LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

sabato 18 luglio 2015

La gente


"Gente" è un termine un po' così, di quelli che lasciano un po' perplessi.
Un termine generico che mette tutti gli individui in uno stesso calderone, senza distinzioni di sesso, razza, religione, cosa che sembrerebbe anche bella, ma che in questa accezione appiattisce parecchio a vuoti involucri intercambiabili.
"Persone" significa già insieme di individui ognuno con il suo carattere e le sue peculiarità, ma "gente" è proprio dozzinale, con quella g poco incisiva, che scivola su una e volgarmente (seppur secondo giusta dizione) aperta. In inglese si dice "people", che per sonorità ha una rotondità e vivacità intrinseca. Il significato, però, è sempre lo stesso.
Non c'è offesa esplicita né insulto nel termine, ma se qualcuno ti dice che fai parte della "gente" ci rimani quasi male. Anche perché di solito lo usi tu stesso per parlare del gruppo di persone in cui non ti identifichi (quelli in cui ti identifichi sono "persone", appunto): "La gente non sa più come comportarsi", "La gente ha perso i valori" (ma le persone no!).
E poi, si sa, la gente è strana, matta, insoddisfatta.
E allora forse è meglio badare alle persone.
Ai "voi", ai "tu", ai "noi".
Che sono meglio.

sabato 4 luglio 2015

Strategie anticaldo


Torino si è trasformata in una piastra. Se appoggi i piedi sull'asfalto e ci aggiungi un po' di sale e rosmarino ne fai una bistecca.
In questo rifulgere radioso di estate cittadina, anche in settimana, cosa fanno i torinesi, invece di starsene rinchiusi in uffici con l'aria condizionata sparata sul collo?
Vanno in piscina.
Sempre.
Tutti.
Hanno l'intento di rinfrescarsi, pucciandosi ogni tanto nell'acqua e invadendo le sdraio e le zone pratose intorno a quelle all'aperto.
E così, la gente che ha davvero bisogno di andare in piscina, magari per riabilitazione, passerà la giornata peregrinando di piscina in piscina, trovando ogni volta un biglietto appeso al cancello chiuso recante la scritta: "Piscina chiusa per raggiunta massima capienza vasca". Davanti, si potranno trovare code piuttosto lunghe di aspiranti bagnanti dediti a espettorare una serie concatenata di insulti a un impiegato comunale che cerca di giustificarsi e continua a presidiare la barriera per evitare che la folla esondi superandola. "Ogni persona che esce, ne entra una". Ma chi esce? Sono tutti boccheggianti sulle sdraio, pendolanti da queste all'acqua. E intanto gli sfortunati esclusi si grigliano sul marciapiedi.
E dentro chi c'è, a foraggiare le casse delle varie piscine? La famigerata Estate Ragazzi, quell'orda infestante di bambini a 120 decibel, che dovrebbero come minimo essere isolati in una camera anecoica per limitare l'inquinamento acustico. E invece sono sempre lì, prenotati, primi, accedenti davanti a tutti, a tutte le ore, riempitivi di ogni cm cubo d'acqua.
E così chi deve riabilitarsi dopo aver preso qualche botta o distorsione o rottura di ossa può tornare a casa con le pive nel sacco e immergersi in una vasca da bagno piena di ghiaccio, che fa sempre bene quando uno sta male.

giovedì 2 luglio 2015

La vita facile

Ormai le donne hanno degli strumenti per affrontare il loro problema mensile che nell'antichità, cioè negli anni '90, non ci si poteva nemmeno sognare.
All'epoca le donne giravano 4 o 5 giorni al mese con addosso un pannolino spesso 3 dita tipo Pampers junior. Se si mettevano qualcosa di diverso da una gonna a campana ottocentesca se ne vedeva la sagoma. E poi ci si chiede perché nell'antichità più antica andassero tanto quelle gonne con i cerchi di giunco a descrivere una forma che non assecondasse per nulla le curve del corpo...ci credo, all'epoca avevano addirittura gli assorbenti di stoffa, che a indossare quelle gonne, anche se succedeva il patatrac (cosa che presumibilmente accadeva dopo circa mezz'ora), rimaneva tutto nascosto. Al massimo si poteva vedere una striscia di sangue tipo lumaca uscire da dietro la gonna al passaggio della donzella anticamente agghindata.

Ma oggi tutto questo ce lo siamo lasciato alle spalle.
Oggi,abbiamo di tutto.

Abbiamo gli assorbenti esterni sottilissimi che se li poggi da qualche parte non li vedi più talmente si mimetizzano con tutto.

Abbiamo quelli interni che hanno l'inconveniente del cordino blu. Se quest'ultimo rimane al suo posto sbucherà invariabilmente dal costume o peggio. Se non  si vedesse più, si dovrebbe fare un piacevole giro al pronto soccorso per farsi estrarre il tampone con le pinze, ovviamente dopo 8 ore di attesa per codice bianco.

Ma la novità più interessante degli ultimi tempi è la ladycup, o mooncup, o qualcosacup che dir si voglia. Ancora misconosciuta in Italia, è una coppetta in silicone con un anello del diametro di circa  5 cm che si inserisce, aderisce al collo dell'utero tipo ventosa e fa la raccolta fino a riempimento.
Anallergica, simpatica, ecologica, facilisssssima da usare.

Ora, si creano delle domande legittime.
  • Come si mette?
Facile, basta ammucchiarla tutta, infilarla dalla parte giusta (cioè con l'imboccatura in su, ma sfido chiunque a provarci con l'imboccatura in giù) e sperare che poi si smucchi nel modo giusto e vada ad aderire perfettamente alla parete uterina. Se non aderirà, rimarrà piegata e ci se ne accorgerà facilmente dalla colata di sangue che ci accompagnerà dopo mezz'oretta. Se si acquisisce destrezza e si sviluppa sensibilità pelvica, si capirà la correttezza del posizionamento da un leggero risucchio.
Se qualcuna accogliesse la sfida di infilarlo al contrario, il risultato sarebbe più o meno lo stesso ma peggio: stessa colata, ma in più le solite 8 ore al pronto soccorso per l'estrazione.
  • Come si toglie?
Toglierla è molto più complesso che metterla. Come si nota dall'immagine, la ladycup ha un peduncolo piuttosto compatto all'estremità. Bisogna andare alla ricerca del suddetto e quindi, con una contrazione dei muscoli pelvici, favorire l'uscita tirando il peduncolo. Non avete muscoli pelvici? Andare al pronto soccorso a fare le 8 ore di coda. 
  • Com'è quando si toglie?
Quando (e se) si riesce a estrarre la coppetta, sarà un calice degno delle peggio barzellette sui vampiri. Preparatevi psicologicamente, perché potreste svenire. 
  • Cosa succede se si riempie prima che si sia tolta?
Se si riempie prima che si sia tolta, la cosa accadrà quasi sicuramente in qualche locale, o al supermercato, o in coda in posta. Poco influirà il luogo, se non sull'entità della figuraccia. L'accaduto si realizzerà sempre allo stesso modo. Sentirete con la sensibilità dei vostri muscoli pelvici un "poppp", quindi un gran calore si irrorerà in tutto il vostro bacino, e in un secondo avrete mutande, pantaloni, gonne allagati di sangue e una pozzetta rossa sotto di voi. Ottimo impatto per film d'orrore, ché se Fulci avesse saputo avrebbe risparmiato molto sulla passata di pomodoro. 
  • Farà male? Sarà scomoda?
Non fa male, perlomeno non a voi. Anzi è comodissima. Ci si dimentica di averla. E' raccomandato però non dimenticarsene per davvero. Se ne consiglia l'uso in qualsiasi momento ci si aggiri sole in luoghi poco raccomandabili potenzialmente frequentate da violentatori.
  • Cosa accade se si dimentica di averla?
Se si dimentica di averla, magari in preda a ubriachezza, distrazione e/o proprio perché è molto comoda, si spera che non si sia con il proprio compagno. Se si è con lui, si spera che si trascorra la serata a parlare di temi filosofici. Se non si trascorresse la serata avvinti in somme discussioni ma si facesse altro, ci si ritroverebbe sicuramente al pronto soccorso, molto imbarazzati all'idea di descrivere il perché dello strano incidente, ma almeno, con il codice rosso, non si farebbero code di 8 ore. 

martedì 30 giugno 2015

A star bene

A star bene,
si sta lì,
ad assumere il dato di fatto,
come se niente fosse.
A non star bene,
ci si lamenta
o ci si incavola,
ma non si sta lì,
ad assumere il dato di fatto.
Quando poi si sta di nuovo bene,
si torna a stare lì, come se niente fosse.
Dimenticandosi
rapidamente
di com'era
stare male.
O poco bene.
Nel lasso
tra lo star male
e lo star bene,
venuto meno
tutto l'equilibrio corporeo,
si crea una situazione a spirale
in cui si precipita verso la devastazione fisica
sempre più profonda.
Se ci si rompe qualcosa
si  avranno le stampelle,
con cui ci si farà male alle mani,
ci si insaccherà le spalle
e sicuramente si diventerà tutti storti
perché ci si appoggerà su una gamba sola.
Che rimarrà indebolita da cotanto appoggio.
Se ci si prenderà malattie
non visibili ad occhio nudo
o non udibili a orecchio sordo,
come minimo ci si incupirà,
e incupirsi è la peggio malattia,
perché poi si psicosomatizza
l'incupimento stesso.
Insomma, si entrerà in circoli viziosi
da cui forse solo con il vizio
si penserà di uscire.
Ma il vizio stesso
è un circolo vizioso.
E allora
cercate
di
stare
sempre
bene.
E godetevela
ringraziando.
Chi,
non si sa.
Che è meglio.
Non riuscite?
Attaccatevi.

lunedì 15 giugno 2015

Ammaccature a mucchi e donne vituperate



Ingredienti:
  • essere una donna
  • una capacità di guida medio-alta da attribuire alla donna (in questo blog non si fa riferimento a fatti o persone realmente esistenti)
  • la sua automobile (di età almeno decennale)
  • l'assenza di un garage
  • una città abbastanza grande (ma a volte nemmeno tanto)

Svolgimento:

  1. Lasciare l'automobile parcheggiata per le strade della città per un bel po' di anni. Non v'è ombra di dubbio che le accadrà di tutto:
    • grandinate che le puntineranno tettino e cofano come una varicella grattata dal primo all'ultimo giorno di quarantena,
    • bolli dovuti alle castagne d'india nel caso di viali di ippocastani,
    • tentativi di effrazione con piedi di porco vari, 
    • rientranze in tutte le portiere per via di guidatori maldestri e stronzi che ammaccano e scappano, 
    • componentistica in plastica tendente alla caduta e comunque assente o, peggio, penzolante per via degli interventi dei guidatori su citati,
    • righe di punte di chiave da parte di persone odianti o casualmente vandale, 
    • impressioni permanenti della tinta a forma di cacca di piccione dovute, appunto, alle cacche di piccione corrosive e non prontamente eliminate con un panno umido,
    • gli specchietti saranno andati via come il pane e saranno stati sostituiti con altri presi negli sfasciacarrozze e dotati di colorazioni casuali.
  2. Avere per la prima volta in assoluto un incidente in cui la donna è innocente al 100 % e qualcuno le va addosso, peraltro scendendo dalla macchina e dichiarandosi totalmente colpevole e disposto al risarcimento.
  3. Andare da un carrozziere a caso a far valutare il danno.
Epilogo:

Mentre si racconterà al carrozziere l'accaduto, lui si aggirerà intorno all'auto con fare indagatorio, come se guardasse un brontoghepardo allo zoo. Quindi predisporrà un preventivo in cui inserirà tutta la componentistica che sarebbe da cambiare/riparare in base alle ammaccature stimate relative all'incidente descritto. La questione sarà complessa, date le stratificazioni pleistoceniche di ammaccature di ogni tipo. Definito in base ai colori e alla profondità delle righe il da farsi, uscirà una certa cifra da spendere all'uopo. I due si guarderanno increduli, perché un simile ammasso di bitorzoli non merita una riparazione. La donna chiederà che sia sistemato il tutto in modo da non perdere pezzi e non mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Il carrozziere attuerà due o tre manovre di fortuna tendenti a tenere in qualche modo incollato il tutto. Nel frattempo la donna spiegherà che è la prima volta in assoluto che vede il danneggiatore e gli parla pure, che in genere tutto accade con lei lontana e la macchina parcheggiata. Quando lei chiederà quanto deve, lui si schernirà, farà un ampio gesto della mano per aria, dirà "si figuri, vada, vada". Quando però lei si avvierà verso l'auto al fine di fare manovra e imboccare la strettissima via d'uscita, lui si precipiterà verso di lei, le chiederà le chiavi, farà lui la manovra al posto suo, gliela indirizzerà già all'uscita, sufficientemente avanti da evitare qualsiasi riga sui muri laterali della sua carrozzeria. 

Perché, come disse Lenin, "la fiducia è bene, il controllo è meglio".

venerdì 12 giugno 2015

Immagina che immagine

Per ogni automezzo o motociclo che sia esposto in un salone dell'auto c'è l'allegata ragazza immagine.

Non ho ancora capito perché non ci sia l'allegato ragazzo immagine.

O forse l'ho capito.

Sono tarda, ma a volte ci arrivo anche io.

Il ragazzo immagine, in questa società così paritaria, si potrebbe trovare al salone del lavoro a maglia. Allegato alle maglie di Missoni questo, a quelle del maglificio discount questo.

Al salone della macchina/moto, invece, solo ragazze. Se sei una donna, non sei lesbica e ti interessa vedere delle auto/moto, hai poco da rifarti gli occhi. Tutti gli uomini che ci saranno al salone saranno impegnatissimi a sbavare alternativamente sulle auto/moto e sulle ragazze immagine.
Ma l'indagine sociologica interessante è che anche qui è rispettata la regola generale della casta imprigionante, che ci è rimasta incollata addosso in modo subdolo a partire dall'antichità.

Se sei una hostess della Fiat Panda, te ne stai in mezzo alla gente in jeans e scarpe da ginnastica con la cartellina delle interviste, che già che sei pagata tanto vale che tu ti renda utile e raccolga materiale statistico.

Se sei una hostess della Maserati, te ne stai in un mutismo iperuranico sul cucuzzolo dei tuoi tacchi 15, inguainata in un vestitino che peserà 200 grammi, e ti strusci sulla carrozzeria con fare seducente. E ti pagano di più per fare di meno.

Se sei una hostess della motogp, è incredibile, ti pagano tantissimo e non spendono nemmeno per vestirti.