LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

venerdì 15 marzo 2013

Dimostrazione dei danni al cervello dovuti all'uso del cellulare

E' risaputo, anzi ritemuto, che l'uso del cellulare provochi gravi danni al cervello.

Niente è dimostrato, ma molti lo dicono, forse per seminare terrorismo psicologico, forse perchè hanno fonti superfighe che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, forse perchè la gente tende a divulgare qualsiasi cosa senta da qualsiasi fonte, superfiga o no, senza prendersi la briga di fare controlli assennati e documentati.

Sul campo, però, si può trovare documentato riscontro della demenza integrale derivante dall'uso del telefonino, non necessariamente appoggiato all'orecchio.
Infatti, ho visto cose che voi umani potete tranquillamente verificare con i vostri stessi occhi, tipo:

  • gente che, mentre manda sms, cammina in mezzo a un'autostrada in senso inverso a quello di marcia, senza avere alcuna idea del perchè si trovi lì, e non ditemi che non è indice di un grave danno al cervello;
  • gente che mentre manda sms camminando in mezzo a un'autostrada in senso inverso a quello di marcia, senza avere alcuna idea del perchè si trovi lì, rimane schiacciata sul selciato, e non ditemi che non si tratta di un grave danno al cervello;
  • gente che mentre telefona non capisce nulla di ciò che sta dicendo l'interlocutore e risponde con frasi rallentate da disabile con QI pari a 20 perchè mentre telefona con l'auricolare per non provocarsi danni al cervello sta chattando guardando Fb mandando email con il Samsung Galaxy. L'auricolare, in questo caso, è decisamente inatto al suo scopo. 
  • gente che telefona senza auricolare in automobile, andando alternativamente:
    • ai 10 all'ora su rettilinei infiniti e/o autostrade (in cui incontra gente che cammina in senso opposto a lui mandando sms);
    • ai 90 all'ora in stradine di città falciando qualsiasi oggetto persona animale incontri sul suo cammino, soprattutto persone intente a mandare sms e/o telefonare, totalmente estraniate dal mondo in cui sono fisicamente inserite.
In quest'ultimo caso, il danno al cervello è dovuto alla mancanza di utilizzo dell'auricolare?
A voi l'ardua sentenza.

mercoledì 13 marzo 2013

Il cucius, il gurgn e il temibile gnec

Quando si cucina qualcosa di panificato o tortificato e si ottiene un risultato non proprio auspicato, si possono ricevere commenti più o meno educati, più o meno veritieri, più o meno ipocriti, più o meno coloriti.

Se si vive in Piemonte, poi, si può godere di commenti monoaggettivo molto coloriti e gustosi (probabilmente più del commentato):

  • CUCIUS: si pronuncia con la s finale strascicata, e le due u lette proprio come le u dell'alfabeto italiano. Si commenta così un prodotto panificato elastico. Una roba tipo chewing gum. 
  • GURGN: si pronuncia ponendo enfasi sulla r e prolungando abbastanza la gn finale. Rende l'idea di qalcosa di particolarmente duro e immasticabile. Portate a un piemontese doc una torta fatta con pasta frolla molto cotta e totalmente priva di burro e olio. Ve la commenterà probabilmente con questo aggettivo. Dopo essersi rotto un dente.
  • GNEC: questo aggettivo, pronunciato da molti stranieri che si cimentano nella lingua come GNUC (forse in onore di Chuck Palahniuk), va pronunciato così: gnèèèc, con la è apertissima del famoso nèèèè. Qui si casca nel peggio del peggio. Infatti, cucius vuol dire elastico, gurgn duro, ma gnec vuol dire sia duro sia elastico. Insomma, quando una cosa è gnecca, vuol proprio dire che vi stata mangiando qualcosa di simile alla pallina rimbalzina. Dire a una persona che vi sta alimentando che il suo cibo è gnec è un grande oltraggio verso di lei. Se è la verità, anche verso di voi. Soprattutto se la persona in questione è vostra nonna, abituata a farvi mangiare tutto fino all'ultima briciola, dopo aver vissuto la guerra.

lunedì 11 marzo 2013

Il vecchio e il pc


 La tecnologia avanza.
Si dice che i pensionati, quella categoria in via d'estinzione che è non ancora in ospizio ma già in pensione, non riescano a stare al passo con i tempi.
Si dice, e quello che si dice ha sempre un fondo di verità.
In questo caso, non è un fondo, è la totalità della verità.

Un pensionato è di un'altra epoca, fa una fatica pazzesca già solo a conoscere il significato di e-mail. A non confondere la mail con Explorer. A non confondere Mozilla con Gozilla. A non confondere la mail con Facebook. Insomma, manifesta tutte le caratteristiche che si sviluppano in quasi tutti i ragazzi che frequentano l'IPSIA e che non andranno mai in pensione (e probabilmente non lavoreranno mai).

Finchè il pensionato in questione vive fuori dal mondo, va tutto bene, soprattutto se non è imparentato con voi.
Se invece il pensionato è imparentato con voi, ad esempio è vostro padre, ci sono tre casistiche:
  • non ha iniziativa e non lo spronate: lo abbandonate al suo disconnesso destino. Decisione dura, ma necessaria alla vostra sopravvivenza.
  • non ha iniziativa ma non lo abbandonate al suo destino. Diventate il suo alter ego e gestite i suoi affari imprescindibili dalla rete, senza coinvolgerlo nelle parti tecniche, e facendovi dare soltanto alcune indicazioni sulla sostanza di quello che desidera fare. Sopravviverete a stento.
  • ha iniziativa e, pur non capendo una mazza, si compra il pc, si mette la connessione adsl, compra l'Ipad il Kindle il Samsung Galaxy. In questo caso, la vostra sopravvivenza non è assicurata.
Nell'ultima casistica, la più perniciosa, se abitate vicini, prendete come secondo lavoro l'assistenza informatica (gratuita) al parente. Fingete che si tratti di volontariato (anche se è un obbligatoriato). Un part-time  trascorso sul suo pc e nel vano tentativo di aggiornare l'essere umano non ve lo toglie nessuno. L'aggiornamento è inutile in quanto, per definizione, il pensionato non capisce una mazza. Schiaccia a caso i tasti sulla tastiera, poi si chiede come mai non accade quello che lui desidera. Finchè non ci sarà il collegamento chip mentale-pc, siete fregati. Per fortuna c'è Bernini che ci penserà. Il discorso vale per tutti gli oggtetti vagamente tecnologici, dalla sveglia alla tv, dal registratore al timer del forno.

Se siete lontani, dovete assolutamente approfittare della lontananza e dell'ignoranza dei vostri vecchi per dichiaravi inabili a qualsiasi assistenza remota. 
Ditegli che abitate in una zona non raggiunta dalla rete internet, isolata dalla rete telefonica, che il cane dei vicini vi ha mangiato il cellulare, che lo stipendio (se l'avete) non vi basta a comprarvi la benzina per raggiungerlo, che, anzi, vi siete venduti la macchina per sopravvivere e, soprattutto, non fatevi mai venire in mente di installare Mikogo.
Se infrangerete una qualsiasi di queste regole vitali, la vostra non sporavvivenza sarà assicurata.

mercoledì 6 marzo 2013

Miss Italia? X-factor? Amici?

 In massimo un minuto:

Chi sei? 
Da dove vieni? 
Che idee hai? 

  X-factor? 
Miss Italia? 
Amici?


lunedì 4 marzo 2013

Ingiustizia stradale legalizzata

Non mi ero mai accorta di un'ingiustizia che si perpetra ogni giorno davanti ai nostri occhi inconsapevoli.
Poi, l'illuminazione.


Quando si guida, ma anche quando si va in bici, in scooter, insomma, quandiùo si gira per strada si dà la precedenza a destra. E' una delle regole del codice della strada.
Perchè un'ingiustizia?
Mi ci sono voluti anni anni e anni per raggiungere questo alto livello di consapevolezza, ma ora ci sono arrivata.
La precedenza a destra è una grandissima ingiustizia legalizzata.

Pensate di essere in automobile. Siete sistemati nell'abitacolo a sinistra.
Se siete in Inghilterra siete a destra, ma lì le precedenze sono al contrario, quindi si torna all'assurdo che sto per illustrarvi.

In ogni caso, non distraiamoci e concentriamoci su una casistica: siete in Italia, nell'abitacolo al posto di guida.
Se siete stolti, distratti, telefonanti o smsssanti, potreste non dare la precedenza a chi arriva da destra. Che succede? Che chi arriva da destra vi entra nella portiera e si fa parecchio male, perchè si becca la vostra automobile proprio addosso, tra capo e collo, come si suol dire. Insomma, lui aveva ragione e si becca il vostro tergicristallo nell'orecchio e il vostro parafanghi dentro lo stinco. Voi, che siete colpevoli, invece, avete tutto lo spazio del lato passeggero che vi attutisce il colpo. Vi pare logico? E se avete un innocente passeggero con voi? Beh, è lui che si becca il colpo in prima linea. Fa da cuscinetto a voi, colpevoli che non siete altro.
E se siete ragionevoli, avete la precedenza e vi beccate uno stolto, distratto, telefonante o smsssante che vi colpisce anche se arriva da sinistra? Si ricrea tutta la situazione di cui sopra, ma al contrario. Voi siete innocenti e vi fate malissimo, il distratto è colpevole ma non si fa così male. Il vostro passeggero, in questo caso, però, è un po' meno sfigato del passeggero del colpevole.
In pratica, solo il passeggero beneficia della buona condotta di conduzione del conduttore e maleficia della cattiva, mentre il guidatore subisce un contrapasso in terra.

Tutto ciò è atroce.
Non posso far finta di niente a continuare a contemplare una simile inguistizia.
Ho deciso: andrò in Inghilterra e guiderò secondo le regole italiane.
Del resto, vedere ciò che è giusto e non farlo è mancanza di coraggio.

venerdì 1 marzo 2013

Diversi e uguali


Ultimamente TUTTI dicono di essere DIVERSI.
Ci sarà QUALCUNO che vuole essere UGUALE?

Per chi si vuole divertire un po': provate a inserire nella frase le seguenti domande:
  1. Da chi?
  2. Da cosa?
  3. A chi?
  4. A cosa?
Per chi si vuole divertire molto: provate a rispondere alle domande.

mercoledì 27 febbraio 2013

Costrizioni sociali e quattordicenni che hanno capito tutto

C'è una macchina da cui esce musica techno a volume assordante.
Se guardate dentro, quasi matematicamente ci troverete qualcuno con il gel in testa, la camicia aderente sbottonata, o la maglietta dell'Adidas con le righe, magari con il pendaglione d'oro tra i peli del petto se è un uomo, la minigonna pezzata di mucca le zeppe e la ricrescita nera sotto i capelli biondi se è una donna. Lo so, è difficile che vediate le scarpe e la gonna, ma se apriste la portiera le vedreste (cosa che vi sconsiglio di fare). Se avete pazienza, potreste anche pedinare l'automobile per verificare la veridicità di quanto dico.


La cosa che mi perplime è che se mi piacesse mai mettere la zeppa, la minigonna di pelo di mucca, farmi bionda e poi farmi venire la ricrescita, sarebbe difficile che io possa continuare a fare la prof di sostegno. Ne esistono, ma come minimo la società si aspetterebbe da me che faccia la shampista, o la segretaria d'azienda (di un'azienda piccolina). Per fare la prof di sostegno è meglio andare in giro in tuta e coltivarsi un po' di forfora in testa, lamentarsi dei risultati delle elezioni qualsiasi cosa accada e apparire un po' rintronata. Se no non si è credibili.

Immaginatevi un truzzo di periferia che arriva alla Scala di Milano, parcheggia la Punto Abarth lì davanti, sgasando con le due marmitte su tutti i presenti, emettendo il rombo di tuono di uno tzunami. Immaginatevelo scendere dall'automobile con la compagna eventuale masticando Big Babol e facendo bolle (ma esistono ancora i Big Babol o sto commettendo un anacronistico errore?). Immaginateveli incedere verso l'entrata.
Lui con il fondo dei pantaloni piantato nelle scarpe da ginnastica di vernice, i boxer fucsia P&G e due semichiappe dello stesso colore che fuoriescono dalla cintura G&D, il petto villoso cateninato con su aperta una camicia aderente, il capello ingelatinato in forme architettoniche.
Lei con i pantaloni aderenti di tre taglie in meno, la ciccia della pancia debordante, un top con reggiseno push up che anche se non ha le tette quel poco che ha le arriva in gola, i soliti capelli bicolore, lo stucco in faccia e il catrame negli occhi.

Ve li immaginate?
No, perchè se uno ha uno stile, non può mischiare.
Deve star dentro lo stile fino in fondo.

Insomma, se ai due su descritti piacesse l'idea di andare alla scala, dovrebbero travestirsi da gente che va alla scala e rinunciare al loro look preferito.

Se ti piace vestirti e truccarti di nero, non puoi andare in giro canticchiando e ascoltando questa (ok sono anacronistica, ne sono consapevole), perchè devi essere Emo e devi comportarti da tale.

L'altro giorno un'alunna di quattordici anni, durante un'esercitazione di "Mi ricordo", ha detto con espressione navigata: "Mi ricordo gli stili: Emo, tamarra, fighetta".
 Le ho chiesto: "E adesso che stile hai?".
E lei: "Nessuno, ormai sono cresciuta, sono diventata eclettica".
Forse eclettica non l'ha detto.
Ché gli alunni di oggi, Eclettica pensano che sia il nome di un gruppo musicale.