mercoledì 5 dicembre 2018
Regalo vuoto
Mi sono accorta che è da un mese esatto che non posto nulla.
Ciò fa di me un essere umano subnormale.
Quello medio ha un'intuizione al giorno, io nemmeno al mese, perché non crediate che stia scrivendo qui perché ho avuto un'intuizione.
Oggi, se mi state leggendo, fatevi un regalo.
Invece di leggere un mio post bello lungo, che potrei aver scritto,
anzi, recuperando un mese di letture di miei post come magari vi sarà capitato,
ammucchiate quel tempo
e
regalatevi un po' di VUOTO.
lunedì 5 novembre 2018
Correre nella pioggia

Correre è di per sé un'attività dannosa per la salute, per quanto apporti benefici alla salute, apportabili in altri modi meno dannosi.
Poi, correre in condizioni difficili sembra essere attività masochistica.
Ad, esempio, correre quando piove.
Ma i corridori sono di più categorie.
Quelli che corrono solo quando non piove.
Quelli che corrono nonostante piova.Quelli che corrono nella pioggia.
Questa ultima categoria è a sé.
Quando piove, infatti, il cielo scende sulla terra.
Più del solito.
In modo più palpabile.
Chi corre, o anche cammina, sotto la pioggia,
senza ombrello,
senza impermeabile,
si immerge nel cielo.
sabato 27 ottobre 2018
Andate in pace e prendetevi bene
Un tempo qualcuno mi parlò di gente presabene.
Lì per lì, non diedi molto peso alla questione, ma questo qualcuno continuava a dire che io gli sembravo presabene, poi disse che si era sbagliato e invece facevo parte dei presimale.
Ma che vuol dire essere presibene o presimale?
Cos'è, quello che uno psicologo psicoterapeuta psicoaltraroba direbbe quello che ci forma nei primi tot anni di vita, con tot che va da tre a dieci circa?
Del tipo che si nasce presibene o presimale, in più ci si mettono i condizionamenti di ciò che ci circonda, a partire da chi ci ha generati, a formare in gran parte la nostra presobenignità (o presobenessere o presobontà o presobenità, fate un po' voi, van bene tutte) o presomalignità (o presomalessere, o presomalizia, o presomalità, fate un po' voi, van bene - o male? - tutte).
Intanto bisognerebbe capire quali dei due caratteri sia geneticamente dominante e quale recessivo. A giudicare da un'ampia osservazione d me stessa e degli altri, direi che domini la presomalità. Indi, parrebbe utile avere due geni presobene e zero preso male per essere dei presibene assoluti. Poi, per fortuna, parrebbe che sia un po' un gene come quello del colore della pelle, ché un figlio di un nero nerissimo e di una bianca virginale (si fa per dire) può virare a tutta la gamma di sfumature tra l'uno e l'altra.
In ogni caso, che di presobenitudine o presomalitudine si tratti, è come girare con una specie di vortice o aura intorno. Prima arriva il modo in cui si è presi, poi noi. Dato che anche gli altri hanno il loro modo di essere presi, ogni volta che si incontra incrocia affianca gente è un po' come essere in quei giochi da lunapark in cui si sta dentro una palla gonfiata e si cerca di avanzare. Si va a rimbalzare contro gli altri e ci si influenza. Figurarsi se si è in gruppo.
In più, rispetto al lunapark, queste bolle, oltre a essere di due tipi, sono permeabili, reciprocamente penetrabili, e attratte in base alla tipologia.
Quindi è un po' come se avessero una loro inerzia: una volta che si è partiti presimale o presibene, ci si ritrova facilmente a condividere sensazioni o anche solo voglia di stare con persone della stessa tipologia. Se poi, casualmente, ci si ritrova davanti individui di tipologia diversa, allora ci sarà un'influenza reciproca. Considerato che la presomalità sia probabilmente il gene più forte, si capisce come sia facile farsi influenzare e influenzare più in questo senso, a meno che non si sia davvero fortemente e definitivamente presibene.
Ad esempio, in un gruppo, possono esserci persone che non ci piacciono per qualche recondito o evidente motivo, consapevole o meno. Contate che se siamo presimale, ci piaceranno tendenzialmente persone presemale e viceversa, i presibene si attraggono. Un presomale può facilissimamente trovare allucinante la persona più presabene del mondo. Comunque, capita che, soprattutto se siamo nell'ampia categoria dei presimale, ci prendiamo male nei confronti di chi non ci garba. Di rimando, è probabile che anche loro, magari non presibene assoluti, si prendano male nei nostri, non tanto perché l'abbiano deciso, quanto perché sono appena stati sonoramente schiaffeggiati dalla vorticosa rotazione del nostro globo di presomalitudine. Nasce spesso una serie di meccanismi parecchio presimale: si inizia a dire che l'altro ce l'ha con noi, si inizia a esercitare la presomalizia, trovando alleati presimale e alimentando la presomalità in modo esponenziale.
Basti pensare alla differenza tra porsi davanti a una persona dicendosi che sta facendo la cosa che ritiene migliore tra tutte quelle possibili e invece farlo convinti che ce l'abbia con noi.
Cambia un casino.
Nel primo caso si può cercare un incontro presobene, lasciando perlomeno rallentare, prima di fermarla, la ruota della presomalità, tanto per non tranciarsi cinqueo dieci dita nel tentativo di bloccarla di colpo. Nel secondo, non si fa che alimentare la presomalità.
Cosa dite?
C'è qualcuno che non fa la cosa che ritiene migliore per lui tra tutte le possibilità?
Allora è un pazzo.
Anche Mussolini ha fatto le cose migliori per lui tra tutte le possibilità.
Ed era pure in buona parte presobene.
Poi è impazzito.
lunedì 22 ottobre 2018
Azione pericolosissima di persona più unica che rara
Oggi ho visto qualcosa di inusuale, pericolosissimo per la persona che lo faceva e per gli altri intorno.
Appena l'ho visto , mi sono detta "Ma questo è pazzo".
Il tipo in questione era in mezzo alla calca del mattino, e camminava su un marciapiedi.
E invece di guardare davanti a sé, a gestire lo spazio occupato da lui, dagli altri e dal moto di ognuno, che faceva?
Avanzava a passo svelto con la faccio immersa in un libro.
Robe dell'altro mondo.
Appena l'ho visto , mi sono detta "Ma questo è pazzo".
Il tipo in questione era in mezzo alla calca del mattino, e camminava su un marciapiedi.
E invece di guardare davanti a sé, a gestire lo spazio occupato da lui, dagli altri e dal moto di ognuno, che faceva?
Avanzava a passo svelto con la faccio immersa in un libro.
Robe dell'altro mondo.
domenica 23 settembre 2018
Raccolta punti-uomo
Uno nasce con una sua dotazione iniziale, che è diversa da quella iniziale di tutti gli altri, sia per qualità sia per quantità.
Concediamo e non ammettiamo che questa dotazione si possa indicare con un numero: ci sarà qualcuno che nasce 100, qualcun altro 256, qualcun altro - 10, qualcun altro ancora -345.
Non lo ammettiamo perché ci vorrebbe un dio onnipotente ed onnisciente, in grado di dare i numeri come solo un dio sa darli, e non è mica detto che questo dio esista, che sappia farlo, che basti essere un dio per fare ciò, e avanti così, con i dubbi della vita e dell'ultravita.
Questo punteggio, infatti, sarebbe veramente un gran casino.
Quanti punti toglie avere un handicap fisico?
E mentale?
E emotivo?
E sociale?
Quanti ne aggiunge avere delle capacità fisiche?
E mentali?
Ed emotive?
E sociali?
Il punteggio a cosa dovrebbe essere legato?
All'efficienza?
All'efficacia?
Al rapporto tra efficienza ed efficacia?
Alla felicità?
Se uno ha tanti punti intelligenza ha più chance di essere felice?
O forse felicità e intelligenza sono indirettamente proporzionali?
O sono scollegate?
Quanto va a influire sul punteggio originario e attualizzato il fatto di avere un buon carattere ottimista?
E quanto quello di avere un brutto carattere pessimista?
La felicità è davvero qualcosa di assoluto, o è relativa?
Sarà più felice qualcuno che non ha un tubo e a cui ad un certo punto danno un'unghia di qualcosa che non aveva, o uno che ha quasi tutto e a cui tolgono un'unghia di qualcosa che aveva?
Meglio l'utilità marginale di un'unghia in più ottenuta da chi ha tutto o una della stessa guadagnata da chi non aveva nulla?
E poi, cosa si va a mettere nel paniere del punteggio? Che aggregato formerà il valore di un uomo? E' già un casino con il PIL, figuriamoci con gli uomini.
C'è poco da fare, non possiamo assolutamente ammettere, ma nemmeno concedere che un punteggio possa definire una persona, né alla nascita, né dopo.
E' troppo difficile.
Forse anche un dio avrebbe certe difficoltà.
Probabilmente anche un Dio,
addirittura un DIo,
e perfino un DIO.
Figurarci se posso farlo io.
Concediamo e non ammettiamo che questa dotazione si possa indicare con un numero: ci sarà qualcuno che nasce 100, qualcun altro 256, qualcun altro - 10, qualcun altro ancora -345.
Non lo ammettiamo perché ci vorrebbe un dio onnipotente ed onnisciente, in grado di dare i numeri come solo un dio sa darli, e non è mica detto che questo dio esista, che sappia farlo, che basti essere un dio per fare ciò, e avanti così, con i dubbi della vita e dell'ultravita.
Questo punteggio, infatti, sarebbe veramente un gran casino.
Quanti punti toglie avere un handicap fisico?
E mentale?
E emotivo?
E sociale?
Quanti ne aggiunge avere delle capacità fisiche?
E mentali?
Ed emotive?
E sociali?
Il punteggio a cosa dovrebbe essere legato?
All'efficienza?
All'efficacia?
Al rapporto tra efficienza ed efficacia?
Alla felicità?
Se uno ha tanti punti intelligenza ha più chance di essere felice?
O forse felicità e intelligenza sono indirettamente proporzionali?
O sono scollegate?
Quanto va a influire sul punteggio originario e attualizzato il fatto di avere un buon carattere ottimista?
E quanto quello di avere un brutto carattere pessimista?
La felicità è davvero qualcosa di assoluto, o è relativa?
Sarà più felice qualcuno che non ha un tubo e a cui ad un certo punto danno un'unghia di qualcosa che non aveva, o uno che ha quasi tutto e a cui tolgono un'unghia di qualcosa che aveva?
Meglio l'utilità marginale di un'unghia in più ottenuta da chi ha tutto o una della stessa guadagnata da chi non aveva nulla?
E poi, cosa si va a mettere nel paniere del punteggio? Che aggregato formerà il valore di un uomo? E' già un casino con il PIL, figuriamoci con gli uomini.
C'è poco da fare, non possiamo assolutamente ammettere, ma nemmeno concedere che un punteggio possa definire una persona, né alla nascita, né dopo.
E' troppo difficile.
Forse anche un dio avrebbe certe difficoltà.
Probabilmente anche un Dio,
addirittura un DIo,
e perfino un DIO.
Figurarci se posso farlo io.
giovedì 20 settembre 2018
Ingiustizia prima divina e poi terrena
Sarebbe comodissimo essere tutti agghindati uguali, tutti con i capelli rasati, tutti con una tuta per l'estate, una per l'inverno e una per le mezze stagioni.
Sarebbe molto più paritetico, organizzato, meno perditempo.
Non ci sarebbero abiti valorizzanti o svalorizzanti, abbinamenti con scarpe-borse-cinture, pettinature di tendenza, trucco, tenute status-symbol.
I parrucchieri potrebbero essere macchinette elettriche; non ci sarebbero tanti negozi di vestiti, ce ne sarebbe un solo tipo che vende quelle tute suddette, non esisterebbe Sephora, e avanti così.
La gente avrebbe tempo per pensare alla sostanza, e comunque le apparenze rimarrebbero diverse perché tutti sarebbero come natura li ha creati, ma nessuno più artefatto o curato dell'altro.
Non ci sarebbero più donne belle e donne pigre senza possibilità di altra categoria.
Solo che sarebbe una dittatura.
No, allora non andrebbe bene, perché sarebbe brutto, non ci sarebbe libertà di espressione, non ci sarebbe libera iniziativa, non ci sarebbe creatività.
Ma ad avere tutte queste cose, non si capirebbe più niente di come è una persona, ché ad esempio la sera in discoteca tutta truccata potrebbe essere bellissima e al mattino mostruosa.
E in effetti così capita.
Abbiamo scelto la libertà di espressione, la libera iniziativa, la creatività.
Costa? Sì.
Fa impiegare un sacco di tempo? Sì.
La gente si differenzia anche in base alle sue possibilità economiche? Sì.
Del resto,
la vita inizia ingiusta di base,
continua ingiusta nel suo sviluppo,
finisce ingiusta, per fortuna nessuno sa come, quando e dove.
Di già che non se ne può fare a meno,
tanto vale sperare che l'ingiustizia sia a proprio favore.
giovedì 13 settembre 2018
Coerenza
Un po' di giorni fa sotto casa mia si stava trafficando un sacco perché, come recava un biglietto sulle vetrine, si stava aprendo un'osteria contemporanea chiamata "Crudo".
Sono passata davanti alle cucine e, colta da curiosità, ho sbirciato dentro.
La prima cosa che ho visto è stata un forno a microonde.
L'importante è la coerenza.
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