lunedì 14 novembre 2016
Caduta castagne da molto in alto
E' capitato che abbia visto il cartello suddetto in una zona di questo corso in cui ci sono copiosi ippocastani,
è capitato anche che abbia riflettuto sulle conseguenze della presenza di parcheggi proprio sotto i suddetto ippocastani,
ma non mi era ancora capitato di trovare il cartello in una zona totalmente deippocastanizzata.
Si vede che il solito dio beffardo in autunno si diverte a lanciare castagne direttamente dal cielo,
di già che non ci ha fatto danni sufficientemente divertenti.
sabato 12 novembre 2016
Let's care about...
Ok, guardate bene quest'immagine.
Cosa vi suscita?
Quali sentimenti, impressioni, reazioni?
Quali parole vi vengono in mente osservandola?
Ieri si utilizzava il termine goliardico con gente d'oltralpe, e vai a spiegare come si dice "goliardico" in francese. Abbiamo guardato su internet, e la pagine più soddisfacente diceva che la traduzione di "goliardico" è "goliardico".
Siccome è risaputo quanto i francesi siano ferrati nelle lingue straniere, soprattutto l'inglese, che pronunciano con somma maestria, abbiamo guardato su wordreference, e alla fine è uscito che goliardico si dice CAREFREE.
Quanto ci sia di goliardico in un salvaslip, solo noi donne lo sappiamo.
Cosa vi suscita?
Quali sentimenti, impressioni, reazioni?
Quali parole vi vengono in mente osservandola?
Ieri si utilizzava il termine goliardico con gente d'oltralpe, e vai a spiegare come si dice "goliardico" in francese. Abbiamo guardato su internet, e la pagine più soddisfacente diceva che la traduzione di "goliardico" è "goliardico".
Siccome è risaputo quanto i francesi siano ferrati nelle lingue straniere, soprattutto l'inglese, che pronunciano con somma maestria, abbiamo guardato su wordreference, e alla fine è uscito che goliardico si dice CAREFREE.
Quanto ci sia di goliardico in un salvaslip, solo noi donne lo sappiamo.
mercoledì 9 novembre 2016
Tutto precipita, prima o poi
Ho già parlato di nuoto e piscina, ma ogni tanto faccio nuovi post perché quando si è in piscina è incredibile, ci si ammorba talmente tanto che non si fa altro che pensare a quando finirà la nuotata, e intanto si nuota e si nuota, e poi vengono anche dei post in mente, ma nella noia folle sono fagocitati insieme a cerotti sputi pipì abusive che si mescolano al cloro e finiscono in bocca ai nuotatori quando fanno una respirazione sbagliata o hanno la fortuna di aprire bocca proprio quando qualche compagno di corsia alza creste d'acqua nell'apposita direzione.
Quando uno è lì che nuota, non vede quindi l'ora che sia finita.
Le prima vasche sono faticosissime, perché si è freddi.
Poi, se si arriva all'apertura della piscina, le altre diventano faticose per l'affollamento, però si è un po' più caldi e si nuota già un po' meglio.
Il fatto è che, pure in piscina, con il passare del tempo, il tempo passa più rapidamente.
Come dice Carofiglio, purtroppo abbastanza a ragione, della vita.
E così, ad un certo punto, nel bel mezzo della nuotata, la noia rimane sempre, certo, ma si accompagna a sensazioni di smarrimento. Quando il turbinio dei vicini di corsia è talmente turbinoso che non ci si sente più in una pozza d'acqua bene o male stagnante, ma si levano le onde, si ha l'impressione di essere in un mare in burrasca, e anche le piastrelle spariscono, e diventano un fondale poco ospitale, su cui nuotare come volando ma molto più oppressi dal fluido, sbattuti dal vento che in realtà sono le manate dei vicini.
Si perde l'orizzonte.
Si perde il senso di dove si è.
In questo turbinio,
la noia viene un po' meno,
le vasche si contano inavvertitamente,
presto ci si ritrova a 50, 60, quelle che si volevano fare,
perché tutto finisce,
anche le vasche da fare,
tutto precipita,
tutto collassa,
prima o poi,
in un punto.
G
sabato 5 novembre 2016
Il dio triste e lanciatore. Di mezze mele.
Ho già parlato di mele, metà delle mele, spicchi di mela.
Presupponiamo, anche se non lo ammettiamo, che si nasca mele a metà.
E che al mondo ci siano altre mele a metà bene o male combinabili con noi, e poi esista quella famosa metà della nostra mela.
Certo che un dio che si diverte a dimezzare mele e lanciarle sul mondo con ampi gesti delle braccia tipo seminatore per spargerle ovunque, torsolo e tutto, è proprio un dio triste e inutile, anzi, dannoso, perché poi valla a trovare l'altra metà della tua mela.
Come diavolo si fa?
E' molto peggio che cercare un ago in un pagliaio.
E mentre cerchi la metà della tua mela, sei una ferita aperta vivente. Hai tutta quella superficie inerme esposta a intemperie, attacchi, usura del tempo, ossidazione, frizioni con altre mele sbagliate nel tentativo di capire se per caso erano giuste, ché poi, con il tempo, uno si scoccia di essere metà, e allora inizia a fare cose assurde, a cercare di far combaciare superfici che palesemente non combaciano, a mettere cubetti nei buchi tondi, abbrutito come solo la metà mela all'aria può essere, livido della tua stessa attesa.
Alla fine decidi che combaci perfettamente con un ananas, o con un copertone di pneumatico , o con una bistecca cruda frollata, e che sono loro la metà della mela. Certo, al confronto un bimbo che si ostina a infilare il cubetto nel cerchietto è un principiante.
Mentre sei lì che ti affatichi ad autoconvincerti che l'ananas o lo pneumatico o la bistecca siano in realtà non solo metà mele, ma proprio quella metà della tua mela, mentre sei lì che non ti guardi manco più allo specchio per evitare di vederti sputare riflessa addosso la verità che ti neghi, ti capita che, in un un accesso di lucidità, riconosci ineluttabilmente la tua metà della mela. La vedi, ha un'ossidazione vecchia e livida come la tua, ha quella buccia nera lungo il taglio, un po' usurata come i bordi delle pagine dei libri letti tanto da una persona sola o una volta sola da tante persone, ha quel sapore agro che solo la tua polpa ha; ne senti appena l'odore e già lo sai.
Puoi girarti di schiena, metterti in castigo in uno spigolo di un angolo di muro, far finta di niente, tenerti il tuo ananas pneumatico bistecca.
Magari ti è andata quasi bene, sei una metà Bardsey che si è appiccicata a ventosa contro una metà Red delicious, e stai lì da talmente tanto tempo che ormai i vostri succhi si sono confusi e formarne uno nuovo, con un sapore Bardsey delicious.
Però puoi anche dirti cavolo quella è l'unica metà della mia mela, non mi capiterà mai più, è un culo pazzesco che sia nei pressi, magari lo sarà solo qui ed ora, e puoi correre verso di lei, e puoi provare a vedere se veramente combaciate, ma se stai correndo già lo sai che combaciate. Però tu sai di ananas pneumatico bistecca mela Red delicious, hei le tue scalfitture, e lei ha le sue, magari sa di qualcos'altro pure lei, magari di panettone legno di pino pollo tandoori e se lei sapesse solo di Bardsey, rimarrebbe sempre il tuo sapore di ananas pneumatico bistecca, o anche solo di Bardsey delicious, che, se rimaneste un po' lì, i residui di delicious andrebbero forse via, si ricreerebbe una Bardsey completa, un po' ammaccata all'interno, cucita come la ferita del capitano Achab, ma comunque, se si nasce metà, per forza ci si deve riassemblare prima o poi, e ogni unione successiva
è una cicatrice
da curare
da proteggere.
Per non avere cicatrici bisognerebbe nascere interi,
già uniti fin dall'inizio
senza peraltro essere né fratelli né gemelli,
fregare un dio beffardo
e vendicativo
che della sua tristezza personale
fa la tristezza del mondo intero.
giovedì 3 novembre 2016
Fuck you, prof!
Dicono che i prof siano la categoria più a rischio di malattie psicologiche, insieme ai giuristi.
Poi ci sono anche i giuristi prof, un'intersezione fatale di due insiemi a rischio.
Mi concentrerei su quella dei prof, dato che di giuristi non ho esperienza diretta ma solo indiretta.
Dicono che i prof abbiano problemi psicologici legati più che agli alunni, ai colleghi e alle relazioni con loro.
Beh, ci credo, relazionarsi con gente con problemi psicologici avendo problemi psicologici non è facile.
Ma poi, i problemi psicologici non vengono proprio dalle relazioni con i colleghi?
E' un po' un quiz senza risposta come quello che pone il dubbio se sia nato prima l'uovo o la gallina.
E' nato prima il problema psicologico o la relazione con il collega che procura problemi psicologici?
Ma poi, diranno quelli dei luoghi comuni, è ovvio che gli insegnanti hanno problemi psicologici, il problema psicologico è la malattia del benessere,i prof non fanno mai un tubo, fanno 18 ore a settimana, hanno 3 mesi di ferie, andassero a lavorare in miniera vedi che si riprenderebbero perché avrebbero altro a cui pensare.
Ma qui si pone un altro quiz senza risposta come quello che pone il dubbio se sia nato prima l'uovo o la gallina.
E' veramente vero che i prof non hanno un tubo da fare, oppure ci sono prof che non fanno un tubo per ritagliarsi il tempo per gestire relazioni malate con colleghi malati in base a esigenze derivanti dal loro essere persone con problemi psicologici?
Non è che forse, se i prof facessero il loro lavoro per bene (le diciotto ore sono in classe, poi ci sono riunioni, lezioni da preparare, compiti da predisporre e correggere, a volte fino a trecento al mese, ecc ecc) non avrebbero più tutto sto tempo di gestire le loro relazioni malate e di manifestare i propri problemi psicologici in tutto il loro splendore?
Sono domande, appunto, senza risposta.
Nel dubbio, non fate i prof.
E tenete i vostri figli lontani dai prof.
Come, non si può?
Ecco perché l'Italia va a rotoli.
mercoledì 2 novembre 2016
Safari casalinghi
Quando sei innamorato di qualcuno lo scruti in ogni suo minimo gesto, ne analizzi ogni millimetro: lineamenti, increspature della bocca, espressioni, corrucci. Ricordi ogni cosa venga detta.
Nella mente si forma un database incrollabile e perfettamente organizzato, che spesso oscura tutto il resto, a volte a un punto tale da causare imbambolamento e apparente demenza galoppante agli occhi di chiunque non sia la persona amata.
Se all'amato venisse mai l'idea di lasciare le chiavi di casa sua all'amante, ci sarebbero subito serie di conseguenze inevitabili o quasi.
L'amante si illuminerebbe d'immenso, sentendosi accolto nell'antro dell'amato, accettato e inglobato nella sua vita privata, la qual cosa potrebbe indurlo a pensare di essere amato oltre che amante, dove i sensi di queste due parole sono soggetto attivo e oggetto passivo del sentimento.
Ciò può essere un messaggio voluto e realistico oppure una superficiale mancanza di codifica dei segnali che si inviano.
Nel primo caso, può essere anche lusinghiero sapere che la persona che sta, sola, da te, sia colta da sensazione di compartecipazione alla tua vita, cosa che la porterà ad incuriosirsi, oltre che dei tuoi gesti, lineamenti, atteggiamenti, anche di tutto ciò che parla di te nella tua casa. Fotografie, pattumiera, compost, quadri, indumenti nei mobili, medicinali negli armadietti, oggetti caduti nei gatti di polvere sotto il letto, dietro il comodino, dietro il frigorifero, insomma, le solite cose che uno innamorato di te metterà sottosopra mentre tu sarai via.
Nel secondo caso, è opportuno tenere presente che la persona che sarà nella tua casa, a maggior ragione se tu, pur abbastanza distaccato, avrai commesso la leggerezza di darle le chiavi di casa tua e rendergliela accessibile in tua assenza, trasmettendo quel contrasto di messaggi non verbali che mandano in brodo di giuggiole l'amante non corrisposto, si dedicherà a un safari nella tua vita casalinga.
Che dici?
Tu sei di quelli che lasciano le chiavi immediatamente ma l'altro non fa mai il safari?
Introduciti in casa tua come un ladro e nasconditi dietro un tendaggio o su un ballatoio con vista sull'interno da cui osserverai con il favore delle tenebre, poi osserva la tua casa come se fossi una telecamera nascosta.
Poi mi racconti.
Nella mente si forma un database incrollabile e perfettamente organizzato, che spesso oscura tutto il resto, a volte a un punto tale da causare imbambolamento e apparente demenza galoppante agli occhi di chiunque non sia la persona amata.
Se all'amato venisse mai l'idea di lasciare le chiavi di casa sua all'amante, ci sarebbero subito serie di conseguenze inevitabili o quasi.
L'amante si illuminerebbe d'immenso, sentendosi accolto nell'antro dell'amato, accettato e inglobato nella sua vita privata, la qual cosa potrebbe indurlo a pensare di essere amato oltre che amante, dove i sensi di queste due parole sono soggetto attivo e oggetto passivo del sentimento.
Ciò può essere un messaggio voluto e realistico oppure una superficiale mancanza di codifica dei segnali che si inviano.
Nel primo caso, può essere anche lusinghiero sapere che la persona che sta, sola, da te, sia colta da sensazione di compartecipazione alla tua vita, cosa che la porterà ad incuriosirsi, oltre che dei tuoi gesti, lineamenti, atteggiamenti, anche di tutto ciò che parla di te nella tua casa. Fotografie, pattumiera, compost, quadri, indumenti nei mobili, medicinali negli armadietti, oggetti caduti nei gatti di polvere sotto il letto, dietro il comodino, dietro il frigorifero, insomma, le solite cose che uno innamorato di te metterà sottosopra mentre tu sarai via.
Nel secondo caso, è opportuno tenere presente che la persona che sarà nella tua casa, a maggior ragione se tu, pur abbastanza distaccato, avrai commesso la leggerezza di darle le chiavi di casa tua e rendergliela accessibile in tua assenza, trasmettendo quel contrasto di messaggi non verbali che mandano in brodo di giuggiole l'amante non corrisposto, si dedicherà a un safari nella tua vita casalinga.
Che dici?
Tu sei di quelli che lasciano le chiavi immediatamente ma l'altro non fa mai il safari?
Introduciti in casa tua come un ladro e nasconditi dietro un tendaggio o su un ballatoio con vista sull'interno da cui osserverai con il favore delle tenebre, poi osserva la tua casa come se fossi una telecamera nascosta.
Poi mi racconti.
martedì 1 novembre 2016
Esperienze quadrisensoriali
Quando passi quasi una giornata intera in una libreria ad aspettare un preciso evento la vivi in modo diverso.
Già la libreria in sé è un mondo fantastico dove perdersi con tuffi successivi in mondi diversi da cui spiluccare una pagina qua, una quarta di copertina là, un'introduzione lì.
Ma quando aspetti che qualcuno di ben preciso entri dalla porta, e quel qualcuno non sai nemmeno più bene chi sia, come sia, se sia, e di quel qualcuno fai colletta di ricordi gesti passi modi di muoversi modi di parlare modi di salutare che furono e forse ora non sono più, ma soprattutto non te n'è dato di sapere, ti si apre un mondo nuovo sotto i piedi. Forse anche voraginoso.
Ti metti nella saletta dietro, che ha due feritoie sull'ingresso, e da cui, sporgendoti, puoi vedere pezzi di chi entra attraverso cataste di libri. Ci sono accoglienti nicchie rivestite da libri invitanti, che puoi sfogliare e leggere con modalità arlecchina, cosa che fai sempre. Ma non riesci a concentrarti, perché sei tutto preso da un'esperienza di pseudo mancanza sensoriale, come se fossi cieco e dovessi usare tutti gli altri sensi. Mica puoi stare nell'atrio davanti alla commessa a fissare intensamente la porta d'ingresso. Sei pazzo, sì, lo sai, questo nel vero senso del termine, nel senso della roba brutta, ma passare per pazzo no.
A quel punto, nelle ore che passi incesellato nella nicchia, con solo un libro per volta che ti sostiene e ti impedisce in qualche modo di cadere giù nella voragine che ti sta risucchiando, impari a far caso agli scricchiolii, a come viene aperta la porta, ai modi di salutare della gente, al loro timbro di voce - sommesso inesistente gracchiante piatto urlato sussurrato da vecchio da vecchia da giovane da mezz'età -, alla camminata - strusciante galoppante sulle uova rapida lenta paralitica azzoppata carrozzinata -. Ad ogni apertura di porta trasali e cerchi di riconoscere l'evento. Ogni volta capisci subito che non è. Ti chiedi chi può essere quello che è entrato, poi te lo vedi passare davanti, proseguire nelle varie aree della libreria, e hai un riscontro immediato sulla tua capacità di inventare persone plausibili dai suoni che producono.
I libri che tieni aperti davanti a te non li leggi nemmeno più, perché sei proteso a sentire la vita che si aggira intorno a te, e alla fin fine la vita intorno vince sui libri, perché è vera, pulsante, tridimensionale (o anche quadri-, quinquidimensionale).
Che dite?
Per qualcuno vincono i libri sulla vita?
Sì, è vero, non siamo tutti uguali e poi i libri sono più rassicuranti della vita.
Cosa dite?
Ah, se è entrata la persona?
Non importa.
A voi, non importa.
Già la libreria in sé è un mondo fantastico dove perdersi con tuffi successivi in mondi diversi da cui spiluccare una pagina qua, una quarta di copertina là, un'introduzione lì.
Ma quando aspetti che qualcuno di ben preciso entri dalla porta, e quel qualcuno non sai nemmeno più bene chi sia, come sia, se sia, e di quel qualcuno fai colletta di ricordi gesti passi modi di muoversi modi di parlare modi di salutare che furono e forse ora non sono più, ma soprattutto non te n'è dato di sapere, ti si apre un mondo nuovo sotto i piedi. Forse anche voraginoso.
Ti metti nella saletta dietro, che ha due feritoie sull'ingresso, e da cui, sporgendoti, puoi vedere pezzi di chi entra attraverso cataste di libri. Ci sono accoglienti nicchie rivestite da libri invitanti, che puoi sfogliare e leggere con modalità arlecchina, cosa che fai sempre. Ma non riesci a concentrarti, perché sei tutto preso da un'esperienza di pseudo mancanza sensoriale, come se fossi cieco e dovessi usare tutti gli altri sensi. Mica puoi stare nell'atrio davanti alla commessa a fissare intensamente la porta d'ingresso. Sei pazzo, sì, lo sai, questo nel vero senso del termine, nel senso della roba brutta, ma passare per pazzo no.
A quel punto, nelle ore che passi incesellato nella nicchia, con solo un libro per volta che ti sostiene e ti impedisce in qualche modo di cadere giù nella voragine che ti sta risucchiando, impari a far caso agli scricchiolii, a come viene aperta la porta, ai modi di salutare della gente, al loro timbro di voce - sommesso inesistente gracchiante piatto urlato sussurrato da vecchio da vecchia da giovane da mezz'età -, alla camminata - strusciante galoppante sulle uova rapida lenta paralitica azzoppata carrozzinata -. Ad ogni apertura di porta trasali e cerchi di riconoscere l'evento. Ogni volta capisci subito che non è. Ti chiedi chi può essere quello che è entrato, poi te lo vedi passare davanti, proseguire nelle varie aree della libreria, e hai un riscontro immediato sulla tua capacità di inventare persone plausibili dai suoni che producono.
I libri che tieni aperti davanti a te non li leggi nemmeno più, perché sei proteso a sentire la vita che si aggira intorno a te, e alla fin fine la vita intorno vince sui libri, perché è vera, pulsante, tridimensionale (o anche quadri-, quinquidimensionale).
Che dite?
Per qualcuno vincono i libri sulla vita?
Sì, è vero, non siamo tutti uguali e poi i libri sono più rassicuranti della vita.
Cosa dite?
Ah, se è entrata la persona?
Non importa.
A voi, non importa.
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