LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 23 aprile 2014

L'italiano medio s'indigna

C'è questa pubblicità di Kayak che non ho trovato su youtube, e nemmeno sul sito di Kayak, e nemmeno su altri siti. Insomma, sono diventata pazza a cercarla, ma non l'ho trovata, e così dovete accontentatrvi di leggere la mia descrizione, se non l'avete ancora vista in tv.
C'è un tizio a una scrivania che, davanti a un pc, a notte fonda, cerca di comprarsi un viaggio, ma non riesce a decidersi. Una voce in sottofondo dice che il tizio è ancora al lavoro, in ufficio, perchè non conosce Kayak, che gli permetterebbe di scegliere i voli e gli hotel per le sue vacanze in modo molto più rapido.
Ecco, forse questa descrizione non rende l'idea, ma ciò su cui vorrei porre l'accento è: come osano i pubblicitari insinuare che qualcuno possa passare ore al lavoro dedicandosi a cercare su internet fatti propri, come voli e hotel per le sue vacanze? Io non posso credere che l'italiano medio non si sia indignato di fronte a una pubblicità similmente sfrontata, che lo fa passare per uno sfaticato, oltre che per un idiota che non sa usare i siti internet per trovare in  modo ottimizzato ciò che cerca.
So che forse, leggendo questo post, non siete in grado di comprendere appieno cosa intendo dire.
Se vedeste la pubblicità, capireste quanto è umiliato il lavoratore indeFesso che non ruba i soldi al datore di lavoro.
Se solo potesi farvela cliccare...
Purtroppo è da circa 5 ore che la sto cercando su internet inutilmente.
Mi verrebbe quasi da appostarmi davanti alla tv, registrarla, convertirla in *.avi e poi caricarla su youtube per inserirla in questo post.
Lo farei, davvero, perchè voi lettori siete importanti.
Purtroppo qui al lavoro non abbiamo nè la tv nè in videoregistratore.

domenica 20 aprile 2014

Buona Pasqua

Questa Quaresima è stata davvero lunga come una quaresima,
ma adesso che è Pasqua sono felice come una pasqua.

martedì 15 aprile 2014

Gusti gelattici


Uno è sempre lì che cerca, nei gelati, la qualità suprema, l'assenza di grassi vegetali, mono e digliceridi degli acidi grassi, la presenza di ingredienti sani e genuini, naturali.
Uno è sempre lì che cerca, nei gelati, la buona esecuzione. Il gelato migliore è quello al pozzetto, che richiedere una totale freschezza, una costante rimescolata, un cambio dei posti dei pozzetti, insomma tutt'un'arte continua che permetta al gelato di essere ottimo.

Uno, essendo sempre lì a cercare, alla fine trova.
Trova il gelato naturale.
Trova il gelato senza additivi malsani.
Trova il gelato fatto a regola d'arte al pozzetto.

E quando ha trovato uno cosa fa?
Primo, usufruisce.
Secondo, consiglia.

Il fatto è che uno crede che tutti siano come lui. Invece c'è lui e ci sono gli altri, tutti diversi, alcuni simili a lui, altri dissimilissimi.

E così, portando un'intera scolaresca a prendere il gelato naturale, senza additivi malsani, fatto a regola d'arte al pozzetto, con pochi gusti continuamente rinnovati e anche innovativi, cosa si sente domandare?

1) PROF, IO VOGLIO TANTISSIMI GUSTI COLORATISSIMI.
2) PROF, QUESTI NASCONDONO I GELATI. IO DICO CHE E' CATTIVO SEGNO, CHE SONO CATTIVI. VOGLIO ANDARE DOVE SI VEDONO.

E' lì che uno getta la spugna e capisce che se vorrà smettere di fare il precario e vorrà aprire una gelateria, sarà il caso di munirsi di bustine,  preparati e di un largo frigo pieno di vaschette non al pozzetto. Tanto per non ritrovarsi povero in canna a lavorare tantissimo per servire pochi, sfigati prof precari sempre alla ricerca di qualcosa che interessa solo a loro.

martedì 8 aprile 2014

Il CAI non va mai bene per me

Una volta andavo al CAI e mi sembravano tutti trentenni troppo vecchi per andare in montagna ai miei ritmi.
Ora vado al CAI e mi sembrano tutti trentenni troppo giovani per andare in montagna ai miei ritmi.


venerdì 4 aprile 2014

L'insidia del tranello stradale



La vita è dura, ma la segnaletica stradale la rende ancor più dura.
Uno ci si mette d'impegno (più o meno).
Uno può anche essere intenzionato a seguire le regole, nella giungla che ha intorno.
Ma ecco che prende la macchina al mattino per andre a lavorare, ancora intorpidito dal sonnno, istupidito dal torpore, rintronato dalla stupidità, e si ferma a un semaforo dove deve girare a destra. E' rosso. Diventa verde. Se un semaforo diventa verde, uno di solito parte. Idem per il pedone. Ha il rosso, sta fermo. Ha il verde, parte. Peccato che, mentre diventa verde il semaforo del guidatore, diventi verde anche quello del pedone che gli attraversa davanti. Ma PERCHE'?? Perchè quando uno ha il verde deve ricordarsi di frenare al passaggio di pedoni, anch'essi con il verde? Potrebbero mettere un'icona con il pedone attraversante, un lampeggiamento giallo, non il verde! Verde = go! Nel pedone e nel guidatore intorpiditi scatta quel comando, e partono tutti e due insieme. Immaginate il risultato.
Inoltre, se c'è un guidatore intorpidito, ce n'è anche uno agitato, ritardatario, insofferente. Generalmente la successione al semaforo prevede che davanti ci sia il torpido e dietro l'esagitato. Se il torpido avrà quel minimo barlume che gli renderà possibile frenare e aspettare che il pedone attraversi con il suo verde (ché il pedone, comunque, ha sempre ragione, e il verde del pedone è sempre più verde), ci penserà l'esagitato a suonargli con veemenza perchè vada avanti, e piuttosto spiattelli il pedone al suolo, ma gli permetta di partire. Ho visto con queste mie fosche pupille esagitati tamponare APPOSITAMENTE torpidi fermi per l'attraversamento di pedoni.

Non parliamo poi di quando c'è una corsia con il semaforo per andare dritto e una con l'opzione dritto/girare e quello per andare dritto diventa verde prima di quello per girare. Immaginate che uno (magari torpido ma anche no) che deve girare si sia messo davanti a uno che deve andare dritto (magari esagitato). Allo scattare del verde per andare dritto, l'esagitato inizierà a dare di matto, e il torpido ma anche no avrà due scelte. Sbagliare strada consapevolmente o rimanere fermo in attesa del verde per girare. Capita anche che la corsia sia una sola e i due semafori comunque sfasati.


 Immagine di Oliviero Toscani rozzamente modificata dal Fulmicotonato

In ogni caso, se ci sarà qualcuno esagitato e con il suv dietro di voi, avrete buone probabilità che tenti di salirvi sopra pur di passare.
 Sia che sia verde, sia che sia rosso.
 Sia che abbiate un pedone davanti, sia che non lo abbiate.
Se l'esagitato è uno che ha il suv a casa ma è a piedi o in bici, tenterà comunque di passarvi sopra. Perchè essere suv è un modus vivendi.

lunedì 31 marzo 2014

La libertà non esiste, e, se esiste, ha un prezzo così caro che nessuno può pagarlo

[li-ber-tà] s.f. inv. = condizione di chi può agire senza costrizioni di qualsiasi genere.
Ma CHI può agire senza costrizioni di qualsiasi genere?

Prima cosa, nell'educazione civica ti avranno insegnati fin dalla tenera età che LA TUA LIBERTA' FINISCE DOVE INIZIA QUELLA DELL'ALTRO. Questo significa anche che inizia dove finisce quella dell'altro. Dato che al mondo siamo circondati da altri, è tutt'una libertà che inizia e finisce, in spazi vitruviani quando va bene, più angusti quando va peggio. Ma che assenza di costrizioni di qualsiasi genere è avere una possibilità di agire finchè non cozza contro quella di qualcun altro? Decisamente, basta vivere in un luogo dove oltre a te c'è un'altra persona, e la tua libertà già non esiste più.
Il fatto è che, se non c'è un'altra persona, magari di sesso opposto, puoi essere libero finchè vuoi, ma in breve ti estinguerai. E vienimi a dire che ti estingui perchè è una tua libera decisione.

Inoltre, anche se fossi solo al mondo, quindi senza libertà che si interrompono quando iniziano libertà altrui, come uomo, limitato in sè, non puoi essere libero, perchè hai tutti i condizionamenti del tuo corpo, che sono senz'altro costrizioni. Devi dormire, mangiare, eccetera.

Considerato che siamo in tanti e viviamo in comunità culturali, la libertà davvero non sappiamo cosa sia, nemmeno in formato ombra di se stessa.
Oltre ai vincoli del nostro corpo umano,  a quelli degli altri esseri che ci circondano, ci sono anche quelli culturali. Uno potrebbe essere libero di fare certe cose, ma se la cultura non le contempla, ci sentiremmo in colpa nel profondo. Potremmo farle, ok, ma non staremmo mica tanto bene.
Già solo la ceretta, noi donne siamo liberissime di non farcela e di andare in giro come scimmie (o come uomini), ma mi piacerebbe fare un sondaggio per vedere quale donna andrebbe in piscina o al mare con il ciuffo di pelame ispido che le spunta dal bikini e le gambe nere non di abbronzatura ma di peli. La percentuale di donne libere dalla schiavitù della depilazione sarebbe statisticamente irrilevante.

Anche a proclamarsi anarchici, si rimane pieni di vincoli, non ultimo l'insieme di quelli che ci definiscono tali. Se non rispettiamo tutti i dettami dell'impalpabile "manuale dell'anarchico", che anarchici siamo?

Lasciamo perdere, poi, se si decide di costruire una coppia o una famiglia. "Io voglio sentirmi libero!". E' pieno di gente che vuole sentirsi libera anche in coppia o in famiglia. Ma se siamo schiavi di noi stessi, come pretendiamo che costruendo un legame saremo liberi? Non lo siamo mai stati! Ogni cosa che si costruisce (lavoro, cinvolgimenti sentimentali, famiglia, casa,...) è un condizionamento in più che ci rende sempre meno liberi.

Alla fin fine la libertà è una moneta di scambio, che diminuisce mano a mano che acquistiamo qualcosa per noi molto più indispensabile della libertà stessa. Possiamo sempre cambiare tipo di assenza di libertà nel tempo, ma non illudiamoci di vivere in uno stato di libertà.



Ovviamente, SIETE LIBERI di condividere o meno le mie opinioni.

mercoledì 26 marzo 2014

Dimenticanze dimenticate

Ogni tanto, nella vita, si ha una stranissima sensazone di disagio, consistente in uno stato di fastidio e confusione relativi non a qualcosa che c'è, ma a qualcosa che non c'è. Si ha l'impressione di aver dimenticato qualcosa di vitale, ma non si sa cosa sia. E così, soprattutto nei momenti del risveglio, o poco prima di dormire, ci si chiede cosa cavolo sia questa cosa così importante e così scordata, e ci si arrovella, e ci si strugge, e ci si danna, ma niente.

Non viene in mente nulla.

Intanto si sente che il danno si sta evolvendo irreversibilmente, si sente il nulla che ci invade ineluttabilmente, come nella Storia infinita, ma ancora niente, si è così sopraffatti dal nulla che non si ricorda nulla.

Poi

un giorno

qualcosa

o qualcuno

che potrebbe anche essere

noi stessi

ci ricorda

che quello

che si era scordato

è

che si ha un blog!