LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 15 giugno 2011

La dura legge dell'imprenditoria


Ero a Genova in piazza delle Erbe.
Pioveva a dirnove, e alla fine, invece di metterci nella piazza, ci siamo messi fuori dalla piazza, in un locale su due piani, al secondo piano.
Eravamo di fianco a una finestra aperta: nel mio caso, e anche nel caso del mio dirimpettaio, se fosse arrivata una folata di vento, mi sarei presa una finestrata in faccia. Però non è arrivata nessna folata, e così ci siamo goduti lo spettacolo del mare di tetti di tendoni gazebo bianchi aperti gli uni vicino agli altri, a formare una superficie semiuniforme di onde quadre.
Io, a guardare quella superficie lucida bianca, ho quasi avuto voglia di tuffarmici dalla finestra, lasciandomi scivolare sulle superfici, e mettermi a nuotarci sopra.
Poi, però, non l'ho fatto.

Ad un certo punto, dalla finestra di fronte, un tipo si è buttato di testa su un tendone, e ha iniziato a scivolare di tendone in tendone a folle velocità, e sembrava felice, sliding in the rain.
Tutti si sono affacciati alle altre finestre degli altri locali, e lo guardavano con un misto di ammirazione, paura, invidia, voglia di ripetere il gesto.
Poi, però, alcuni hanno effettivamente ripetuto il gesto.
Altri no.
Io no.

Il mare di onde quadre si è riempito di gente che scivolava sui teli lisci.
le finestre si sono riempite di gente che guardava gente che scivolava sui teli lisci.
Ma il primo tipo, a quel punto, aveva già smesso di divertirsi, e si era piazzato sotto un tendone a sorseggiare una birretta.

Poi, un boato.
I tendoni non avevano retto il peso di tutta quella gente e si erano fracassati sulle teste di chi si sorseggiava una birretta sotto i tendoni.

E' la dura legge dell'imprenditoria.
Alcuni, variabili da pochi a tutti, hanno l'idea.
Uno solo è il pioniere.
Chi non si è mosso si mangia le dita.

Poi tutti seguono a ruota.
Alcuni continuano a non muoversi.
Quando arrivano tutti, è ormai ora di lasciare la baracca.
Possibilmente cercando di non rimanere sopraffatti dalla concorrenza.
Chi non si è mosso dice meno male.
E magari ci scrive pure su un post.

lunedì 13 giugno 2011

Recensione del mio libro "Emilio"

Dopo aver partecipato al 24° premio Calvino, ecco qui la recensione del mio libro in vendita su questo sito qui, a destra, anche in versione e-book.

Emilio a trent’anni non si può più permettere un amico immaginario e così ha creato un figlio immaginario e lo ha chiamato Ugo. A Ugo vengono diretti e scritti dei trafiletti, estemporanei, divertenti, meditati, riflessioni sul significato delle parole, invenzioni. Allineati uno dopo l’altro fino all’estinzione di Ugo stesso che come dice l’autrice-autore nell’ultimo capitoletto aperto “Fine?”, era parte di lui/lei. I capitoli trafiletti costituiscono un motivo per svegliarsi la mattina e hanno un livello molto altalenante pur essendo tutti brevi, concisi, diretti. Alcuni sono riusciti e compiuti nella loro interezza (il vuoto, pollice verde, cadute, collisione) e l’intuizione che genera la scrittura è un ragionamento che si compie nel breve spazio di una paginetta scarsa, altri contengono solo delle fulminee intuizioni (che i cuneesi guidino male è un post-concetto) che però sono dei lampi immersi in un testo-contenitore che li diluisce e li smorza, in altri casi la comicità o l’assurdo sono troppo faticosi (Pelosa interdetta) o poco originali (Ascelle farinose), in altri casi gli incisi per strappare a tutti costi un sorriso finiscono per essere stonati (cacca e pipì non hanno bisogno di una nota dantesca per giustificare una presunta volgarità). L’insieme è frammentario con esiti alterni, ma questo esordio più che un’opera compiuta va inteso come una prova di scrittura, come un esercizio per trattenere e riunire le pulsioni a scrivere di una mente brillante e come tale si rivela promettente.

Il Comitato di Lettura

venerdì 10 giugno 2011

Pot pourri


Ma perchè, mi chiedo io, pur con tutto quello che può essere spiegato per giustificarne l'origine, pur con tutte le attenuanti del caso, pur prodigandosi nell'elasticità mentale, si è dovuto chiamare un deodorante per ambienti
VASO PUTRIDO?

mercoledì 8 giugno 2011

Circolo Culturale E Gastronomico Cantautori Liguri O Chi O A Ca Toa (La Spezia)

Ritrovatami in quel di La Spezia, sono stata portata da una mia amica a Fezzano, con l'annuncio che avremmo mangiato "nel circolo degli antipastini di mare", cosa che già mi aveva ispirata abbastanza.

Il posto si chiama "O Chi O A Ca Toa", che direi possa significare "O qui o a casa tua". Però, a dirla tutta, io preferivo lì che a casa mia, già solo per l'arredamento, per le scritte sui muri e per il fatto che a casa mia si mangia peggio e si lavano più piatti.
A casa mia non ho nemmeno una barca appesa al soffitto...

...nè sufficienti colapasta per farci delle lampade, e, anche se ne avessi a sufficienza, quelli di plastica credo non vadano troppo bene.

Se mi mettessi a scrivere frasi sui muri, poi, penso che qualcuno troverebbe da ridire, e leggersi un libro mentre si mangia non fa bene, quindi qui uno si può leggere il muro senza dover tenere il libro con le mani unte di pesce.
Ma veniamo alla parte pappatoriale. I gestori si presentano con piattini di pesce a raffica, non nel senso che te li tirano sul tavolo come in alcuni ristoranti cinesi, ma nel senso che non ti chiedono quello che vuoi, e seguono l'itinerario mentale del cuoco, che ama, a quanto pare, gli antipasti. Quando uno sta per scoppiare, stoppa il flusso di piatti. Devo dire che io avrei partecipato alla maratona fino alla fine, ma, uniformandomi alla mia amica, abbiamo preso "solo" dieci antipasti, più un pesce al forno mio personale a cui non ho potuto resistere.

Presa da voracità, ho scordato di fotografare il primo piatto, consistente in frisceu di baccalà.
In seguito, però, sono riuscita a immortalare tutto, ed eccovi il fotoromanzo della nostra cena:

Mazzancolle con fagioli:
Focaccina con frittatina di cipolle:
Piccolo fritto di mare secondo pescato, con due pesci che ora non ricordo ma molto buoni, spiedino di cozze (qui chiamate muscoli), e la mitica signorina, che è il pesce lungo e corvilineo, caratterizzato dall'avere una spina vertebrale piuttosto robusta. Evitate di mangiarla per non rimanere soffocati e perdervi il seguito.
Acciughe marinate...
...e sotto sale.
Panino con basilico, olio extravergine di oliva e muscoli (uniformiamoci al vocabolario spezzino): il proprietario tiene a precisare che va schiacciato tra le dita, facendo attenzione a non spargersi tutto l'olio addosso (cosa facilissima), e poi addentare, per sentire il sapore del mar ligure (sinceramente, ho sperato che il sapore fosse meglio di quello del mar ligure, perchè quando accidentalmente ne ingurgito un po' nuotando non è che la cosa mi riempia di tripudio ed estasi gustativa; per fortuna ho sperato giusto).

Panino di mozzarella di bufala ripieno di pomodorie acciughe e accompagnato da peperoncini con ripieno di tonno:

Panino di salmone affumicato, arancia e cioccolato:

Tortina al forno farcita con acciughe:

Baccalà con pinoli e pesto:

Se fossimo state all'altezza della competizione, avremmo ancora consumato:
  • Pappardelle con muscoli;
  • Quest'oratina al forno che io ho effettivamente consumato:
  • Pesca bislunga (scusate il tecnicismo) con lardo;
  • Piattino di dolci assortiti (torte, sorbetti).
Non so bene il prezzo, perchè la cena mi è stata offerta, ma potrete andare a indagare su altri siti, tipo questo. E potete anche trovarlo su Facebook.
Dimenticavo, anche il vinello bianco della casa è molto buono.
Ci è pure stato offerto il digestivo (mirto e grappa al miele invecchiata di 10 anni) sulla soglia, mentre barcollavamo pericolosamente cercando di raggiungere la macchina.

A questo punto non mi resta che augurarvi buon appetito!

lunedì 6 giugno 2011

Post non tanto allegro per iniziare bene la settimana pensando ai personaggi famosi e passati


Quando uno è giovane, nella fattispecie frequentatore di scuole medie e superiori, studia o dovrebbe studiare le vite di scrittori poeti e personaggi famosi del passato, e legge che, dopo un po', quasi tutti sti personaggi famosi del passato incappano in mille malattie, e finiscono per morire di una di queste.
E finchè uno è lì che si legge ste cose con un'età presumibilmente compresa tra 11 e 20 anni, non ci fa mica caso, a sta cosa delle malattie.
Poi passa il tempo e uno non studia più le vite dei personaggi, ma se le studiasse ancora, si renderebbe conto che non è che sti qui siano dei campioni di sfiga, e che invecchiando ci si inizia ad ammalare veramente, e che se si fosse famosi e passati, qualcuno scriverebbe anche la nostra biografia, e anche quella sarebbe piena di acciacchi.
Il punto è che si è sì vecchi, si è sì acciaccati, ma non si è famosi e passati, e quindi la biografia, a noi, non la fa nessuno.

venerdì 3 giugno 2011

Lettori accaniti


Calvino, si sa, è bravo.
Scrive belle cose.
Poi, le più belle, secondo me, sono contenute in "Ti con zero", e una delle più carine è "L'inseguimento".
Però, quando uno smette di leggere i libri, sarebbe il caso che realizzasse che la vita reale è diversa.

mercoledì 1 giugno 2011

Concentrazione


Uno si compra un bel succone di frutta al discount, un bel succone 100% di frutta, e legge sulla confezione "da succo concentrato".
Ora, uno si chiede perchè un industriale debba prendersi della frutta probabilmente marcia, probabilmente putrefatta, sicuramente scarto degli scarti e lavorarla fino ad ottenerne una purea immonda, per poi toglierle una buona parte dell'acqua originaria.
Ci si potrebbe dire che si condensi la frutta per il trasporto, ma ho controllato sui cartoni dei suddetti succhi, senza stare a far nomi, e ho notato che concentrato e succo sono prodotti in luoghi vicini, se non nello stesso stabilimento, e che poi il tutto viene reidratato con altra acqua, messo nel cartone e poi spedito in luoghi lontanissimi.
Insomma, io mi sentivo un genio dell'economia ipotizzando l'idea che il costo di stoccaggio delle merci concentrate fosse minore, ma a questo punto non regge l'ipotesi.
Mi sentivo un genio a dire che convenisse risparmiare sul trasporto e capitalizzare il costo del macchinario concentra-succo, in modo da mettere meno costi in Conto Economico e ammortizzare le spese in più anni.
E invece no, dopo poco ho capito che avevo poco da sentirmi un genio, e mi è rimasto il dubbio sulla convenienza del succo concentrato, se non il sadismo di ridurre le fibre e le vitamine presenti nel succo e aggiungerci acqua nuova, si spera pubblica.