LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

lunedì 13 settembre 2021

Esercizio di tolleranza

Sei in macchina che guidi e ti trovi di fronte, in una strada a senso unico, una in bici. Guarda davanti a sé, sorniona e nascostamente colpevole. Ogni tanto ti dà un'occhiata per assicurarsi che tu non abbia in mente di stirarla. E pensi: "ciclista idiota, cosa passa di qua contromano".

Ma il giorno dopo sei in bici, e sei tu la ciclista che va contromano, magari per evitare di fare il giro di quattro isolati per raggiungere il portone di casa. Sai di essere colpevole, che avresti dovuto fare il giro di quattro isolati, e allora guardi davanti a te, sorniona e nascostamente colpevole. Ogni tanto dai un'occhiata all'automobilista per assicurarti che non abbia in mente di stirarti, e lui ha proprio la faccia di quello che ti stirerebbe molto volentieri, senza passare da lavaggio e centrifuga. E allora pensi: "Automobilista idiota, cosa gli cambia se si fa un po' da un lato, ché tra l'altro ai ciclisti è spesso permesso andare contromano, ed è inutile che ti dipinga in faccia quel senso di fastidio".

Poi ti ricordi che il giorno prima eri tu quella in macchina con il senso di fastidio.
E così morigeri tutti i punti di vista, quello dell'automobilista e anche quello del ciclista. 
Perché il modo migliore di morigerare il tuo punto di vista è provare quello dell'altro. 

Quindi, gente, provate tutti i mezzi di trasporto: 
bici 
piedi 
motorino 
scooter
camion 
macchina
slittino 
moto d'acqua 
motonavetta
sci 
tuktuk
autobus
elicottero
piroga
nave
metropolitana
drone
mongol-fiera
automobilina a pedali
go kart
monopattino
Roomba
cavallo
Per alcuni dovrete essere a Venezia al mare o in una città molto piovosa
Per altri deve nevicare 
Per altri ancora dovrete avere ossa cave e leggere e corpo contorsionistico
Ma più ne userete più farete esercizio di tolleranza.  

giovedì 9 settembre 2021

W il marketing!


 Il marketing è magnifico. Ti dice cose ovvie, e te le fa passare per meraviglie. E' un gioco di prestigio di un mago della parola. 

In stampatello ti informa che i FIORI di nasello sono stati sfilettati ancora freschi. 
per prima cosa, un fiore di nasello non si sfiletta, perché è una roba che non esiste. Al più si sfiletta il nasello, che, facendo parte della fauna ittica, nulla ha a che vedere con qualcosa di facente parte della flora. 
Ma poi, anche volendo essere poetici, raramente ho visto un fiore a forma di tubo. 
Certo, tubi di nasello, suonerebbe male. 
Anche cilindri sarebbe poco accattivante per la massaia aggirantesi tra i lineari. 

Veniamo al FRESCHI. Immaginiamo dei naselli sfilettati quando già puzzano come delle nutrie e iniziano il loro viaggio nel magico mondo della putrefazione. E' ovvio che il pesce sia sfilettato da fresco. Da avariato sarebbe un po' pericoloso per il marchio. 
In ogni caso, c'è questo ANCORA, partorito dalle geniali menti che hanno creato il packaging. Per la serie, non mentiamo troppo. Se qualcosa è ANCORA fresco, vuol dire che è quasi al limite del non fresco. Se una persona è ancora giovane, non ha 15 anni, e nemmeno 25, forse ne ha 40, magari anche 50. Se un pesce è ancora fresco, forse non lo hanno pescato oggi, e nemmeno ieri, forse l'altro ieri o anche tre/quattro giorni fa. 

Eppure, uno legge l'intera frase, SFILETTATO ANCORA FRESCO, con il pregevole sottotitolo "e surgelati entro 3 ore" (perché una volta che il pesce è sfilettato che altro fai in un'industria, se non surgelarlo anche dopo meno di tre ore? Metti degli operai a covarlo per uno-due giorni, invece di introdurlo nella catena - automatica - del freddo?) e si sente bene, si sente uno che sta comprando qualcosa di buono, sano, fresco e meraviglioso. 

Invece, di meraviglioso, c'è solo il potere esagerato e falso di un po' di parole buttate lì, non a caso, che ci infinocchiano i sensi. 

martedì 6 luglio 2021

Infestanti gabbiani

Il mio rapporto con le biblioteche è particolare. Particolare nel senso che non mi ci vediamo quasi mai.

Una volta ci vivevo dentro. 
Non leggevo libri. 
Leggevo biblioteche. 

Poi sono diventata accumulatrice e possessiva. I libri li voglio. Li marchio con il mio nome. Li sottolineo. Metto la data di inizio e fine lettura, di acquisto, il luogo. 

La stessa cosa valeva tempo fa, quando non esisteva Spotify, con la musica. Ok, è indice di personalità disturbata, ma con quello che costavano i CD, prima facevo una battuta di caccia a quello imperdibile, poi me lo studiavo a memoria. Tutte le canzoni. Perché negli imperdibili figuri Festivalbar 95, non mi è dato ricordare, ma anche quello lo conosco ancora a memoria. Non avrei quasi mai preso in prestito un CD in biblioteca.

Queste premesse, per dire che però, a volte, prendo un CD o un libro in biblioteca.

Ultimamente, tipo una settimana fa, ho preso un libro. Uno di quei libri da spiaggia, tipo "Palindromi". Un libro che potevo esimermi dal sottolineare. Poi, ci sono andata, in spiaggia. Mi sono letta tipo 420 pagine su 450, presa benissimo come capita con i libri da spiaggia, in cui non devi rileggere otto volte una pagina per capire cosa c'è scritto, sottolinearli per sentirti intellettuale e poi chiederti cosa ci fosse scritto. 
Ho girato tutto il giorno con il libro sottobraccio, finché non ho incontrato un gabbiano accucciato in un angolo di un parcheggio. Mi sono avvicinata e ho visto che era impregnato di ami da pesca, nelle zampe, nel corpo, perfino uno in gola. Ho cercato di avvicinarmi ma ho dovuto usare il libro come scudo contro le sue beccate. Mi sono messa a cercare aiuto per un bel po' di tempo, poi ho rinunciato, perché anche quelli della LIPU mi hanno detto "Massì, è infestante". Il mio compagno, con il braccio squarciato da una beccata, dopo aver cercato anche lui di aiutarlo, ha osservato che sono esseri dannosi, fanno baccano, cagano dappertutto, rovinano le città. Insomma, un po' come gli uomini. La prossima volta che ne vedo uno (di uomo) in difficoltà lascio stare, ché tra l'altro tentare di aiutare l'infestante mi è costato il libro della biblioteca. Dimenticato nel parcheggio. 

Un po' come il CD. Un CD degli ABBA che avevo preso in un momento in cui vivevo in Costa azzurra al mare (anche perché me ne sia andata è un mistero del calibro di quello del Festivalbar 1995), in una casa semivuota. Quello anche secondo me se l'è fregato un gabbiano. Poi gli è scappato dal becco, ché dopo un'ora di ricerca vana in mezzo al vuoto, ho sentito le musiche degli ABBA diffondersi da qualche stereo non mio nel cortile interno dell'immobile. 

I gabbiani sono infestanti, dannosi, fanno baccano, cagano dappertutto, rovinano le città e mi fanno perdere le cose della biblioteca. 

mercoledì 5 maggio 2021

Fortunati


Corri nel parco.
Vicino a te scorrono alberi, persone, fiume. 
Imbocchi il sentierino nel prato, il solito, quello di terra battuta, stretto che a metterci entrambi i piedi ti pare di dover cadere. 
Ti concentri per ordinare una falcata dietro l'altra, in un gioco di equilibrismo. 
Avverti una presenza sul percorso, un po' sfasata, che ti lascia mantenere la traiettoria. 
Sollevi lo sguardo dalla terra battuta e lo vedi.
E' un vecchietto distinto, la camicia azzurra con le maniche lunghe. 
Anche i suoi occhi dietro le lenti degli occhiali sono azzurri, come la mascherina. 
Giureresti che lì dietro ci sia un sorriso. 
Allunga un braccio verso di te. 
Osservi strizzando gli occhi mentre arrivi veloce. 
Tra il pollice e l'indice stringe un quadrifoglio. 
Rallenti.
Conti.
1, 2, 3, 4. 
Sì, è proprio un quadrifoglio.
Lui non si muove, rimane lì con il braccio proteso verso di te.
Tu gli dici: "E' un quadrifoglio", mentre la tua corsa arriva a lui, lo sorpassa.
Non lo tocchi, il quadrifoglio.
Ma lui te lo stava regalando? Dovevi prenderlo?
O te lo mostrava? Per farti capire che era fortunato?
O voleva spartire la fortuna con te?

Poco importa.

Ogni volta, su quel pezzo di sentiero, ti sentirai fortunato. 

lunedì 26 aprile 2021

Sfilata urbana pandemica

Uno esce di casa, magari per andare al lavoro, magari per andare a trovare la nonna centenaria. 

Per l'occasione, toglie la seconda pelle di tuta e si veste da persona sociale. 
Più uno è stato rinchiuso per motivi vari (tipo smart working, isolamenti vari, altri della famiglia che facevano la spesa, ecc), più tende a reputare anche una passeggiata sul marciapiedi lunga 400 m un'occasione tipo serata di gala.

Emozionato, si lava, si sistema, si profuma, mette una bella mise studiata e esce finalmente, abbagliato dal sole di cui non ricordava più calore e luce. 
Cammina sul marciapiedi e nota con soddisfazione che, nonostante l'adipe accumulato nel letargo codivico 2020-21, tutti lo guardano. 
Procede con crescente spavalderia, sentendosi ammirato e osservato. 
Ha tutti gli occhi puntati su di lui. 
"Wow, faccio ancora faville! Sono ancora seducente! Mi guardano tutti, sia quelli attirati da me, sia quelli che mi ammirano e vorrebbero avere il mio stile!"

A metà dei 400 m, si accorge che, emozionato com'è, ha dimenticato di mettere la mascherina. 
Si ferma di botto. 
La indossa, tutto imbarazzato. 
Continua la sua camminata.

Nessuno lo guarda più.

venerdì 16 aprile 2021

Perché i perché?

Vorrei condividere con voi altri attimi di gioiosa (nemmeno troppo) stupidità vissuti nell'ospedale del post precedente.

Avevo prenotato una visita per una mia malattia che da anni tutti i medici mi dicono di curare con medicinali XY che non fanno proprio benissimo per altri 345 aspetti e hanno come controindicazioni comuni il peggioramento della malattia stessa che dovrebbero curare. 
Insomma, medicinali  che garantiscono di avere clienti fidelizzati a vita. 

La prenotazione risaliva a circa un anno prima, con i tempi del SSN, ed era dettata dalla curiosità destata da alcuni articoli su trattamenti nuovi meno dannosi. 
Trattandosi di prima visita con SSN, dopo avermi pesata e misurata in altezza con giaccone, stivali con i tacchi e faldone pieno di fogli e cartelline in braccio, dopo una coda di due ore e mezza per accedere a una rilevazione con un macchinario che...ops, ci siamo sbagliati, sulla sua impegnativa non c'è il codice, assurgo finalmente all'agognato studio medico dove mi riceve una giovanissimissima dottoressa (o specializzanda). Raccoglie il mio racconto della malattia dalla nascita ad oggi, quindi le si imballa tutto e riraccoglie il mio racconto della malattia dalla nascita ad oggi, chiedendomi di parlare lentamente e fare lunghe pause se no non riesce a scrivere.

Permango nell'ospedale da circa 5 ore. 

Alla sesta ora, credo di avere il miraggio di un'altra giovanissima dottoressa (o specializzanda) che si unisce all'altra. Non è un miraggio. Esiste. Confabulano.

Io, arrivata alla fine della storia, fiduciosa nella giovinezza  e presunta innovatività delle dottoresse, pongo la mia domanda: "Vorrei sapere quali sono le cause della mia malattia, e in più vorrei evitare il medicinale XY, che prendo in quantità bassa o nulla e che mi fa effetto ma è dannoso. Ho letto gli articoli t, z, e q che parlano di...".
Le giovanissimissima e giovanissima mi fermano e mi dicono: "Ok, allora prenda massicce quantità del farmaco XY per tutta la vita, più massicce quantità del farmaco ZT contenente massicce quantità di principio attivo dell'XY, e aggiunga questo altro medicinale ][ndr: sempre avente come controindicazione il peggioramento della malattia che dovrebbero curare] una volta al giorno".
Io ribatto che ho prenotato la visita per cambiare cura, per capire da dove abbia origine la malattia, dato che in famiglia nessuno ce l'ha e non ho fattori che la predispongono. Accenno che magari potrebbe essere psicosomatica. 
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".
Noto, nel frattempo, che non mi hanno nemmeno visitata: "Ma non mi visitate nemmeno?"
La giovanissimissima mi fa una superficiale indagine e poi dice: "Mah, io qui non rilevo le caratteristiche della malattia".
Io rispondo che però me la sento in quel momento, e che se loro non la rilevano, mi sembra strano che mi diano la cura per una cosa che non rilevano.
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".
Ribatto: "Ma scusi, questo medicinale spegne i sintomi, ma non cura le cause".
Risposta: "Prenda questi medicinali e torni tra 3 mesi".

Ok. Quindi continuo a curare sintomi di una malattia che non so da dove provenga e di cui non conosco le cause, di cui i medici non sanno da dove venga e non ne conoscono le cause, ma vivono sereni lo stesso, appioppando medicinali anche senza visitare le persone. 

I medici sono le persone che studiano più anni in Italia. 
A 30 anni ancora sono lì che studiano.

Poi penso alla scuola.
A come funzionano i programmi scolastici.
A come si insegna nella scuola. 
All'amore della maggior parte degli studenti per l'apprendimento di meccanismi, di cose da memorizzare, e soprattutto per l'evitamento del pensiero, del ragionamento, dei collegamenti e del chiedersi il perché delle cose. 

Il perché delle cose non è indispensabile, nella vita. 
I meccanismi invece sì. 
Fondamentali, nella nostra società. 

mercoledì 14 aprile 2021

E viceversa?

Visita in ospedale in tempi di moderata pandemia.

Si deve prevedere il triage per il COVID: trattasi di stanzetta vicina all'ingresso con tante sedie, tutte occupate o quasi, e un sacco di gente in piedi davanti alla porta che cerca di carpire informazioni invano. 
In mezzo a quelli in piedi, due dipendenti di mezz'età, donne, gridano come pazze, apostrofando tutti coloro che, disorientati, arrivano direttamente da fuori. 
"Dovete sedervi, dovete togliervi di mezzo! Compilate i fogli per il COVID! Perché non capite nulla mai?" 
A quelli che, vedendo moduli mezzi compilati a biro, chiedono chiarimenti, rispondono con voce tonante "E certo che sono quelli, li abbiamo già compilati mezzi noi per agevolare, volete che ve li firmiamo anche? E poi qualcos'altro?" 
Alcune vecchiette, dopo aver chiaramente dichiarato di essere disorientate ed esser state trattate da idiote, sono sull'orlo delle lacrime. 
Noto il cartello:


Ma un "e viceversa" starebbe molto male?