LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 30 dicembre 2009

Curve

Quando uno guida in una strada per la prima volta, tutte le curve sono un'incognita.
E così a volte capita di prendere una curva a una certa velocità e di sentirsi in balìa di una forza strana, una forza che tira la tua macchina verso il guard-rail, o, se si possiede un'auto tipo una Dacia Logan, che te la ribalta anche.


Poi, quando uno fa la stessa strada tante volte, per tortuosa che sia, com'è, come non è, ecco che la strada si riesce a percorrerla senza sentirsi in balìa o ribaltanti, eppure si va sempre più veloce. Come se il nostro cervello l'avesse memorizzata, anche se non ci pare.


E quando la strada si rifà a 10 anni di distanza, fà lo stesso, il nostro cervello se la ricorda ancora.


ma soprattutto, quando uno prende una curva pensando di non ribaltarsi, la macchina stessa acquisisce più stabilità che nel caso in cui pensi "Ommaria, ora mi ribalto!".

Vai a capire perchè.

Chissà a che pensava il collaudatore della Dacia Logan, mentre andava ai 65 km/h.

lunedì 28 dicembre 2009

Truzzi si diventa

Io, truzza non lo sono mai stata.

Mi sono sempre detta di non esserlo mai stata, più che altro.

Però, l'anno scorso, quando nevicava a larghe falde, sono uscita di casa con un paio di stivali apparentemente invernali. Gli stivali apparentemente invernali erano in realtà o fallati o effettivamente primaverli. Fatto sta ed è che, dopo essermi allontanata suffiientemente dall'automobile facendo ciff-ciaff nella neve, mi sono accorta di quanto non solo la suola delle scarpe facesse ciff-ciaff, ma lo facessero pure i calzini dentro gli stivali, e i piedi dentro i calzini. Tutto ciò per spiegare come sia potuta entrare nel primo negozio di scarpe incontrato, che era casualmente Foot locker, e abbia potuto acquistare il primo paio di scarpe visto. Il primo paio di scarpe visto consisteva un in paio di Adidas nere in pelle con le striscie d'oro. Io non avrei mai e poi mai comprato un paio di scarpe con le striscie d'oro, ma in quel frangente ho dovuto.

Poi, sempre l'anno scorso, mi sono resa conto che la mia giacca a vento era molto simile a quella di "The wrestler", anche in quanto a piume fuoriuscenti in cuscinetti batuffolosi dagli interstizi tra le cuciture.
Vuoi non comparti la giacca traslucida di materiale usato dagli astronauti della NATO, che, anche se è fine fine fine ti tiene caldissimo? E soprattutto che è in offerta? Che fosse anche marrone traslucida con lo stemmino, d'oro pure lui come le striscie delle scarpe, sagomatissima che a momenti mi si vedevano le costole, poco importava.

E quest'anno, alle bancarelle pre-natalizie, vuoi non comprare i guanti neri senza le dita (molto meno costosi di quelli con le dita - circa 1 € in meno - e soprattutto molto più pratici per pagare il panettiere senza togliersi i guanti)?

E così, l'altro giorno ero a scuola nell'atrio, verso le nove, intenta a scribacchiare sul registro, dando le spalle alla bidelleria.
La bidella, vedendomi di schiena, così, con le scarpe con le striscie d'oro, la giacca marrone traslucida con lo stemmino d'oro, i guantini con le dita rosa che spuntavano, mi ha detto: "Ehi, tu, perchè non sei in classe?".

Io mi sono girata stupita e l'ho fissata.

In quel momento abbiamo avuto due rivelazioni, una a testa.

Lei ha capito che ero una prof.

Io ho capito di essere diventata truzza.

sabato 26 dicembre 2009

Vicini di lamiera


In questi giorni natalizi le strade hanno assunto l'aspetto di un puzzle, dove ogni macchina confina con un'altra che si trova a sua volta a 1 mm da un'altra e così via.

Quando si è fermi al semaforo, ci si ritrova così a circa 30-40 cm da uno sconosciuto seduto in un'altra auto, il che supera quasi la distanza limite all'intimità di molte persone, soprattutto se ci si trova al nord, secondo stereotipo corrente.

Se ci pensate, uno sconosciuto che si trovi a 30-40 cm, ma anche a un metro o due da voi, non si sognerebbe probabilmente di scaccolarsi il naso immergendovi un dito fino alla seconda falange.
Ma con la lamiera in mezzo, se lo sogna eccome.
Anzi, i sogni, in questo caso, diventano realtà.
Sarà perchè è Natale.
E così, se ci si gira a guardare il vicino di lamiera, si vede non di rado uno sconosciuto che sta compiendo un'ispezione degna dei RIS nelle sue cavità nasali.

Per non parlare di quando, forse interessati a vedere se ci scaccoliamo pure noi, i vicini di auto ci osservano con occhi rotondi, senza considerare minimamente il fatto che i vetri sono trasparenti.
L'altro giorno ero in macchina, e stavo tranquillamente pogando contro il volante sul ritmo di una canzone dei Foo Fighters (il che è forse peggio che scaccolarsi, in effetti), quando mi sono girata e c'era un pelatone che mi osservava con occhio liquido, a 40 cm di distanza. Ho fatto un salto tale per lo spavento che ho battuto una craniata nel tettino. Per fortuna sono felpati.
Il fatto che il pelatone avesse il pandino eliminava la possibilità che potesse avere almeno i vetri oscurati. Se avesse avuto i vetri oscurati, avrebbe come minimo avuto un SUV, e non avrebbe potuto abbassarsi alla mia bassezza, oltretutto.
Fatto sta ed è che il tizio era convinto di averli, i vetri oscurati, e ha continuato a fissarmi allibito, con tutte le occhiaie piene di venuzze tese nell'osservazione.

Al che ho tolto il CD e ho messo radiomaria.

giovedì 24 dicembre 2009

VERRÀ NATALE


Ballata metropolitana, aspettando Natale


Babbo Natale, da molto lontano,
di rosso vestito, arriva piano.
Arriva nel traffico cittadino,
sperduto e assorto come un bambino.
Deve far presto, l’hanno chiamato.
Tutti lo aspettano al supermercato.
Arriva il nonno, coi peli bianchi,
al supermarket tra offerte e banchi.
Subito osserva e nota una cosa:
di babbi allo shopping ne vanno a iosa.
«Qui sono in tanti, che male c’è?
Vado dove hanno bisogno di me».
Così il babbòne, pancia spessa,
stenta a passare nella ressa.
Cammina molto, barba bianca,
dove la gente è sola e stanca.
Nonno tra i nonni, passeggia e ascolta
com’è ora il mondo e com’era una volta.
Poi gioca e piange, a fine giornata,
bimbo tra i bimbi, infanzia negata.
Adesso dorme alla stazione,
sognando una cena di vino e cappone.
Sogna che cibo ce n’è per tutti:
s’inizia coi primi e si arriva ai frutti.
Sogna che gli uomini fanno la pace.
È solo un sogno, però gli piace.
Come bambini, col naso in su,
si danno baci e non sparano più.
Al supermarket e ovunque intorno,
la notte è accesa che sembra giorno.
E il vero babbo, un po’ bimbo un po’ nonno,
nel freddo dorme, ancora ha sonno.
Se ci sarà pace e non la guerra,
se avremo rispetto per la Terra,
quando ogni uomo nel mondo avrà
pari diritti e dignità,
ci sarà gioia dov’era il male,
e finalmente verrà Natale!

mercoledì 23 dicembre 2009

Ti amerò per sempre . ?


Mi diceva una mia amica, che ha visto una trasmissione in cui Alberto Angela parlava dell'innamoramento. E mi diceva, sempre questa mia amica, che lui diceva che l'innamoramento avviene se c'è un'alta compatibilità tra i due sistemi immunitari.

Allora, sia io sia la mia amica abbiamo subito pensato che in tal caso dovrebbe per forza esserci corrispondenza d'amorosi sensi sempre e comunque.

E invece, celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi, e, anche se a volte è dote degli umani, non lo è sempre!

Abbiamo dedotto che c'è qualcosa che non quadra.

Sarà meglio farsi illuminare leggendo il libro del papà?

lunedì 21 dicembre 2009

Terrorismo psicologico per ipocondriaci


Questo post vuole essere un'assolutamente NON esaustiva elencazione di tutte le possibilità di riempirsi di germi immediatamente dopo, o anche durante l'operazione contraria, cioè lea loro eliminazione.

Trattasi di corollario di questo post, finalizzato a terrorizzare i miei lettori ipocondriaci (lo so che ci siete!).

Eccolo:
  • letto il post su citato, rimane comunque il fatto che, dopo essere andati in bagno, aver lavato il rubinetto con il sapone cantando "Tanti auguri a te", aver usato la carta per aprire la porta, abbiate forse richiuso quella porta con la chiave. E la chiave l'avete lavata cantando "Tanti auguri a te?" Calcolate che TUTTI quelli che sono andati in bagno prima di voi probabilmente non l'hanno lavata, e probabilmente non si sono manco lavati le mani, nè prima, nè dopo.

  • E se consideriamo il fatto che possa mancare il sapone in bagno? In questo caso, dopo aver allungato le mani su tutto ciò su cui era possibile allungarle, ivi compreso lo sciacquone, che nessuno mai si sogna di pulire, tantomeno donne o uomini delle pulizie, e che molti (si spera tutti) toccano, arriviamo fiduciosi al lavandino, ed ecco che non c'è un minimo sapone. Io ho provato a mettermi un sapone in borsa. Incartato. Si scarta e invade la borsa. Sconsigliato.

  • Collegandosi al problema del sapone, ultimamente si sono introdotti quei simpatici erogatori di alcol profumato. Ammesso e non concesso che il loro contenuto sia disinfettante quanto una lavata di mani con sapone, putiamo caso che, non avendo trovato il sapone in bagno, proprio perchè profondamente ipocondriaci, disponiate di uno dei suddetto botticini. Che fate? Lo toccate con le mani fetide di sciacquone, vi pulite le mani, e poi ritoccate il botticino per metterlo a posto, ribeccandovi tutti i germi che avevate lasciato sull'involucro.

  • Altra osservazione interessante: come dice Topo Gigio, l'ideale sarebbe non toccarsi la faccia con le mani non pulite. Provate a passare un'intera giornata a scuola, al lavoro o simili senza toccarvi la faccia. E' un po' come quando si è ingessati e non ci si può grattare. In quel caso, si usano perfino i righelli. Figurarsi se si resiste tutta una mattinata senza mai toccarsi la faccia.

  • Vogliamo parlare delle chiavi? Arriviamo a casa, apriamo con le chiavi, ci laviamo le mani, poi usciamo e ritocchiamo le chiavi fetide.

  • E quando dobbiamo parlare con persone raffreddate o malate? O dobbiamo stare nello stesso ambiente con loro? Non devono toccarci, e non dobbiamo toccare oggetti toccati da loro, altrimenti avremo i germi sulle loro mani. Se starnutiscono, considerate la velocità e ampiezza di distribuzione dei lapilli che usciranno dai loro nasi e bocche, dovremo perlomeno uscire dalla stanza per non essere colpiti. Provateci, in un ufficio, o una classe, soprattutto se siete il consulente con il cliente malato o il professore con gli alunni raffreddati. Nel caso del professore, sarebbe grottesco vedere un professore che si fa consegnare i compiti in classe prendendoli con le pinzette e irrorandoli di liquidino alcolizzato, o un consulente che fa firmare un cliente gridandogli di guardare dove ha fatto le croci sul contratto, ma dall'ufficio vicino, per poi disinfettare tutta la stanza quando il cliente se ne va.

A questo punto qual è la soluzione?


Io direi chiudersi in casa, buttare le chiavi, dopo averle disinfettate, e aspettare l'estate.

venerdì 18 dicembre 2009

Favole chassidiche e controfavole italiche


Il maestro giapponese Nan-in, dell’era Meiji (1868-1912), un giorno ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite fino all'orlo, e continuò a riempire.
Il professore, dopo un po', non resistendo, disse: “E’ ricolma. Non ne entra più!”
“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”


La mia testa, in questo momento, dopo ben v-e-n-t-i-q-u-a-t-t-r-o anni di studio, attaccato il venticinquesimo anno (sembra il titolo di un film), come la tazza di Nan-in, dovrebbe essere straripante, esondata, rimpinzata come un'anatra da cui si ricava il foie-gras-de-canard, stracolma come il vaso traboccato dopo la goccia che l'ha fatto traboccare, e invece niente.


Il vuoto.


La mia testa è vuota: se la muovo con decisione, scuotendola da sinistra a destra, sento un plee-king ka-ting di rimbalzo contro le pareti del mio cranio.

Quel robino che rimbalza contro la pareti del mio cranio è un buco nero.


Sì, perchè ogni età ha le sue tappe:

c'è un tempo per imparare a camminare

c'è un tempo per imparare a parlare

c'è un tempo per imparare a scrivere

c'è un tempo per innamorarsi (c'è?)

ma SOPRATTUTTO c'è un tempo per iniziare e finire di studiare.


Se dopo i trent'anni uno continua a studiare in modo tradizionale (cioè con professori che gli rimpinzano la mente e poi gli chiedono di vomitare su un foglio quello che gli intasa il cervello), può accadere che nel suo cranio si crei un piccolo buco nero affamatissimo.

La probabilità di autogenerazione del buco nero e la sua fame sono direttamente proporzionali alla quantità di contenuti che si sono infilati nella sua testa.


E' per questo che la fine del mondo si produrrà in qualche corso S.I.S. ad alta densità di frequenza, dove tante teste di una certa età rimpinzate di un certo numero di nozioni si uniranno a formare un unico, grandissimo buco nero, che farà vergognare quello svizzero.


Anche se ciò dipenderà dal livello di trabocco (si dirà trabocco?) dei cervelli dei frequentanti il corso...se i titoli posseduti corrispondono al reale trabocco, la fine del mondo dovrebbe giungere tra...vediamo...più o meno...ADESSO!