LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.
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giovedì 12 luglio 2012

Gelati vegetali


C'è questa questione dei grassi vegatali nei gelati che mi scompiffera.
Ho letto un po' di tempo fa un servizio su Altroconsumo sui gelati artigianali, come al solito piuttosto superficiale e pieno di inesattezze, ma stimolante la curiosità.
Dato che la mia curiosità sui gelati è stimolata più o meno dal giorno della nascita, mi sono messa a leggere tutte le tabelle ingredienti dei gelati artigianali di Torino, che non era stata interessata dal sondaggio di Altroconsumo.

Ma qui serve una premessa di vitale importanza.

Se siete lettori accaniti del mio blog (???) ben (???) ricorderete (???) questo post, e quest'altro, e quest'altro ancora.
Tutto ciò per dimostrarvi che io queste cose ve le dico dal lontano 2007, quando ancora tutta la gente credeva che grasso vegetale fosse bello, perchè la parolina vegetale era magicamente vettore di vendite, oltre che di colossali risparmi per i produttori. Io già ve lo dicevo, che mangiarsi degli alimenti con grasso vegetale equivaleva più o meno a scuoiare una balena e suggerne il grasso sottocutaneo, oppure a spararsi in bocca il lucido da scarpe a base di grasso di renna forzatamente ingrassata con gli imbuti stile canard. Ma voi non leggevate il mio blog e ora avete i grassi vegetali che vi escono dalle orecchie. Ebbene sì, non è cerume, sono grassi vegetali. Se andate alla Ferrero magari vi assumono come componenti della catena di montaggio del Ferrero Rocher.
Io, invece, saggiamente, è dal 2001 che SO. Non ve l'ho scritto nel 2001 perchè il blog ancora non esisteva. Dal 2 febbraio all'11 aprile 2007 ho esitato perchè volevo tenere il segreto tutto per me, in modo da essere l'unica donna sulla faccia della terra senza cellulite. Ma poi ho visto che la cellulite l'avevo lo steso, così ho fatto outing in favore della scienza.
Il fatto è che, nonostante avessi eliminato tutti gli alimenti con grassi vegetali dai miei acquisti, continuavo ad avere questa maledetta cellulite. Eppure era ormai chiaro che, a parte tutti i sorvolabili malanni fisici provocati da questi grassi, tipo la morte, l'equazione della svolta fosse:

GRASSI VEGETALI + CORPO DELLA DONNA = CELLULITE

Era stata durissima eliminare quei 4 kg di biscotti al giorno, di qualunque marca fossero. Mangiavo solo più palettes bretonnes 98% di burro. Perfino i biscotti pur beurre danesi in realtà spesso contengono il 2% di burro e il 90% di grassi vegetali. La Nutella si tiene su con i grassi vegetali. Ho dovuto sostituirla con la Crema Novi, che costa il triplo ed è buona la metà. Per fortuna non sono una lattante con una madre prosciugata dal latte, perchè il latte in polvere è grasso vegetale puro con dentro incastonati quintali di vitamine adatte alla crescita del piccolo. Che potrebbe morire d'infarto con le arterie occluse dal grasso vegetale prima di dire "A". Ma, più grave ancora, se sarà una bimba, avrà la cellulite prima di dire "Beh". Miliardi di carriere come veline saltate.

In ogni caso, tornando a me, avevo eliminato tutti questi grassi, e la sofferenza maggiore era stata lo scoprire che tutti i gelati confezionati o quasi, a parte quelli che per comprarli serve aprire un mutuo, contengono massicce dosi di grassi vegetali. Al che, fiduciosa negli artigiani, dal 2001 a oggi ho consumato soltanto gelati ARTIGIANALI. Essendo una buona forchetta, anzi un buon cucchiaino, per non dire altro, ho mangiato quintali di gelati artigianali.

A Torino, il mio preferito era il Roma già Talmone, che ha gelati cremosissimi, e poi è una pasticceria con tutti i crismi e carismi. Non so quanto del loro gelato mi sia scofanata.
Ora che vivo a Venaria, però, per comodità, ho fatto andare da maggio a oggi quella quarantina di tessere da dieci gelati alla gelateria Gelis di piazza dell'Annunziata, dicendomi che, anche se non è proprio Talmone, avendo gelato artigianale di certo non può usare grassi vegetali.
Dopo aver letto Altroconsumo, però, sono andata a cercare gli ingredienti.
Orrore.
Ricetta base: grassi vegetali al terzo posto (ché l'ordine degli ingredienti dev'essere per legge dal più al meno abbondante).
Paste di aggiunta: grasso vegetale in pole position.
Insomma, questi gelati tengono insieme per il rotto del grasso vegetale.
Con un rigurgito di vomito, mi sono messa a declamare davanti ai clienti, sventagliando la tabella ingredienti, che i gelati di Gelis sono una porcheria. E, a dirla tutta, scrivendo questo post, continuo a sventagliare. Ma chi mi leggerà a Venaria? Nessuno, nemmeno il mio ragazzo. Gelis è salva. Pure lui continuerà a fare tessere lì.
Ma non finisce qui.
Vado a Torino, colta da crisi di astinenza da gelato.
Mi precipito da Talmone.
Scena pietosa con solo 3 tipi di gelato alle 9 di sera, dall'apparenza semisciolta.
Per rinfrancarmi, decido di prenderlo lo stesso, ma prima leggo la tabella ingredienti.
Raggelamento.
Da Talmone non solo i gelati hanno il grasso vegetale in prima linea, ma addirittura usano la polvere di olio di cocco. Una porcheria che non avevo ancora mai sentito. Già usi un grasso dannosissimo ed economicissimo, devi pure tenerlo in polvere? Ho avuto l'immagine di bidoni e bidoni di polvere di olio di cocco accatastati nelle celle sotterranee della pasticceria, e ho girato i tacchi.
Girando i tacchi, sono arrivata davanti a Grom. Grom non mi è mai piaciuto. Standardizzato, con la sua coda di gente fin fuori dal negozio, i suoi negozi ormai sparsi dappertutto.
Leggo gli ingredienti.
Ok.
D'ora in poi sempre da Grom.

E' vero che nella vita si può morire anche per cause diverse dai grassi vegetali, ma se dovessi mai ammazzarmi in misteriose contingenze, perlomeno ci lascerò le piume con poca cellulite e farò bella figura nella bara.
Ho già scelto il costumino sgambato.

mercoledì 4 luglio 2007

L'imballo che sballa

La mia casa ultimamente non era più la mia casa.
Era piena di giocattoli palle melanzanine di plastica matitoni colorati e anche di bambini.
Piena di bambini nel senso che conteneva i miei due cuginetti argentini.
Poi, i cuginetti sono partiti, le palle e le melanzanine sono rimasti. E io con loro.
Poi, apro la dispensa, solitamente vuota come il deserto del Kalahari, e cosa ci trovo?
Biscotti, craeckers, e delle uova Kinder mai viste.


Ci sono ben cinque - dico cinque - uova colorate allineate nell'inedita abbondanza alimentare.
Le tasto, sono mollicce.
Poi tiro la linguetta di plastica, e mi si apre in due l'ovetto.
Niente cioccolato, solo una spatoletta di plastica che si direbbe un plettro.
Nell'imballo di sinistra, plastica e sotto una sorpresina. In quello di destra, una crema bianca piena di grassi vegetali, e una marrone, che penso sia Nutella. Poi due palle di non si sa che. per una somma totale di grassi vegetali oscillante tra il 98 e il 99%. Certo, perchè l'ovetto è fatto per i bambini, più latte e meno cacao, è il motto Kinder. Più grassi vegetali però nessuno lo dice.
Quando, lottando contro il plettro che si piega maldestramente opponendosi alla mia volontà, riesco a mangiare tutto il Merendero, perchè io predico bene ma razzolo male malissimo, guardo il tavolo davanti a me.
L'imballo dell'ovetto ha riempito tutto il tavolo (che è già bello grande) di plastica e carta.
Altro che big bang...
W LA NATURA!

mercoledì 7 aprile 2010

Cibo consolatorio o cibo devastatore?

Quando uno mangia, pensa che il cibo che ingurgita lo attraversi, come un ruscelletto in mezzo ad un prato montano. Anzi, no, il paragone non è appropriato, perché il ruscelletto che passa in mezzo a un prato montano lascia nutrimento al terreno. Allora, ipotizziamo che si pensi che il cibo ci attraversi come la spada che trapassa la cassa preforata in cui la collaboratrice del mago ha infilato la testa, dove la spada rimane spada, la cassa bucata cassa bucata, e la testa della collaboratrice del mago testa della collaboratrice del mago, senza che nessuno di questi elementi cambi rispetto a com’era prima del passaggio.

Forse è per questo che ci si nutre di qualsiasi cosa ci passi per il cervello.

Invece, come le cose che passano per il cervello vi lasciano una patina unta del loro unto, o odorante del loro odore, o seghettata del loro essere seghettate, così anche ciò che attraversa il nostro stomaco non passa affatto inassorbito, e diventa parte di noi. Almeno in parte.

Quando mangiamo un hamburger pieno di unto, diventiamo un po’unti anche noi (e non dal Signore).

Quando mangiamo una merendina piena di grassi vegetali, diventiamo un po’grassi vegetali anche noi.

Quando mangiamo mortadella piena di polifosfati, diventiamo un po’polifosfati anche noi.

Quando mangiamo nervoso, diventiamo un po’nervosi anche noi.

Anzi, in tal caso già lo siamo, nervosi, ma lo diventiamo ancora di più.

Inoltre capita proprio che, come companatico del nervoso, mangiamo anche patate fritte, schifezze con ingredienti non ben identificati.

Cibo consolatorio.

Però, già che vogliamo consolarci, perché non mangiare

pane fatto in casa, con farina, acqua e lievito, per diventare un po’più buoni e semplici;

cioccolato fondente di qualità, per diventare un po’ più inebrianti e intensi

...

...

a voi proseguire con altri cibi consolatori e n0n dannosi!

venerdì 19 aprile 2013

Vogliamo estinguerci

Una volta credevamo che gli edulcoranti facessero dimagrire, poi abbiamo scoperto che sono cancerogeni;
Una volta credevamo che truccarsi facesse diventare più belle, mentre invece ci riempivamo di parabeni che sono cancerogeni;
Una volta ci dicevano che i grassi vegetali sono meglio di quelli animali: ci siamo riempiti di grassi vegetali e ora scopriamo che sarebbe meglio sbocconcellare il grasso di una balena morta da 30 giorni che mangiare quelli, e moriremmo di fame se evitassimo i cibi che li contengono;
Una volta credevamo che il fluoro facesse bene. Ci siamo riempiti di fluoro, addirittura con le pasticchine che ci propinavano alle elementari, poi, dopo anni di fluoro, ci hanno detto che rende sottomessi e rimbecilliti (cosa che, tra l'altro, si potevaintuire dall'andamento della società negli ultimi tempi).
Io, di fluoro ne ho ingollato tantissimo. Infatti, quest'anno, dopo 33 anni di fluoro spinto, ho perfino dimenticato il compleanno di questo blog, che ha compiuto ben sei anni il 27 febbraio...e io che ho scritto il 27 febbraio 2013? Questo.

mercoledì 11 aprile 2007

Ricettina ipocalorica

Prendete un gelato al cioccolato.
Io, personalmente, prendevo (ormai sono troppo vecchia per fare certe cose) Il Carte d'Or triple chocolate, ma per non fare pubblicità diciamo che ne basta uno al cioccolato qualsiasi. Tanto per non fare pubblicità, eccolo qui.

Ora, per smorzare quanto detto, faccio un piccolo excursus su ciò che contiene questo gelato (e qui sì che non faccio pubblicità): GRASSI VEGETALI. Uno prende una confezione, e legge gli ingredienti. E se vede la parolina magica "vegetale" si sente tutto ringalluzzito. Bene, sappiate che sarebbe meglio per voi mangiare strutto puro, o grasso di balena, o anche il lucido per le scarpe.
Tornando a noi, prendetevi la vostra vaschetta di gelato al cioccolato. Se volete essere sani (cherridere) prendetene una senza grassi vegetali, rovistando nel bancone frigo del supermercato come barboni nel pattume.
Indi, passate un coltello lungo tutto il bordo del contenitore, per staccare il contenuto, e versatelo in una padella.
Scaldate a fuoco lento.
Otterrete un'isola di cioccolato freddo gallegiante in un pozzetto variabile a piacimento di cioccolata calda.
Per anime in pena e golosastri incalliti.
Per entrambi, si prevedono rimorsi (nel senso che vorrete rimordere il gelato).
Per i morigerati: potete sempre prendere un pezzetto di gelato e non tutta la vaschetta.
Però c'è meno gusto.

martedì 15 aprile 2014

Gusti gelattici


Uno è sempre lì che cerca, nei gelati, la qualità suprema, l'assenza di grassi vegetali, mono e digliceridi degli acidi grassi, la presenza di ingredienti sani e genuini, naturali.
Uno è sempre lì che cerca, nei gelati, la buona esecuzione. Il gelato migliore è quello al pozzetto, che richiedere una totale freschezza, una costante rimescolata, un cambio dei posti dei pozzetti, insomma tutt'un'arte continua che permetta al gelato di essere ottimo.

Uno, essendo sempre lì a cercare, alla fine trova.
Trova il gelato naturale.
Trova il gelato senza additivi malsani.
Trova il gelato fatto a regola d'arte al pozzetto.

E quando ha trovato uno cosa fa?
Primo, usufruisce.
Secondo, consiglia.

Il fatto è che uno crede che tutti siano come lui. Invece c'è lui e ci sono gli altri, tutti diversi, alcuni simili a lui, altri dissimilissimi.

E così, portando un'intera scolaresca a prendere il gelato naturale, senza additivi malsani, fatto a regola d'arte al pozzetto, con pochi gusti continuamente rinnovati e anche innovativi, cosa si sente domandare?

1) PROF, IO VOGLIO TANTISSIMI GUSTI COLORATISSIMI.
2) PROF, QUESTI NASCONDONO I GELATI. IO DICO CHE E' CATTIVO SEGNO, CHE SONO CATTIVI. VOGLIO ANDARE DOVE SI VEDONO.

E' lì che uno getta la spugna e capisce che se vorrà smettere di fare il precario e vorrà aprire una gelateria, sarà il caso di munirsi di bustine,  preparati e di un largo frigo pieno di vaschette non al pozzetto. Tanto per non ritrovarsi povero in canna a lavorare tantissimo per servire pochi, sfigati prof precari sempre alla ricerca di qualcosa che interessa solo a loro.

venerdì 25 gennaio 2013

Cose che succedono in gelateria


Quando entri in gelateria, di solito ti aspetti un gelato.

Se vai da "Ottimo!", però, trovi anche molto altro.

Non conviene passare quando si è di corsa: una volta entrati nel negozio, non si sa mai cosa ci si può aspettare. Molto spesso, però, non se ne esce in tempi brevi.
Il gestore è un vulcano di parole, con un entusiasmo culinario che straripa da tutti i pori. Te lo comunica per forza, e tu devi ascoltare, perchè è troppo interessante capire come nasce il suo gelato, come gli vengono in mente gusti tipo gorgonzola e marsala, fior d'oliva all'olio extra vergine d'oliva, zucca e amaretti, limone e salvia, rabarbaro e lampone. Ti ipnotizza con i racconti sulla ex fabbrica della "Leone", smantellata mandando al macero tavoli preziosissimi in marmo, stampi delle caramelle, cimeli di cui lui è riuscito a salvarne qualcuno e che esibisce come trofei. Ti spiega come calibri i grassi nei suoi gelati, quanto li limiti e come sia sempre attento a usare solo quelli del latte e derivati, o comunque sani e totalmente privi di grassi vegetali. Il risultato è davvero Ottimo!

L'altro giorno dovevamo andare al cinema dopo 20 minuti: siamo passati a prendere il gelato e Giulio, il gestore, era sprofondato in un libro, "Il lamento del prepuzio", di cui ci ha consigliato la lettura. Era così sprofondato, ma così sprofondato che non ci ha nemmeno introdotto uno dei suoi argomenti "da gelataio". "Sapete, questo libro mi prende tantissimo, devo finirlo!". E così mi sono detta che forse quella volta saremmo riusciti a vedere il film. Invece, dopo trenta secondi, è entrato un signore mastodontico carico di sacchetti di plastica, che ha estratto dalle borse una serie di barattoli di vetro, e si è messo a snocciolarne i contenuti: fichi al rhum, albicocche e pesche al rhum, fichi al liquore di lavanda, idromele, liquore di genziana, salsa di noci e miele, liquore alle trentasette erbe, e così via, finoa riempire tutto il tavolino. Sì dà il caso che non si lamentasse solo il prepuzio di Shalom Arlander, ma anche lo stomaco di Giulio, reduce da un'indigestione. Ma ormai il signore aveva estratto tutte le sue creazioni culinarie, preparate con cura per gli amici, dopo tante gite in montagna con raccolta di erbe fiori e frutti. L'amico era Giulio, ma, vista la situazione, siamo stati "assunti" come amici pure noi. Ci ha porto un cucchiaino (uno solo, tanto eravamo una coppia) e ci ha fatto assaggiare tutti, ma proprio tutti i prodotti che aveva con sè, mentre ci raccontava dei suoi libri di montagna e della sua collaborazione con il CAI. Insomma, alla fine al cinema non siamo andati. Siamo usciti barcollando sotto i fumi dell'alcol, ma abbiamo conosciuto Dario Gardiol, il che è ben più pittoresco (e organolettico) che guardarsi un film.

In conclusione, ogni volta che entri da "Ottimo!" non sai cosa ci troverai, a parte un gelato buonissimo, sano e sempre sperimentale.

Ultimamente, quando ci passo all'ora di pranzo, c'è un capannello di personaggi che parlano di soluzioni di marketing legate alla gelateria. Paiono professionali, preparati, pieni di documenti. Fanno osservazioni argute. Sembra di partecipare a un seminario della Facoltà di Economia.
Speriamo che non trasformino la genuinità dei gelati e di Giulio in un'operazione commerciale, dove anche Dario Gardiol dovrebbe fare domanda in carta bollata e richiesta alla ASL per fare la sua dimostrazione di prodotti tipici...

mercoledì 5 marzo 2008

Post scurril-allegorico interattivo nei confronti del lettore

Ci sono quattro uomini.
Viene regalato loro un tubo di vaselina, in modo che ne facciano quello che vogliono.

I comportamenti sono i seguenti:

  1. uno si prepara un bel sandwich con hamburger, formaggio, ketchup e, per ammorbidire il pane già straripante di grassi vegetali, vi spalma mezzo tubo di vaselina. L'altro mezzo lo mette nella torta che sta cucinando per cena. Mentre si dedica a queste attività, arriva un altro uomo e lo sodomizza mentre è distratto dalla pappatoria;


  2. uno prende la vaselina e la spalma tutt'intorno a sé, per terra, sulle maniglie delle porte, ..., in modo che, se qualcuno volesse mai sodomizzarlo, avrebbe vita difficile, perchè scivolerebbe. Arriva un altro uomo e si spacca l'osso del collo sulla vaselina. (In realtà doveva comunicargli una vincita alla lotteria);


  3. uno prende la vaselina e la mette in un luogo fresco e asciutto, perchè non si sa mai, per il futuro. Mentre è concentrato nel disporre il tubo in mezzo a mille altri oggetti nell'armadio, arriva un uomo e lo sodomizza.


  4. uno prende la vaselina, se la spalma per bene, si piega a 90 e aspetta che qualcuno lo sodomizzi. In realtà non ci molti altri uomini che hanno prevetivamente pensato di sodomizzarlo, ma, vedendolo così disponibile, vari uomini che non sanno che fare decidono che il loro lavoro potrebbe essere quello di sodomizzatori di uomini volontariamente vaselinati.

Ora fate gli abbinamenti:
Riconosco che questo post possa essere:

  • incompleto: non ci sono le soluzioni, ma la giustificazione è l'ovvietà delle stesse;
  • scurrile: mi scuso per la scurrilità del post, ma l'interpretazione dev'essere effettuata in chiave squisitamente ALLEGORICA. Senza contare che.
  • riferito a soli uomini: non vi preoccupate, uomo è inteso nel senso universale del termine (essere "umano" tout court), e non come essere umano di sesso maschile.

lunedì 3 gennaio 2011

I'm lovin' Mc Flurry Caramel&Nuts

Quando si parla di Mc Donald's si pensa a strandardizzazione.
Poi, si va in un Mc Donald's in Francia e si ordina un Sundae al caramello. Si riceve un gelato al fiordilatte con un nappage di salsa al caramello calda e sopra un'abbondante sbriciolata di noccioline tostate. Anche io che sono una fissata con gli alimenti sani non posso resistere a quel Sundae.

Poi si va in Italia, si ordina sempre un Sundae al caramello, sempre in un Mc Donald's, e si riceve il gelato al fiordilatte uguale a quello francese, nello stesso barattolo, con sopra un'incrostazione di caramello freddo e senza noccioline. Insomma, una roba che a vederla in preparazione ti passa la voglia di mangiarla, e a mangiarla ti viene voglia di cestinarla.
E pensare che sul sito c'è l'ingannevole filmato della preparazione con tanto di noccioline! Per il calore del caramello, non c'è ancora il calorometro, ma direi che anche la salsa fosse calda.Bisogna proprio dire che la Francia del Fast-food ha più tendenza alla standardizzazione che l'Ialia.Non solo rispettano alla lettera le indicazioni per la creazione del Sundae, ma sono standardizzati pure nel Mc Flurry.
Il Mc Flurry è caratterizzato dall'avere la stessa base di gelato al fiordilatte del Sundae (sicuramente zeppo di grassi vegetali, ma vabbeh, si parla di fast food) ma dimensione cubitali in rapporto al primo. In Italia si può scegliere tra il gelato con pezzi di cornetto normale e all'amarena (due opzioni), in Francia (tanto per standardizzare a livello europeo) si hanno 12 combinazioni possibili tra salse (cioccolato, caramello, cioccolato bianco) e porcheriuole sbriciolate (Kit Kat ball, M&M's, Daim, Pecan&Nut's).
Come noterete, la sbriciolata di noccioline non è prevista per il Mc Flurry. Ma se a un cliente piace tanto tanto il Sundae al caramello e ha tanta tanta fame, deve comprarsi 4 Sundae? Perchè non provare a chiedere un Mc Flurry con salsa al caramello e sbriciolata di noccioline, per creare un grande Mc Flurry Sundaeato?
Perchè, statisticamente, dovrà girare 6 Mc Donald's, fino a quando non troverà un commesso che arriverà all'elasticità di far girare la manovella sotto il silos delle noccioline, invece che sotto quelli di Kit Kat ball, M&M's, Daim o Pecan&Nut's, sul Mc Flurry, anche se non è consentito dal regolamento.

Ovviamente, se il responsabile del negozio lo beccherà, sarà licenziato.

Mc Donald's: I'm lovin' it.

mercoledì 6 novembre 2013

Io, tu, lui, lei in dispensa


Pensavo fosse un fenomeno isolato.
Uno cerca la Coca Cola in dispensa, e invece trova la Giulia.
Cola del discount?
No! Trovata commerciale.

Adesso, poi, cerchi la Nutella in dispensa, se sei uno di quelli che amano i grassi vegetali idrogenati, e trovi la Stefano.
Crema spalmabile del discount?
No! Trovata commerciale.

Chi è sto genio che ha avuto l'idea di cambiare il nome del prodotto con  una serie di nomi a caso?
Mi chiedevo all'inizio.
Ma la Coca Cola ha acquistato la Ferrero? O la Ferrero la Coca Cola?
Mi sono chiesta poi.
Niente da fare. La Coca Cola Company  non ha nulla a che vedere con la Ferrero.
Avranno forse la stessa agenzia pubblicitaria?
No! Nemmeno il genio è uno solo. Si tratta di ben due geni,entrambi milanesi: la Providence per la Coca Cola, che ha avuto l'ideona iniziale, e la McCann per la Nutella, ancor più geniale nel non inventare nulla di nuovo e copiare palesemente la pubblicità dei concorrenti, tanto per ricordare che nani sulle spalle di altri nani fanno quasi un uomo normale. Uomo normale che, a quanto pare, gode nel ritrovarsi in dispensa cibi con nomi a caso.
Ci sarà da ridere quando il medioman così entusiasta dei prodotti con nomi (suoi o altrui) sull'etichetta aprirà l'antina e troverà un barattolo pieno di una polvere bianca con su scritto "Antonella" invece che sale e un altro identico con "Giancarlo" al posto dello zucchero.