LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

mercoledì 27 maggio 2015

Ascese


Quando si inizia una relazione con qualcuno, è come se si salisse su un piedistallo ascendente, che si estroflette dal suolo a velocità variabile e direttamente proporzionale al coinvolgimento.

Il che implica parecchie considerazioni:

  • Più tempo si passa sul piedistallo più su si sale, con conseguente rovinosa caduta alla fine;
  • Se si è coinvoltissimi, si sale subito a folle velocità e si potrebbero avere problemi di acclimatamento;
  • Sempre, ma a maggior ragione nel caso di cui sopra, conviene non innamorarsi al chiuso, che beccarsi una craniata nel soffitto non è mai piacevole e si rischia di cadere immediatamente e anche di trovarsi con un bozzo sul cranio;
  • Se l'altro, che è su un piedistallo suo, va a velocità diversa, ad un certo punto non lo si vedrà più, perchè si è troppo giù o troppo su. In tal caso toccherà buttarsi giù, cosa dolorosissima se si è quello più in alto;
  • In ogni caso, più il tempo passa più ci si fa male, anche se si è di quelli che salgono a 1 cm al giorno (dopo un anno si è già a 365 cm che sono tre metri, e, se non si è fatto il parà al servizio militare animati da sano masochismo, ci si scassa qualche osso - o si muore anche, pur essendoci l'idea che d'amore non si muoia). 
Alcuni, però, hanno il telecomando e ad un certo punto tornano al piano terra. Allungano un piedino e comodamente scendono dal piedistallo indenni e nemmeno un po' stropicciati. 
Di solito l'altro è con la testa tra le nuvolette rosa ad altissima quota, preso in un vortice di amore macroscopico (capita quasi sempre con quelli che hanno il telecomando del piedistallo) e si ritrova così

sabato 23 maggio 2015

Brevità della vita e istruzioni per allungarla


Uno parte affrettatissimo, ché la vita è breve e le cose da fare sono tante.
Arriva alla macchina, guida e si accorge di aver dimenticato di prendere la borsa del lavoro a casa. Al che molla l'auto sul primo attraversamento pedonale che capita e torna a casa a prendere la borsa. Tutto sudato, corre di nuovo fino alla macchina con la borsa, per accorgersi una volta lì davanti che ha lasciato le chiavi di casa sulla sedia dov'era poggiata la borsa. Al che lascia la borsa sul tettino e corre di nuovo a casa, dove sulla sedia trova le chiavi. Si rituffa dalle scale e una  volta all'automobile scopre che qualcuno gli ha fregato la borsa, come poteva essere facilmente intuito. Ora può aprire la portiera ma non può guidare senza patente. Quando si siede nota che incastrata dietro il tergicristalli c'è una multa per parcheggio sulle strisce pedonali. Guida lo stesso, spatentato e multato, fino alla polizia, ottimo luogo dove recarsi in queste condizioni. Dopo aver preso un'altra multa per guida senza patente e aver ottenuto il ritiro della patente fisicamente irritirabile perché rubata, scopre dagli sms sul cellulare che il ladro sta usando la sua carta di credito per fare una serie di acquisti nei negozi circostanti. Lo dice a chi fa il verbale, invitandolo ad andare a cercarlo nei punti vendita suddetti, ma lui ribadisce che prima bisogna depositare il verbale, altrimenti la procedura non è seguita in modo corretto. Esce quando gli acquisti sono ormai terminati per impossibilità di prelevare altro credito dal massimale. Va a piedi, senza la borsa, a prendere quei 4 autobus che lo separano dal luogo di lavoro, dove arriva talmente in ritardo che lo licenziano, dato che è già più della terza volta che gli capitano eventi del genere ed ha già tre note di demerito.
E così uno si ritrova a casa, senza lavoro, senza poter guidare perchè spatentato e smacchinato, e all'improvviso le cose da fare non sono poi così tante e la vita diventa un po' meno breve.

martedì 19 maggio 2015

Shampoo efficacissimo

Volete degli splendidi capelli con forfora?
Se userete questo shampoo li avrete!


...saranno anche puliti, leggeri e vitali, ma sopratutto saranno CON FORFORA!

lunedì 11 maggio 2015

Primo appuntamento


https://www.youtube.com/watch?v=k-B9rxSocq4

Quando si ha un primo appuntamento, si sa, si è un po' agitati.

Quello che si vuole evitare è qualsiasi brutta figura o cavolata che comprometta il raggiungimento del secondo appuntamento.
Ciò fa sì che, quasi di sicuro, si incorra in tutte le brutte figure o cavolate che si erano immaginate e anche in una serie incredibilmente vasta di inimmaginabili brutte figure o cavolate del tutto inedite.

Se ci si ritroverà per una cena o uno spuntino, si avrà una tale secchezza delle fauci che non si riuscirà a mangiare, ma lo si dovrà fare, per evitare di sembrare agitati.

Il voler evitare di sembrare agitati non mangiando non comporterà che non lo si appaia assumendo una serie di comportamenti del tutto incontrollabili, tipo:
inciampare in un gradino quando ci si avvia verso il porto insicuro della propria sedia
muoversi come un palombaro negli abissi oceanici in un mondo che diventa strano e ovattato rispetto al solito
far partire olive e altri cibi tondi a folle velocità dal proprio piatto fino agli occhi dei vicini o sulle loro camicie immacolate con la sola forza di una forchettata
farsi andare di traverso qualsiasi cibo, che apparirà comunque stopposo a causa della salivazione azzerata, rischiando di indurre il nostro commensale a manovre antisoffocamento
...

Dato che anche il commensale sarà presumibilmente in uno stato più o meno simile, se ne starà a guardarvi soffocare con un sorriso ebete che si trasformerà in sgomento ma di sicuro non in manovra antisoffocamento man mano che il vostro volto avrà attraversato tutte le tonalità del verde e del blu.

I contenuti delle conversazioni saranno:
prima di tutto l'elenco delle cose che vi eravate vietati di raccontare per non fare la figura dei deficienti
altre cavolate supreme che non avevate pensato ma che faranno capolino nella vostra mente e soprattutto dalle vostre labbra senza controllo come funghi estivi dopo un acquazzone

La cosa buona è che il commensale sparerà un'altra serie di cavolate da canto suo, e nel frattempo sarà così incantato da voi che non capirà un tubo di quello che gli state dicendo, troppo preso da quella fortunatamente immensa mole di comunicazione non verbale.

Tornerete a casa tutti e due con l'impressione di aver sbagliato tutto, trovando intelligentissimo tutto quello che avrà detto l'altro (che non avrete per fortuna capito granchè, agitati com'eravate), la mente piena di tutti i suoi movimenti, occhiate, gesti e di tutto l'intangibile e incomprensibile e irrazionabile
che
comunque vada
farà sì
che.

venerdì 24 aprile 2015

Portar via


Si suol sentire di persone che dicono ad altre persone "Portami via". E quest'idea dell'essere portate via pare una figata pazzesca. Si pensi però ad altre accezioni del termine, tipo "c'è un vento che porta via", oppure "pizza da portare via". Sono entrambe piuttosto negative, la prima per il fastidio, la seconda per la gommosità. E' anche vero che c'è una differenza tra l'essere portati via come oggetti e il portare via come soggetti. Rimane però il fatto che, se si tratta di un rapporto tra due persone, ce n'è sempre una che agisce e l'altra che subisce. E subire passivamente non è che sia il massimo della vita.
Allora ha torto Vasco quando dice "Ti prendo e ti porto via", anche se sembra una cosa bella, e ha ragione Conte quando canta "Vieni via con me".
Bisogna però ricordare che in italiano si può venire arrivando o stando.
Ne sa qualcosa Jack Savoretti, che al suo concerto a Torino di ieri sera se n'è uscito con un "Vengo un po' troppo, qui in Italia". Poi un po' di silenzio, per essere sicuri che tutti avessero capito la gaffe, per finire con un "Ecco cosa succede a essere inglesi e cercare di parlare italiano".

giovedì 23 aprile 2015

Lei ha detto negri!


Sabato pomeriggio sul tardi.
Portici di Torino in zona centrale.
Struscio micidiale, del tipo che se non assumi in qualche creativo modo la forma dei mattoncini di Tetris non riesci a procedere e ti becchi il game over.
Ad un certo punto, si vede un accumulo aggiuntivo, cosa che sembrava impossibile.
Il primo pensiero è: regalano qualcosa, ma qualcosa di proprio interessante.
E invece no.
Non regalano proprio niente.
Si è solo creata una situazione tipo curiosi in autostrada.
Nel gorgo di esseri umani, si staglia una ultrasessantenne che urla con male parole qualcosa contro un vigile canuto sulla soglia della pensione o di quello che ne resta. Lei avanza, lui indietreggia, finché non arriva ad appoggiarsi di schiena contro un pilastro dei portici, rimanendo bloccato.
Lei urla: "Erano solo due ragazzi diciottenni, e suonavano pure bene. Lei è un @#*".
Cerca di difendersi, bofonchia che la legge è la legge, ma non riesce nel suo intento.
Nel frattempo un ottuagenario si insinua dietro la colonna, nei pressi dell'ascella ormai pezzata del pubblico ufficiale messo al muro, e ribadisce: "Invece che fare multe così, dovrebbe andare là dietro, che ci sono sempre i negri che fanno brutte cose".
Al che il vigile, colto da un fremito di amor proprio, mettendo una mano per aria ad allontanare (invano) la signora urlante, dice al vecchio: "Lei ha detto negri!"
E il vecchio, roteando un indice: "Sì, ho detto negri! E dovrebbe andare a vederli!".
Il vigile continua: "Lei ha detto negri!"
E il vecchio: "Sì, e posso dire "negri" finché voglio, non sono mica in una seduta comunale dove non si può dire!".
Indovinate un po' come ha ribattuto il vigile?
"Lei ha detto negri!"
Il vecchio se ne va.
La vecchia continua a urlare.
Il vigile rimane schiacciato contro il pilastro, con tutta la folla di curiosi intorno e la signora che lo prende a ombrellate.
Periodicamente si difende con le poche parole che riesce a emettere dopo il trauma psicologico: "Lei ha detto negri!".
Va perfino a ritmo.
Tanto che quando la folla si distacca passa un altro vigile e gli fa una multa: "Non si fa rap in luogo pubblico senza autorizzazione. E non ci sono concessioni per i colleghi".

giovedì 16 aprile 2015

Uomini e bici


Quando sei una donna e vai in bici ti diverti perché gli uomini, così moderni, nel ventesimo secolo inoltrato, non sopportano che li superi o di andare più piano di te.
Se sei bardata con tutto il necessario e hai una bici bella, si ingarellano e piuttosto muoiono ma ti devono superare. Se non ce la fanno, stramazzano al suolo non soltanto per la fatica ma anche e soprattutto per la frustrazione dell'essere bypassati da un individuo del sesso "debole".
Il divertente è vederli arrabattarsi mentre tu procedi tranquillamente alla tua velocità di crociera.
Quelli che vanno più veloci di te ti superano ostentando tutto il loro splendore (se ce l'hanno, ma anche se non ce l'hanno) e dicendoti cose tipo "Alè alè". E tu ti chiedi: "Alè alè cosa? Io sto benissimo alla mia velocità di crociera".
Quelli che vanno clamorosamente più lenti di te stramazzano al suolo concretamente o figuratamente, ma non te ne accorgi perché sono dietro.
Quelli che hanno la possibilità di raggiungerti, anche per un breve tratto, lo fanno, a costo di sputare un polmone insieme ai numerosi scaracchi per scaricare peso inutile. Poi stramazzano al suolo con un polmone e molti scaracchi in meno e rientrano nella casistica di cui sopra (quella di chi va clamorosamente più lento di te).

Il divertente è quando tu donna non sei per nulla bardata, ma stai andando magari al lavoro sulla graziella comprata al Balon.
La casistica si ripropone, ma a un livello più basso, il che rende divertentissimo il tutto.
I bardati ti superano quasi tutti.
Se ne superi uno tu, lancia una corda tipo lazo al primo lampione e si impicca con la bici e tutto.
Il bizzarro è affrontare tutta quella fascia di curiosi personaggi caratterizzati da accozzaglie inspiegabili di abiti del Decathlon da bici, corsa, equitazione, che cavalcano biciclette improbabili.
La meglio categoria sono i vecchietti con la panza prominentissima tonda da birra fermentata appoggiata alla canna del velocipede, che quando si alzano rimane loro per almeno otto ore un solco passante per l'ombelico.
Tu donna sulla graziella che vai al lavoro sei costretta a superarli perché vanno ai due all'ora. Non vorresti perché ti fanno pena. Ma devi, se no arrivi tardi al lavoro. Speri sempre che non accada quello che spesso invece accade, cioè che uno di loro, o anche tutti nel peggiore dei casi, decidano che devono superarti. Tu hai fretta, devi arrivare al lavoro, ma loro, impietosamente in modo antispeculare a te, lo fanno. Senti un ansimare con tanto di fischio asmatico dietro di te, un cigolare di pedali, un incrinarsi di telaio, uno scricchiolare di ossa, e poi lo/i vedi al tuo fianco. Ti supera/no. Poi si accartocciano pochi metri più avanti. E tu non puoi far altro che chiamare un'ambulanza dando le coordinate gps, ché se no te ne staresti in permesso quasi tutti i giorni in cui decidi di andare al lavoro in bici.