LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.
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lunedì 28 gennaio 2008

Music saved my life

L'altro giorno guardavo questo video di Lenny Kravitz, "I'll be waiting", dove lui ha una maglietta con su scritto: MUSIC SAVED MY LIFE.


Già, music saved his life.
Ammesso e non concesso che quello che lui porta scritto sulla maglietta sia vero (ma, per semplicità, ammettiamolo e concediamolo pure), per prima cosa E' STATO SALVATO. Questo vuol dire che prima era "in pericolo" e che qualcosa l'ha salvato. E già questo è fantastico.

E voi? Avete mai avuto bisogno di essere salvati? E cosa vi ha salvati? O siete in attesa di essere salvati? Oppure non ne avete proprio bisogno?

Ma cosa ci può salvare? Immagino gente con su scritto sulle magliette "LITTERATURE SAVED MY LIFE", "CAIO SAVED MY LIFE", "PHISICS SAVED MY LIFE", "BLOG SAVED MY LIFE",...

Del resto, l'importante è il risultato, cioè che la propria vita sia salvata.

Seconda cosa, l'ha salvato LA MUSICA.
A me, la musica non ha proprio salvato la vita (la mia vita deve ancora essere salvata), ma spesso me l'ha spantanata.
Ieri sera, al concerto di Noa, mi è tornata in mente la maglietta di Lenny Kravitz, e mi son detta, già già, MUSIC SAVED HER LIFE. Ma forse no, forse lei, la vita, se l'era già salvata da sola, ed è per questo che era là a cantare e a far entusiasmare vecchiette di 80 anni e ragazzi.


L'importante è che, se ci si trova nel circolo vizioso, ci sia qualcosa a tirarcene fuori, a salvarci la vita del tutto o almeno in parte.

Cos'è il circolo vizioso? E' un vortice, che gira più o meno veloce, con più o meno forza centripeta. E il "SOMETHING SAVED MY LIFE" è la forza centrifuga, che può tirarci fuori da quel vortice, per poco o per molto, per farci fare un giretto e poi essere richiamati dalla forza centripeta, oppure per entrare nel circolo virtuoso, che è un vortice lì vicino al circolo vizioso, che gira anche lui, e che, anche lui, può avere più o meno forza centripeta.

giovedì 2 marzo 2017

Voglia di faticare


L'ignavia è una brutta roba. Non per niente è pure finita all'Antiferno. 

Un adulto, ad esempio un prof, guarda i suoi alunni e se li immagina tutti sulla riva dell'Acheronte, a sospirare e soffrire sotto un cielo che non è cielo. Non che cambi molto rispetto alla realtà, a vederli stravaccati sui banchi, così molli e indolenti che se viene loro chiesto un libro, o non lo hanno perché era troppo faticoso prenderlo dalla libreria, oppure è improba l'idea di mettere un braccio nello zaino, frugare, addirittura dare una sbirciata dentro, con dispendioso movimento del collo, e porgerlo al docente. 

Poi lo stesso adulto se ne torna a casa, si mette la tuta di pile che a furia di lavarla ha messo su tutti i pallini, vi si imbozzola, e quando vede che la pattumiera dell'umido gli straripa di vermi la lascia lì perché non ha voglia di scendere a buttarla (per fare il figo dirà che ha il compost). Si accorge di dover fare la spesa ma ormai si è intutato? Pazienza. Manca la carta igienica? Si pulisce con lo Scottex per la cucina pur di non scendere al supermercato sotto casa. E' finito pure quello? Usa i fazzoletti di carta. Son finiti pure loro? Si lava e si asciuga con il phon, pur di non uscire. 

Non parliamo di altre attività, tipo acquisto di oggetti non di prima sussistenza, partecipazione a convegni, corsi, bricolage, attività straordinarie tipo pulizia del frigo, depiccionificazione del balcone, cambio delle ruote della mtb, ecc. 

Ma la domanda è: perché si è così? Agli alunni davvero non interessa un tubo di quello che si fa a scuola? L'adulto avvolto nel suo consolante pile casalingo davvero fatica così tanto a fare qualsiasi minima attività che gli richieda di alzarsi dalla sedia?

Per due ultime domande la risposta è NO. 

Il punto è che è molto più faticoso essere ignavi
piuttosto che avere voglia di faticare.

Il problema è che la voglia di faticare nasce da una motivazione tale che faticare non è più faticare, e rende possibile fare cose pazzesche senza quasi accorgersene. 
E' lì che uno si sente vivo,
che il tempo si moltiplica,
che si arriva a fine giornata stanchi ma felici,
che si ha già voglia di ricominciare. 

Ma come si fa a passare dal circolo vizioso dell'ignavia
a quello virtuoso dell'aver voglia di faticare?

Boh. 

lunedì 1 febbraio 2010

L'insidia dell'individuo fidanzato


Ho fatto un esame sociologico di un avvenimento tanto frequente quanto infausto: l'innamoramento per le persone fidanzate.

Se un individuo A si innamora di un individuo B fidanzato è ormai fregato al 100%.

Vediamo perchè.
  • se l'individuo B non lo considera, questi assumerà le sembianze dell'angelicato senza macchia e senza paura, fedele al suo compagno, leale e simpatico. L'individuo A non sarà nemmeno sfiorato dall'idea di non piacere semplicemente all'individuo B, e che questi possa cornificare il suo compagno con tantissime altre persone diverse da lui: ciò instaurerà un circolo vizioso che farà incrementare l'innamoramento a senso unico, a mo' di Canzoniere di Petrarca. E' quindi fregato.

  • se l'individuo B lo considera, lo usa e poi lo getta, l'individuo A soffrirà come un suino in via di sgozzamento in mortadellificio, con conseguente fregatura;

  • se l'individuo B lo considera, molla il precedente compagno (spesso sovrapponendo quest'ultimo e A per un po' di tempo) e si mette con l'individuo A, l'individuo A vivrà nel dubbio che l'individuo B possa prima o poi riprodurre lo stesso comportamento sostituendo lui con qualcun altro. Fregatura subdola e continuativa, che potrebbe portare a devastazione psico-fisica di lungo termine, unita all'impressione di stare con una persona poco angelicata, con macchia e con paura, infedele al suo compagno, sleale e antipatica.

Nel caso in cui anche l'individuo A sia fidanzato, si crea un interessante incrocio delle suddette casistiche.

Il consiglio finale è comunque quello di evitare di innamorarsi di persone fidanzate. Ma forse non è molto attuabile.

venerdì 25 ottobre 2013

Cosa si fa a scuola?

- Cosa si fa a scuola?
- Ti fanno delle domande.
- E se non sai le risposte?
- Di solito prima ti dicono le risposte e poi ti fanno le domande. E' un circolo vizioso.

Tratto da:

venerdì 20 giugno 2008

Fantastica sincronia tra me, il mio post e la mia utenza

Ho notato una cosa fantastica: se io sono in forma, subito aumenta l'affluenza a questo blog ( probabilmente perchè la mia forma psico-fisica si rispecchia nei miei post e nel loro gradimento).

Se non sono in forma, se sono stanca, depressa e ai minimi termini, per quanto mi sforzi di creare, il mio pubblico se ne accorge e fa marcia indietro.


Lo spettacolare calo del mio stato psichico del mese di giugno ha avuto come immediata conseguenza uno spettacolare calo delle visite.


Guardate qui:

Ora siete avvisati: per vedere come sto potrete cliccare qui.

Non tanto per scoprire se sto bene ( cosa di cui non ve ne potrà fregar di meno), quanto per sapere se potrete andare in vacanza allontanandovi dal mio blog senza perdervi un post megagalattico che cambierà il corso della storia dei blog ( quando il trend è negativo, il circolo è vizioso...chissà se ce la farà la nostra eroina a riprendersi senza ridursi a fare uso di eroina!?!?).

martedì 30 giugno 2015

A star bene

A star bene,
si sta lì,
ad assumere il dato di fatto,
come se niente fosse.
A non star bene,
ci si lamenta
o ci si incavola,
ma non si sta lì,
ad assumere il dato di fatto.
Quando poi si sta di nuovo bene,
si torna a stare lì, come se niente fosse.
Dimenticandosi
rapidamente
di com'era
stare male.
O poco bene.
Nel lasso
tra lo star male
e lo star bene,
venuto meno
tutto l'equilibrio corporeo,
si crea una situazione a spirale
in cui si precipita verso la devastazione fisica
sempre più profonda.
Se ci si rompe qualcosa
si  avranno le stampelle,
con cui ci si farà male alle mani,
ci si insaccherà le spalle
e sicuramente si diventerà tutti storti
perché ci si appoggerà su una gamba sola.
Che rimarrà indebolita da cotanto appoggio.
Se ci si prenderà malattie
non visibili ad occhio nudo
o non udibili a orecchio sordo,
come minimo ci si incupirà,
e incupirsi è la peggio malattia,
perché poi si psicosomatizza
l'incupimento stesso.
Insomma, si entrerà in circoli viziosi
da cui forse solo con il vizio
si penserà di uscire.
Ma il vizio stesso
è un circolo vizioso.
E allora
cercate
di
stare
sempre
bene.
E godetevela
ringraziando.
Chi,
non si sa.
Che è meglio.
Non riuscite?
Attaccatevi.

domenica 26 luglio 2015

Hot in the city


https://www.youtube.com/watch?v=PYysBD6U_S8

Quando fa un caldo atroce in città, se si ha un appartamento con due o più arie, si è fortunati perché si possono aprire le finestre e far corrente. Di notte si può sperare di dormire con una brezzolina che accarezza il corpo e concilia il sonno.
Purtroppo, quando fa caldo in città e si vive in un appartamento con due o più arie, si è anche sfortunati, perché le arie danno su strade cittadine. E le strade cittadine delle grandi città, si sa, non dormono mai.
Tra l'una e le cinque di notte si può beneficiare del'efficiente servizio di ritiro della pattumiera. I camion sono così nuovi che il loro cigolio echeggia in tutto il quartiere ogni volta che i bracci tirano su e giù i bidoni.
Quando (s)finiscono quelli dell'immondizia, già iniziano i primi barlumi di vita: camion con motori rombanti che consegnano prodotti ai negozi, mattinieri che partono in macchina, deejay che non vanno mai a dormire prima delle sei.
Per non parlare di allarmi vari che suonano per mezz'ore senza che nessuno riesca a spegnerli. Che poi, diciamocelo chiaramente, chi è che pensa "Oh, c'è un allarme, stanno rubando, chiamiamo la polizia"? Di solito si elabora un "Toh, c'è un idiota che ha fatto partire il suo stesso allarme e ora non riesce a spegnerlo".
E così, se uno vuole dormire e non è impermeabile ai rumori, deve per forza chiudere le finestre e averle comprate con i doppi vetri e antisfondamento (dei timpani). A questo punto, però, con la canicola estiva, si innesta l'altro meccanismo perverso, alternativo a quello dei rumori: il sudario. Non si potrà stare per più di trenta secondi consecutivi nella stessa posizione, perchè si sentirà provenire dalle viscere del materasso un calore che un pranoterapeuta non può nemmeno sognarsi. Ogni mezzo minuto, quindi, si scollerà il proprio corpo dal lenzulo combattendo il potere attrattivo del cuscinetto di sudore che si sarà creato nel punto di contatto, e ci si rotolerà alla ricerca vana di un punto vagamente più fresco.
La nottata di chi vive in città in un appartamento con due o più arie si riconduce a un pendolarismo tra il letto e le finestre, in un'indecisione fatale tra il circolo vizioso del rumore e quello del sudario. Al mattino, ci si ritroverà svenuti (addormentati mai) tra le lenzuola fradice di sudore, con le finestre spalancate e un lembo di sole che beffardo avvertirà che anche se non si è chiuso occhio se non nella fase della perdita dei sensi finale, si deve tornare ad un'operosa giornata di lavoro.
Nel momento delle ferie ci si fionderà in un posto in montagna, dove farà freschetto, anzi freddino, anzi si gelerà, ci saranno un sacco di animaletti strani perlopiù insettosi e si potrà dormire, avvolti nel sacco a pelo da altura, tra una scampanata e l'altra del campanile dell'immancabile chiesetta. Ciò farà sì che il ritorno in città diventi una goduria, l'afa una rigenerazione degli arti intorpiditi dai 5 gradi notturni, gli allarmi  eventuali e i camion della pattumiera che rumoreggiano una sola volta a notte anzichè ogni mezz'ora una ninna nanna di sottofondo.

venerdì 17 febbraio 2012

Come farsi scemi credendo di farsi furbi


Quando uno se la prende in quel posto da qualcuno, ci rimane male.
Quando uno ci rimane male, sviluppa delle formidabili strategie di difesa, quali il diventare uno stronzo devastante con tutte le future persone che incontrerà con modalità a tappeto.

Essendo stati feriti tutti almeno una volta nella vita, spesso in età abbastanza giovane, se facciamo tutti lo stesso ragionamento corriamo il rischio di vivere davvero in una società di stronzi uguali a quelli che abbiamo voluto diventare. Aumenta quindi la probabilità di incontrare una serie infinita di stronzi, il che incrementa di molto la possibilità di prendercela di nuovo in quel posto, in un vortice vizioso che ci risucchierà rovinosamente.

Ecco come farsi del male credendo di ripararsi dal male.

lunedì 23 dicembre 2013

Buon umore: causa o effetto?

Quando uno si ritrova un male fisico o psicosomatico, la prima cosa che gli viene da fare è innervosirsi e azzerare il buonumore.
Ma, soprattutto nel caso di malattie psicosomatiche, pare che se uno azzera il buonumore, allora la malattia peggiori.
Ergo, se stiamo bene siamo liberi di essere di buono o cattivo umore, ma se stiamo male è essenziale, per guarire, essere contenti.
Insomma, bisogna essere contenti perchè si sta male!
E' quasi un obbligo, a costo di peggiorare la situazione fisica!
E così, il buon umore, da effetto di una situazione favorevole (se sto bene sono di buon umore), diventa causa di una situazione favorevole (se sono di buon umore sto bene), in assenza della quale si sta male.
Insomma, è tutt'un circolo virtuoso o vizioso, per cui regolatevi.
Del resto, imparare a controllare artificiosamente i propri stati
d'animo è risaputamente un gioco da ragazzi.