
Ci ho provato.
E' una vita (relativamente corta, ma neppure troppo, trattandosi di trent'anni) che ci provo.
Niente da fare.
Ci ho provato, a decunesizzarmi.
La cunesità mi incalza.
Se sei nato a Cuneo, la cunesità ce l'hai nel DNA, non c'è nulla che tenga, ci sei solo tu che te la tieni.
Se sei nato a Cuneo, da famiglia cunese, hai poco da fare corsi di dizione, vivere all'estero, rinnegare le radici: ogni tanto ti partiranno una parolina o una frasettina in piemontese.
Tipo: "Ehi, bel cit!", quando un tizio ti taglierà la strada in una rotonda.
Oppure: "Boia faus!" nel momento della disperazione.
Per non parlare dei "Voilà" che intesseranno i tuoi discorsi senza perlatro essere francesi, come potrebbe sembrare a un ascoltatore inesperto.
Il "nèh" mi ha dispensata dal fiorire nella mia bocca, per fortuna.
Per fortuna, pensavo un po' di tempo fa.
Ormai, invece, mi viene il dubbio che la cunesità, come ogni altra origine, vada accettata e interiorizzata.
Se sei cunese, non sei solo uno con le vocali probabilmente (ma non sicuramente) allungate, che forse
guida come un parinotu (ops, scusatemi il temine, ma sono di origini cunesi), un po' ingenuo, ma non sempre.
Potresti anche essere uno resistente, testardo fino all'esagerazione, ma determinato nel raggiungere obiettivi apparentemente impensabili. Uno che "
bogia nen" di fronte alle avversità, come chi non aveva fatto marcia indietro in occasione dell'assedio di Cuneo. Ché sarebbe questo il motivo del "bogia nen", e mica una scarsa voglia di muoversi, ché di cunese, ovunque si vada, se ne trova quasi sempre uno.
Se sei di origini cunesi, qualsiasi cosa tu faccia, ovunque tu vada,
sei uno che, anche se è un cittadino del mondo, è pure un cittadino di Cuneo.
E, anche se è un cittadino di Cuneo, è pure un cittadino del mondo.