
Da spigodisoccupata, grazie al
pestaggio del muffin alle ciliegie, pari, a quanto pare, a dodici cacche di alano indigestionato l'una sull'altra, sono diventataspigosemiinsegnantetotalmentependolaredatorinoaroncoscriviaeviceversaconrisveglioallequattroemezzadelmattino.
Questo fortunatissimo e insperato passaggio di status ha cagionato un incremento del mio torpore caratterizzato da permanenza su nuvolette rosa, blu e bianche invece che su questa terra.
Dopo un'A-R, una delle prime, figuriamoci le seguenti, mi sono recata da un macellaio in bici, a Torino, con l'impressione di pedalare in mezzo alle nuvolette su dipinte.
Ovviamente, ho mancato il macellaio in questione, ragion per cui ho dovuto percorrere un pezzo di strada a ritroso sul marciapiedi.
Si dà il caso che sul marciapiedi fosse presente un signore dall'aria distinta, che ho quasi schiacciato due volte, una in avanti, una all'indietro, nel tentativo di chiedergli scusa.
Il distinto signore, mentre parcheggiavo, è entrato nella macelleria.
Dopo aver parcheggiato, sono entrata pure io.
Davanti alla vetrinetta delle carni una signora dal sedere bitorzoluto ordinava dodici maiali interi spezzettati sottovuoto.
Intanto io coordinavo sbadigli e tentativi di non crollare al suolo addormentata.
La ragazza in cassa ha detto al distinto signore quasi bicalpestato: "Buongiorno, come sta?"
Il distinto signore quasi bicalpestato ha detto alla ragazza in cassa: "Preferisco non saperlo".
E lei: "Come mai?".
E lui: "Se ci pensa, è sempre meglio non saperlo".
E io ci pensavo, a sto fatto del sapere o non sapere, il che implica che fossi ben consapevole non solo della presenza del distinto signore, ma anche di ciò che lui diceva.
Dopo un quarto d'ora di messa sottovuoto di maiale intero, è spuntato dal retrobottega un altro macellaio, che ha chiesto: "Chi c'è da servire?".
Io, tranquilla come un bradipo lesso, ho detto: "Ci sono io. Due etti di pollo a pezzi".
A metà dello spezzettamento del pollo, sempre mentre riflettevo sul non sapere come si sta, mi sono accorta che il distinto signore era entrato nel negozio prima di me.
Gli ho chiesto scusa dodici volte, e ho detto al macellaio di interrompere immediatamente lo spezzettamento del mio pollo per servire il distinto signore.
Il macellaio, però, aveva già finito, quindi il danno si era compiuto integralmente.
Il distinto signore mi è venuto vicino e mi ha chiesto: "Si vergogna?".
Gli ho risposto: "Abbastanza".
Ho aggiunto: "Però mi sono svegliata alle quattro, oggi", mentendo, perchè mi sono svegliata ben alle 4 e mezza.
La ragazza, vedendomi paonazza, mi ha detto che, vista la levataccia, ero giustificata.
Ma io ho continuato a vergognarmi.