LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 16 marzo 2011

La palestra fa bene alla salute!?

Una che fa jogging da una vita un giorno entra in una palestra, manco a farlo apposta. Entra perchè una sua amica che è con lei è amica di una tipa che lavora lì dentro, e la tipa che lavora lì dentro, sempre manco a farlo apposta, si mette a parlare con lei, e iniziano, manco a farlo apposta, a discutere di corsa.
E così, la persona che corre da anni anni e anni si sente dire dalla tipa della palestra che lei fa tutti, ma proprio tutti gli sport, ma la corsa mai e poi mai, categoricamente mai. La corsa no. La corsa no! La corsa noooooo!
Mica si vuole far diventare tutte le gambe bitorzolute fino al totale inchiodamento!

Ma come le gambe bitorzolute? Una corre da una vita per avere le gambe snelle e lisce, e questa le dice che la corsa fa diventare le gambe bitorzolute?
E infierisce pure:
- Ma tu le gambe come le hai a furia di correre? Lisce o bitorzolute?

E la joggingatrice si ritrova a strozzare tra i denti un "bitorzolute",
e intanto le crollano anni anni e anni di corse,
e intanto le viene un crampo alle dita dei piedi dallo spavento,
e intanto le si incricca la mandibola dal disappunto,
e forse si prenderà un esaurimento nervoso,
e forse avrà incubi tremendi tutte le notti fino alla morte per apnea notturna,
e forse le verrà l'alluce valgo dallo stess,
e forse lo stress le creerà un rallentamento della circolazione sanguigna e un'idroritenzione che favoriranno ulteriore cellulite con ulteriore bitorzolume gluteo-cosciale,
e forse non riuscirà più a farsi nuovi amici perchè complessata dal bitorzolo causato dalla sua stessa costanza podistica,
e forse anche al lavoro non renderà più perchè perderà ogni punto di riferimento,
e tutto sommato conclude che non sia detto che andare in palestra faccia così bene alla salute.

lunedì 14 marzo 2011

Ordinaria straordinarietà


La straordinarietà è qualcosa di raro.
"Staordinario" è un termine che implica la non ordinarietà.
E' per questo che ho sempre trovato ossimorico fare gli straordinari sul lavoro ordinariamente. Fare gli straordinari sempre non significa lavorare straordinariamente più di quelle otto ore al giorno che concedono di guadagnare ipotizziamo 1000 euro. Vuol dire avere in realtà un contratto implicito di 10 ore al giorno in cui si è pagati ipotizziamo 1200 euro (se va bene, se va male lo stipendio rimane uguale).
Insomma, straordinario è un termine che racchiude spesso un inganno perpetrato da altri ai nostri danni.

A volte, però, il danno è perpetrato da noi stessi ai nostri danni.
Già, chiedete a chiunque se si ritenga ordinario.
E' difficile riconoscere di essere ordinari: ognuno si reputa straordinario, se non altro per poter sopravvivere senza sprofondare nel baratro della noia autoinflitta.
La straordinarietà che caratterizza la moltitudine diventa per forza ordinarietà.

E' quindi ordinario pensare di essere straordinari.

venerdì 11 marzo 2011

Come ti allargo la stazione


Cuneo sta diventando una metropoli.
Uno se ne va dalla città natale, vi torna e si trova in un posto pieno di traffico, con la ztl, le strisce blu, le pizzerie straripanti di gente a tutte le ore.
Il punto è che, a parte le caratteristiche su elencate, la città è sempre lei, sempre piccola uguale, con sempre gli stessi locali, o anche meno. Solo la gente si ostina a accumularvisi tutta, e a volersi comprimere nei soliti quattro, o anche tre locali.
La stazione dei treni, poi, è anche lei sempre la stessa, sempre con gli stessi treni, o anche meno.
L'altro giorno, dopo anni, anni e anni, sono andata alla stazione e ho notato che avevano cambiato tutti i tabelloni. I tabelloni nuovi fanno figo. Dovevo andare a prendere una persona sul binario, e ho cercato di capire dove arrivasse il treno. I numeri dei binari erano sempre gli stessi, ma compariva un'arcana letterina a lato degli stessi: N o S. Mah...
Ad un certo punto l'altoparlante ha annunciato: "Il treno tal dei tali è in arrivo sul binario 4 nord!". Nord, mi sono detta...ulla peppa, adesso la stazione si è ingrandita e hanno fatto i binari nord e sud. Mi sono lanciata in una folle corsa, per l'entusiasmo di vedere questo ingrandimento. Appena uscita dal sottopasso, ho visto il solito binario di 10 anni fa, con un cartello sui cui era scritto: BINARIO 4 SUD.
15 metri dopo ce n'era un altro, con su scritto: BINARIO 4 NORD.

Stavo meditando di farci su un post con una conclusione ad effetto, ma le realtà a volte supera l'immaginazione.

E' ripartito l'altoparlante, e ha annunciato: "Il treno tal dei tali, invece che sul binario 4 nord, arriverà sul binario 4 sud".

mercoledì 9 marzo 2011

Questione di millimetri

Quando uno è lì che guida la macchina, e non guida la macchina da ieri, e nemmeno dall'altro ieri, si abitua.
Quando uno si abitua a guidare la macchina, capita che gli paia di essere in un videogioco dove non c'è mai il game over e non si sbaglia mai.
Non è come in quei videogiochi dove ogni 20 secondi esci fuori di strada e poi rinasci due o tre volte, e vai avanti con la macchina che diventa sempre di più un gomitolo disordinato di ferraglia e poi c'è anche il game over ma basta cliccare su start e sei di nuovo fiammante. No, spesso e volentieri uno guida per 10-12 anni senza che gli succeda nulla o quasi, e così inizia a fare cose in macchina, tipo cambiare i cd nell'autoradio, truccarsi, leggere la Gazzetta dello sport tenendola sul volante, allungarsi a prendere roba nel bagagliaio mentre agguanta il volante con le dita prensili del piede sinistro e tiene uno zaino un po' pesante sull'acceleratore per mantenere la velocità di 130 km/h, insomma tutte cose che voi avrete sicuramente fatto 30 o 40 volte nella vita.

Ad un certo punto, però, sei ad esempio sulla Savona-Genova e stai guidando e hai davanti a te per esempio una Ka che viaggia a filo di un muretto, e hai superato varie macchine che viaggiavano a filo del muretto, e tutto il percorso era un po' stretto. Ad un certo punto la Ka, piena di un guidatore che ha l'aria di essere uno di quei guidatori decennali, come te, del resto, come quasi tutti quelli che guidano lì, in quelle due corsie strette, con la sicurezza dei loro 10 anni di guida pressochè senza scossoni, si sposta di un millimetro a destra, e BOINGG rimbalza letteralmente contro il muretto, e viene sbalzata leggermente nella corsia di sinistra, dove BIONGG rimbalza leggermente contro la macchina che lo sta superando, che BOINNG rimbalza leggermente contro il muretto di destra, ed è tutto un gran rimbalzare, e alla fine tutte le macchine continuanoa viaggiare, forse un po' ammaccate, non come la macchina del videogioco, non gomitoli di lamiere, ma di certo i guidatori erano un po' ammaccati nella loro presunzione di immortalità automobilistica.
E tu che hai visto questo spettacolo itinerante davanti a te, un po' ammaccato pure tu, ti dici che nella vita molto spesso è questione di millimetri.

lunedì 7 marzo 2011

Abbastanza

Siamo un popolo di pessimisti.
Anche quando parliamo, interpretiamo le cose pessimisticamente.
Quando io dico abbastanza, vuol dire tanto.
Se mi danno da mangiare e ne ho abbastanza, vuol dire che sono pieni di cibo fino alle orecchie.
Se ne ho abbastanza, vuol dire che ne ho fin sopra i capelli.
Invece se alla gente che ti chiede di valutarla dici che va abbastanza bene, si sente peggio che se dicessi bene senza abbastanza.
Abbastanza è sinonimo di "a sufficienza". Sarà che sufficiente equivale a 6, ed è il voto più basso accettabile, che ormai si mira solo più al molto, moltissimo, tantissimo, ma di "abbastanza" e "sufficente" nessuno è contento.
E' un po' come dire che non vogliamo nutrirci a sufficienza, ma molto, moltissimo.
Siamo pessimisti e anche un po' ingordi.

venerdì 4 marzo 2011

La qualità della sintesi

Quando qualcuno deve fare una telefonata utilitaristica, si creano strane proporzionalità:
  • più la telefonata è utilitaristica, più cortese sarà la persona che chiama;
  • meno vi conosce la persona che vi chiama, più tempo impiegherà a chiedervi dei mari e dei monti prima di giungere al nocciolo, anche se non è nord africana;
  • più la telefonata è utilitaristica, più tempo impiegherà a chiedervi dei mari e dei monti per giungere al nocciolo, anche se non è nord africana.
Da quanto su elencato si deduce che meno conoscete la persona e più questa è utilitaristica, più dovrete passare tempo al telefono.
Si dà il caso che se una persona la conoscete pochissimo e si manifesta già in tutto il suo utilitarismo, probabilmente non si tratta di buoni presupposti per una solida amicizia. Ciò fa sì che nel 95% dei casi non vi freghi assolutamente nulla di parlare per delle ore del mare e dei monti con lei. Sempre nel 95% dei casi, a lei fregherà ancora meno di voi di parlarvi dei mari e dei monti, essendo protesa verso l'utile informazione.

A questo punto, l'unica mossa intelligente è chiedere direttamente: "Cosa vuoi?".
Semplice, rapido, efficace.
E permette di inserire nel proprio CV la qualità della sintesi.

mercoledì 2 marzo 2011

Essayer tout seul


Quando uno fa quello che propone i film agli altri, non è mica una passeggiata.
Per prima cosa, deve convincere gli altri a vedere il film che convince lui.
Un conto è se si è tutti fan di film alla Vanzina, o se ci si trova tutti i Natali a vedersi il panettone delle feste, un altro se si hanno gusti che vengono chiamati d'essai.
Essayer in francese vuol dire provare. Io ho gusti d'essai, che poi, tradotto dal francese, vorrebbe dire saggio e non prova, però a me piace pensare che essai derivi in qualche modo da provare.
Mi piace andare a vedere quei film con zero stelle dal pubblico e 5 stelle dalla critica, ché poi magari la visione diventa anche per me una via crucis, una passione nel secondo senso del termine (o primo, a seconda della religiosità di chi lo usa), come la volta che vidi (da sola) un film in cui c'era un tipo accosciato su una turca per tre quarti d'ora. Lì si rasenta l'arte contemporanea. Il punto è che, se in un museo d'arte contemporanea puoi passare oltre quando vedi una tela bianca che sarà anche un'opera d'arte, ma tanto vale per te profano guardare il muro di casa tua, che è più grande ed è pure gratis, al cinema no. Al cinema devi stare seduto zitto e muto per la durata del film. Spesso anche sgranocchiare noccioline o pop corn infastidisce i vicini.
Quando però ti viene la balzana idea di trascinare nelle tue prove anche altra gente, ricordati che, dopo che li avrai convinti, inizierà la vera prova. I tuoi amici, gasati dai tuoi link a IMDB, dove il tuo film ha, eccezionalmente, 7 o anche 8 decimi, si siederanno sulle poltroncine vicino a te.
Tu inizierai a guardare il film, ma non potrai esimerti dal lanciare rapide occhiate a loro, che per prima cosa subiranno un lento smottamento verso il basso, fino ad avere la testa appoggiata all'incontro tra lo schienale e il sedile. Poi inizieranno le sbirciate ai cellulari, poi le occhiate tra di loro, e tra di loro e te, e tu, che vorresti goderti il tuo bel film da 7 o 8 decimi, non puoi, perchè ti metti a guardare i tuoi amici per i 7 o 8 decimi del tempo e il film per i 2 o 3 decimi. E così, finirà per fare schifo anche a te, perchè 2 o 3 decimi di qualsiasi film sono generalmente incomprensibili, figuriamoci di quelli d'essay.
E così, presso le folle, tu passi per quello che sceglie film orrendi, e i film da 7 o 8 decimi passano per film orrendi anche ai tuoi occhi.

E allora capisci perchè essai non vuol dire prova, ma saggio: perchè conviene essere saggi e andarseli a vedere da solo, ché uno che si guarda i film al cinema da solo a volte viene anche considerato un po' sfigato, ma in cuor suo se li gode e soprattutto non impone supplizi a pagamento ai suoi amici, in modo tale da non rimanere solo anche fuori dal cinema.