LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 14 giugno 2023

Essere pro

L'altro giorno è successa una cosa che mi ha fatto pensare: "Sono diventata una ciclista da città pro".

Poi ho capito che era una cazzata. 
Non si è mai ciclisti da città pro. 

Dato che non state più nella pelle, ve la racconto. Pedalavo su questa pista ciclabile, di notte, protetta dalla fila di automobili parcheggiate da cui difficilmente sarebbero scese persone all'improvviso, vista l'ora. In strada una Opel grigia procedeva più o meno alla mia velocità, a volte un po' più avanti, a volte un po' più indietro. C'erano anche altre macchine in strada, ma quella ha attirato tutta la mia attenzione. Avevo un brutto presentimento. Dopo due km, in un punto in cui non c'era il filare di auto parcheggiate, ha messo la freccia a sinistra. Io ero a destra, ma l'ho controllata scrupolosamente, non so nemmeno perché. Non avevo visto bene chi ci fosse dentro, ma erano due individui. Di colpo, l'auto ha allargato a destra e mi è venuta addosso. Sono saltata sul marciapiede solo perché era da circa dieci minuti che  osservavo le mosse di quello che si è rivelato essere un uomo anziano con la consorte seduta vicina. Ho fatto qualche gesto nella loro direzione, hanno continuato a non vedermi. Tremante, mi sono allontanata con un mix di adrenalina e senso di essere, appunto, una pro dall'intuito fenomenale. 
Certo, dopo anni che giro in bici in mezzo al traffico, il mio corpo e la mia mente hanno imparato a reagire a stimoli apparentemente insignificanti in modo istintivo, ma, appunto, sono serviti anni e anni, ed è stato necessario anche buttarmi nel traffico quando non avevo questa esperienza, correndo rischi maggiori rispetto a oggi. 

Senza correre il rischio, si rimane al punto di partenza, paralizzati dalla paura. 
Al tempo stesso, con l'esperienza, gli anni e tutta l'acqua che per forza deve passare sotto i ponti, non si è mai davvero al riparo dai rischi, non si è mai davvero pro. 
C'è sempre qualcosa che sfugge al nostro controllo, nonostante si possano avere ottimi istinto e reattività. 
Essere decentemente in grado di pedalare nel traffico cittadino è un mix di autotutela massima e accoglimento del rischio ineliminabile: sapere che la vita è appesa ad un filo, accettare questa condizione umana e fare tutto lo stesso con un ossimorico cocktail di coscienza e incoscienza.
 

domenica 21 maggio 2023

La libertà è un asintoto


Ma anche l'asintoto non esiste. Eppure si studia. 
Senza asintoti, peraltro inesistenti, la funzione non tende a nulla. 
E' bello tendere all'inesistente, avvicinarvisi sempre di più, senza mai toccarlo, senza mai intersecarlo, senza mai diventarne paralleli. 

Cosa dite?
Non sapete cosa siano?
Non è grave, non esistono.
Però, tendetevi lo stesso.
Vi auguro di avere vite piene di asintoti.

mercoledì 26 aprile 2023

Il concorso

È uscito.
Ti precipiti a comprare i libri.
Ti tuffi tra le pagine.
Studi come un pazzo,
ché, poi, studiare come un pazzo
raramente è garanzia di successo.
Arriva il giorno della prova.
Sgomiti tra le gente.
Senti i discorsi degli altri.
deduci di essere preparato
in modo assai poco sillogistico.
Ti siedi.
Arriva la prova.
La sostieni.
Ti senti preparato.
Fai il sostenuto.
Vai a casa.
Attendi.
Pensi di avercela fatta.
Studi per l'orale.
Mesi di studio
forsennato e speranzoso.
L'attesa finisce,
perché tutto finisce,
prima o poi.
Con il cuore sospeso
controlli.
Non compare il tuo nome
tra i vincitori.
Esci e vaghi
senza sapere
senza sapere come
senza sapere dove,
il cervello bombardato.
Di quello che credevi di sapere
non è rimasto
che qualche
brandello di concetto.
Della tua preparazione
non è rimasto
neppure tanto.
Vaghi tra le macerie
del tuo presente straziato.

(Riavvolgere e ripetere per ogni concorso non vinto)

venerdì 17 marzo 2023

Homo pinnatus

L'homo pinnatus è un  individuo che si materializza nelle piscine seminando il terrore negli altri nuotatori. Solitamente, ma non sempre, di età post pensionistica, infila quelle taglienti e contundenti estremità artificiali e si infila in una corsia, che all'improvviso si svuota, pena il piastrellamento di tutte le altre con uno strato di pelle tale da impedire la visione del fondale a sua volta piastrellato. 
Se un malcapitato, a causa della saturazione totale delle altre corsie, si ritrova a dover condividere la nuotata con lui, ad ogni incrocio o sorpasso temerà per la propria sopravvivenza. Se il suddetto è anche educato, si stupirà di come, dopo 5 o 6 vasche, non sarà ancora costellato di lividi oblunghi. 
C'è però da insistere sul punto che se qualcuno si reca in piscina con le pinne, è probabile che di base non sia dotato di particolare empatia. E' altresì probabile anche che non abbia grandissime abilità natatorie, e che si diletti in attività tipo la rana pinnata. Spesso la pinna è corredata anche da maschera con tanto di tubo e dei famigerati guantini palmati, che, non si sa perché, spesso sono fatti di un materiale simile al tessuto uncinato su cui si attacca il velcro. Il compagno di corsia può contare su un servizio di massaggio thai plasticizzato di quelli super-mega-troppo energici alternato a scrub profondo (fino alla carne). 
Magari gli verrà in mente di interagire con il super accessoriato ponendogli quesiti tipo:
  • ma lo sa che la rana fa già male alle ginocchia di per sé? Intende distruggersele completamente mettendo pure le pinne? (evitando di aggiungere: come fa a permettersi ancora di fare simili stupidaggini alla sua età? Non ha già le ginocchia corrose dagli anni?)
  • ma chi glielo fa fare di lavare in doccia (manifestando un'altra volta scarsa empatia con gli altri) questo arsenale di attrezzature ogni volta? E poi come lo asciuga? Con i pochi phon messi a disposizione degli avventori?
Ma in realtà, l'homo pinnatus, questi quesiti non se li pone nemmeno. 
E non sa nemmeno di avere un compagno di corsia che vorrebbe porglieli, ha la maschera troppo appannata. 

venerdì 17 febbraio 2023

La rosa calpestata

Sono al semaforo in bici, e c'è un venditore di etnia non chiara, seduto esausto sul marciapiede, con una transenna tra le scapole, un mazzo di rose incartate una a una in grembo. Lo fisso, sì, perché sono una brutta persona di quelle che fissano ciò che attira la loro attenzione, e noto che ha un'espressione stanca, di quella stanchezza senza speranza, o così mi sembra. Sembra materializzarsi il suo pensiero: "speriamo che non diventi mai più rosso per le macchine", ma invece il semaforo, con puntualità bovina, diventa rosso, e lui si deve alzare, e si tira su un po' come si tirano su alcuni alunni quando li chiamo a venire alla lavagna, e, con la stessa pesantezza con cui maneggiano il pennarello, maneggia il mazzo di rose, tanto che una finisce per terra e lui, travolto dalla pesantezza ineluttabile dei movimenti periodici, la calpesta, e io, lì, in bici, gli dico: "E' caduta una rosa!" Non uso il "tu", ché Mattia Feltri in un suo "Buongiorno" su "La Stampa" qualche giorno fa diceva che è da razzisti dare del tu agli immigrati (in realtà questo personaggio, può essere di qualunque posto, anche di San Mauro torinese). Per Feltri, la dignità, gliela si attribuisce dando del "lei", ma io del "lei" non glielo do, perché, non so bene in base a cosa, mi sembra che non gli darei nessuna dignità nemmeno così. E così non gli do del nulla, mi tengo sul vago, ma, evidentemente, l'avevo intuito che con lui non ci sarebbe stato né "tu" né "lei" che valessero: mi guarda con gli occhi sbarrati del capriolo braccato dal leone, e sussurra un "Chiedo perdono". 
Ma non c'è nessun perdono da chiedere.
C'è solo da chinarsi, prendere la rosa, provare a venderla insieme alle altre ai guidatori spazientiti chiusi nelle loro scatolette fumose. 

mercoledì 15 febbraio 2023

Duro vs Zelensky


Ok che è passata quasi una settimana ed è tardi, ma ci tengo a dire che al festival di Sanremo c'era il mio comico preferito che è Angelo Duro, che, qualsiasi cosa dica, a me fa ridere. Ecco, vado su Yotube, guardo un suo video qualunque e rido. Ora, mi chiedo perché, invece, a Sanremo, non facesse ridere. Secondo me era una strategia. Perché non è possibile che uno che fa ridere (me) sempre, poi, al festival non faccia ridere (me e nemmeno la gente seduta là, a giudicare dalle facce). In ogni caso, ci tengo a precisare che lui non avrà fatto ridere, ma è andato in onda dieci minuti prima dell'una, mentre Zelensky, sarà che non fa proprio per nulla ma per nulla ridere, nemmeno nelle aspettative, è andato in onda ben più tardi.