LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

venerdì 14 dicembre 2018

Ode al pedone

O pedone incidentalmente donna,

 a 74 m dalle strisce pedonali 
porgendomi la nuca, 
di colpo, 
mentre io sto calcolando dove passare in bici in base al tuo moto rettilineo uniforme, 
ti fermi 
a mandare un messaggino 
su WhatsApp,

almeno
astieniti dal dirmi "morí ammazzata", 
ché è molto più probabile che ciò accada a te.

martedì 11 dicembre 2018

Impellenze maschili nell'epoca evolutiva del XXI secolo

Quando un uomo ha un impellente bisogno urinario ed è in giro, non è come per una donna, che non ha tantissime chance per liberarsi dell'incombenza liquida.

La donna può solo cercare
un bar
un bagno pubblico a gettoni di quelli che entri e espleti le tue funzioni corporali con musica e lavaggio completo dell'abitacolo sperando che la porta si apra prima di quest'ultimo
un capannello di gente che possa circondarla stando di schiena per coprirla dal mondo intorno mentre si accoccola a terra
automobili ingombranti dall'assetto ribassato in luoghi isolati
e altri pochissimi ulteriori luoghi tipo cespugli intensamente frondosi con un cuore vuoto in cui insinuarsi.

All'uomo basta una superficie minima e pùi o meno piatta davanti a cui piazzarsi e irrigarla, estraendo da appositi indumenti pochissimi centimetri quadrati di pelle nella maggior parte dei casi.
Eppure, anche l'uomo ha una sua dignità.
Anche l'uomo, spesso seppur non sempre, ha un suo pudore.
Anche lui, quindi, esplora impervi luoghi per urinare lontano da occhi indiscreti.
Tipo i parchi.
Tipo le zone boschive e sentierose piene di alberi pieni di tronchi dei parchi.
Dopo aver superato impervissimi crinali zeppi di insidie tipo cacche di animali scivolose e cespugli spinosi inadatti all'evacuazione, l'uomo in questione si piazza davanti a un bel tronco ed estrae l'arsenale di espulsione.

Ma, si sa, ultimamente più di prima, le peggiori insidie boschive non sono cacche e spine, ma corridori e ciclisti, che sbucano da ogni dove, imprevedibilmente e con velocità spiazzante.
E, si sa, negli ultimi tempi, una sempre più nutrita fetta di costoro è composta da donne.
L'uomo in questione, dopo apparizione virtuale di fumetto pieno di asterischi, hashtag (che prima di Twitter indicavano imprecazioni ed erano detti cancelletti) e altri simboli del genere, riporrà l'arsenale ancora asciutto nell'apposito astuccio e fischietterà fingendo di fare un'amabile passeggiatina tonificante.
Dopo n tentativi, tutti allietati dall'arrivo di qualcuno sul più bello, o farà l'uomo d'altri tempi e se ne fregherà altamente,
oppure
-cosa molto più probabile al punto di evoluzione della società a cui siamo giunti-
risalirà il crinale scivoloso ed irto,
quindi cercherà
un bar
un bagno pubblico a gettoni di quelli che entri e espleti le tue funzioni corporali con musica e lavaggio completo dell'abitacolo sperando che la porta si apra prima di quest'ultimo
un capannello di gente che possa circondarlo stando di schiena per coprirlo dal mondo intorno mentre si accoccola a terra
automobili ingombranti dall'assetto ribassato in luoghi isolati
e altri pochissimi ulteriori luoghi tipo cespugli intensamente frondosi con un cuore vuoto in cui insinuarsi.

lunedì 10 dicembre 2018

La sveglia


Puntare la sveglia è un'attività alquanto controversa.

Se vai a dormire alle 11 e metti la sveglia alle 7, non è come quando vai a dormire alle 11 e ti svegli alle 7 senza nessun obbligo.

Quando sei tranquillo, non hai da fare cose per forza, ti addormenti naturalmente e ti svegli quando il tuo corpo ne ha abbastanza.

Se metti la sveglia, invece, è artificiale.
Inizi a chiederti nottetempo se l'hai davvero messa.
Inizi a controllare se l'hai fatto, accendendo e spegnendo luci, in un'epopea gaberiana.
Ti addormenti alle 5.00 di mattina, con la sveglia accesa.
Se sei particolarmente rintronato, sarà spenta, ma non è importante, e proseguendo nella lettura capirai perché: l'importante è la verace o fallace consapevolezza di avere una sveglia che incombe.
Alle 6.00 inizi a svegliarti perché senti che l'angoscia della sveglia che sta per suonare si avvicina.
Controlli l'ora e ti senti ancora beato perché manca ben un'ora, nella fattispecie la metà del tempo totale di sonno possibile.
Ma alle 6.01 ti risvegli, con la sensazione di esserti addormentato per così tanto che sono già quasi le 7.00 e sta per suonare incombente la sveglia.
E invece no.
Puoi ridormire.
Ma ogni minuto ti svegli con la stessa sensazione, sempre più incombente, sempre più potente.
Dopo quindici risvegli ti alzi, in coma, dopo aver dormito un'ora anziché otto come previsto, ti vesti ed esci di casa, avviandoti con calma verso il luogo del lavoro o appuntamento che ha causato quella sveglia puntata nel cuore della notte.
Alle ore 7 la tua sveglia inizierà a suonare, senza nessuno che la spenga, svegliando tutto il vicinato.
Che non doveva alzarsi alle 7.

mercoledì 5 dicembre 2018

Regalo vuoto















Mi sono accorta che è da un mese esatto che non posto nulla.
Ciò fa di me un essere umano subnormale.
Quello medio ha un'intuizione al giorno, io nemmeno al mese, perché non crediate che stia scrivendo qui perché ho avuto un'intuizione.
Oggi, se mi state leggendo, fatevi un regalo.
Invece di leggere un mio post bello lungo, che potrei aver scritto,
anzi, recuperando un mese di letture di miei post come magari vi sarà capitato,
ammucchiate quel tempo
e
regalatevi un po' di VUOTO.












































lunedì 5 novembre 2018

Correre nella pioggia













Correre è di per sé un'attività dannosa per la salute, per quanto apporti benefici alla salute, apportabili in altri modi meno dannosi.


Poi, correre in condizioni difficili sembra essere attività masochistica.

Ad, esempio, correre quando piove.

Ma i corridori sono di più categorie.

Quelli che corrono solo quando non piove.
Quelli che corrono nonostante piova.
Quelli che corrono nella pioggia.

Questa ultima categoria è a sé.
Quando piove, infatti, il cielo scende sulla terra.
Più del solito.
In modo più palpabile.
Chi corre, o anche cammina, sotto la pioggia,
senza ombrello,
senza impermeabile,
si immerge nel cielo.

sabato 27 ottobre 2018

Andate in pace e prendetevi bene


Un tempo qualcuno mi parlò di gente presabene.

Lì per lì, non diedi molto peso alla questione, ma questo qualcuno continuava a dire che io gli sembravo presabene, poi disse che si era sbagliato e invece facevo parte dei presimale.

Ma che vuol dire essere presibene o presimale?

Cos'è, quello che uno psicologo psicoterapeuta psicoaltraroba direbbe quello che ci forma nei primi tot anni di vita, con tot che va da tre a dieci circa?
Del tipo che si nasce presibene o presimale, in più ci si mettono i condizionamenti di ciò che ci circonda, a partire da chi ci ha generati, a formare in gran parte la nostra presobenignità (o presobenessere o presobontà o presobenità, fate un po' voi, van bene tutte) o presomalignità (o presomalessere, o presomalizia, o presomalità, fate un po' voi, van bene - o male? - tutte).

Intanto bisognerebbe capire quali dei due caratteri sia geneticamente dominante e quale recessivo. A giudicare da un'ampia osservazione d me stessa e degli altri, direi che domini la presomalità. Indi, parrebbe utile avere due geni presobene e zero preso male per essere dei presibene assoluti. Poi, per fortuna, parrebbe che sia un po' un gene come quello del colore della pelle, ché un figlio di un nero nerissimo e di una bianca virginale (si fa per dire) può virare a tutta la gamma di sfumature tra l'uno e l'altra.

In ogni caso, che di presobenitudine o presomalitudine si tratti, è come girare con una specie di vortice o aura intorno. Prima arriva il modo in cui si è presi, poi noi. Dato che anche gli altri hanno il loro modo di essere presi, ogni volta che si incontra incrocia affianca gente è un po' come essere in quei giochi da lunapark in cui si sta dentro una palla gonfiata e si cerca di avanzare. Si va a rimbalzare contro gli altri e ci si influenza. Figurarsi se si è in gruppo.
In più, rispetto al lunapark, queste bolle, oltre a essere di due tipi, sono permeabili, reciprocamente penetrabili, e attratte in base alla tipologia.
Quindi è un po' come se avessero una loro inerzia: una volta che si è partiti presimale o presibene, ci si ritrova facilmente a condividere sensazioni o anche solo voglia di stare con persone della stessa tipologia. Se poi, casualmente, ci si ritrova davanti individui di tipologia diversa, allora ci sarà un'influenza reciproca. Considerato che la presomalità sia probabilmente il gene più forte, si capisce come sia facile farsi influenzare e influenzare più in questo senso, a meno che non si sia davvero fortemente e definitivamente presibene.
Ad esempio, in un gruppo, possono esserci persone che non ci piacciono per qualche recondito o evidente motivo, consapevole o meno. Contate che se siamo presimale, ci piaceranno tendenzialmente persone presemale e viceversa, i presibene si attraggono. Un presomale può facilissimamente trovare allucinante la persona più presabene del mondo. Comunque, capita che, soprattutto se siamo nell'ampia categoria dei presimale, ci prendiamo male nei confronti di chi non ci garba. Di rimando, è probabile che anche loro, magari non presibene assoluti, si prendano male nei nostri, non tanto perché l'abbiano deciso, quanto perché sono appena stati sonoramente schiaffeggiati dalla vorticosa rotazione del nostro globo di presomalitudine. Nasce spesso una serie di meccanismi parecchio presimale: si inizia a dire che l'altro ce l'ha con noi, si inizia a esercitare la presomalizia, trovando alleati presimale e alimentando la presomalità in modo esponenziale.
Basti pensare alla differenza tra porsi davanti a una persona dicendosi che sta facendo la cosa che ritiene migliore tra tutte quelle possibili e invece farlo convinti che ce l'abbia con noi.
Cambia un casino.
Nel primo caso si può cercare un incontro presobene, lasciando perlomeno rallentare, prima di fermarla, la ruota della presomalità, tanto per non tranciarsi cinqueo dieci dita nel tentativo di bloccarla di colpo. Nel secondo, non si fa che alimentare la presomalità.

Cosa dite?
C'è qualcuno che non fa la cosa che ritiene migliore per lui tra tutte le possibilità?
Allora è un pazzo.
Anche Mussolini ha fatto le cose migliori per lui tra tutte le possibilità.
Ed era pure in buona parte presobene.
Poi è impazzito.

lunedì 22 ottobre 2018

Azione pericolosissima di persona più unica che rara

Oggi ho visto qualcosa di inusuale, pericolosissimo per la persona che lo faceva e per gli altri intorno.

Appena l'ho visto , mi sono detta "Ma questo è pazzo".

Il tipo in questione era in mezzo alla calca del mattino, e camminava su un marciapiedi.

E invece di guardare davanti a sé, a gestire lo spazio occupato da lui, dagli altri e dal moto di ognuno, che faceva?

Avanzava a passo svelto con la faccio immersa in un libro.

Robe dell'altro mondo.