LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 27 novembre 2013

Soluzioni per parcheggiatori smemorati e poco orgogliosi o molto tecnologici

Quando si vive in città si parcheggia nella zona blu in cui si ha il permesso, a meno di non essere così agiati da permettersi un posto auto o addirittura un garage.
Questo fa sì che ogni volta si metta la macchina in un posto diverso.
Le volte si sommano, e se non si usa l'auto tutti i giorni, si mescolano nel nostro cervello come carte da gioco nelle mani di un croupier.
Può capitare, quindi, di aggirarsi per le strade in preda a disperazione da macchina perduta, e addirittura pensare che sia stata rubata.
I più performanti arrivano a denunciarne il furto alla polizia, per poi ritrovarla giorni dopo in una parallela alla via dove abitano.
Un accorgimento utile, soprattutto se si è persone rigorose, è scrivere un sms con l'ultimo luogo in cui si è parcheggiato e salvarlo nelle bozze del cellulare. Il rischio è registrare più sms, con luoghi diversi (ma qui aiuta consultare le date), o, peggio, scordarsi l'ultimo, per andare a cercare il veicolo nel penultimo parcheggio. La probabilità di denuncia di furto è direttamente proporzionale alla fiducia mal risposta nel proprio rigore.
Abbassarsi a compiere un simile atto, però, è un riconoscimento, pur privato, della propria debolezza mentale, ragion per cui molti evitano di farlo, anche se hanno avuto prima o poi l'idea. In fondo ritrovarsi in preda alla disperazione più cupa in mezzo a una strada, con le chiavi in mano e la macchina chissà dove, è un'esperienza che una persona mentalmente performante non si ritroverebbe mai a vivere.

In alternativa alla bozza, potreste sempre utilizzare questo:


 La soluzione è più tecnologica di quella della bozza nel cellulare, e potreste sempre giustificarvi con un "io sono al passo con i tempi" (e per questo spendo 18 euro).
Almeno, per un anno siete tranquilli.

lunedì 25 novembre 2013

Quando programmi un post da schifo


Quando uno sta vivendo, ed è, come dice un mio amico blogger, in modalità-blog, osserva il mondo e gli vengono un sacco di idee. Il fatto è che le idee non gli vengono sempre quando è di fronte al pc con la paginata del blog aperta. Spesso l'ideona geniale che gli farà scrivere un post mitico gli viene quando dorme, o lavora, o corre, o torna dal lavoro, o peggio ancora va al lavoro (dove il sito del blog è bloccato, o dove non ha computer a portata di mano). Che fa il blogger verace in questi casi? Si mette in modalità post, il che significa far di tutto per non farsi sfuggire non solo l'idea, ma anche la modalità per renderla al meglio, per fare la chiusa vincente. Anche segnarsi l'idea sul cellulare non basta. 
Se è blogger dentro, ogni altra cosa diventerà secondaria. 
Sta lavorando? Non capisce più una cippa e sbaglia tutto, pensando alla scaletta, ai passaggi d'effetto, ai punti da toccare. 
E' in macchina che torna dal lavoro? Sbaglierà strada, così allungherà ancora di più il tempo tra quel momento e quello in cui potrà esprimersi. 
Sta andando al lavoro? Lì non c'è speranza. Deve arrendersi all'sms. Quando tornerà a casa saranno passate così tante ore che non potrà più scrivere il post bellissimo, miticissimo, quello che avrebbe voluto scrivere prima di ogni altra cosa, che avrebbe deciso di scrivere anche se ci fosse stato un diavolo tentatore che gli avesse proposto in cambio, dopo sedici anni di astinenza forzata, un momento hard con la Nicole Kidman o il Brad Pitt di turno, servito sul momento, caldo caldo, in cambio del post. Quando tornerà a casa, dopo tutte quelle ore, riuscirà solo a scrivere il fantasma di quello che si era inventato 10 ore prima. Preparerà quel surrogato annacquato, poi lo programmerà. Diventerà nervoso per tutto il tempo che lo sperarerà dalla scrittura alla pubblicazione. Sarà un conto alla rovescia verso la rovina della reputazione, verso la decadenza degli accessi, verso il crollo della considerazione da parte dei lettori. E così, in quel gap temporale, potrà solo sperare che la grande ispirazione bussi ancora una volta alla sua porta. Che gli venga un post, sempre su quell'argomento, non solo magnifico, ma anche PIU' magnifico di quello della prima idea. Allora gli ritornerà l'euforia del blogger, manderà a cagare di nuovo Nicole Kidman, Brad Pitt, il diavolo tentatore e tutto ciò che lo separerà dal bellissimo post, si fionderà a scriverlo, superando ogni ostacolo infrapposto. Lo sostituirà a quello da schifo. Poi si sdraierà soddisfatto sul divano, le mani dietro la nuca, a guardare compiaciuto il suo mondo immaginario. Penserà che ha fatto benissimo a vivere proteso verso una simile opera d'arte. Si dirà che, davanti a questa soddisfazione, il Brad Pitt o la Nicole Kidman del momento gli fanno una pippa.
Anzi, no.
Che il diavolo tentatore ormai li ha portati via.

Corollario al post odierno (per amore delle esemplificazioni illuminanti, anche se con una certa vergogna)

L'evento su descritto, pur con tutte le licenze poetiche necessarie al buon esito del post, è, contrariamente al solito, realmente accaduto. Per amor d'esemplificazione, che senza gli esempi non si capisce mai bene il concetto, vi informo che questo post ha sostituito quello che vi incollo qui sotto, scritto in piccolo, perchè è talmente brutto da sembrare la predica di un prete pedante. Lo metto in piccolo, così, magari, non lo leggerete e io mi sentirò meno imbarazzata. Ma fidatevi, il rimpiazzo è stato veramente un gran sollievo, per me e per voi (che ora vi sorbite quello che vi ho risparmiato venerdì scorso).


 LA SCELTA COMODA


Nella vita si può vivere come animali parlanti, seguire le proprie pulsioni senza lasciarsi condizionare dalla ragione, cosa che a volte è molto semplice, in quanto non la si possiede proprio.
Un tipo di vita così è abbastanza semplice, perchè è innato. L'importante è tenere sempre spenta la ragione.
Soddisfare subito le proprie pulsioni risponde al principio di piacere, e quindi fa sì che si provi piacere, appunto.
Sarà per questo che molte persone ne hanno fatto una filosofia di vita.
Sarà per questo che molte persone, sempre più persone, ormai, non credono più nell'amore e agiscono di conseguenza, lasciandosi trascinare qua e là dalle prime senazioni apparentemente forti e trasgressive che li fanno sentire "vivi", ma che ormai sono più conformiste del conformismo.
Credere nell'Amore, in quel vaiolo rosa, in quell'altro nel bianco degli occhi pare essere démodé. Meglio indugiare nel piacere fine a sé  stesso, nel tutto e subito, nel cojo cojo, che potrà anche essere raro per alcuni, ma prima o poi arriva per tutti. Chi se ne frega del grande Amore, che poi, in fin dei conti, ci si dice, non esiste, chi se ne frega di far diventare grande una storia, di farla diventare una Storia, se è così comodo e piacevole cedere alle lusinghe del primo (o secondo, o terzo) incontro casuale, della prima (o seconda, o terza) occasione che ci fa sentire il sangue investire tutto e poi sentirsi investiti da un tram.
girare a mille. Chi se ne frega di
Non è più semplice distrarsi con tanti mazzi di fiori belli solo per un po', senza terra nè radici, e cambiarli sempre, piuttosto che occuparsi di un ficus benjiamin che appena si sbaglia l'illuminazione o l'innaffiamento si mette a scaricarci foglie sul pavimento come se piangesse, che ci secca seccandosi? Meglio lasciare il ficus lì nell'angolo, non curarsene, aspettare che se ne curi qualcun altro, e guardare solo i fiori solo per il periodo in cui non seccano anche loro, ma senza terra, senza vaso, senza legami che ci facciano pensare di dover ancora far qualcosa per tenerli in vita, qualcosa di diverso dall'aprire un cassonetto e gettarceli dentro.
Alla fine non ci rimarrà niente, se non il ricordo di un effimero divertimento sull'altro, e anche noi saremo solo effimeri ricordi di effimeri divertimenti per altri che avranno adottato la nostra filosofia di vita.

Allora forse è meglio fermarsi un attimo, pensare se è maggiore il piacere di una serie di incontri rubati alla fiducia altrui distruggendo a priori quello che di buono si potrebbe costruire (perchè tradire la fiducia altrui è sempre e solo distruttivo, checchè se ne dica), oppure quello di buttarsi anima e corpo in qualcosa di vero, grande e voluto. Domandarsi se non meriti mettersi d'impegno per raggiungere quello, invece che dirsi che tra il rischio di un fallimento e la sicurezza di ottenere qualcosa di piccolo e immediato è meglio quest'ultima. Chiedersi se tutti i libri e gli articoli sulla terapeuticità del non impegnarsi mai fino in fondo non siano soltanto patetiche giustificazioni per la propria debolezza. Del resto, chi non risica non rosica (link per i romani), ma non se la gode nemmeno tanto quanto vorrebbe far credere a se stesso e agli altri.

 La maggiore trasgressione, ormai, è credere di riuscire in ciò in cui nessuno crede più.
E farcela.

venerdì 22 novembre 2013

Consulenza finanziaria for dummies


Ci sono investimenti ad alto rischio e alto rendimento. Si chiamano investimenti azionari. Dipendono da un sacco di fattori, tra cui i più importanti sono l'andamento delle aziende che fanno parte del paniere in questione e quello del mercato azionario, che, a sua volta, dipende dal comportamento degli investitori, tra cui i cassettisti, che confidano nella buona gestione aziendale, e gli speculatori, che si danno a scommesse sulle quotazioni a volte slegate dalla reale gestione finanziaria aziendale, e piuttosto condizionate da fattori psicologici e d'azzardo. Tutto ciò è molto complicato.
Scommettere bene è difficile.

Una Grande Storia d'Amore con la S e la A mauscole è un po' come un investimento del tipo appena descritto. Altissimo rischio, altissimo rendimento se va bene, grandissima fregatura se va male. Però lo è solo un po'. La differenza cruciale è che, mentre l'investimento azionario dipende da un sacco di fattori difficilmente controllabili dal singolo perchè legati a una miriade di individu e pure al caso, L'investimento GSA è legato a due soli andamenti. Il primo è quello tuo: lo controlli al 100%. E quindi un 50% del paniere ha un controllo del 100%. Dipende solo dalle tue azioni (intese come comportamenti e non come titoli). L'altro 50% dipende dall'altro. L'altro non lo puoi controllare. Puoi influenzarlo un po', ma l'andamento dipende da lui. Però pensaci: sapere che un 50% è sicurissimo perchè controllato da te è una grande affare rispetto a un vero investimento azionario, aleatorio al 100%. Soprattutto pensando che il rendimento, se va bene, non è alto, di più, è così alto che nei secoli dei secoli si sono dedicati tantissimi tempo, pensieri, risorse, scritti, canzoni, poesie solo a questo. Nel 90% degli scritti, canzoni, poesie di che si parla? Della Grande Storia d'Amore (GSA). Mica si perde troppo tempo con chi usufruisce della prostituzione o vive una vita di scappatelle. No, quello c'è, ma è sempre funzionale alla GSA.
E quindi uno, quando pensa come investire la propria vita, cosa sceglie? L'investimento obbligazionario a basso rischio e basso rendimento di una vita di scappatelle? O addirittura si butta sul paniere liquidità della prostituzione? Che poi un certo rischio ce l'hanno pure quelli, se non ci si dà un orientamento preservativo.

Qualcuno dirà: ma io sono furbo, io differenzio il paniere: 33% GSA, 33% scappatelle, 33% prostituzione. Magari anche in proporzioni variabili. Eh no! L'errore è qui. La GSA somiglia, ma NON E' un investimento azionario. La GSA è un investimento che va fatto da solo. Un investimento che somiglia a un panda: è in via di estinzione, e se si decide per il panda, bisogna dedicarci ogni cura, se no si estingue e tanti saluti. Pensaci: ti crei il paniere differenziato. Che succede? Che la percentuale scappatelle e quella prostituzione sicuramente influenzeranno il tuo 50% di quota GSA. Dopo un po', anche l'altro 50% di quota, pure nel caso in cui andasse a gonfie vele, ne risentirà. E così, nell'ambito del paniere, ciò che più avrebbe tirato su il valore va a picco. Ci si dovrà accontentare dei miserrimi rendimenti dell'altra percentuale. Nella più probabile delle ipotesi, ci si ritroverà con un paniere scappatelle + prostituzione, e a lungo andare, con il passare degli anni, il paniere diventerà 100 % scappatelle. Bassissimo rendimento e, con i tempi che corrono, rischio non così basso. Insomma, alla fine, con il paniere 100% prostituzione, si va in bancarotta. Si finisce a nessun investimento, falliti e protestati.

Ora, alla luce di tutto ciò, dimmi tu qual è l'investimento migliore.
E poi agisci di conseguenza.

mercoledì 20 novembre 2013

Peripezie euforico-podistiche

Se si è persone sportive dentro, si ha la necessità di praticare sport. E' un bisogno che diventa fisiologico, come mangiare bere e altre amenità.
Non si può quindi decidere se praticare sport, ma come praticarlo.

Una soluzione può essere la palestra. Un cubicolo di dimensioni più o meno grandi pieno di gente che si scatena e suda. Un cubicolo dove si paga per entrare e usare macchinari che simulano uno sport. Lo sportivo dentro storce un po' il naso al pensiero di ciò. Condizioni di un certo tipo, però, possono portarlo a optare per questa soluzione. Ma devono essere veramente schiaccianti, del tipo che si abita in una metropoli dove se esci per strada ti schiacciano, o che si ha libera solo la notte fonda senza luci nera più del nero, casistica in cui, a pensarci bene, anche la palestra potrebbe essere chiusa e sprangata. I cubicoli, comunque, sono sempre e comunque frequentati da moltissime persone sportive fuori. Non falliranno se lo sportivo dentro opta per altre attività.
Se non si ha molto tempo a disposizione magari non si opterà per praticare il deltaplano o la canoa tre volte a settimana, ma si potrà sempre decidere di andare a correre, attività aerobica che aiuta la resistenza, il fiato e l'artrosi, nonchè la distruzione di articolazioni e legamenti vari. A parte le controindicazioni, si tratta di attività che, se praticata con costanza, può portare all'euforia del podista, che farà dimenticare del tutto che da vecchi, nella migliore delle ipotesi, si deambulerà in carrozzella.
Analizziamo dunque il caso del podista sportivo dentro. Rifiuta la palestra, perchè il suo essere sportivo è interiore, non ha bisogno di chiudersi nel cubicolo. E' un po' come il discorso degli addominali: lo sportivo fuori li ha fuori, lo sportivo de
ntro li ha dentro, gelosamente custoditi e nascosti dagli occhi superficiali dei più.
Se abita in città, va lo stesso a correre uscendo di casa in pantaloncini e maglietta, noncurante degli sguardi obliqui dei passanti onesti. Raggiunge un parco, per piccolo che sia, fa la sua corsetta, si bea della sua euforia, torna a casa felice.
Il vero problema è il maltempo. Il maltempo è più impietoso dell'inverno e dei suoi rigori. Non si parla di quello nevoso, bensì di quello piovoso e copioso. Se  piove copiosamente per un bel po' di tempo, se si ritrova con un meteo così guardando su tutti i vari siti di meteo,


lo sportivo dentro entra in uno stato di frenesia e nervosismo. Ciò si accentua nel caso in cui quando è al lavoro faccia bello e quando è a casa piova abbondantemente. Poi, quando piove abbondantemente anche appena esce dal lavoro in bici e arriva zuppo come un biscotto al Plasmon pucciato nella tazza non è felice. Asciugarsi e rituffarsi nell'acquazzone non è da persone saggissime. E allora lo sportivo si mette in casa e aspetta. Ciò fa sì che ogni attività che intraprende sia condizionata dall'attesa della fine della pioggia. Si dedica a un'occupazione per 3 minuti, poi guarda alla finestra. Spesso il vetro è già rigato dalle piogge precedenti, e così non capisce bene. Deve aprire, o andare sul balcone, sporgersi, allungare la mano. Ripetuta ogni 3 minuti, l'operazione diventa handicappante. Il nostro eroe inizia ad avere l'impressione che non ce la farà mai ad andare a correre e che stia perdendo un sacco di tempo dedicabile ad altre attività con maggior profitto. Ciò nonostante, essendo il suo bisogno di corsa fisiologico, continua a farlo. Prova anche a dedicarsi ad operazioni surrogate, tipo correre sul posto, magari con l'aiuto della wii, o andare sulla wii bike, che solo a guardarla fa venire un'infiammazione alle ginocchia e un'ernia del disco fulminante. Alla fine, però, tra uno schema del videogioco e l'altro, ha l'impressione che abbia smesso. Si veste alla velocità della luce, esce e tracchete, ricomincia a piovere, e nemmeno poco. Ritorna dentro, per sadomasochismo si piazza pure sulla wii bike, ma ecco di nuovo l'impressione che abbia smesso. Scende, va a vedere, ma piove ancora. Era solo il vetro troppo pulito ad aver dato l'impressione errata. Passa tutto il suo tempo libero a sporgersi, vestirsi, svestirsi, scendere le scale, aprire il portone e scoprire uno scroscio da giorno del giudizio, risalire le scale, inziare a leggere un libro tre minuti per volta, aprire la finestra, tendere la mano, andare sul balcone, studiare le pozzanghere e i loro riflessi, farsi un giro di wii fit. Arriva il momento in cui gli pare proprio di poter andare. Non guarda più nulla, si veste per la sedicesima volta, si precipita giù dalle scale, esce e finalmente si mette a correre zigzagando tra le macchine alla volta del parco. Al parco si sente già meglio.Non c'è nessuno, solo alcuni padroni con i cani, fisiologicamente bisognosi di quella passeggiata, e quindi anche loro usciti alla prima tregua. L'odore di umido delle foglie e del suolo pervade le narici. Gli alberi neri, defogliati e stecchiti, graffiano il cielo plumbeo come la tonalità grigio topo dei provini tintometrici delle carrozzerie delle macchine, sfiorando il grigio canna di fucile. Il cielo, che già era plumbeo, così graffiato solleticato e sollecitato non ce la fa, e scarica sul cranio dell'intrepido corridore il maggior diluvio mai visto in tutta la giornata. Ci sono anche i padroni dei cani con i loro fidi animali a condividere il momento, ma loro possono aprire l'ombrello che saggiamente avevano portato con loro. A bagnarsi rimangono il corridore e i cani. Diventano tutti chiens mouillés nell'aspetto, anche il nostro sportivo dentro. Correre con l'ombrello non viene molto bene. Chi ha provato, sa. Chi non ha provato, è meglio che non provi.
L'eroe del quotidiano torna mestamente a casa, facendo ciak ciak a ogni passo.
Risale le scale.
Si spoglia in una pozzanghera sul parquet.
Poi guarda fuori.
Esce il sole.
Se non altro, può scrivere un post sulle peripezie euforico-podistiche.
Dopo essersi asciugato per bene.

lunedì 18 novembre 2013

Fede

Cosa vuol dire essere fedeli?
Avere fiducia in qualcosa.
Nella vita siamo fedeli a un sacco di cose o persone, almeno per un po'.
Cosa succede poi?
Che le cose o persone in cui abbiamo fiducia ci deludono.
La fede calcistica viene meno perchè la nostra squadra perde.
La fiducia nel prossimo viene meno perchè il prossimo ci inchiappetta.
La fiducia nel prossimissimo, ovvero in chi ci sta più vicino, viene meno anche lei, perchè anche il prossimissimo ci inchiappetta.
Che fare allora?
Avere fiducia in qualcosa che non sia nè prossimo, nè prossimissimo.
Anzi, avere fiducia in qualcosa di così sideralmente lontano da non essere nè visibile nè udibile.
Qualcosa come un Dio.


Un Dio non l'abbiamo mai visto, non gli abbiamo mai parlato, non ci ha mai detto direttamente abbi fiducia in me. Se ne sta lassù nei cieli, o in un iperuranico mondo altro da questo, dove noi razzoliamo tutta la vita.
Uno se lo può inventare un po' come vuole.
Degnissimo di fiducia, intelligentissimo, magnificissimo.
Del resto, è un Dio.
Non si può sbagliare sovrastimandolo.
Anzi, più si stima, più è divino.
In un Dio così è facilissimo avere fiducia.
E non ci deluderà mai.
Non esiste, come si fa a essere inchiappettati da qualcuno che non si sa nemmeno se esiste?
Al massimo ci inchiappetteremo da soli, e allora saremo noi ad aver sbagliato, mica il Dio.
Certo, è molto pià comodo credere in qualcuno di infallibile che in chi ci è vicino.
Ci vuole meno coraggio e meno incoscienza che a credere in chi possiamo vedere e toccare.
Che magari si impegna, certo, magari ce la mette tutta, ok, ma è pur sempre appena appena un animale forse evoluto, forse involuto.

giovedì 14 novembre 2013

Ciclista urbarchico


A Torino, da quando c'è il Tobike, sono nate un sacco di piste ciclabili.
Ci sono strade che ne hanno addirittura una in un senso e una nell'altro.
Ovviamente, ciò non vuol dire che nate le piste ciclabili, sia nato lo spirito del ciclista urbano.
Quando pedali sulla pista ciclabile devi fare un'eterna gimcana tra vecchiette barcollanti piene di borse o anche senza borse, gruppi di persone che chiacchierano accrocchiate stile sparviero nel bel mezzo della pista, macchine parcheggiate, che "almeno lì non ci sono le strisce blu e non mi prendo la multa perchè non ho pagato il ticket", camion dei traslochi, camion delle pulizie, camion delle consegne, autogru, cani che pisciano e defecano, padroni dei cani piscianti e defecanti, carrozzine parcheggiate anche se nemmeno sulle strisce blu pagherebbero.
Tutte queste persone sbagliano.
Tutte queste persone meriterebbero una multa.
La pista ciclabile è delle bici, solo delle bici, i pedoni hanno il loro lato (perlomeno in quelle che ho visto io). Pare però che la ciclabile attiri. Forse si farebbe prima a girare direttamente sul marciapiedi, dato che è meno affollato.
Però io sto zitta.
Io sto zitta perchè non ho la coscienza a posto.
Infatti, quando vado a lavorare su questa strada con due piste ciclabili per i due sensi di marcia, chiaramente identificati per terra con inequivocabili frecce, sfinita dagli attraversamenti semaforici, passo dal lato che più si intona a questi ultimi, avendo notato che l'assecondare i verdi mi fa arrivare anche 5-10 minuti prima piuttosto che aspettare.
E così, quando vado in controsenso sulla pista ciclabile, mi sento così fuorilegge che evito di imprecare contro gli ostacoli, viventi o meno, fuorilegge pure loro.
A Vienna, per molto meno, ho preso multe atroci.
A Torino si può passare davanti alla polizia fuori dalla pista ciclabile telefonando e pedalando all'indietro che non ti dicono quasi mai nulla. Se si incontra qualcuno particolamente rompipalle (così sono definiti quelli che fanno rispettare la legge in Italia), può fare un'osservazione, minacciare una multa, ma raramente si paga veramente. Perlomeno a Torino. Bisogna proprio beccare quello appena mollato dalla moglie o cose del genere per non farla franca. éPer dirne una a caso, magari ce ne sono 79 in due anni, appena mollati o con il nervusss per qualche altro motivo.
Oggi, in preda alla fibrillazione semaforica, pedalavo controsenso.
Una signora che pedalava in senso contrario al mio e quindi giusto mi ha fatto un tombino urlante fuori dal comune. Infatti l'hanno sentita anche nel comune vicino. Io mi sono sentita molto "italiana", in un'accezione poco positiva.
Poi sono arrivata a scuola, sempre pedalando controsenso perchè se no sarei arrivata in ritardo, e c'erano tutti gli alunni che sputacchiavano chewing-gum per terra e lanciavano cartacce nel cortile.
Come docente, sarebbe stato mio dovere dire loro di smetterla, di raccogliere le cartacce, ma oggi non me la sono proprio sentita.
Ché
prima di dire agli altri quello che non devono fare, è il caso di non farlo in prima persona.
Anche se gli altri non lo sanno.
Anche se lo sa solo una rompipalle che non si vedrà mai più nella vita.

lunedì 11 novembre 2013

Raffreddori

Una bella denuncia quando si vive nell'illegalità è come un raffreddore.
Prima o poi si becca.

In Italia più poi che prima.
Sarà il clima temperato.