mercoledì 22 aprile 2020
La spesa on line ai tempi del Covid-19
Ok, mi sono convinta.
Dopo la terribile esperienza della spesa dal vivo, mi sono data a quella on line.
La maggior parte è stata impossibile prima ancora di iniziare.
Anzi, fosse vero: è stata impossibile dopo aver iniziato e quasi ultimato.
Finalmente 15 giorni fa ho trovato che alla Coop Drive c'era una finestra disponibile per ieri, 21 aprile. Che fortuna! Ho predisposto una lista plurifamigliare, ho inviato e ieri mi sono avviata guidando sul posto. Il tutto non prima di aver avuto conferma della spesa e notizia della mancanza di un 15% della merce (del tipo che compri tutto per la pizza e poi non c'è la farina, o tutto per la torta e poi non c'è il lievito, quelle cose che non ostacolano per nulla l'utilizzo del resto della spesa).
All'arrivo, mi sono collocata in una specie di garage con parcheggi e automazione massima. Non male, ho pensato. Peccato che quasi tutti i prodotti fossero stati sostituiti con altri. Ad esempio l'amaro Averna special edition con due bicchieri era diventato un amaro normale ma allo stesso prezzo dello special. Poi avevo acquistato degli yogurt dietetici, che risultavano esserci e che quindi avevo pagato. Probabilmente i dipendenti avevano pensato di agevolarmi eliminando tutte le calorie, incluse quelle della confezione.
Insomma, arrivata a casa, dopo quindici giorni di attesa, mi sono resa conto di dover far subito un'altra spesa.
Vagamente sfiduciata dalla Coop, mi sono rivolta al Carrefour.
Sono entrata sul sito che di solito aveva una specie di coda virtuale, e invece zero coda. In pochissimo tempo mi sono ritrovata ad avere la spesa pronta e a dover scegliere l'intervallo orario del ritiro, immaginando di poter provvedere a maggio. E invece, grande sorpresa, il giorno dopo. Oggi mi sono avviata, armata di zaino da montagna, verso il Carrefour più vicino. Mi sembrava di fare una spedizione verso qualche vetta, solo che lo spostamento in metri era orizzontale e non verticale. Comunque un 3.500 di tutto rispetto in questo periodo di vincoli di 200 m. Arrivata in loco, c'era un serpentone di coda che sembrava di essere sulle piste da sci, rimanendo in tema montanaro, un giorno in cui ci fosse un unico impianto non chiuso. Ho chiesto informazioni alle guardie, che mi hanno fatta entrare da un'altra porta, davanti alle occhiate di odio di tutti gli incolonnati.
La signorina al desk mi ha detto: "Beh, se ha dimenticato qualcosa, vada pure a farsi un giro e prenda quello che manca". "Ma senza fare la coda?" ho chiesto. "Sì, certo, lei la coda l'ha già fatta on line!" Non mi pareva vero. In barba alle circa cinquanta persone fuori, in cinque minuti mi aggiravo per i lineari. Arrivata alle casse con la mia merce in più, sono stata scortata da un'altra commessa fino a una cassa, bypassando un'altra serie di meandri di persone incolonnate che esclamavano coloriti apprezzamenti per la mia persona, manco mi fossi messa a fare jogging al supermercato dando baci in bocca a caso alla gente con la mascherina correttissimamente messa in testa sotto gli occhiali da sole o sotto il mento.
Conclusione, nel giro di dieci minuti uscivo dal supermercato davanti agli occhi attoniti degli incodati, accompagnata da un mare di insulti.
Che dire? Spero che nessuno di voi legga questo post, o si fermi alla parte sulla Coop drive o anche a "convinta" (cosa piuttosto realistica).
Che così continuerò a passare davanti a tutti, voi inclusi.
lunedì 20 aprile 2020
D. P. I.
Da un po' di giorni si parla talmente di fase 2 che mi sta venendo nostalgia della fase 1 prima che finisca, o/e che, quasi quasi, mi mantengo per i fatti miei nella fase 1 pur di non dover uscire con i famigerati D. P. I.: i Dispositivi di Protezione Individuale.
PARE che, in sta fase, possa probabilmente essere obbligatorio indossare mascherina (qualsiasi,anche un foulard) e i guanti.
Ora, le mascherine (tutte, anche i foulard o i manicotti di microfibra o pile) ti rendono difficoltoso respirare ma quasi tutte non hanno i filtri per il virus. Ergo, ho una cosa fastidiosa sul viso che mi fa venire voglia di toccarla, crea un insalubre ambiente caldo e umido tipo foresta tropicale sulla mia faccia e non resisterò di sicuro tutto il tempo che devo stare fuori senza toglierla. Ma anche se lo facessi, non ha comunque i filtri. Se uno mi tossisce addosso, il virus passa attraverso. Poi sta lì a fare l'hammam sui miei naso e bocca.
Se ho i filtri giusti per il virus, senza valvole a diffondere miei eventuali germi presso tutti quelli intorno, rimarrebbe il problema dell'utilizzo sbagliato crescente al crescere del tempo che devo passare in giro.
Senza contare che i filtri per i pollini non sono quelli per il virus, e, a meno che non decida di spendere tutto il mio (forse) residuo stipendio in mascherine super fighe con tutti i filtri del mondo, da allergica, starnutirò e avrò attacchi d'asma all'interno della mascherina, trasformandola in foresta pluviale amazzonica.
Guanti: li metto e se li tengo tutto il tempo mi sento sicura. E quindi mi gratto e sposto la mascherina con i guanti. Con cui tocco tutto. Cosa cambia rispetto alle mani? Che le mani le posso lavare con acqua e sapone o sciacquare più agevolmente con la soluzione alcolica. Con i guanti, se non sono fissata, non lo faccio. Se sono fissata comunque è un casino farlo. E in più si bucano.
Una delle poche uscite di casa con interazioni umane l'ho fatta in panetteria, durante una capatina nel mondo di circa 5 minuti. La panettiera indossava una mascherina con valvola: il che equivaleva a dire senza parole: "Se ho il ffp2 io sono protetta ma tu no. Se non ce l'ho, nessuna di noi è protetta da nulla. Tu, in ogni caso, non lo sei".
Lodo mentalmente l'assenza di guanti. Ma tocca tutto il pane al cliente di prima per scegliere la croccantezza giusta. Prende i soldi da lui, li conta, li scambia. Poi ricomincia con me. Molto utile a noi acquirenti. Ma anche a lei, perché mentre ravanava nel pane, nei sacchetti e nei soldi per tutta la mattinata dubito che non si sia mai grattata un occhio, o spostata la mascherina.
A questo punto, se usciremo fiduciosi in questi D. P. I. obbligatori, dovremo solo sperare che il virus si sia stufato di starsene in giro in mezzo a noi almeno quanto ci siamo stufati noi di avere lui intorno. Anzi, forse di più, perché tutto sommato c'è chi non sta nemmeno malaccio.
PARE che, in sta fase, possa probabilmente essere obbligatorio indossare mascherina (qualsiasi,anche un foulard) e i guanti.
Ora, le mascherine (tutte, anche i foulard o i manicotti di microfibra o pile) ti rendono difficoltoso respirare ma quasi tutte non hanno i filtri per il virus. Ergo, ho una cosa fastidiosa sul viso che mi fa venire voglia di toccarla, crea un insalubre ambiente caldo e umido tipo foresta tropicale sulla mia faccia e non resisterò di sicuro tutto il tempo che devo stare fuori senza toglierla. Ma anche se lo facessi, non ha comunque i filtri. Se uno mi tossisce addosso, il virus passa attraverso. Poi sta lì a fare l'hammam sui miei naso e bocca.
Se ho i filtri giusti per il virus, senza valvole a diffondere miei eventuali germi presso tutti quelli intorno, rimarrebbe il problema dell'utilizzo sbagliato crescente al crescere del tempo che devo passare in giro.
Senza contare che i filtri per i pollini non sono quelli per il virus, e, a meno che non decida di spendere tutto il mio (forse) residuo stipendio in mascherine super fighe con tutti i filtri del mondo, da allergica, starnutirò e avrò attacchi d'asma all'interno della mascherina, trasformandola in foresta pluviale amazzonica.
Guanti: li metto e se li tengo tutto il tempo mi sento sicura. E quindi mi gratto e sposto la mascherina con i guanti. Con cui tocco tutto. Cosa cambia rispetto alle mani? Che le mani le posso lavare con acqua e sapone o sciacquare più agevolmente con la soluzione alcolica. Con i guanti, se non sono fissata, non lo faccio. Se sono fissata comunque è un casino farlo. E in più si bucano.
Una delle poche uscite di casa con interazioni umane l'ho fatta in panetteria, durante una capatina nel mondo di circa 5 minuti. La panettiera indossava una mascherina con valvola: il che equivaleva a dire senza parole: "Se ho il ffp2 io sono protetta ma tu no. Se non ce l'ho, nessuna di noi è protetta da nulla. Tu, in ogni caso, non lo sei".
Lodo mentalmente l'assenza di guanti. Ma tocca tutto il pane al cliente di prima per scegliere la croccantezza giusta. Prende i soldi da lui, li conta, li scambia. Poi ricomincia con me. Molto utile a noi acquirenti. Ma anche a lei, perché mentre ravanava nel pane, nei sacchetti e nei soldi per tutta la mattinata dubito che non si sia mai grattata un occhio, o spostata la mascherina.
A questo punto, se usciremo fiduciosi in questi D. P. I. obbligatori, dovremo solo sperare che il virus si sia stufato di starsene in giro in mezzo a noi almeno quanto ci siamo stufati noi di avere lui intorno. Anzi, forse di più, perché tutto sommato c'è chi non sta nemmeno malaccio.
martedì 7 aprile 2020
Iniezioni di autostima
Contagiata...ops scusate...colta da mania culinaria, chiamo la mia ormai famosa nonna per chiederle la ricetta di un piatto che sa fare lei:I tundaret.
Li ho già fatti: ricordo chiaramente che erano delle specie di gnocchi che si buttavano in acqua bollente con il cucchiaino e si tiravano su con la spumarola.
Mi erano piaciuti, voglio farli di nuovo.
LEI (90 anni, reclusa da un mese in solitudine): Bene, fa' in fretta che devo mangiare. Sono già le 18,23. Tut da fé (Ndr: tutto da fare)
IO: Allora faccio in fretta, ti chiedo subito la ricetta dei tundaret.
LEI: Ohh, i tundaret? I 'e da veni vert (Ndr: c'è da diventare verdi).
IO: Va beh, potresti darmela comunque, per favore? Li faccio io, non tu.
LEI: Ah si, metto per me tre patate, farina a caso, un uovo. Poi pesto bene tutto e metto a cucchiaini in acqua bollente. Tiro su e mangio. Le patate però prima di schiacciarle devi bollirle (Ndr: iniezione di autostima culinaria n. 1)
IO: Sì, nonna, ne avevo la sensazione.
LEI: Sì, però poi prima di schiacciarle devi anche pelarle. (Ndr: iniezione di autostima culinaria n. 2)
IO: Grazie, non sono mica scema. Allora li faccio.
LEI: A ma tu non puoi.
IO: Perché?
LEI: Non sei capace (Ndr: iniezione di autostima generale n. 1)
IO: ma li ho già fatti più volte!
LEI: e allora cosa mi chiami?
mercoledì 1 aprile 2020
La cosa bella del virus
La cosa bella del virus è che vi inchioda alle vostre responsabilità.
Di colpo.
Senza possibilità alcuna di rimedio.
Avete scelto male gli amici? Ve li tenete.
Andateci, adesso, a cambiare gli amici.
Che fate? Li trovate su facebook?
No, vi tenete quelli che avete, e ci fate pure gli zoomperitivi o le gmeetcene o le skypecolazioni.
Li guardate, li ascoltate, e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.
Se non interagite con loro, ve li trovate comunque in gran parte a esprimere le loro opinioni su Facebook, via email, via Instagram, via Twitter.
Leggete le opinioni e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.
E non è questo il peggio.
Avete scelto male il compagno di vita? Adesso ve lo tenete.
Convivete con un demente (ambosessi) per libera scelta/matrimonio o affini? Ci convivrete fino a data da definirsi.
Che fate? Ve ne cercate uno nuovo su Tinder? E se poi vi piace ve lo fate amico su Facebook e ci fate le zoompate? No, anche perché il vostro compagno di vita è lì, che vi vede.
E buttarvi fuori casa per lasciarvi in mezzo a una strada sarebbe contrario al Decreto, a meno che non diventiate barboni e la città diventi la vostra casa, i portici il vostro ingresso, Piazza San Carlo il vostro studio, piazza Vittorio il vostro salone, l'immondezzaio la vostra cucina, i Murazzi la vostra palestra con la piscina personale (e anche il cesso) nel Po. Casomai viviate a Torino. Se no mettete altre piazze e luoghi a vostro piacimento.
A questo proposito una soluzione sarebbe che i precari del Sud che hanno avuto cattedre al Nord tipo dal 20/02 al 10/06 stemperassero l'imbruttimento di aver affittato casa davanti alla scuola e non averci nemmeno messo piede devolvendo gli spazi ai neo barboni. Oltre che strafogandosi di timballi di mammà e trasformando il loro corpo a vista d'occhio di alunno zoomato gmeetingato o skypeato.
Avete fatto dei figli con il compagno scelto male? Adesso ve li tenete, e quasi sicuramente saranno venuti su male (un mix tra voi, probabilmente dementi, e il compagno scelto male, più quella percentuale di casualità che se la legge di Murphy funziona non può essere caduta molto lontano dagli alberi). E nessuno potrà più dire che sono bamboccioni. Ve li tenete in casa, per via del decreto, pasciuti e incollati ai vostri pc a fingere di fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli. Vorrete vedere Netflix, Amazon prime, Raiplay? No, ci saranno loro che vi ciucceranno tutta la banda vedendosi Netflix, Amazon prime, Raiplay dal letto mentre fingono di fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli e mentre registrano e diffondono sul web prof che si scaccolano, vengono insultati (da loro stessi con voce distorta e account acquistato su Thor), girovagano per la stanza in mutande e insultano alunni e altri colleghi scrivendo con altri colleghi tramite mail e whatsapp, dimentichi della webcam o della condivisione schermo attivate.
Avete scelto male il lavoro? Ve lo tenete. E lo fate da casa. Se potete.
Se no state cassintegrati a casa, a pensare oddio non voglio mai più tornare a lavorare. Ma al tempo stesso pensate che non tornare a lavorare voglia dire essere licenziati e trovare un nuovo lavoro, che alla fine è quasi peggio che tenersi il vecchio. Anche perché, se tutto ciò finisse mai, sarebbe solo l'inizio di un crisi economica che quella del '29 ci farà un baffo.
Fate un lavoro per cui lavorate lo stesso, di più e con più rischio? O avete un senso del sacrificio e del dovere che supera la vostra cordadia, o avete scelto male il vostro lavoro. Quindi, nella maggior parte dei casi, avete scelto male il vostro lavoro.
Avete la partita IVA? Che ridere.
Volevate diventare sportivi e non siete mai riusciti? Non ci riuscirete adesso: se correrete intorno all'isolato vi sputeranno in testa e vi useranno come bersaglio per pietre e insulti dai balconi. Dentro, provate a procurarvi un tapis roulant o un rullo per la bicicletta. Fate prima a comprare un diamante per il vostro compagno di vita scelto male e farvelo spedire con Aliexpress che è l'unico sito che spedisce (non ancora, ma di nuovo).
Eravate sportivi e vorreste continuare ad esserlo? Scordatevelo per i motivi di cui sopra.
Cosa dite? Siete fortunati perché non avete preso -per il momento- il corona virus?
Ma lo sostengono tutti i più furbi, nei filmati new age che girano ossessivamente su whatsapp: il male peggiore è la paura.
Ma per la paura nessuno diverso da voi stessi vi ha mai reclusi.
Di colpo.
Senza possibilità alcuna di rimedio.
Avete scelto male gli amici? Ve li tenete.
Andateci, adesso, a cambiare gli amici.
Che fate? Li trovate su facebook?
No, vi tenete quelli che avete, e ci fate pure gli zoomperitivi o le gmeetcene o le skypecolazioni.
Li guardate, li ascoltate, e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.
Se non interagite con loro, ve li trovate comunque in gran parte a esprimere le loro opinioni su Facebook, via email, via Instagram, via Twitter.
Leggete le opinioni e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.
E non è questo il peggio.
Avete scelto male il compagno di vita? Adesso ve lo tenete.
Convivete con un demente (ambosessi) per libera scelta/matrimonio o affini? Ci convivrete fino a data da definirsi.
Che fate? Ve ne cercate uno nuovo su Tinder? E se poi vi piace ve lo fate amico su Facebook e ci fate le zoompate? No, anche perché il vostro compagno di vita è lì, che vi vede.
E buttarvi fuori casa per lasciarvi in mezzo a una strada sarebbe contrario al Decreto, a meno che non diventiate barboni e la città diventi la vostra casa, i portici il vostro ingresso, Piazza San Carlo il vostro studio, piazza Vittorio il vostro salone, l'immondezzaio la vostra cucina, i Murazzi la vostra palestra con la piscina personale (e anche il cesso) nel Po. Casomai viviate a Torino. Se no mettete altre piazze e luoghi a vostro piacimento.
A questo proposito una soluzione sarebbe che i precari del Sud che hanno avuto cattedre al Nord tipo dal 20/02 al 10/06 stemperassero l'imbruttimento di aver affittato casa davanti alla scuola e non averci nemmeno messo piede devolvendo gli spazi ai neo barboni. Oltre che strafogandosi di timballi di mammà e trasformando il loro corpo a vista d'occhio di alunno zoomato gmeetingato o skypeato.
Avete fatto dei figli con il compagno scelto male? Adesso ve li tenete, e quasi sicuramente saranno venuti su male (un mix tra voi, probabilmente dementi, e il compagno scelto male, più quella percentuale di casualità che se la legge di Murphy funziona non può essere caduta molto lontano dagli alberi). E nessuno potrà più dire che sono bamboccioni. Ve li tenete in casa, per via del decreto, pasciuti e incollati ai vostri pc a fingere di fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli. Vorrete vedere Netflix, Amazon prime, Raiplay? No, ci saranno loro che vi ciucceranno tutta la banda vedendosi Netflix, Amazon prime, Raiplay dal letto mentre fingono di fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli e mentre registrano e diffondono sul web prof che si scaccolano, vengono insultati (da loro stessi con voce distorta e account acquistato su Thor), girovagano per la stanza in mutande e insultano alunni e altri colleghi scrivendo con altri colleghi tramite mail e whatsapp, dimentichi della webcam o della condivisione schermo attivate.
Avete scelto male il lavoro? Ve lo tenete. E lo fate da casa. Se potete.
Se no state cassintegrati a casa, a pensare oddio non voglio mai più tornare a lavorare. Ma al tempo stesso pensate che non tornare a lavorare voglia dire essere licenziati e trovare un nuovo lavoro, che alla fine è quasi peggio che tenersi il vecchio. Anche perché, se tutto ciò finisse mai, sarebbe solo l'inizio di un crisi economica che quella del '29 ci farà un baffo.
Fate un lavoro per cui lavorate lo stesso, di più e con più rischio? O avete un senso del sacrificio e del dovere che supera la vostra cordadia, o avete scelto male il vostro lavoro. Quindi, nella maggior parte dei casi, avete scelto male il vostro lavoro.
Avete la partita IVA? Che ridere.
Volevate diventare sportivi e non siete mai riusciti? Non ci riuscirete adesso: se correrete intorno all'isolato vi sputeranno in testa e vi useranno come bersaglio per pietre e insulti dai balconi. Dentro, provate a procurarvi un tapis roulant o un rullo per la bicicletta. Fate prima a comprare un diamante per il vostro compagno di vita scelto male e farvelo spedire con Aliexpress che è l'unico sito che spedisce (non ancora, ma di nuovo).
Eravate sportivi e vorreste continuare ad esserlo? Scordatevelo per i motivi di cui sopra.
Cosa dite? Siete fortunati perché non avete preso -per il momento- il corona virus?
Ma lo sostengono tutti i più furbi, nei filmati new age che girano ossessivamente su whatsapp: il male peggiore è la paura.
Ma per la paura nessuno diverso da voi stessi vi ha mai reclusi.
domenica 22 marzo 2020
Incomprensione
Non vai mai a correre.
E ti dicono tutti che dovresti andare a correre.
Ti metti ad andare a correre.
E ti dicono tutti che dovresti non andare a correre.
Si decidessero.
giovedì 19 marzo 2020
L'incoronazione dell'uomo
Ci sono degli aspetti della mente umana che mi risultano molto oscuri, anche alla luce di questa coronanovità.
Siamo tutti tappati in casa e si può solo uscire per lavorare, curarsi, fare la spesa, una rapida attività motoria nei pressi di casa.
Vi parlo delle mie due esperienze di uscita di casa: la spesa al supermercato e la rapida attività motoria.
SUPERMERCATO
Coda di mezz'ora a due metri l'uno dall'altro. Considerando ogni persona in media spessa 50 cm, per una coda di quaranta persone serve un chilometro. Se qualcuno prova a parlare con qualcun altro viene fulminato per la probabilità che qualche gocciolina di saliva raggiunga i vicini. Tutti con le cuffie nelle orecchie e il cellulare davanti alla faccia. A parte quelli che non lo hanno manco portato per evitare di contaminarlo (pochi: si sa, le priorità della vita portano a scelte dolorose).
All'ingresso un omino bardato da NAS consegna guanti e amuchina per disinfettarsi tutti. Prossimamente tutti i bar ormai chiusi doneranno ai supermercati i loro irroratori di vapore acqueo: questi saranno posti sopra gli ingressi dei supermercati e sarà obbligatoria la doccia sotto una nebbia tropicale di acqua e amuchina. Nell'attesa, però, l'amuchina uno se la dà da solo con lo spruzzino che tutti hanno toccato. E poi prova invano a disinfettare il suo stesso manico con l'amuchina che eroga. Una versione coronata del provare a leccarsi un gomito. Che in questo frangente sarebbe più sconveniente che scorreggiare. Nelle note del librone delle osservazioni, non fosse che fa paura toccare la biro, si potrebbe consigliare di mettere un'amuchina per disinfettare la confezione di amuchina. E avanti così. Robe che la coda diventerebbe di 5 km.
Armati di guanti, si procede al secondo step: l'altra amuchina per disinfettare il cestino o il carrello con il rotolone di carta. Ci si mette, credendoci, a pulire cestini con depositi geologici di sedimenti di ogni tipo sul fondo.
Dopo un quarto d'ora ci si inoltra tra i lineari, rendendosi conto che a questo punto, con i guanti, ok, si dovranno TOCCARE oggetti potenzialmente toccati o tossiti o starnutiti da gente POSITIVA. Si inizia con disgusto a prendere gli oggetti necessari e a buttarli nel cestino. Per le verdure, si mettono i guanti con i buchini sopra quelli di lattice, creando uno sgradevole attrito ma sentendosi un po' più protetti.
Nell'intento di non infettarsi toccando gli oggetti, si dimentica ogni prudenza nella distanza dalle altre persone, tutte intente anch'esse con i beni. Ci si ritrova così a un mm da un altro cliente, concentratissimo pure lui. Poi ci si accorge e si fa un salto di due metri per allontanarsi. Atterrando in braccio a un altro cliente.
Non è difficile che questo accada, in quanto i supermercati sono affollatissimi di vecchietti ultrasettantenni che per passare il tempo si introducono nei punti vendita e si aggirano per tre ore al fine di comprare una busta di prosciutto. Poi vanno a casa, posano il prosciutto, e tornano al supermercato per prendere una confezione di sottilette. E avanti così dal mattino alla sera.
Si arriva alla cassa cercando di respirare il meno possibile e di fare la spesa velocissimo.
La coda prevede un metro tra una persona e l'altra. Per prudenza si sta a due metri da quello davanti.
Poi si sente un venticello tiepido sul collo. per un secondo si immaginano scene tropicali, ci si pensa su una sdraio alle Hawaii, ma no. E' il fiato del vecchietto con la busta di prosciutto che si è incollato a 1 mm da noi.
In cassa, il cassiere tocca tutti i prodotti, dopo aver toccato prodotti per tutta la giornata. Li si mette nelle borse portate da casa, con immensa paura. Al momento del pagamento si toglie un guanto per immettere una mano ancora pulita nel portafogli e pagare rigorosamente con il contact less. Ma dato che si è comprata troppa roba, la spesa supera i 25 € e tocca digitare il codice. Lo si fa con la mano ancora guantata. Indi, una volta rimesso il tutto in borsa con la mano sguantata, si sfila il guanto residuo e si esce dal supermercato con enorme sollievo.
Per non toccare nulla, ci si è recati al supermercato vicino a piedi, dando calci alle porte. All'andata 1 km è vicino.
Il ritorno con quattro borse cariche da non appoggiare mai a terra, sempre di 1 km, ricorda la traversata delle Ande.
Per non parlare di aprire il portoncino d'ingresso alle scale con chiavi e piedi, senza posare mai le borse appese.
Poi la salita delle scale, perché i bottoni e le maniglie dell'ascensore sono pericolosi.
A casa, finalmente, si posano tutte le borse.
E' fatta.
Più o meno.
Resta solo da lavarsi le mani.
Disinfettare ogni singolo prodotto acquistato.
Fare una doccia di mezz'ora fregandosi tutto il corpo con le stesse indicazioni che per il lavaggio delle mani.
Uscire con la pelle tutta irritata nei punti sensibili, vestirsi con abiti puliti dopo aver bruciato quelli che si erano usati per la spesa.
Riporre la merce in frigo e in dispensa.
Accorgersi che si è dimenticata un sacco di roba.
Accorgersi che si può fare a meno di un sacco di roba.
Tempo impiegato: 3 ore
Anni di vita persi: 10
USCITA PER ATTIVITA' MOTORIA (mezz'ora massimo)
Uscita con abbigliamento palesemente da attività motoria: tutto super fosforescente e catarinfrangente.
Orario strano, per incontrare meno gente possibile.
Sempre aperture delle porte con i piedi, niente ascensore (e che attività motoria sarebbe)?
Slalom per stare lontani dagli immancabili vecchi che vanno in edicola a comprare il giornale e al supermercato a comprare un oggetto per volta.
Si raggiunge il vicinissimo parco, dove si attraversa la parte più popolosa in fretta per andare a correre nelle sabbie mobili (per evitare storte) in una zona normalmente frequentata solo da violentatori (che hanno interrotto l'attività per non macchiarsi la fedina penale avvicinandosi troppo a qualche incauta ragazza).
Si corre di corsa, poi si torna a casa, di corsa.
Per stare in giro il minimo tempo.
Durante la mezz'oretta fuori, costellata da sensi di colpa e da occhiate di odio da altre persone che sono in giro per motivi REALI (comprare un oggetto per volta al supermercato, portare il cane a pisciare trentaquattro volte, comprare il giornale, andare dalla nonna,...), e anche sporgendosi dal balcone di casa che dà verso il parco, si osservano varie scenette:
Siamo tutti tappati in casa e si può solo uscire per lavorare, curarsi, fare la spesa, una rapida attività motoria nei pressi di casa.
Vi parlo delle mie due esperienze di uscita di casa: la spesa al supermercato e la rapida attività motoria.
SUPERMERCATO
Coda di mezz'ora a due metri l'uno dall'altro. Considerando ogni persona in media spessa 50 cm, per una coda di quaranta persone serve un chilometro. Se qualcuno prova a parlare con qualcun altro viene fulminato per la probabilità che qualche gocciolina di saliva raggiunga i vicini. Tutti con le cuffie nelle orecchie e il cellulare davanti alla faccia. A parte quelli che non lo hanno manco portato per evitare di contaminarlo (pochi: si sa, le priorità della vita portano a scelte dolorose).
All'ingresso un omino bardato da NAS consegna guanti e amuchina per disinfettarsi tutti. Prossimamente tutti i bar ormai chiusi doneranno ai supermercati i loro irroratori di vapore acqueo: questi saranno posti sopra gli ingressi dei supermercati e sarà obbligatoria la doccia sotto una nebbia tropicale di acqua e amuchina. Nell'attesa, però, l'amuchina uno se la dà da solo con lo spruzzino che tutti hanno toccato. E poi prova invano a disinfettare il suo stesso manico con l'amuchina che eroga. Una versione coronata del provare a leccarsi un gomito. Che in questo frangente sarebbe più sconveniente che scorreggiare. Nelle note del librone delle osservazioni, non fosse che fa paura toccare la biro, si potrebbe consigliare di mettere un'amuchina per disinfettare la confezione di amuchina. E avanti così. Robe che la coda diventerebbe di 5 km.
Armati di guanti, si procede al secondo step: l'altra amuchina per disinfettare il cestino o il carrello con il rotolone di carta. Ci si mette, credendoci, a pulire cestini con depositi geologici di sedimenti di ogni tipo sul fondo.
Dopo un quarto d'ora ci si inoltra tra i lineari, rendendosi conto che a questo punto, con i guanti, ok, si dovranno TOCCARE oggetti potenzialmente toccati o tossiti o starnutiti da gente POSITIVA. Si inizia con disgusto a prendere gli oggetti necessari e a buttarli nel cestino. Per le verdure, si mettono i guanti con i buchini sopra quelli di lattice, creando uno sgradevole attrito ma sentendosi un po' più protetti.
Nell'intento di non infettarsi toccando gli oggetti, si dimentica ogni prudenza nella distanza dalle altre persone, tutte intente anch'esse con i beni. Ci si ritrova così a un mm da un altro cliente, concentratissimo pure lui. Poi ci si accorge e si fa un salto di due metri per allontanarsi. Atterrando in braccio a un altro cliente.
Non è difficile che questo accada, in quanto i supermercati sono affollatissimi di vecchietti ultrasettantenni che per passare il tempo si introducono nei punti vendita e si aggirano per tre ore al fine di comprare una busta di prosciutto. Poi vanno a casa, posano il prosciutto, e tornano al supermercato per prendere una confezione di sottilette. E avanti così dal mattino alla sera.
Si arriva alla cassa cercando di respirare il meno possibile e di fare la spesa velocissimo.
La coda prevede un metro tra una persona e l'altra. Per prudenza si sta a due metri da quello davanti.
Poi si sente un venticello tiepido sul collo. per un secondo si immaginano scene tropicali, ci si pensa su una sdraio alle Hawaii, ma no. E' il fiato del vecchietto con la busta di prosciutto che si è incollato a 1 mm da noi.
In cassa, il cassiere tocca tutti i prodotti, dopo aver toccato prodotti per tutta la giornata. Li si mette nelle borse portate da casa, con immensa paura. Al momento del pagamento si toglie un guanto per immettere una mano ancora pulita nel portafogli e pagare rigorosamente con il contact less. Ma dato che si è comprata troppa roba, la spesa supera i 25 € e tocca digitare il codice. Lo si fa con la mano ancora guantata. Indi, una volta rimesso il tutto in borsa con la mano sguantata, si sfila il guanto residuo e si esce dal supermercato con enorme sollievo.
Per non toccare nulla, ci si è recati al supermercato vicino a piedi, dando calci alle porte. All'andata 1 km è vicino.
Il ritorno con quattro borse cariche da non appoggiare mai a terra, sempre di 1 km, ricorda la traversata delle Ande.
Per non parlare di aprire il portoncino d'ingresso alle scale con chiavi e piedi, senza posare mai le borse appese.
Poi la salita delle scale, perché i bottoni e le maniglie dell'ascensore sono pericolosi.
A casa, finalmente, si posano tutte le borse.
E' fatta.
Più o meno.
Resta solo da lavarsi le mani.
Disinfettare ogni singolo prodotto acquistato.
Fare una doccia di mezz'ora fregandosi tutto il corpo con le stesse indicazioni che per il lavaggio delle mani.
Uscire con la pelle tutta irritata nei punti sensibili, vestirsi con abiti puliti dopo aver bruciato quelli che si erano usati per la spesa.
Riporre la merce in frigo e in dispensa.
Accorgersi che si è dimenticata un sacco di roba.
Accorgersi che si può fare a meno di un sacco di roba.
Tempo impiegato: 3 ore
Anni di vita persi: 10
USCITA PER ATTIVITA' MOTORIA (mezz'ora massimo)
Uscita con abbigliamento palesemente da attività motoria: tutto super fosforescente e catarinfrangente.
Orario strano, per incontrare meno gente possibile.
Sempre aperture delle porte con i piedi, niente ascensore (e che attività motoria sarebbe)?
Slalom per stare lontani dagli immancabili vecchi che vanno in edicola a comprare il giornale e al supermercato a comprare un oggetto per volta.
Si raggiunge il vicinissimo parco, dove si attraversa la parte più popolosa in fretta per andare a correre nelle sabbie mobili (per evitare storte) in una zona normalmente frequentata solo da violentatori (che hanno interrotto l'attività per non macchiarsi la fedina penale avvicinandosi troppo a qualche incauta ragazza).
Si corre di corsa, poi si torna a casa, di corsa.
Per stare in giro il minimo tempo.
Durante la mezz'oretta fuori, costellata da sensi di colpa e da occhiate di odio da altre persone che sono in giro per motivi REALI (comprare un oggetto per volta al supermercato, portare il cane a pisciare trentaquattro volte, comprare il giornale, andare dalla nonna,...), e anche sporgendosi dal balcone di casa che dà verso il parco, si osservano varie scenette:
- gruppetti di ragazzi che giocano a calcio o basket (tutti sicuramente conviventi)
- vecchiette allegramente insieme a chiacchierare mentre portano i cani a spasso...ma sicuramente vivranno tutte insieme in una comune stile "E se vivessimo tutti insieme?"
- coppia in graziella vestita con tuta da moto corredata di ogni tipo di protezione e casco integrale. Che avanza ai 3 all'ora
- ragazzi con stuoino e libro distesi al sole in riva al fiume
- ciclisti allegramente in gruppo, chiacchieranti l'uno a lato dell'altro, con tanto di lapilli di saliva rimbalzanti
- runner che sputano o si soffiano il naso nell'aria, irrorandone una buona porzione con vapore acqueo di tipo ben diverso da quello dei supermercati di cui sopra
- ragazzi che fanno addominali e flessioni in mezzo alla strada (perché farli in casa?)
- gente che palesemente non ha mai fatto sport in preda a crisi respiratorie (e non -forse- per corona virus) mentre cerca di correre o pedalare
- due tizie in accappatoio e ciabatte da doccia che camminano sul marciapiedi. Però con il cane
Ma tutto questo non mi stupisce come un'altra cosa: il fatto che quasi TUTTI quelli che stanno in giro facendo camminata "veloce" (spero per poco tempo e non per tutto il giorno), dopo aver passato quelle - immagino - 23 ore e mezza tappati in casa, privati del sole, dell'aria, di uno sguardo che possa andare oltre i 3-4 metri che lo distanziano dai muri delle stanze, davanti al sole, all'esplodere della primavera, agli uccelli che cantano, al riverbero della luce sull'acqua del fiume, al silenzio irreale, al cielo azzurro senza inquinamento anche in città, cosa fanno?
Camminano con le cuffiette nelle orecchie e gli occhi sul cellulare.
La domanda finale è: la nostra estinzione sarebbe un grande danno per l'Universo e per noi?
La risposta datevela da soli, che io mi do la mia.
giovedì 12 marzo 2020
Diffusioni controllate all'italiana
Evitare il contagio da Corona virus in Italia con il confinamento a casa è un po' come quando tra italiani si deve mantenere un segreto.
Uno ha questo succoso scoop, e decide di condividerlo, per sentirlo vicino, solo con l'amico più caro, o i parenti prossimi. A loro volta, costoro, che saranno tre o quattro, faranno la stessa cosa, e avanti così, con una bella diffusione a grappolo del segreto, finché questo arriverà, tramite i gradi di conoscenza che non sono poi così tanti, fino al diretto interessato oltre che all'80% della gente della zona.
Ecco, per il contagio è un po' così. "Non vedo nessuno, A PARTE il mio migliore amico, con cui vado a fare due passi al parco, stando lontano da lui". "Beh, la mamma devo pur ben vederla, poveraccia". E avanti così.
Forse sarebbe meglio fare come il barbiere di re Mida, sia con il segreto sia con il virus.
Fare una buca e mettercisi dentro.
Da soli.
Sperando che non tiri vento.
Uno ha questo succoso scoop, e decide di condividerlo, per sentirlo vicino, solo con l'amico più caro, o i parenti prossimi. A loro volta, costoro, che saranno tre o quattro, faranno la stessa cosa, e avanti così, con una bella diffusione a grappolo del segreto, finché questo arriverà, tramite i gradi di conoscenza che non sono poi così tanti, fino al diretto interessato oltre che all'80% della gente della zona.
Ecco, per il contagio è un po' così. "Non vedo nessuno, A PARTE il mio migliore amico, con cui vado a fare due passi al parco, stando lontano da lui". "Beh, la mamma devo pur ben vederla, poveraccia". E avanti così.
Forse sarebbe meglio fare come il barbiere di re Mida, sia con il segreto sia con il virus.
Fare una buca e mettercisi dentro.
Da soli.
Sperando che non tiri vento.
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