsone, va in palestra con il monopattino, e poi magari si mette a pedalare sulla cyclette? 
E' forse per non sudare? Per arrivare in palestra puliti e profumati e attivare le ghiandole sudoripare solo negli indumenti predestinati al duro incarico di assorbire liquidi maleodoranti? 

Insomma, per riassumere: il monopattino elettrico 
  • potrebbe essere inquinante, 
  • spinge a una pigrizia estrema perché la gente pigra che lo usa non fa nemmeno quei quattro passi che farebbe dal parcheggio di un altro mezzo al luogo da raggiungere, 
  • ha una pericolosità da definire, ma che sarà chiara solo tra un po' di tempo. 
  • E costa molto caro.
Ma compratevi a 50 € un bel catorcio di bici in qualche mercato, ché non inquina per nulla, vi tenete in forma a gratis e la pericolosità del mezzo è già completamente confermata. 

Andate sul sicuro, rischiate la vita su un mezzo centenario!

lunedì 13 settembre 2021

Esercizio di tolleranza

Sei in macchina che guidi e ti trovi di fronte, in una strada a senso unico, una in bici. Guarda davanti a sé, sorniona e nascostamente colpevole. Ogni tanto ti dà un'occhiata per assicurarsi che tu non abbia in mente di stirarla. E pensi: "ciclista idiota, cosa passa di qua contromano".

Ma il giorno dopo sei in bici, e sei tu la ciclista che va contromano, magari per evitare di fare il giro di quattro isolati per raggiungere il portone di casa. Sai di essere colpevole, che avresti dovuto fare il giro di quattro isolati, e allora guardi davanti a te, sorniona e nascostamente colpevole. Ogni tanto dai un'occhiata all'automobilista per assicurarti che non abbia in mente di stirarti, e lui ha proprio la faccia di quello che ti stirerebbe molto volentieri, senza passare da lavaggio e centrifuga. E allora pensi: "Automobilista idiota, cosa gli cambia se si fa un po' da un lato, ché tra l'altro ai ciclisti è spesso permesso andare contromano, ed è inutile che ti dipinga in faccia quel senso di fastidio".

Poi ti ricordi che il giorno prima eri tu quella in macchina con il senso di fastidio.
E così morigeri tutti i punti di vista, quello dell'automobilista e anche quello del ciclista. 
Perché il modo migliore di morigerare il tuo punto di vista è provare quello dell'altro. 

Quindi, gente, provate tutti i mezzi di trasporto: 
bici 
piedi 
motorino 
scooter
camion 
macchina
slittino 
moto d'acqua 
motonavetta
sci 
tuktuk
autobus
elicottero
piroga
nave
metropolitana
drone
mongol-fiera
automobilina a pedali
go kart
monopattino
Roomba
cavallo
Per alcuni dovrete essere a Venezia al mare o in una città molto piovosa
Per altri deve nevicare 
Per altri ancora dovrete avere ossa cave e leggere e corpo contorsionistico
Ma più ne userete più farete esercizio di tolleranza.