LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

sabato 30 marzo 2019

Il mio vento

C'è un vento che mi fa male:
laringiti sinusiti torcicollo.
C'è un un vento che non mi fa nulla,
anzi.
Forse mi fa bene.

Il vento che mi fa male
è quello che comunemente chiamiamo vento.
Quello che mi fa bene è quello
che mi creo da sola.

Il vento normale mi colpisce
che io sia ferma o che mi muova,
mi sbatacchia a caso,
arriva da direzioni diverse,
è avverso
a men che non mi muova
alla velocità e nella direzione
del vento.

Il vento che mi creo
c'è solo quando io mi muovo contro l'aria ferma,
me lo becco solo in piena faccia,
tira sempre in senso contrario al mio.
E' il mio vento.
Non mi fa mai male.

mercoledì 27 marzo 2019

I'm very happy because...

C'è questo libro che ha giaciuto nella mia libreria per un bel po', nell'area in cui metto saggi, manuali, eccetera.
Un giorno l'ho estratto e ho guardato la copertina: sembrava proprio un manuale di self help.
L'ho messo via.
Poi però l'ho ripreso, dandogli il beneficio del dubbio, e ho iniziato a leggere.
Sorpresa delle sorprese, c'erano dentro interessanti informazioni sul cervello, su come la neuroscienziata autrice del best seller ritiene (anche con dati dedotti da ricerche) si possa potenziare e usare al meglio.
Per un po' uno dice apperò, figo sto libro, molto interessante, una specie di "manuale delle neuroscienze per negati".

Insomma, i sentimenti per il libro sono molto altalenanti.

Ma l'altalena non finisce qui.

Probabilmente per essere più accattivante agli occhi dei lettori americani, il tutto si presenta come lo sviluppo della vita di questa Wendy Suzuki, che parte come una grassa e sfigata neuroscienziata americana di origini orientali, per poi finire dipingendosi come una superdonna che ha tutto nella vita.

Che già lì, uno dice: ma non poteva darmi le informazioni senza erigersi a modello assoluto?

Ma c'è una cosa che mi sfugge.
Per tutto il libro, lei cerca un uomo.
Tra l'altro sempre con siti di incontri.
Pur avendo una vita sociale pazzesca.
Per tutto il libro non trova un uomo.
Non uno che le vada bene. Così dice.
Nessuno va bene.
Nemmeno quelli fighissimi, intelligenti, siprituali, artistici.
Non vanno bene.

Conclude il libro scrivendo che adesso è il massimo dei massimi che poteva desiderare nella vita.
Che il suo cervello è al top e influenza l'altissima qualità della sua vita.

Ora, però, l'uomo mica l'ha trovato.

Le opzioni sono:

  1. ha tenuto l'uomo da parte perché deve scrivere il best seller continuazione del primo, magari una roba intitolata "Happy heart"
  2. ha capito che l'uomo avrebbe cagionato un raggrinzimento del suo cervello, fino a raggiungere le dimensioni di un'uvetta secca
  3. non ha capito niente. Il che fa venire nuovi dubbi sulla qualità del suo libro e sull'evoluzione reale del suo cervello (sempre che per tutto basti il cervello). E così il cerchio si chiude. 

sabato 2 marzo 2019

Utilità marginale

A volte, nella vita è più facile fare che studiare.

C'è una gelateria, anzi, più di una, che fa l'all you can eat.
Vuol dire, come per tutto, che ti siedi e mangi finché non scoppi (o saggiamente dici basta prima di esplodere).

Ora, personalmente, trovo che l'all you can eat di gelato sia secondo solo a quello di pizza in quanto a difficoltà di ammortamento.

Arrivi lì, magari in una giornata tiepida o addirittura calda, e ordini il famigerato ayce.
Già, se c'è gente, inizi a sentirti osservato.
Poi puoi prenderla bene (madoh soo ffigo, batto il record) o male (oddio mi prendono per bulimico, instabile psicoemotivamente, e robe così).
Ti siedi, con un bel libro, e se sei avvezzo, anche con uno o due plaid piegati sulla sedia a lato.
Inizi a ordinare cose, cercando di fare il calcolo.
 A Torino ce n'è uno a 12 €, ad esempio.
A 4 € di consumazioni inizi a battere i denti e a sentirti sazio, anche perché hai centellinato il tutto godendoti la lettura.
Sei sotto di 8 €.
Il gelataio ti dice che c'è gente che è arrivata a 80 € di spesa da sola: capisci che non batterai mai il record, che forse non sei bulimico ma probabilmente vomiterai lo stesso.
Tremi.
Ma ordini.
Fai uno studio delle coppe più care, per poter arrivare in fretta al punto di superamento della spesa.
La coppa da 3 € che hai ordinato è colossale, ti sta davanti freddissima e coperta di panna.
Hai i denti ghiacciati.
Ogni cucchiaino che metti in bocca è una frustata di ghiaccio.
Ma devi resistere.
Anzi, dopo devi ordinarne un'altra, magari con il caffè per tirarla giù.
E arrivi solo a 9 €.
Ti avvolgi in una coperta.
Anche la coppa con il caffè ha tantissima panna sopra. Scavi per trovare il caffè, ma è in quantità omeopatica.
Ormai di quelli che ci sono intorno non ti interessa più. La vista periferica è sfocata.
Ogni boccone senti il conato di vomito che arriva.
Ma dopo quella coppa, ordini una serie di frullati alla frutta per giungere alla cifra che avresti pagato senza l'ayce.
Noti con disappunto che i frullati di frutta sono più freddi delle nauseanti creme e della panna.
Non serve nemmeno avvolgersi nella seconda coperta.
Sei in ipotermia.
Quando arrivi a 12 €, ordini una coppa baby alla fragola da 1 €, tanto per fare il sorpasso.
Non riesci a afferrarla.
Hai la mano rigida e bluastra.
Ti dici che non ripeterai mai l'esperienza.

Ma quando insegnerai l'utilità marginale a scuola, la farai fare ai tuoi alunni, come viaggio d'istruzione.

lunedì 11 febbraio 2019

Echi di buona giornata

Al Valentino una volta, prima dell'ultima inondazione, c'era sto barcone di cui ho parlato, un barcone ancorato su cui si facevano feste e che aveva una scritta appesa, "Buona giornata anche a te".
Ogni volta che c'era un'inondazione veniva risistemato.
Dopo l'ultima, invece, non più.
Semplicemente, al posto suo c'è il Po come in qualsiasi altro punto.

Adesso si passa da lì e a malapena ci si ricorda che c'era il barcone.
Ma quando lo si ricorda, allora viene in mente il "Buona giornata", e ci si dice da soli "Buona giornata", come quando ce lo diceva il barcone, e si rimane contenti uguale.
A volte ci si concede licenza poetica e ci si dice anche, a seconda del momento in cui vi si passa, "Buon pomeriggio", o "Buona serata", e via ad essere tutti contenti.
Poi si pensa che c'era tanta gente che passava di lì e leggeva, e allora si inizia a dire agli altri buona giornata, o buon qualcosa, magari anche non proprio in quel punto, magari non proprio in quel momento.
Ma lo si fa.
E tutti rimangono più contenti,
anche se il barcone non c'è più.

mercoledì 6 febbraio 2019

Collimazioni rare, quasi nulle

Nella vita le cose raramente collimano.

Ma vedere che nemmeno i due libri di Francesco Piccolo, "Momenti di trascurabile felicità"e "Momenti di trascurabile infelicità" collimano, manco nella libreria, non so se sia un momento di trascurabile felicità o un momento di trascurabile infelicità.

lunedì 4 febbraio 2019

Perché sono qui oggi? Beh.

Ero lì che correvo davanti a un parco recintato, e con la coda dell'occhio ho visto un tizio che si stava facendo un video-selfie con il cellulare, e diceva: "Perché sono qui oggi? Beh".
E interrompeva.
Poi riprendeva e ridiceva: "Perché sono qui oggi? Beh".
E di nuovo interrompeva.

Siccome quando uno corre passa veloce, sono passata veloce ed ero già quasi oltre, con una tentazione micidiale di fermarmi e dirgli: "Perché sei qui oggi?", ma sembrava brutto, perché in questa società virtual-social, uno sconosciuto che ti parla per strada sembra un pazzo, poi così, senza un perché. Insomma, il perché ci sarebbe anche stato, era sapere perché il tizio fosse lì quel giorno.
Ma allora tanto valeva chiederlo a tutti, anche alle vecchiette che si sistemano sempre sul cavalcavia nebulizzato di polvere di ferro originata dallo stridore di ruote di treni e rotaie, a due metri da macchine incolonnate ferme a motore acceso: ci sarei passata dopo poco,e le avrei viste lì, con tanto di paraocchi per prendere il sole e giornali da leggere (non si sa come, con il paraocchi), come se stessero in spiaggia ad agosto mentre invece sono in un posto trafficatissimo inquinatissimo grigissimo in mezzo a Torino.

E allora non ho chiesto a nessuno perché fosse lì quel giorno.

Poi sono tornata a casa e mi sono pentita amaramente.

Ché ho passato il resto del tempo a chiedermi cosa facesse lì quel tizio quel giorno.

Alle vecchiette, invece, potevo sempre chiedere un'altra volta.

giovedì 31 gennaio 2019

To fall

Sei in ambiente lavorativo che cazzeggi alla grande, in una pausa, e ti si avvicina una delle innumerevoli colleghe, una donna simpatica sulla cinquantina.
Non si sa come, né perché, vi mettete a parlare di cadute rovinose.
Lei inizia a raccontarti di quando, a 15 anni, d'estate, scendeva dal paesino in motorino perché aveva tutto un gruppo di amici con cui si vedevano, e in questo gruppo d'amici c'era anche il suo fidanzatino dell'epoca, e quindi, anche se odiava il motorino, lo usava tutti i giorni.
E tu immagini questo clima bucolico-campestre estivo, con il paesello sulla collinetta, e non sei più al lavoro ma lì, che sorvoli un paesaggio creato da te su suggestione altrui.
E vedi la collega giovane e spensierata, che si veste tutta perché ha freddo, non mette il casco perché ancora non è obbligatorio, e, tutta intirizzita, animata dall'adrenalina di vedere questo fidanzatino, si precipita sulle stradine terrose, si capotta in un campo di stoppe di meliga, che fanno ben male, tutte così puntute. Poi si alza, vede che nonostante tutto è solo bozzoluta pallida e tremolante ma non si è fatta nulla di definitivo, prende il motorino tutto scassato, e si avvia verso il fidanzatino perdendo pezzi per strada.

E in tutti questi discorsi e profusione di immaginazione idilliaca, ti sorge una domanda assurda:
"Ma il fidanzatino di allora è il marito con cui hai avuto una profusione di figli che ormai sono già all'Università?"

Ti dici che la domanda è assurda, che non può essere un idillio tale.

E poi lei ti dice "E ancora adesso lo racconto ai miei figli, che mi sono capottata in motorino in un campo di stoppe mentre mi precipitavo dal loro papà".

E allora realizzi che è davvero un idillio tale.

E che sì, si può.