LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 16 gennaio 2013

Chiariamoci bene

Nelle vacanze di Natale passate sono stata in vacanza in un posto in Italia (va chiarito bene che era Italia).
C'era un bar, e sulla porta del bar, sotto la scritta CAPPUCCINO, c'era questa immagine:


Meno male che me l'hanno detto.
Non l'avrei mai immaginato.

Sulla porta, invece, non c'era scritto:
<<
  • 1 Apertura che mette in comunicazione due ambienti separati da un muro, da una parete, da una recinzione e sim.: p. d'ingresso; anche usata in toponimi, con iniziale maiusc.: P. Pia a Roma; in senso fig. inizio, ingresso, passaggio || fuori p., fuori dalle cinta murarie della città | essere alle p., essere vicino: siamo ormai alle p. della città; in senso fig. (con uso assol.) essere vicino, imminente: la primavera è alle p.
  • 2 Il serramento applicato all'apertura, per aprire e chiudere il passaggio, costituito in genere da uno o due battenti girevoli: p. di legno, blindata; chiudere a chiave la p. || p. scorrevole, con uno o due battenti che scorrono su binari | p. a soffietto, senza battenti, che si apre e chiude a fisarmonica | p. basculante, serramento ribaltabile usato in partic. nei box per auto
  • 3 È usato in molte locc. con sign. proprio e fig. || (vendita) p. a p., tecnica di vendita che consiste nell'offrire la merce a domicilio | battere, bussare a tutte le p., chiedere aiuto a chiunque | chiudere la p. in faccia a qlcu., respingerlo, negargli aiuto | mettere alla p., cacciare, licenziare | sfondare delle p. aperte, dire o fare delle cose vane e inutili, perché già note o fatte in precedenza
  • 4 Sportello o portiera di ambienti speciali, contenitori, veicoli: p. del frigo; automobile a 4 porte || p. stagna, nelle navi, in impianti industriali, portello a tenuta ermetica
  • 5 sport. In alcuni giochi, come il calcio o la pallanuoto, ciascuna delle due intelaiature rettangolari a pali munite di rete, in cui i giocatori cercano di mandare la palla per segnare un punto: colpire la traversa della p. avversaria; nello sci, passaggio obbligato nelle gare di slalom, segnalato da uno o più paletti colorati
  • 6 Passo, valico di montagna
  • 7 inform. In un sistema di elaborazione, accesso fisico per il passaggio dei dati || p. seriale, in cui i dati vengono trasmessi un bit alla volta | p. parallela, quella che trasmette in parallelo più bit contemporaneamente
  • • In funzione di agg. inv. nella loc. vena p., vena che porta al fegato il sangue proveniente da stomaco, intestino e milza
  • • dim. porticina | accr. portone m. | pegg. portaccia
  • • sec. XIII  >>
sotto la scritta "PORTA".
A pensarci bene, non c'era nemmeno la scritta "PORTA".

Strano.

venerdì 11 gennaio 2013

Son soddisfazioni

Ultimamente sta girando in tv la nuova pubblicità del Mc Donald's.
L'ha fatto Salvatores; pare sia un'idea sensazionale.

Nel video che vi incollo qui sotto sembra che nemmeno ciò che si afferma sia così vero, ma mi pare più interessante soffermarsi, a prescindere dalla sua veridicità a meno, su quello che viene asserito:


Che nei fast food si lavori sodo, si sa.
I lavori che si devono fare, si immaginano.
Che ci siano i turni è quasi ovvio.

Poi, però, il clip prende una strana piega.

  • Pagano puntualmente tutti i mesi. 
  • Il 90% dei dipendenti è a tempo indeterminato.
  • Si può diventare direttore di "ristorante" già a 27 anni.

E ALLORA?

La domanda che sorge spontanea è: che Paese è un Paese in cui cose che dovrebbero essere la norma vengono pubblicizzate come se fossero la manna dal cielo e una fantastica isola felice?
La Corea?
No, l'Italia.
Che sta ben al di sotto della Corea nelle classifiche sulla soddisfazione della vita.

lunedì 31 dicembre 2012

Dicono


Dicono che a mezzanotte in punto, nell'atto di venire al mondo, l'anno emetta una sua voce e che, da questa voce, si possa capire che razza di annata seguirà. Ma a mezzanotte c'è baccano... Ci sono, è vero, anche coloro che non fanno baldoria; e pure questi sono svegli, quando gennaio arriva, se non altro per curiosità. Magari si sono già ficcati a letto e di qui tendono le orecchie; ma udire non potranno perché intorno gli altri fanno festa. Solo nella grande pace delle campagne, dei monti, dei mari e dei deserti, la voce si può udire, e non altrove. Ma anche laggiù, però, è difficile che un uomo sia completamente solo; a mezzanotte del 31 dicembre anche il vagabondo cerca d'incontrare un proprio simile, al momento giusto, «Buon Anno», si dicono a vicenda, e la famosa voce va perduta.

D. Buzzati

martedì 25 dicembre 2012

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
 
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
 
da PensieriParole

giovedì 20 dicembre 2012

Spese natalizie, che passione!


Decidere di andare alla Auchan un mercoledì pomeriggio alle 14,45 mi sembrava un'idea arguta.
Era, ok, la settimana prima di Natale, ma era pur sempre il mercoledì della settimana PRIMA, con il Natale che cadeva il martedì dopo. La gente normale, alle 14,45 del mercoledì della settimana prima di Natale lavora.
Io non sono normale, infatti non lavoravo, e quindi potevo fare questa spesa intelligente. La spesa constava di un fiocco e un pacco di carta per un regalo, improrogabile (onde evitare, almeno quest'anno, il pacco dei pacchi), e tre cornici per me, prorogabili.
Alla deviazione per entrare nel parcheggio del supermercato ho notato uno strano accumularsi di automobili nervose, che si rubavano gli spazi di asfalto vuoti con voracità rara. Mi sono detta che fosse una casualità, ignara che fosse invece una causalità.
Il parcheggio, enorme, era un altro indizio di questa ignorata causalità. Non un buco, alle 14,50 (il tempo passa crudele). Dopo aver zigzagato invano per tutto il percorso panoramico di visita del parcheggio, ho trovato una signora che stava uscendo da un posto, alle 15,20. Nel delirio di corridori impazziti, il tempo si è fermato. Tutto intorno andava velocissimo, lei no. Lei era di una calma serafica. Probabilmente stava meditando di andare a fare l'artista di strada al rallentatore, e si stava allenando proprio mentre io aspettavo, con un clacsonare inferocito alle mie calcagna.
Nel supermercato, ho presto abbandonato l'idea di prendere un carrello: impossibile svicolare tra l'ammasso di corpi ravvicinati e dotati di energia entropica fortissima. Mi sono divincolata male anche con il cestino fino alla zona cornici, dove ne ho trovate tre che facevano al caso mio, di cui una tutta sgangherata, l'ultima. Ho pensato di andare all'assistenza clienti per chiedere se fosse possibile ottenere uno sconticino su quest'ultima. Quando sono riuscita a raggiungerla prendendomi sei o sette gomitate in vari punti del corpo e distribuendone altrettante, condite da qualche sgambetto (in)volontario, ho cambiato rapidamente idea. Ho provato a contare la gente in attesa: arrivata a quaranta, ho desistito.
Mi sono diretta subito verso le casse con i miei due articoli di impacchettamanto e le mie tre cornici. Non che io sia pigra, ma mi ha colta una mezza sincope all'idea di riattraversare tutto il supermercato, bello grande, per risalire la coda che c'era a tutte le normocasse. Bypassando l'ipotesi salmonata, ho accantonato anche quella di passare per una donna incinta, non tanto per la difficoltà di camminare in lordosi spinta, con tutta la pancia piena d'aria, quanto per il fatto che anche alla cassa speciale per gestanti la risalita da effettuare era parecchio salmonata. Mi sono quindi arresa alle casse amiche. Dicesi cassa amica quella cassa in cui si va se si è persone abbastanza sveglie da passarsi gli articoli da soli allo scanner, e abbastanza furbe da non andarci con due carrelli pieni di roba. Davanti a me, una coppia con due carrelli più straripanti del latte un secondo prima di essere versato, combattevano con il laser. Mi sono accodata a loro, aspettando fino alle 16,45, quando una ragazza che parlava al cellulare con una barbie in mano ha cercato con nonchalance di passarmi davanti, infilandomi il gomito nel costato. Io ho però fatto un rapido passo in avanti, snodato con reinserimento, fino a ritrovarmi esattamente dietro al carrellone ormai quasi svuotato, e ho riconquistato il mio posto. La ragazza, finita la telefonata, ha iniziato a dare consigli alla coppia su come velocizzare le procedure: "Schiacciate zero, per non prendere i sacchetti!", "Potreste usare la pistola, se quell'altro non va!". Insomma, molto meglio se avesse continuato a telefonare. Lo stesso trattamento è toccato a me. La cornica squassata non aveva il codice a barre, ma ne ho passata una sola selezionando "3" nella quantità. Mentre cercavo di posare i quadri, la ragazza mi urlava nelle orecchie che forse il "3" andava schiacciato prima. Non avendo sincronizzato la deposizione dei tre articoli sulla bilancia, il sistema è andato in tilt, mentre la tizia ha iniziato a schiacciare ogni tasto per risolvermi il problema, in attesa della commessa. Sono uscita scappando, rincorsa dalla suddetta commessa che voleva indietro il cestino di plastica. Dopo aver recuperato la macchina, mi sono fiondata verso casa, ma mi ha aspettata una bellissima coda a una rotonda in cui qualche genio ha deciso di mettere, solo per Natale, un semaforo per ogni strada, alternando quello verde. Risultato: mezz'ora di coda.
Ho parcheggiato vicino alla rotonda.
Sono scesa dall'automobile con le sue cornici.
Attraversare la rotonda con gli automobilisti appena liberati dal rosso che sgommavano rabbiosamente è stata una vera impresa.
Avrei voluto incontrare lì la signora del parcheggio.
Ma penso che fosse ancora nel parcheggio, a cercare l'uscita con calma.
A casa sono riuscita miracolosamente ad arrivare alle 18, piena di spirito natalizio e di bontà verso il genere umano.

lunedì 17 dicembre 2012

E' mia!

Leggevo i cambiamenti legati alla riforma del codice della strada, ormai un po' datata, ma mai quanto la mia automobile e con essa la sua targa.

La targa diventerà personale e non legata all'autoveicolo.

Questo vuol dire che chiunque, quando deciderà di guidare la mia macchina ai 160 km/h, dovrà attaccarci la sua targa per potersi prendere le multe?

Che quando pedalerò in bici dovrò attaccarmi la targa al retro del sellino?

Che quando camminerò in città e passerò con il rosso al semaforo dovrò incollarmi la targa al sedere per potermi prendere una bella multa anche come pedone?


Quando individui incappucciati vi ruberanno la targa strappandovela dal sedere mentre attraverserete la strada, non stupitevi e prepatevi a ricevere moltissime raccomandate.

venerdì 14 dicembre 2012

Cacche ginniche


C'è un signore, nel posto dove vivo, che ha un cane.
Questo cane ha la tendenza a fare la cacca.
E' una fastidiosa tendenza, soprattutto se avviene in una bella piazza illuminata, immersa nel suo bagno di sole di giorno e di luce elettrica gialla d'atmosfera di notte.
Al signore piace passeggiare in questa piazza, e ama unire l'utile al dilettevole.
Per questo, invece di andare con il suo cane in un prato pieno di sterpaglie, all'ombra o al buio, va sempre e solo in questa bella piazza.

Una cacca nella bella piazza, però, non si può lasciare.

E così, il signore si è equipaggiato di carta delle pubblicità, bella rigida e colorata, e inserisce sotto il cane un foglio per ogni cacca che si accinge a deporre, in modo da non sporcare nemmeno l'acciottolato.

Il quadrupede ha nel frattempo sviluppato una tendenza a deporre una serie di piccole cacchette simili a quelle dei daini o dei camosci, a distanza l'una dall'altra superiore rispetto alla dimensione dei fogli pubblicitari.

Le persone che si siedono su una panchina della piazza a consumare un gelato o a guardare la gente passare o a mangiare un cornetto di calde arroste assistono allo spettacolo di un omino nemmeno tanto giovane piegato in due, saltellante dietro a un cagnolino, che gli infila ogni dieci secondi un foglio di carta sotto le chiappe, appena in tempo per recuperare la pallina marrone che ne fuoriesce.

Una bella ginnastica, ma, dice il signore, dopo un po' le ginocchia e la schiena patiscono.
Il cane, invece, si diverte un sacco.