LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

lunedì 22 luglio 2013

La goduria del fancazzismo

La goduria del fancazzismo è inversamente proporzionale alla quantità di lavoro che si ha durante la giornata ed alla sua intensità.
Quando gli ultimi due termini tendono a zero, tende a zero pure la goduria del fancazzismo, e si sviluppa un inumano, assurdo, inconcepibile desiderio di lavorare, ovviamente inteso come laboriosità e non come lavoro retribuito, cosa che, in ogni caso, già solo per la mercenarietà della sua natura, deve essere comunque ripudiata da ogni mente sana (e ciò fa venire molti dubbi in merito alla sanità della gente...).

venerdì 19 luglio 2013

Reclami telefonici

Una volta c'erano i centralinisti.
Adesso c'è il risponditore automatico.
E' bello, perché la maggior parte dei servizi a cui si deve accedere non solo ha il risponditore automatico, ma ha i telefonisti talmente nascosti da sembrare assenti, o talmente assenti da sembrare nascosti.
Per non parlare del riconoscimento vocale. Sarà anche progredito, ma se si ha un difetto di pronuncia si è out. Dovrebbero mettere un avviso: vietato a chi ha difetti di pronuncia. Un'apartheid.
Ammettiamo pure che, però, si siano superati gli ostacoli delle scelte multiple e quello della pronuncia. Spesso, scorrendo su e giù tutte le possibilità, la vostra sarà assente. Pura legge di Murphy applicata.
La cosa sicuramente NON prevista, mai e poi mai, è però che il proprietario della linea abbia commesso un errore. Soprattutto perchè, se avete un problema, il problema è vostro, mica suo (perlomeno fino a quando non gli sarà tornato tutto indietro come un boomerang).
I reclami non sono quasi mai presenti nei risponditori automatici.
Per reclamare bisogna andare fisicamente sul posto, fare una coda epica per essere trattati malissimo.
Si verrà invitati a compilare un modulo e a tornarsene a casa.
Riportandoci anche il problema.

mercoledì 17 luglio 2013

Sondaggi indovini

Dato che amo svendere il mio tempo per scopi altamente umanitari, tipo aiutare le ricerche di mercato a rifilarci, facendocele passare per necessarie, cose di cui non abbiamo assolutamente bisogno, e che, anzi, ci rendono sempre più beoti e manovrabili, nonchè supinamente fessi, mi sono iscritta a questo ameno sito.
Originariamente ero così in bolletta che pensavo di riuscire a campare meglio con i 20 € ogni 200 punti accumulati. Vi informo sul fatto che ho raggiunto da poco i 200 punti e ho risposto a ricerche di mercato per 7 anni. 20 € in 7 anni vuol dire meno di 3 € all'anno. In pratica, mi hanno offerto un cono piccolo di Grom ogni anno. Son motivi di sopravvivenza.

Ieri ero lì che svolgevo un interessantissimo sondaggio sull'uso del microonde, quando sono arrivata verso il finale.
Avevo cliccato più volte (a caso) sul mouse di quante ne avessi respirate durante lo svolgimento. Bisogna pur ben capitalizzare il proprio tempo.
Nel finale mi chiedeva che lavoro facessi.
Ho cercato "insegnante".
Di solito è scritto da solo, oppure insieme a "impiegato".
No, quelli del microonde sono avanti.
Il pulsante era INSEGNANTI/INFERMIERI.
Quelli del microoonde sono degli indovini.
Come fanno a sapere che faccio la prof di sostegno?

lunedì 15 luglio 2013

E non sei più solo


Uno pedala solo nella notte nera più del nero, e intorno a sè c'è solo la luce fioca di qualche lampione.
Il paesaggio ha un non so che di spettrale, abbandonato.
Il silenzio è totale.
Si sentono unicamente il cigolio dei pedali e l'attrito delle gomme sull'asfalto.
Un parcheggio vuoto, enorme, si para davanti al pedalatore notturno.
Qualche scheletrico carrello desolatamente vuoto è sparso per quello che appena poche ore prima era un luogo animato da ogni sorta di automobili acceleranti frananti persone parlottanti urlanti guidanti borbottanti.
E ora, il nlla.
L'assenza di vita.
Poi, in lontananza, in fondo al parcheggio, una luce.
Prima fioca.
Poi sempre più definita.
Una forma familiare.
Un colore, rosso, il colore della vita.
La scritta AUCHAN troneggia nel buio della notte.
A dire, ecco, io ci sono sempre, sono sempre pronta ad accoglierti e guidarti, tengo una luce accesa per te anche nella notte più nera del nero. 
E il pedalatore notturno non è più solo.

mercoledì 10 luglio 2013

Identità

"Abbi la tua identità" mi ha detto qualcuno.
"Io ce l'ho" mi ha detto.
E allora io ho chiesto "E com'è?"
Mica mi ha saputo rispondere.

venerdì 28 giugno 2013

Capire o non capire? Questo è il problema.


Uno che studiava Economia intorno al 2000 si ritrovava a dover dare come primo esame quello di Economia aziendale, contemplante tutte le scritture in partita doppia, quelle di chiusura, la stesura di un bilancio al 31/12 e tutte le scritture di riapertura.
Uno che studiava Economia e che veniva da una scuola diversa dall'ITC, quando si trovava davanti a queste robe, non capiva un tubo.
Uno che studiava Economia e che veniva dall'ITC, aveva nella maggior parte dei casi imparato in modo abbastanza meccanico le scritture, senza avere una chiarissima idea di come funzionasse veramente la contabilità.
Alcuni, invece, avevano una chiara idea, ma erano pochi.
La maggior parte della gente se la sfangava con un 29 o anche un 30 giusto appiccicandosi nel cervello (o su un bigliettino) le scritture che venivano proposte di più agli esami, poi si dimenticava tutto e si laureava con un'idea poco chiara della contabilità e un po' più chiara del bilancio, ma nemmeno troppo. E con un retrogusto amaro per non aver capitogranché il ragionamento dietro la partita doppia.
Una volta laureati, la partita doppia veniva archiviata come uno strano ricordo da dimenticare.
Poi, però, qualcuno di questi laureati decideva di diventare prof di Economia. Allora, là, alla SSIS, o capivi la partita doppia o non ne uscivi vivo. E così, uno si metteva lì e la capiva davvero. Capiva ogni motivazione di quei meccanismi, trovava anche gli errori nei libri di testo dell'Università, e finalmente realizzava che non ci sarebbe stato nulla da studiare a memoria, che sarebbe bastato uno scatto nel cervello, e ovviamente la conoscenza di tutti i processi propri di un'azienda per poter creare tutte le scritture con il solo ragionamento. Ecco perchè una volta si chiamava Ragioneria! Perchè c'era da ragionare!

Il bello è quando il prof che finalmente ha ragionato si ritrova davanti una banda di studenti delle superiori che tutto vogliono fare fuorchè ragionare. I ragazzi, per la maggior parte, per qualche inspiegabile motivo, preferiscono studiare a memoria un libro intero piuttosto che capire una cosa in due ore. Temeranno forse di non essere in grado di capire? Non oseranno forse sfidare sè stessi? O se ne sbatteranno semplicemente perchè fino ad allora sono stati abituati a non capire? In ogni caso, pare impossibile far capire agli alunni che si fa prima a capire che a non capire.

Allora uno decide di fare ripatizioni a gente dell'Università.
Si ritrova così davanti persone di questo tipo.
S (Studentessa universitaria): Buongiorno, dovrei dare l'esame di Economia aziendale tra 10 giorni
P (Professore): benissimo, ha capito come funziona la partita doppia?
S: No.
P: Allora glielo spiego. (E inizia a spiegare)
S: No, mi scusi, io non la pago per farmi vedere che lei sa la partita doppia.
P: No, infatti, io vengo pagata per far sì che lei sappia la partita doppia.
S: Sì, appunto, ma a me non interessa capire. Io voglio fare esercizi.
P: Va bene, ma come fa a fare esercizi senza capire?
S: La partita doppia è una cosa meccanica, lei mi faccia fare gli esercizi, io la pago per questo. Poi dobbiamo fare l'esame solo sulle prime 100 pagine del libro.
P: Ma scusi, bilancio, scritture di chiusura, obbligazioni...niente?
S: No, sa, a Economia aziendale l'Economia aziendale si fa in modo molto superficiale.
P: (mumble mumble, ma se ora l'Economia aziendale si fa in modo molto superficiale anche all'Università, dove si farà in modo approfondito?). Va beh, diamo uno sguardo al bilancio, in modo da capire almeno dove si va a mirare facendo le registrazioni. Guardi qui, ad esempio, il TFR cos'è?
S: Non mi interessa sapere cos'è il TFR. Sa, io devo solo imparare a registrarlo nella partita doppia. Io ho una casa, un marito, dei figli, un lavoro! Mica ho tempo per sapere cos'è il TFR. Devo solo registrarlo!
P: Ma scusi, si rende conto che se ha un lavoro sarebbe carino sapere cos'è il TFR anche senza doversi laureare?
S: Ma io la pago per farmi registrare.
P: Allora mi registri un accantonamento al TFR di 1.500 €.
S: Dunque il TFR è un credito...
P: No.
S: allora un costo.
P: No.
S: Un ricavo?
P: No. Vede che devo spiegarle che è un debito che ha l'azienda nei confronti del dipendente, e quindi un tipo di prestito che anche lei deve obbligatoriamente fare al suo datore di lavoro e che le verrà restituito alla fine del rapporto di lavoro? Non le interessa sapere che lei da anni fa un prestito al suo datore di lavoro?
S: Va beh, allora se lei è contenta così scriviamo che è un debito.
P: Guardi che non sono io che devo essere contenta, ma lei, perchè se scrive che è un debito magari passa l'esame, se no non lo passa!
S: Comunque lei non è pagata da me per spiegarmi cos'è il TFR, ma solo per farmi memorizzare cosa devo scrivere nella partita doppia. Ha capito? Lei mi fa perdere tempo!
P: Guardi che se lei si prendesse la briga di capire, impiegherebbe meno tempo che a studiarsi 100 pagine di scritture a memoria, e comunque non mi pare che servano le ripetizioni per mandare a memoria 100 pagine, non crede?
S: Decido io cosa è meglio per me.
P: Va bene, ma se lei studia all'Università immagino che lo faccia per trovare un lavoro degno di un laureato. Crede che se si laureerà studiando a pappagallo le cose senza capirle sarà una valida risorsa nel mondo del lavoro? (mumble mumble forse sì, meglio un cretino che ubbidisce e fa le cose a pappagallo che una persona che pensa in molti contesti).
S: A quello penserò dopo, per ora cerco solo di superare gli esami meccanicamente. Anzi, ora la pago e poi non mi vedrà più.
P: Va bene, le auguro di non passare l'esame. AAArrivederci.

In certi momenti, un prof ringrazia che il suo posto di lavoro come insegnante di Economia se lo sia mangiato la riforma Gelmini. Ringrazia di aver dovuto studiare un anno in più oltre ai due post lauream per fare sostegno, probabilmente per tutta la vita.
In fin dei conti, è meglio aver a che fare con chi non può capire,
piuttosto che con chi non vuole capire.

mercoledì 26 giugno 2013

Viceversa


Quando uno si ritrova a insegnare, dopo un po' di tempo che spiega cose che sa benissimo perde un po' il contatto con le possibilità e i tempi di apprendimento. A furia di avere alunni che faticano a imparare cose che per lui sono lampanti, gli viene la sensazione che tutti siano deficienti.
Poi, magari, un giorno, si ritrova a dover imparare una cosa di cui non sa niente di niente. All'improvviso si rende conto che al suo insegnante è venuta la sensazione che lui sia deficiente.
Il che fa sì che possa ridimensionare la deficienza dei suoi stessi alunni.
Invece dei corsi di aggiornamento, i professori dovrebbero seguire
corsi iniziali di cose di cui non sanno assolutamente niente, magari una volta l'anno.
Tanto per rendersi conto di cosa si prova dall'altra parte.