LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 5 maggio 2021

Fortunati


Corri nel parco.
Vicino a te scorrono alberi, persone, fiume. 
Imbocchi il sentierino nel prato, il solito, quello di terra battuta, stretto che a metterci entrambi i piedi ti pare di dover cadere. 
Ti concentri per ordinare una falcata dietro l'altra, in un gioco di equilibrismo. 
Avverti una presenza sul percorso, un po' sfasata, che ti lascia mantenere la traiettoria. 
Sollevi lo sguardo dalla terra battuta e lo vedi.
E' un vecchietto distinto, la camicia azzurra con le maniche lunghe. 
Anche i suoi occhi dietro le lenti degli occhiali sono azzurri, come la mascherina. 
Giureresti che lì dietro ci sia un sorriso. 
Allunga un braccio verso di te. 
Osservi strizzando gli occhi mentre arrivi veloce. 
Tra il pollice e l'indice stringe un quadrifoglio. 
Rallenti.
Conti.
1, 2, 3, 4. 
Sì, è proprio un quadrifoglio.
Lui non si muove, rimane lì con il braccio proteso verso di te.
Tu gli dici: "E' un quadrifoglio", mentre la tua corsa arriva a lui, lo sorpassa.
Non lo tocchi, il quadrifoglio.
Ma lui te lo stava regalando? Dovevi prenderlo?
O te lo mostrava? Per farti capire che era fortunato?
O voleva spartire la fortuna con te?

Poco importa.

Ogni volta, su quel pezzo di sentiero, ti sentirai fortunato. 

lunedì 26 aprile 2021

Sfilata urbana pandemica

Uno esce di casa, magari per andare al lavoro, magari per andare a trovare la nonna centenaria. 

Per l'occasione, toglie la seconda pelle di tuta e si veste da persona sociale. 
Più uno è stato rinchiuso per motivi vari (tipo smart working, isolamenti vari, altri della famiglia che facevano la spesa, ecc), più tende a reputare anche una passeggiata sul marciapiedi lunga 400 m un'occasione tipo serata di gala.

Emozionato, si lava, si sistema, si profuma, mette una bella mise studiata e esce finalmente, abbagliato dal sole di cui non ricordava più calore e luce. 
Cammina sul marciapiedi e nota con soddisfazione che, nonostante l'adipe accumulato nel letargo codivico 2020-21, tutti lo guardano. 
Procede con crescente spavalderia, sentendosi ammirato e osservato. 
Ha tutti gli occhi puntati su di lui. 
"Wow, faccio ancora faville! Sono ancora seducente! Mi guardano tutti, sia quelli attirati da me, sia quelli che mi ammirano e vorrebbero avere il mio stile!"

A metà dei 400 m, si accorge che, emozionato com'è, ha dimenticato di mettere la mascherina. 
Si ferma di botto. 
La indossa, tutto imbarazzato. 
Continua la sua camminata.

Nessuno lo guarda più.

venerdì 16 aprile 2021

Perché i perché?

Vorrei condividere con voi altri attimi di gioiosa (nemmeno troppo) stupidità vissuti nell'ospedale del post precedente.

Avevo prenotato una visita per una mia malattia che da anni tutti i medici mi dicono di curare con medicinali XY che non fanno proprio benissimo per altri 345 aspetti e hanno come controindicazioni comuni il peggioramento della malattia stessa che dovrebbero curare. 
Insomma, medicinali  che garantiscono di avere clienti fidelizzati a vita. 

La prenotazione risaliva a circa un anno prima, con i tempi del SSN, ed era dettata dalla curiosità destata da alcuni articoli su trattamenti nuovi meno dannosi. 
Trattandosi di prima visita con SSN, dopo avermi pesata e misurata in altezza con giaccone, stivali con i tacchi e faldone pieno di fogli e cartelline in braccio, dopo una coda di due ore e mezza per accedere a una rilevazione con un macchinario che...ops, ci siamo sbagliati, sulla sua impegnativa non c'è il codice, assurgo finalmente all'agognato studio medico dove mi riceve una giovanissimissima dottoressa (o specializzanda). Raccoglie il mio racconto della malattia dalla nascita ad oggi, quindi le si imballa tutto e riraccoglie il mio racconto della malattia dalla nascita ad oggi, chiedendomi di parlare lentamente e fare lunghe pause se no non riesce a scrivere.

Permango nell'ospedale da circa 5 ore. 

Alla sesta ora, credo di avere il miraggio di un'altra giovanissima dottoressa (o specializzanda) che si unisce all'altra. Non è un miraggio. Esiste. Confabulano.

Io, arrivata alla fine della storia, fiduciosa nella giovinezza  e presunta innovatività delle dottoresse, pongo la mia domanda: "Vorrei sapere quali sono le cause della mia malattia, e in più vorrei evitare il medicinale XY, che prendo in quantità bassa o nulla e che mi fa effetto ma è dannoso. Ho letto gli articoli t, z, e q che parlano di...".
Le giovanissimissima e giovanissima mi fermano e mi dicono: "Ok, allora prenda massicce quantità del farmaco XY per tutta la vita, più massicce quantità del farmaco ZT contenente massicce quantità di principio attivo dell'XY, e aggiunga questo altro medicinale ][ndr: sempre avente come controindicazione il peggioramento della malattia che dovrebbero curare] una volta al giorno".
Io ribatto che ho prenotato la visita per cambiare cura, per capire da dove abbia origine la malattia, dato che in famiglia nessuno ce l'ha e non ho fattori che la predispongono. Accenno che magari potrebbe essere psicosomatica. 
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".
Noto, nel frattempo, che non mi hanno nemmeno visitata: "Ma non mi visitate nemmeno?"
La giovanissimissima mi fa una superficiale indagine e poi dice: "Mah, io qui non rilevo le caratteristiche della malattia".
Io rispondo che però me la sento in quel momento, e che se loro non la rilevano, mi sembra strano che mi diano la cura per una cosa che non rilevano.
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".
Ribatto: "Ma scusi, questo medicinale spegne i sintomi, ma non cura le cause".
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".

Ok. Quindi continuo a curare sintomi di una malattia che non so da dove provenga e di cui non conosco le cause, di cui i medici non sanno da dove venga e non ne conoscono le cause, ma vivono sereni lo stesso, appioppando medicinali anche senza visitare le persone. 

I medici sono le persone che studiano più anni in Italia. 
A 30 anni ancora sono lì che studiano.

Poi penso alla scuola.
A come funzionano i programmi scolastici.
A come si insegna nella scuola. 
All'amore della maggior parte degli studenti per l'apprendimento di meccanismi, di cose da memorizzare, e soprattutto per l'evitamento del pensiero, del ragionamento, dei collegamenti e del chiedersi il perché delle cose. 

Il perché delle cose non è indispensabile, nella vita. 
I meccanismi invece sì. 
Fondamentali, nella nostra società. 

mercoledì 14 aprile 2021

E viceversa?

Visita in ospedale in tempi di moderata pandemia.

Si deve prevedere il triage per il COVID: trattasi di stanzetta vicina all'ingresso con tante sedie, tutte occupate o quasi, e un sacco di gente in piedi davanti alla porta che cerca di carpire informazioni invano. 
In mezzo a quelli in piedi, due dipendenti di mezz'età, donne, gridano come pazze, apostrofando tutti coloro che, disorientati, arrivano direttamente da fuori. 
"Dovete sedervi, dovete togliervi di mezzo! Compilate i fogli per il COVID! Perché non capite nulla mai?" 
A quelli che, vedendo moduli mezzi compilati a biro, chiedono chiarimenti, rispondono con voce tonante "E certo che sono quelli, li abbiamo già compilati mezzi noi per agevolare, volete che ve li firmiamo anche? E poi qualcos'altro?" 
Alcune vecchiette, dopo aver chiaramente dichiarato di essere disorientate ed esser state trattate da idiote, sono sull'orlo delle lacrime. 
Noto il cartello:


Ma un "e viceversa" starebbe molto male?

domenica 28 marzo 2021

Lo spettacolo della nonna

C'è questa nonna che ricorre nel blog da circa 14 anni (già, perché un mese fa Spigoblog ha compiuto gli anni e non mi sono nemmeno ricordata di fargli gli auguri). Nel tempo, mentre io le dedicavo questo, questo, questo, questo, questo e questo, e anche altro, lei è invecchiata.

Prima aveva 77 anni, poi uno in più, poi ancora altri in più, e siamo arrivati ad ora che ha 91 anni e rotola soavemente verso il decollo finale. 
Considerati il tempo covid da dedicare alla meditazione sul trapasso e il suo modo di essere, ne ha studiate già di tutti i colori. 
L'altro giorno mi ha detto che avrei dovuto ricordarmi io di lei, perché da morta non era sicura che si sarebbe potuta ricordare lei di me (breve divagazione verso l'ateismo). 
Un'altra volta mi ha detto viaggia solo, che io ho viaggiato poco e adesso non posso più fare viaggi se non il grande viaggio finale (breve divagazione verso "Final destination 91"). 

Quando riesce ad alzarsi dal letto, la prima cosa a cui si dedica sono le pulizie. 
La sua vita è pulire la casa tuti i giorni. 
Se le telefoni dice che è così stanca e prossima alla morte che non riesce a parlare al telefono. Poi le chiedi cosa stia facendo e ti dice che sta lavando a mano tutte le tende. 
Se ieri è venuta la donna delle pulizie, e la nonna è stata a letto tutto il tempo, oggi si alza solo per ripulire da capo, perché ieri era un altro giorno. 

La cosa incredibile è la lentezza con cui si appende al manico della scopa, che non si capisce se è lei a sorreggere lui o viceversa, si tira su tutta storta, una spalla su, una giù, e inizia a muovere lo strumento in modo del tutto impercettibile. 
Anche la parlata è resa lentissima dalla vecchiaia e dai numerosi acciacchi, e si manifesta in modo reattivo solo con dei NO improvvisi e disperati quando il suo occhio catarattico ma acuto osserva che stai facendo qualcosa di inaudito, tipo cercare di scopare tu al posto suo, o aprire un'anta toccandola per la maniglia dalla parte visibile ("Le maniglie si toccano da dietro, così non rimangono le ditate!").
L'udito, praticamente del tutto assente, la immerge in un mondo fatato, in cui è lei che crea quello che le viene detto e i motivi per cui non lo sente davvero ("Io l'educazione te l'avevo insegnata, ma niente da fare: non si parla con cose davanti alla bocca, e tu ti presenti qui con sto pannolino bianco in faccia e non te lo togli! Vergogna! Così non sento niente!" ). 
Tu, adulto in salute, davanti a questo piccolo e fagottoso concentrato di testardaggine e autodeterminazione, non puoi fare altro che stare a guardare, assecondando i ritmi, stupendoti con lei per il fatto che, muovendo faticosamente le setole della scopa in uno spazio un po' più largo tra due listelli di parquet, estragga polvere che nessuna donna delle pulizie avrebbe individuato. "Hai visto tua nonna, cosa scova? E che lavoro fatto con i piedi dal parchettista?"
In un tempo che non è più tempo, la segui nelle sue faccende, la vedi stendere una gonna resa pesantissima dall'acqua che la intride perché ha voluto lavarla a mano e stenderla così, "almeno poi non devi stirare", allungando il corpo osteoporotico verso l'angolo più lontano della ringhiera, "lì c'è il sole". 
La vedi mettere un piatto di ceramica in forno a 250 gradi, ma non puoi fermarla, dicendole che se lo dimentica esplode. "Sono 80 anni che lo faccio e sono ancora viva, anche se per poco". Dimenticherà la porta del forno aperta, e si ferirà lo stinco passando. Del resto, sono 10 anni che lo fa ed è ancora viva, anche se per poco. 

E così, stai lì, assisti, rallenti, assecondi, taci.
Anche se parli è come se tacessi. 
Assisti allo spettacolo della nonna, anche se per poco. 

venerdì 19 marzo 2021

Ogni volta


Io, ogni volta che vedo qualcuno con una mascherina nera, sono pronta a sentirmi dire "Mani in alto, questa è una rapina!"

martedì 16 marzo 2021

L'arte altamente spirituale del potenziamento della resistenza al potere centripeto del caos


Quando si è in convivenza con qualcuno, che si tratti di coinquilini, coppie, famiglie, si è confrontati, con intensità crescente in ordine di progressione del suddetto elenco, alla necessità di incastrare in modo armonioso le proprie prestazione casalinghe, preservando la serenità dei presenti. 

Ognuno è bravo o meno infastidito nel fare qualcosa, ma al tempo stesso è importante che tutti sappiano fare più o meno tutto, nel caso in cui venga meno la prestazione d'opera di altri componenti. 

Si possono seguire varie strategie, tipo i turni settimanali, la collaborazione, i giorni prestabiliti, e altre aventi come limite solo la fantasia umana. 

A me piace la teoria della resistenza differenziata al potere centripeto del caos. 

Tu ordini, e la casa torna in disordine.
Tu butti la pattumiera, e la pattumiera si riempie di nuovo.
Tu togli la polvere, e la polvere ritorna. 
Tu cambi le lenzuola sporche, e loro si risporcano.

C'è gente per cui i suddetti passaggi sono velocissimi, altra per cui sono medi e altra ancora per cui si tratta di cicli paragonabili alle ere geologiche. 

Mentre per i primi le lenzuola sono da cambiare ogni giorno, per i secondo magari si cambiano una volta al mese. I terzi, dopo un anno, quando vedono la loro sagoma stile sindone, iniziano a chiedersi se sia necessario pensare a un cambio lenzuola. Dopo sei mesi vanno a comprare il detersivo. Magari dopo due cambiano effettivamente le lenzuola. 

E' molto chiaro a tutti, quindi, che una convivenza vincente necessita di una compilation di resistenze al potere centripeto del caos molto ben accessoriate. In questo modo, colui che ha meno resistenza in un ambito provvederà a quello, mentre quello che ha meno resistenza in un altro ambito si occuperà di quell'altro. 

Il caso a me molto caro in cui uno ha resistenza bassissima a tutto e altri altissima a ogni cosa potrebbe creare una vaga frustrazione nel primo componente, anche se per tutti gli altri si tratta della situazione perfetta. 
Ma pure in questa casistica, è rapido cambiare il carico di incombenze.
Basta che il primo componente coltivi l'arte dell'attesa. 
E ringrazi con enorme riconoscenza tutti gli altri per questa importantissima lezione spirituale.