giovedì 10 maggio 2018
W i vecchi dentro
Si parlava attorno ad un tavolo e tutti insistevano a dire che erano ok, con una quarantina d'anni fuori, ma giovani dentro.
Sembrava davvero una figata, essere giovani dentro, nonostante la discesa delle facce rispetto alle orecchie, come testimoniano quelle pieghe a fianco del trago.
Ma se uno è vecchio fuori e giovane dentro, è poi così figo?
Io preferirei essere giovane fuori e vecchia dentro, a dire il vero.
Ché essere vecchi dentro vuol dire che si è già passato un sacco di tempo a capire/sentire cose che da giovani non si erano capite/sentite, a indagare su se stessi e sugli altri e su ciò che sta intorno, e io mica vorrei essere ancora giovane come ero giovane quando avevo vent'anni.
E' un po' come quando invece che dire vacca si dice mucca o bovino femmina perché vacca non è politically correct.
Io dico che al posto di saggio o vissuto o maturo va benissimo vecchio, che non deve per forza essere lo scazzato, ignavo, reazionario che intendono quelli che si declamano giovani dentro - non è che poi, proprio in modalità anti-vecchiaia, si rivelano immaturi? -
E' bello essere vecchi dentro.
Molta gente vecchia fuori è ancora troppo giovane.
Dentro.
E ne va fiera.
venerdì 4 maggio 2018
Essere lì
Quando uno si prodiga a comunicare, e ci tiene, e si sente entusiasta, ma sembra che all'interlocutore non interessi una cippa, magari arriva a chiedergli perché, nonostante il menefreghismo, continui a rispondere.
Può capitare che si senta dire "Perché sei qui" nel caso in cui siano fisicamente uno di fronte all'altro, o "Perché sei lì" se il dialogo avviene via whatsapp o altre diavolerie social.
Questa risposta, a primo acchito, potrebbe provocare una siderazione, di quelle che fanno concludere che il suddetto interlocutore sia uno stronzo senza ritorno.
Però, a pensarci bene, è proprio una cosa così brutta dire a qualcuno che si comunica con lui perché è lì?
Se si sottintende perché è lì fisicamente, o virtualmente, e, per educazione, ché i genitori hanno insegnato fin da piccoli che bisogna rispondere alle persone, si deve rispondere, non è il massimo della piacevolezza. Ci si sente all'improvviso un intralcio proprio mentre si era presenti e coinvolti in un dialogo che sembrava qualcosa di bello.
Ma "essere lì" può avere tutt'altra accezione: può voler dire esserci, proprio in quel momento, non essere da nessun'altra parte che lì, e allora non solo non è una cosa che avvilisce, ma è davvero un grande complimento, ché è ben raro che qualcuno riesca a essere lì, nel presente, completamente coinvolto in un dialogo, né assorto in un passato ormai passato, né proiettato verso un futuro non arrivato, e nemmeno assorbito da un altrove.
E se quello che ha detto "Perché sei lì" non lo avesse fatto in piena consapevolezza, probabilmente perché lui, invece, non è lì,
quello che è lì può
estirparlo dal suo grufolare nel passato,
portarlo lì,
proteggerlo da scivoloni nel futuro,
insegnargli che l'altrove può aspettare,
finché lui capirà che essere lì è l'unica cosa da fare.
Se e quando saranno tutti e due lì,
entrambi presenti,
allora sì,
che qualcosa di bello succederà.
mercoledì 2 maggio 2018
Diamoci una sforbiciata
Non so se vi sia mai capitato di tagliarvi le unghie con le forbicine per unghie.
A me è incorso l'increscioso evento in età avanzata: sarà forse per questo che ho avuto notevoli difficoltà.
Sicuramente, l'impugnatura era per destri e io sono mancina, ma, essendo mancina, appunto, di vecchia data, so bene che il verso delle forbici non è un grandissimo problema, perchè basta impugnare al contrario quelle per destri. E se proprio si è mancini fondamentalisti, c'è sempre la versione specifica.
Iniziando con il piede destro e tenendo le forbici rigorosamente con la sinistra, subito mi sono detta "Ecco qua, a essere mancina sono fregata", e intanto le lame tagliavano le unghie che ad avvicinarle a qualsiasi oggetto minimamente filamentoso o lanoso, calze inlcuse, lo avrebbero uncinato con il loro grazioso bordo ondulato, e durante questo processo le altre dita intralciavano il passaggio delle lame. Sull'altro piede il taglio era più agevole per via della mancanza di dita intralcianti, ma le punte andavano ad attaccare ai fianchi il dito successivo, incidendolo che manco Zorro.
Si deduce che la situazione, per un destro, sia del tutto speculare.
Direi che le forbicine siano inadatte sia ai mancini sia ai destrimani (o anche destripedi), e siano fatte per chi vuole i piedi le dita amputate tutte alla stessa lunghezza.
Per apprendiste streghe.
Per tutti gli altri, c'è il tagliaunghie.
A me è incorso l'increscioso evento in età avanzata: sarà forse per questo che ho avuto notevoli difficoltà.
Sicuramente, l'impugnatura era per destri e io sono mancina, ma, essendo mancina, appunto, di vecchia data, so bene che il verso delle forbici non è un grandissimo problema, perchè basta impugnare al contrario quelle per destri. E se proprio si è mancini fondamentalisti, c'è sempre la versione specifica.
Iniziando con il piede destro e tenendo le forbici rigorosamente con la sinistra, subito mi sono detta "Ecco qua, a essere mancina sono fregata", e intanto le lame tagliavano le unghie che ad avvicinarle a qualsiasi oggetto minimamente filamentoso o lanoso, calze inlcuse, lo avrebbero uncinato con il loro grazioso bordo ondulato, e durante questo processo le altre dita intralciavano il passaggio delle lame. Sull'altro piede il taglio era più agevole per via della mancanza di dita intralcianti, ma le punte andavano ad attaccare ai fianchi il dito successivo, incidendolo che manco Zorro.
Si deduce che la situazione, per un destro, sia del tutto speculare.
Direi che le forbicine siano inadatte sia ai mancini sia ai destrimani (o anche destripedi), e siano fatte per chi vuole i piedi le dita amputate tutte alla stessa lunghezza.
Per apprendiste streghe.
Per tutti gli altri, c'è il tagliaunghie.
domenica 29 aprile 2018
Sbocciare castrato
Compilation di case anni '70
piastrellate di diamanti giallo diarrea.
Dai diamanti non nasce nulla,
dal letame nascono i fior.
giovedì 5 aprile 2018
Quante volte ti dà della cretina?
Quello che mi accingo a raccontarvi è sicuramente, come tutte le cose che posto in questo blog, frutto della mia fantasia bacata e qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente causale.
Ero nei cessi di Ikea, dopo una coda apocalittica davanti a porticine in cui rassicuranti frasi dicevano che fosse possibile urinare e defecare davanti al proprio figlio, comodamente seduto su un piccolo trono in plastica in posizione panoramica.
Avevo anche un'eco nella testa che mi faceva pensare di aver letto da qualche parte, mentre espletavo le mie funzioni urinarie, rassicuranti frasi sull'ecologicità degli scarichi e dell'energie elettrica impiegata dal colosso.
Uscendo, avevo abbrancato la maniglia Ikea della porta Ikea e per una frazione di secondo i miei occhi avevano letto - o avevano creduto di aver letto - una frase del tipo: "Quante volte ti dà della cretina?" o "Conta le volte che ti dà della cretina".
Avevo voluto conservare questa onirica sensazione evitando di tornare indietro a verificare quello che credevo di aver letto.
Ma poi, perchè mai dovrebbero aver messo una frase del genere sulla porta di uscita dei cessi Ikea?
Una arriva con il fidanzato a Ikea, tutta contenta perchè sta mettendo su casa con lui, o stanno per sposarsi.
(Questo è uno dei profili più statisticamente rilevanti dei visitatori del negozio).
Già la coda nei cessi non è piacevole.
Se poi ha un figlio, ha già dovuto sottoporsi alle sue occhiate indagatorie mentre faceva qualcosa di intimo, quindi è un po' a disagio. Se non ce l'ha, già il trono plastificato le ha fatto venire pensieri da orologio biologico rotto o troppo avanti o troppo indietro o con la sveglia che ha già suonato invano.
Esce con il pensiero che spenderà fior di quattrini per il suo roseo futuro casalingo, e cosa si trova sull'interno della porta? Una frase riferita a una persona manco indicata con il pronome, ma tanto si capisce che è probabilmente la persona con cui è lì.
Quante volte le ha dato della cretina? Spesso esplicitamente, altre volte in modo subdolo, magari abbracciandola, magari dandole un bacio e compatendola per la sua presunta inferiorità di donna (dato statisticamente probabile dovuto non alle reali doti femminili, ma alle evidenti caratteristiche dell'uomo medio italiano).
E' inevitabile che il cervello della donna, nel nanosecondo in cui, anche solo a livello inconscio, percepisce una frase simile, inizi a elaborare migliaia di scenari passati presenti e futuri.
Ora, i motivi di una frase simile in un luogo simile potrebbero essere:
Non ho osato andare a controllare.
Posso sempre inventarmela.
Ero nei cessi di Ikea, dopo una coda apocalittica davanti a porticine in cui rassicuranti frasi dicevano che fosse possibile urinare e defecare davanti al proprio figlio, comodamente seduto su un piccolo trono in plastica in posizione panoramica.
Avevo anche un'eco nella testa che mi faceva pensare di aver letto da qualche parte, mentre espletavo le mie funzioni urinarie, rassicuranti frasi sull'ecologicità degli scarichi e dell'energie elettrica impiegata dal colosso.
Uscendo, avevo abbrancato la maniglia Ikea della porta Ikea e per una frazione di secondo i miei occhi avevano letto - o avevano creduto di aver letto - una frase del tipo: "Quante volte ti dà della cretina?" o "Conta le volte che ti dà della cretina".
Avevo voluto conservare questa onirica sensazione evitando di tornare indietro a verificare quello che credevo di aver letto.
Ma poi, perchè mai dovrebbero aver messo una frase del genere sulla porta di uscita dei cessi Ikea?
Una arriva con il fidanzato a Ikea, tutta contenta perchè sta mettendo su casa con lui, o stanno per sposarsi.
(Questo è uno dei profili più statisticamente rilevanti dei visitatori del negozio).
Già la coda nei cessi non è piacevole.
Se poi ha un figlio, ha già dovuto sottoporsi alle sue occhiate indagatorie mentre faceva qualcosa di intimo, quindi è un po' a disagio. Se non ce l'ha, già il trono plastificato le ha fatto venire pensieri da orologio biologico rotto o troppo avanti o troppo indietro o con la sveglia che ha già suonato invano.
Esce con il pensiero che spenderà fior di quattrini per il suo roseo futuro casalingo, e cosa si trova sull'interno della porta? Una frase riferita a una persona manco indicata con il pronome, ma tanto si capisce che è probabilmente la persona con cui è lì.
Quante volte le ha dato della cretina? Spesso esplicitamente, altre volte in modo subdolo, magari abbracciandola, magari dandole un bacio e compatendola per la sua presunta inferiorità di donna (dato statisticamente probabile dovuto non alle reali doti femminili, ma alle evidenti caratteristiche dell'uomo medio italiano).
E' inevitabile che il cervello della donna, nel nanosecondo in cui, anche solo a livello inconscio, percepisce una frase simile, inizi a elaborare migliaia di scenari passati presenti e futuri.
Ora, i motivi di una frase simile in un luogo simile potrebbero essere:
- insinuare un dubbio che ingenererà stress, e lo stress, si sa, viene combattuto dalle donne con shopping ossessivo-compulsivo, più consumazione di cibo in quantità inaspettate (quindi aumento degli acquisti e assuzione di dosi di polpette Ikea con salsa di frutti rossi, cheese cake e gelatini gonfiati ad aria bastanti per un intero asilo comunale);
- far sì che si ingeneri una subdola spirale di risentimento nei confronti del partner, ma così subdola da lasciare il tempo di arredare tutta una casa comune, iniziare a viverci, indi riarredare due altre case separate, con conseguente acquisto mobili e consumo polpette triplo rispetto a quello di una coppia felice.
Non ho osato andare a controllare.
Posso sempre inventarmela.
martedì 3 aprile 2018
Il potere dell'abbraccio
Ormai è risaputo, un abbraccio è salvifico.
Ci sono tanti di quei vantaggi in un abbraccio, che conviene abbracciarsi anche se si è meri calcolatori senza cuore (non sono sicurissima, però, che funzioni proprio così, a comando):
Io non sono proprio sicura che un abbraccio valga l'altro. Insomma, quando ci sono i già citati tizi che girano per le città con il cartello "abbracci gratis" non è mica come quando si abbraccia il/la proprio/a fidanzato/a, magari quando scende da un treno o ci sale in una stazione, o al mattino per salutarsi, o come abbracciare i propri figli, genitori, ecc. Ogni abbraccio è diverso, quasi tutti hanno benefici.
C'è però un tipo di abbraccio che non so se sia proprio salvifico.
Anzi, ho dei seri dubbi.
E' quello dei film dell'orrore, dei due che si abbracciano stretti stretti quando si sta per scaraventare su di loro una belva feroce a due teste e 567 denti appuntiti, un'onda anomala, un baobab sradicato.
Loro che fanno?
Guardano la minaccia avvicinarsi e si abbracciano stretti, mentre quella si avvicina ancora di più.
Forse credono che un abbraccio, oltre che un potere psicologico, energetico, neurologico e chi più ne ha più ne metta, abbia anche poteri tipo Hi-man. Che si crei ad esempio uno scudo di luce che resista ad ogni attacco e rimbalzi denti appuntiti, onde, baobab.
Ma lo scudo di luce non si crea, e le coppie abbracciate sono spesso le prime che spariscono nei film dell'orrore. Non si godono nemmeno la sempre fantastica e originale trama del film fino alla fine.
Poi, due che si sono abbracciati e mi hanno lasciata perpessa, sono stati quelli che se ne stavano nelle cabine del Titanic a morire stretti stretti mentre l'acqua saliva loro intorno.
Non so, l'abbraccio sarà anche bello, ma io prima raggiungerei una scialuppa di salvataggio, poi abbraccerei tutti, anche la scialuppa.
Se non ci fosse la scialuppa, farei comunque qualcosa per salvarmi, ad esempio nuotare.
E se per caso stessi affogando, piuttosto che un abbraccio finale, preferirei un'ancora di salvezza.
Magari non in testa.
Ci sono tanti di quei vantaggi in un abbraccio, che conviene abbracciarsi anche se si è meri calcolatori senza cuore (non sono sicurissima, però, che funzioni proprio così, a comando):
Io non sono proprio sicura che un abbraccio valga l'altro. Insomma, quando ci sono i già citati tizi che girano per le città con il cartello "abbracci gratis" non è mica come quando si abbraccia il/la proprio/a fidanzato/a, magari quando scende da un treno o ci sale in una stazione, o al mattino per salutarsi, o come abbracciare i propri figli, genitori, ecc. Ogni abbraccio è diverso, quasi tutti hanno benefici.
C'è però un tipo di abbraccio che non so se sia proprio salvifico.
Anzi, ho dei seri dubbi.
E' quello dei film dell'orrore, dei due che si abbracciano stretti stretti quando si sta per scaraventare su di loro una belva feroce a due teste e 567 denti appuntiti, un'onda anomala, un baobab sradicato.
Loro che fanno?
Guardano la minaccia avvicinarsi e si abbracciano stretti, mentre quella si avvicina ancora di più.
Forse credono che un abbraccio, oltre che un potere psicologico, energetico, neurologico e chi più ne ha più ne metta, abbia anche poteri tipo Hi-man. Che si crei ad esempio uno scudo di luce che resista ad ogni attacco e rimbalzi denti appuntiti, onde, baobab.
Ma lo scudo di luce non si crea, e le coppie abbracciate sono spesso le prime che spariscono nei film dell'orrore. Non si godono nemmeno la sempre fantastica e originale trama del film fino alla fine.
Poi, due che si sono abbracciati e mi hanno lasciata perpessa, sono stati quelli che se ne stavano nelle cabine del Titanic a morire stretti stretti mentre l'acqua saliva loro intorno.
Non so, l'abbraccio sarà anche bello, ma io prima raggiungerei una scialuppa di salvataggio, poi abbraccerei tutti, anche la scialuppa.
Se non ci fosse la scialuppa, farei comunque qualcosa per salvarmi, ad esempio nuotare.
E se per caso stessi affogando, piuttosto che un abbraccio finale, preferirei un'ancora di salvezza.
Magari non in testa.
domenica 1 aprile 2018
Festa di rinascita
Oggi la gente mi dice che Pasqua è una festa di rinascita.
Bella roba, mi dico.
Voi volete rinascere?
Io sto bene essendo nata un bel po' di tempo fa.
Pensate un po' rinascere.
Già bisogna superare nuovamente il trauma di passare in mezzo alle gambe di vostra madre, spostandole le ossa del bacino per far capolino da là in mezzo con tutti che guardano se siete usciti bene.
Poi bisogna reimparare tutto quanto.
Insomma, sono quasi quarant'anni che mi do da fare per imparare cose, saper fare cose, vedere gente, e adesso dovrei festeggiare la rinascita?
A me, di nascita, ne basta una.
Per il resto lascio fare ai soprannaturali.
Bella roba, mi dico.
Voi volete rinascere?
Io sto bene essendo nata un bel po' di tempo fa.
Pensate un po' rinascere.
Già bisogna superare nuovamente il trauma di passare in mezzo alle gambe di vostra madre, spostandole le ossa del bacino per far capolino da là in mezzo con tutti che guardano se siete usciti bene.
Poi bisogna reimparare tutto quanto.
Insomma, sono quasi quarant'anni che mi do da fare per imparare cose, saper fare cose, vedere gente, e adesso dovrei festeggiare la rinascita?
A me, di nascita, ne basta una.
Per il resto lascio fare ai soprannaturali.
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