
Affrontando l'etimologia della parola "arrivederci", constatiamo che è composta dall'avverbio a, dal verbo rivedere, e dalla particella pronominale ci.
A rivederci.
Cioè, ci rivedremo.
Saluto, ma nel futuro prossimo o remoto ci si rivedrà.
Ebbene, mai ho notato un uso più improprio di un saluto.
Perlomeno, addio è chiaro.
Non ci vedremo mai più.
Arrivederci, invece, è una presa per i fondelli, spesso.
Anche se non sempre.
Già, lo si dice a una persona che non si conosce molto bene, a cui si dà del Lei.
Poi, a meno che non si tratti di qualcuno che coercitivamente si dovrà vedere (40% dei casi), la persona a cui ci si rivolge è qualcuno che probabilmente non si vedrà mai più ( altro 40% dei casi).
Oltre che probabilmente, non lo si vorrebbe auspicabilmente più vedere.
E, per assurdo, più il saluto viene ripetuto, maggiore è la voglia di disfarsi per sempre della persona.
Arrivederci si dice all'esattore delle tasse quando se ne va.
Addio sarebbe scortese.
Lo stesso dicasi per quelle persone che attaccano bottone e rompono troppo le scatole per essere tollerate.
" C'è un bel sole, vero?".
" Già, bello. Arrivederci, eh!".
" Ma ha visto che il meteo prevede brutto tempo?"
" Già. Arrivederci."
" Che ne dice, pioverà?"
" Non lo so. Arrivederci".
Generalmente, quando arrivo al terzo arrivederci, sono già a cento metri dall'interlocutore.





