LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

martedì 7 aprile 2020

Iniezioni di autostima

Contagiata...ops scusate...colta da mania culinaria, chiamo la mia ormai famosa nonna per chiederle la ricetta di un piatto che sa fare lei:

I tundaret.

Li ho già fatti: ricordo chiaramente che erano delle specie di gnocchi che si buttavano in acqua bollente con il cucchiaino e si tiravano su con la spumarola.
Mi erano piaciuti, voglio farli di nuovo.

IO: Ciao nonna, come stai?
LEI (90 anni, reclusa da un mese in solitudine): Bene, fa' in fretta che devo mangiare. Sono già le 18,23. Tut da fé (Ndr: tutto da fare)
IO: Allora faccio in fretta, ti chiedo subito la ricetta dei tundaret.
LEI: Ohh, i tundaret? I 'e da veni vert (Ndr: c'è da diventare verdi).
IO: Va beh, potresti darmela comunque, per favore? Li faccio io, non tu.
LEI: Ah si, metto per me tre patate, farina a caso, un uovo. Poi pesto bene tutto e metto a cucchiaini in acqua bollente. Tiro su e mangio. Le patate però prima di schiacciarle devi bollirle (Ndr: iniezione di autostima culinaria n. 1)
IO: Sì, nonna, ne avevo la sensazione.
LEI: Sì, però poi prima di schiacciarle devi anche pelarle. (Ndr: iniezione di autostima culinaria n. 2)
IO: Grazie, non sono mica scema. Allora li faccio.
LEI: A ma tu non puoi.
IO: Perché?
LEI: Non sei capace (Ndr: iniezione di autostima generale n. 1)
IO: ma li ho già fatti più volte!
LEI: e allora cosa mi chiami?

mercoledì 1 aprile 2020

La cosa bella del virus

La cosa bella del virus è che vi inchioda alle vostre responsabilità.
Di colpo.
Senza possibilità alcuna di rimedio.

Avete scelto male gli amici? Ve li tenete.
Andateci, adesso, a cambiare gli amici.
Che fate? Li trovate su facebook?
No, vi tenete quelli che avete, e ci fate pure gli zoomperitivi o le gmeetcene o le skypecolazioni.
Li guardate, li ascoltate, e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.
Se non interagite con loro, ve li trovate comunque in gran parte a esprimere le loro opinioni su Facebook, via email, via Instagram, via Twitter.
Leggete le opinioni e pensate: "Questi sono gli amici che mi sono scelto?" Sì.

E non è questo il peggio.
Avete scelto male il compagno di vita? Adesso ve lo tenete.
Convivete con un demente (ambosessi) per libera scelta/matrimonio o affini? Ci convivrete fino a data da definirsi.
Che fate? Ve ne cercate uno nuovo su Tinder? E se poi vi piace ve lo fate amico su Facebook e ci fate le zoompate? No, anche perché il vostro compagno di vita è lì, che vi vede.
E buttarvi fuori casa per lasciarvi in mezzo a una strada sarebbe contrario al Decreto, a meno che non diventiate barboni e la città diventi la vostra casa, i portici il vostro ingresso, Piazza San Carlo il vostro studio, piazza Vittorio il vostro salone, l'immondezzaio la vostra cucina, i Murazzi la vostra palestra con la piscina personale (e anche il cesso) nel Po. Casomai viviate a Torino. Se no mettete altre piazze e luoghi a vostro piacimento.
A questo proposito una soluzione sarebbe che i precari del Sud che hanno avuto cattedre al Nord tipo dal 20/02 al 10/06 stemperassero l'imbruttimento di aver affittato casa davanti alla scuola e non averci nemmeno messo piede devolvendo gli spazi ai neo barboni. Oltre che strafogandosi di timballi di mammà e trasformando il loro corpo a vista d'occhio di alunno zoomato gmeetingato o skypeato.

Avete fatto dei figli con il compagno scelto male? Adesso ve li tenete, e quasi sicuramente saranno venuti su male (un mix tra voi, probabilmente dementi, e il compagno scelto male, più quella percentuale di casualità che se la legge di Murphy funziona non può essere caduta molto lontano dagli alberi). E nessuno potrà più dire che sono bamboccioni. Ve li tenete in casa, per via del decreto, pasciuti e incollati ai vostri pc a fingere di fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli. Vorrete vedere Netflix, Amazon prime, Raiplay? No, ci saranno loro che vi ciucceranno tutta la banda vedendosi Netflix, Amazon prime, Raiplay dal letto mentre fingono di  fare lezioni su Zoom Classroom Skype Gmeet Edpuzzle, di compilare questionari su Socrative e Gmoduli e mentre registrano e diffondono sul web prof che si scaccolano, vengono insultati (da loro stessi con voce distorta e account acquistato su Thor), girovagano per la stanza in mutande e insultano alunni e altri colleghi scrivendo con altri colleghi tramite mail e whatsapp, dimentichi della webcam o della condivisione schermo attivate.

Avete scelto male il lavoro? Ve lo tenete. E lo fate da casa. Se potete.
Se no state cassintegrati a casa, a pensare oddio non voglio mai più tornare a lavorare. Ma al tempo stesso pensate che non tornare a lavorare voglia dire essere licenziati e trovare un nuovo lavoro, che alla fine è quasi peggio che tenersi il vecchio. Anche perché, se tutto ciò finisse mai, sarebbe solo l'inizio di un crisi economica che quella del '29 ci farà un baffo.
Fate un lavoro per cui lavorate lo stesso, di più e con più rischio? O avete un senso del sacrificio e del dovere che supera la vostra cordadia, o avete scelto male il vostro lavoro. Quindi, nella maggior parte dei casi, avete scelto male il vostro lavoro.
Avete la partita IVA? Che ridere.

Volevate diventare sportivi e non siete mai riusciti? Non ci riuscirete adesso: se correrete intorno all'isolato vi sputeranno in testa e vi useranno come bersaglio per pietre e insulti dai balconi. Dentro, provate a procurarvi un tapis roulant o un rullo per la bicicletta. Fate prima a comprare un diamante per il vostro compagno di vita scelto male e farvelo spedire con Aliexpress che è l'unico sito che spedisce (non ancora, ma di nuovo).
Eravate sportivi e vorreste continuare ad esserlo? Scordatevelo per i motivi di cui sopra.

Cosa dite? Siete fortunati perché non avete preso -per il momento- il corona virus?
Ma lo sostengono tutti i più furbi, nei filmati new age che girano ossessivamente su whatsapp: il male peggiore è la paura.
Ma per la paura nessuno diverso da voi stessi vi ha mai reclusi.

domenica 22 marzo 2020

Incomprensione


Non vai mai a correre.
E ti dicono tutti che dovresti andare a correre.

Ti metti ad andare a correre.
E ti dicono tutti che dovresti non andare a correre.

Si decidessero.

giovedì 19 marzo 2020

L'incoronazione dell'uomo

Ci sono degli aspetti della mente umana che mi risultano molto oscuri, anche alla luce di questa coronanovità.

Siamo tutti tappati in casa e si può solo uscire per lavorare, curarsi, fare la spesa, una rapida attività motoria nei pressi di casa.

Vi parlo delle mie due esperienze di uscita di casa: la spesa al supermercato e la rapida attività motoria.

SUPERMERCATO

Coda di mezz'ora a due metri l'uno dall'altro. Considerando ogni persona in media spessa 50 cm, per una coda di quaranta persone serve un chilometro. Se qualcuno prova a parlare con qualcun altro viene fulminato per la probabilità che qualche gocciolina di saliva raggiunga i vicini. Tutti con le cuffie nelle orecchie e il cellulare davanti alla faccia. A parte quelli che non lo hanno manco portato per evitare di contaminarlo (pochi: si sa, le priorità della vita portano a scelte dolorose).
All'ingresso un omino bardato da NAS consegna guanti e amuchina per disinfettarsi tutti. Prossimamente tutti i bar ormai chiusi doneranno ai supermercati i loro irroratori di vapore acqueo: questi saranno posti sopra gli ingressi dei supermercati e sarà obbligatoria la doccia sotto una nebbia tropicale di acqua e amuchina. Nell'attesa, però, l'amuchina uno se la dà da solo con lo spruzzino che tutti hanno toccato. E poi prova invano a disinfettare il suo stesso manico con l'amuchina che eroga. Una versione coronata del provare a leccarsi un gomito. Che in questo frangente sarebbe più sconveniente che scorreggiare. Nelle note del librone delle osservazioni, non fosse che fa paura toccare la biro, si potrebbe consigliare di mettere un'amuchina per disinfettare la confezione di amuchina. E avanti così. Robe che la coda diventerebbe di 5 km.
Armati di guanti, si procede al secondo step: l'altra amuchina per disinfettare il cestino o il carrello con il rotolone di carta. Ci si mette, credendoci, a pulire cestini con depositi geologici di sedimenti di ogni tipo sul fondo.
Dopo un quarto d'ora ci si inoltra tra i lineari, rendendosi conto che a questo punto, con i guanti, ok, si dovranno TOCCARE oggetti potenzialmente toccati o tossiti o starnutiti da gente POSITIVA. Si inizia con disgusto a prendere gli oggetti necessari e a buttarli nel cestino. Per le verdure, si mettono i guanti con i buchini sopra quelli di lattice, creando uno sgradevole attrito ma sentendosi un po' più protetti.
Nell'intento di non infettarsi toccando gli oggetti, si dimentica ogni prudenza nella distanza dalle altre persone, tutte intente anch'esse con i beni. Ci si ritrova così a un mm da un altro cliente, concentratissimo pure lui. Poi ci si accorge e si fa un salto di due metri per allontanarsi. Atterrando in braccio a un altro cliente.
Non è difficile che questo accada, in quanto i supermercati sono affollatissimi di vecchietti ultrasettantenni che per passare il tempo si introducono nei punti vendita e si aggirano per tre ore al fine di comprare una busta di prosciutto. Poi vanno a casa, posano il prosciutto, e tornano al supermercato per prendere una confezione di sottilette. E avanti così dal mattino alla sera.
Si arriva alla cassa cercando di respirare il meno possibile e di fare la spesa velocissimo.
La coda prevede un metro tra una persona e l'altra. Per prudenza si sta a due metri da quello davanti.
Poi si sente un venticello tiepido sul collo. per un secondo si immaginano scene tropicali, ci si pensa su una sdraio alle Hawaii, ma no. E' il fiato del vecchietto con la busta di prosciutto che si è incollato a 1 mm da noi.
In cassa, il cassiere tocca tutti i prodotti, dopo aver toccato prodotti per tutta la giornata. Li si mette nelle borse portate da casa, con immensa paura. Al momento del pagamento si toglie un guanto per immettere una mano ancora pulita nel portafogli e pagare rigorosamente con il contact less. Ma dato che si è comprata troppa roba, la spesa supera i 25 € e tocca digitare il codice. Lo si fa con la mano ancora guantata. Indi, una volta rimesso il tutto in borsa con la mano sguantata, si sfila il guanto residuo e si esce dal supermercato con enorme sollievo.
Per non toccare nulla, ci si è recati al supermercato vicino a piedi, dando calci alle porte. All'andata 1 km è vicino.
Il ritorno con quattro borse cariche da non appoggiare mai a terra, sempre di 1 km, ricorda la traversata delle Ande.
Per non parlare di aprire il portoncino d'ingresso alle scale con chiavi e piedi, senza posare mai le borse appese.
Poi la salita delle scale, perché i bottoni e le maniglie dell'ascensore sono pericolosi.
A casa, finalmente, si posano tutte le borse.
E' fatta.
Più o meno.
Resta solo da lavarsi le mani.
Disinfettare ogni singolo prodotto acquistato.
Fare una doccia di mezz'ora fregandosi tutto il corpo con le stesse indicazioni che per il lavaggio delle mani.
Uscire con la pelle tutta irritata nei punti sensibili, vestirsi con abiti puliti dopo aver bruciato quelli che si erano usati per la spesa.
Riporre la merce in frigo e in dispensa.
Accorgersi che si è dimenticata un sacco di roba.
Accorgersi che si può fare a meno di un sacco di roba.
Tempo impiegato: 3 ore
Anni di vita persi: 10

USCITA PER ATTIVITA' MOTORIA (mezz'ora massimo)

Uscita con abbigliamento palesemente da attività motoria: tutto super fosforescente e catarinfrangente.
Orario strano, per incontrare meno gente possibile.
Sempre aperture delle porte con i piedi, niente ascensore (e che attività motoria sarebbe)?
Slalom per stare lontani dagli immancabili vecchi che vanno in edicola a comprare il giornale e al supermercato a comprare un oggetto per volta.
Si raggiunge il vicinissimo parco, dove si attraversa la parte più popolosa in fretta per andare a correre nelle sabbie mobili (per evitare storte) in una zona normalmente frequentata solo da violentatori (che hanno interrotto l'attività per non macchiarsi la fedina penale avvicinandosi troppo a qualche incauta ragazza).
Si corre di corsa, poi si torna a casa, di corsa.
Per stare in giro il minimo tempo.

Durante la mezz'oretta fuori, costellata da sensi di colpa e da occhiate di odio da altre persone che sono in giro per motivi REALI (comprare un oggetto per volta al supermercato, portare il cane a pisciare trentaquattro volte, comprare il giornale, andare dalla nonna,...), e anche sporgendosi dal balcone di casa che dà verso il parco, si osservano varie scenette:

  • gruppetti di ragazzi che giocano a calcio o basket (tutti sicuramente conviventi)
  • vecchiette allegramente insieme a chiacchierare mentre portano i cani a spasso...ma sicuramente vivranno tutte insieme in una comune stile "E se vivessimo tutti insieme?"
  • coppia in graziella vestita con tuta da moto corredata di ogni tipo di protezione e casco integrale. Che avanza ai 3 all'ora
  • ragazzi con stuoino e libro distesi al sole in riva al fiume
  • ciclisti allegramente in gruppo, chiacchieranti l'uno a lato dell'altro, con tanto di lapilli di saliva rimbalzanti
  • runner che sputano o si soffiano il naso nell'aria, irrorandone una buona porzione con vapore acqueo di tipo ben diverso da quello dei supermercati di cui sopra
  • ragazzi che fanno addominali e flessioni in mezzo alla strada (perché farli in casa?)
  • gente che palesemente non ha mai fatto sport in preda a crisi respiratorie (e non  -forse- per corona virus) mentre cerca di correre o pedalare
  • due tizie in accappatoio e ciabatte da doccia che camminano sul marciapiedi. Però con il cane
Ma tutto questo non mi stupisce come un'altra cosa: il fatto che quasi TUTTI quelli che stanno in giro facendo camminata "veloce" (spero per poco tempo e non per tutto il giorno), dopo aver passato quelle - immagino - 23 ore e mezza tappati in casa, privati del sole, dell'aria, di uno sguardo che possa andare oltre i 3-4 metri che lo distanziano dai muri delle stanze, davanti al sole, all'esplodere della primavera, agli uccelli che cantano, al riverbero della luce sull'acqua del fiume, al silenzio irreale, al cielo azzurro senza inquinamento anche in città, cosa fanno?

Camminano con le cuffiette nelle orecchie e gli occhi sul cellulare. 

La risposta datevela da soli, che io mi do la mia. 

giovedì 12 marzo 2020

Diffusioni controllate all'italiana

Evitare il contagio da Corona virus in Italia con il confinamento a casa è un po' come quando tra italiani si deve mantenere un segreto.

Uno ha questo succoso scoop, e decide di condividerlo, per sentirlo vicino, solo con l'amico più caro, o i parenti prossimi. A loro volta, costoro, che saranno tre o quattro, faranno la stessa cosa, e avanti così, con una bella diffusione a grappolo del segreto, finché questo arriverà, tramite i gradi di conoscenza che non sono poi così tanti, fino al diretto interessato oltre che all'80% della gente della zona.

Ecco, per il contagio è un po' così. "Non vedo nessuno, A PARTE il mio migliore amico, con cui vado a fare due passi al parco, stando lontano da lui". "Beh, la mamma devo pur ben vederla, poveraccia". E avanti così.

Forse sarebbe meglio fare come il barbiere di re Mida, sia con il segreto sia con il virus.

Fare una buca e mettercisi dentro.
Da soli.
Sperando che non tiri vento.

giovedì 13 febbraio 2020

Mangiare anime

Capita spesso di sentirsi dire dalla gente:

"Sono vegetariano, ma il pesce lo mangio". 

Addirittura hanno coniato il termine: pescetariano.

Ora, ci possono essere varie ragioni per cui uno è vegetariano, o pescetariano, ma spesso il motivo addotto è che è un vero peccato far del male ad animali come noi, che se noi non veniamo mangiati non si vede perché altri animali debbano esserlo.

[SE HAI FRETTA, SALTA QUESTO PARAGRAFO]
A volte, a questa obiezione, mi viene da chiedermi il contrario, cioè perché se gli altri animali vengono mangiati non possiamo esserlo pure noi. Non dico di andare a creare allevamenti di uomini al fine di nutrirsene, o di ammazzarli per assaggiarli, ma magari di risolvere diversamente il problema del deterioramento e smaltimento dei cadaveri (magari non morti di malattia ma ad esempio di incidenti). Diciamo che, per non inoltrarmi su un crinale delicato e passibile di polemiche quasi a livelli mondocricetiani, chiudo l'excursus sulle carni umane e torno all'argomento che indica il titolo.

[PUOI RIPRENDERE DA QUI]
"Non voglio nutrirmi di animali, poverini, anche loro hanno un'anima. Però il pesce me lo mangio".

Ora, il mio dubbio irrisolto è: perché il pesce sì?

Che male ha fatto la fauna ittica da essere decretata come mangiabile da pietosi esseri umani rispettosi di tutto il resto della fauna?

Un'altra osservazione è che se mi mangio una mucca, è vero che si tratta di un'anima, ma 'sto bovino mi dura almeno un anno, se proprio ci do dentro.
Insomma: un anno di carnivorità, un'anima accoppata.
Se mangio un guazzetto di cozze e vongole, faccio fuori un trenta-quaranta anime in dieci minuti.

Io, se proprio dovessi diventare vegetariana ma non troppo, mi mangerei massimo un'anima al cinquantennio.

Sarei balenotterazzurriana (con un enorme freezer).

domenica 9 febbraio 2020

Dio casuale


Quando uno vive, gli succedono cose belle, brutte e neutre.

Quando è il momento di quelle neutre, non pensa a nulla di quello che l'ha condotto a tale neutralità. Quando invece si tratta di quelle brutte, ecco che inizia una trafila di "ah, se non avessi fatto quello", "ah, se avessi fatto quell'altro", "tutto si accanisce contro di me", "sono uno sfigato cosmico".
Nel caso in cui i vari bivi della vita lo portino ad ottenere un successo, parte commentando tra sé e sé "Mizzega che bravo che sono", "Certo che a girare di là ho avuto un'idea geniale", molto più raramente "che fortuna che ho avuto".

La realtà è che tutto quello che capita è abbastanza casuale. Chi ti ha detto che girare da lì piuttosto che da là ti avrebbe portato ad avere un incidente che sicuramente girando di là non avresti mai avuto? E chi ti dice che, girando da là e non avendo quell'incidente, in cui magari non ti sei fatto male, non ne avresti avuto uno peggiore?
Se uno inizia a porsi simili domande, inevitabilmente una parte ancestrale del suo cervello inizia a pensare a un dio malvagio che ce l'ha con lui se è pessimista, a un angelo custode che lo salva da
incidenti peggiori se è una persona gioviale.

Invece, nel neutro, nessuno trova mai coincidenze, fatti significativi, bivi importanti. In realtà anche in quel caso, se si fosse scelto altro, magari sarebbe successo qualcosa di bellissimo o bruttissimo anziché neutro. O magari qualcosa di neutro diverso, a cui non si sarebbe fatto caso ugualmente.

Insomma, la lucidità porterebbe a chiamare quello che gli uomini chiamano dio, angeli, destino, semplicemente casualità.

Solo che l'uomo non è portato per la casualità.

E così si inventa altro.