LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

venerdì 15 luglio 2011

Tramonti


...e se gli alberghi
appena costruiti
coprono i tramonti
tu non preoccuparti
tu non preoccuparti...
Le Luci della centrale elettrica

mercoledì 13 luglio 2011

Inferno


"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.
  1. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
  2. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio"
Italo Calvino

lunedì 11 luglio 2011

Cose che nessuno vi ha (forse) mai detto sui robottini pulenti


Una volta, per pulire per terra, c'era la scopa.

Prima ancora, c'era la terra battuta, e se si fosse scopata troppo la terra battuta non si sarebbe più avuto il pavimento, quindi mi sa che manco si usasse la scopa. Men che meno che si lavasse per terra, onde evitare di avere fiumi di fango in casa.

Poi è arrivata l'era delle scope elettriche, aspirapolveri e diavolerie del genere.
Il problema però rimaneva. Insomma, si doveva sempre passare la scopa sul pavimento, elettrica o meno. Non si poteva fare un incantesimo alla scopa come Samantha, e farla pulire mentre si leggeva il giornale stravaccati sul divano.

Adesso, però, si può stare svaccati sul divano a leggere il giornale anche senza essere Samantha.
Infatti è nato il mitico robottino aspirante, in varie versioni, più o meno economiche.
Io, galvanizzata, ne ho comprato uno.
Ma prima ho pensato bene di farmene prestare un altro.
Anzi, PRIMA AVREI pensato bene di farmene prestare uno.
In realtà, invece di pensare bene prima, HO pensato DOPO, quindi male, perchè ormai il mio robottino stava ineluttabilmente avvicinandosi a me, e le mie economie già si erano allontanate dal momento dell'acquisto.

La prova del robottino altrui è stata caratterizzata da grandissimo entusiasmo iniziale. Ho preso tutte le cose mobili che erano per terra e le ho in qualche modo sollevate. Per la prima volta mi sono accorta che per togliere dal suolo tutti i tavolini, sedie, comodini, cavolate, libri, indumenti della mia casa impiego circa il triplo del tempo che mi ci voleva per scopare e lavare il pavimento spostandoli alla bell'e meglio durante le operazioni.
Con un livello di entusiasmo pari all'iniziale -1, seguendo i consigli del possessore del robottino, invece di uscire a prendere il sole, mi sono messa sul divano, perchè pare sconsigliabile lasciare il robottino in casa da solo. Del resto, si sa, via la gatta i robottini ballano. Ho tirato su anche le ciabatte, guai a creare ostacoli sul terreno d'azione.
Il robottino sarebbe concepito per crearsi una mappa del luogo, e passare in ogni punto, aspirando le polveri spesse e sottili, per poi tornare al punto di partenza. Nel caso non basti una carica, sarebbe così furbo da andare a ricaricarsi e finire dopo.
Tutti questi condizionali sono dovuti al fatto che, mentre ero soporiferamente immersa nel divano, il robottino è andato in loop sotto un comodino lasciato a terra. Dovendolo sollevare, ha perso tutta la mappa che aveva creato nel suo robotico cervello, e ha ricominciato daccapo, finchè, dopo 4 ore, aveva pulito una stanza sola 6 volte. Ho deciso di spostarlo a mano altrove, lontano da me.

Poi mi sono rimessa sul divano.
Rilassata.
Senza quel maledetto ronzio nelle orecchie. Anzi, con, perchè dopo 4 ore il ronzio ti entra in testa, si incorpora a te, diventa parte di te anche se non c'è più nella realtà dei fatti.

In ogni caso, ero rilassata su divano con il ronzio nella testa, quand'ecco si è aggiunto un altro ronzìo. Anzi più che un ronzìo, una scarnificazione. Il robottino, e si era mangiato l'antenna della tv, sputando fuori il torsolo, cioè i cavi interni.
Al che, ho deciso di controllarlo a vista. Mi sono messa sul letto della stanza e l'ho messo in azione sotto il suddetto. Appena mi sono rilassata un po', nel mio campo visivo è avvenuta una repentina variazione dell'arreamento. L'abat-jour d'epoca, prima troneggiante sul comodino d'epoca, è precipitata al suolo, perchè il robottino, non sfamato dall'antenna, ha pensato bene di papparsi pure il filo dell'abat-jour. Indi, si è aspirato pure i cocci della lampadina, come dessert.

L'ho preso e imbustato.
Ho agguantato la vecchia scopa in crine di cavallo, ho dato una passata a tutta la casa, poi ho lavato i pavimenti con lo straccio.
In un'ora.

venerdì 8 luglio 2011

Tuttofare


Quando uno se la cava a far qualsiasi cosa, anche la più schifosa, tipo studiarsi a memoria l'elenco del telefono, capita che, nella vita, gli si chieda di fare qualsiasi cosa, anche la più schifosa, tipo studiarsi a memoria l'elenco del telefono.
E così, questa persona, a meno che non sia un polemico ribelle, passa la vita a fare le cose che gli altri le chiedono, e le fa anche bene, e riesce in tutto, e così studia elenchi del telefono e cose del genere, finchè si ritrova vecchia e ingobbita, si guarda indietro e nota che ha fatto solo cose di cui non gliene fregava niente, però bene.

Poi vede uno che non era mai stato capace di far qualsiasi cosa, anzi non era nemmeno capace di studiarsi a memoria l'elenco del telefono, e quelli che gli chiedevano di studiarsi a memoria l'elenco del telefono rimanevano schifati da quanto lui dimenticasse tutti i nomi e i numeri. Chiunque gli chiedesse di fare qualsiasi cosa era deluso, amareggiato, lo mandava a quel paese, e così lui non aveva mai fatto qualsiasi cosa.
Perchè lui era solo capace di avere la testa nella luna.

mercoledì 6 luglio 2011

Recensione della trattoria Archivolto Mongiardino da Franco (Genova)

Quando si arriva in questo ristorantino immerso nei vicoli genovesi, tocca addentrarsi in una porticina piccola piccola con le tendine rosse e bianche, fidandosi dell'istinto o delle recensioni su internet.
Appena dentro, però, ci si imbatte in un ambiente curato e decorato in modo simpatico, e il proprietario si presenta accogliente e sorridente.


L'immagine qui sotto si capisce solo dopo essersi bevuti il vino che viene copiosamente offerto (per noi è stato tutto incluso nel prezzo del menù, ma io ho anche comunicato che avrei fatto questa fantastica recensione su questo visitatissimo blog... :D ...):

Noi abbiamo preso il menù degustazione...
...innaffiato da uno, anzi due, buoni vini. Il primo è questo Muller Thurgau:

Un brindisi speranzoso...

Ed inizia il menù...

...acciughe e burro...
...cozze alla Franco...
...taglierini al sugo di aragosta...
...altro vinello per affrontare la seconda parte della cena (cortese dell'alto Monferrato)...

...gamberi nostrani alla Franco...

Il proprietario ci fa ammirare un vino che non beviamo, fatto invecchiare in fondo al mare dalle parti di Portofino.
E si finisce con un dolce al cucchiaio tipico genovese con caramello (se qualcuno sa il nume mi aiuti che a quel punto il vino aveva già colpito duramente la memoria):

Ottimo rapporto qualità-prezzo, ambiente carino, anche se è meglio prenotare perchè i posti sono limitati.
Buon appetito a tutti!

venerdì 1 luglio 2011

Quando torni al paesello natìo

Quando torni al paesello natìo, generalmente è perchè, se sei relativamente giovane, hai lì genitori e/o nonni, se sei abbastanza vecchio devi fare da badante a uno o due genitori, se sei veramente vecchio hai da sistemare qualche conto in sospeso, o controllare gli affittuari della casa ereditata da genitori/nonni ormai defunti.

La cosa bella è che, quando torni al paesello natìo, che tu sia relativamente giovane, abbastanza vecchio o veramente vecchio, ti reincarni in quel te stesso che fosti, senze tener conto dello scorrere del tempo che, scorredo su di te, ha lasciato le sue ruote ben impresse suo tuo corpo (e probabilmente anche nella tua mente).
Al che, noncurante del suddetto scorrere, ti aggiri per il paesello natìo e vedi cose che un umano non dovrebbe, a rigor di logica, vedere. Ad esempio, nella giornaleria, vedi la giornalaia che aveva 89 anni quando tu ne avevi sei.


Ti avvicini alla vetrina, sfoderi un infantile sorriso che tira un po' le tue rughe da shar pei, agiti la mano con le cinque dita tese, sventagliando la tua pelle cadente a sinistra e a destra, e ti aspetti che la giornalaia ti riconosca. E' vero, nel negozio c'è una vecchia di 76 anni, ma all'epoca questa vecchia aveva 20-30 anni, e l'89enne è ormai uno scheletro impolverato coperto di brandelli di abiti marci sotto terra. Comunque la giornalaia, mossa a pietà, ti saluta lo stesso, chiedendosi chi diavolo tu possa essere.

Per sicurezza, saluti tutti, dato che tutti ti ricordano qualcuno in generale, sebbene nessuno ti ricordi qualcuno in particolare.
Se per caso una di queste persone che saluti è veramente quella che dovrebbe essere, non ti riconoscerà, perchè anche tu sarai cambiato. Se sei relativamente giovane, sei comunque diverso dall'essere seienne che si aggirava in biciclietta infilando le ruote nei tombini del paesello e massacrandosi le ginocchia sul ghiaietto: magari hai preso 20-30-40-50 kg, 30 cm di altezza, hai cambiato colore dei capelli, hai cambiato faccia, ti sei fatto una plastica, ti sei rifatta le tette se sei una donna, hai avuto un incidente e cammini su due moncherini di gamba, o cose del genere. Se sei vecchio, sei appunto uno shar pei umano, ed è difficile riconoscere le tue fattezze infantili tra le pieghe. Non importa, tu agiti la manina e pensi che ti riconoscano. Ma gli interlocutori, già sufficientemente rimbecilliti dalla loro vecchiaia, con gli occhi resi opachi dal tempo, ti prenderanno per un altro rimbecillito tipo loro, e ci saranno due casi possibili: o ti saluteranno per pietà (verso te ma soprattutto verso se stessi), oppure non ti saluteranno e scuoteranno la testa, dicendosi tra loro e loro che non si rimbecilleranno mai ai tuoi livelli.

Quando tornarai a casa, sarai quasi felice, perchè ti dirai che, comunque, rimbecilliti a parte, la gente del tuo paesello natìo ancora ti saluta (i pietosi sono numerosi, soprattutto quando non ci sono soldi da sborsare e basta salutare con un sorrisone di circostanza).
Ti dirai che al tuo paesello natìo non è poi cambiato così tanto.
Che la gente è sempre la stessa.
Che ti pare di aver fatto un tuffo nel passato.
Che la giornalaia deve essersi fatta un lifting, perchè sembra perfino più giovane di prima.