LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

sabato 14 ottobre 2017

L'autocondizionamento negativo causa fumo


Prendi uno sfigato pazzesco e mettitelo davanti. 
Osservalo e, con onestà mindfulnessica, racconta a te stesso cosa ti suscita. 
Poi perforagli un orecchio con un orecchino, magari di legno, che fa alternativo, fagli un bel tatuaggio, di quelli non troppo invasivi, un po' intellettuali, ricercati senza essere tamarri.
Infilagli una sigaretta in bocca e accendila.
Riguardalo e dimmi sinceramente se lo trovi diverso da prima. 
Se ti suscita impressioni diverse.

Se ancora un tatuaggio può essere arte, se ancora un orecchino può essere anch'esso qualcosa di creativo, il mio dubbio è sul valore aggiunto di avere un pezzo di combustibile in combustione infilato in bocca. Una roba che annerisce i polmoni, uccide, fa tossire, ha un dis-gusto a cui chi fuma deve abituarsi con sforzo, fa venire i denti neri, provoca cancro, costa, crea dipendenza, ha delle confezioni che fanno venire il vomito e fanno passare l'appetito solo a vederle e chi più ne ha più ne metta.

Si può ammettere che qualcuno fumi per essere più magro (soprattutto se osserva le confezioni) ed arrivare in forma alla rapida fine della sua vita (non si sa mai, qualche tanatoesteta potrebbe essere interessato ad un cadavere con perfette proporzioni fisiche). 

Io non fumo.

Non ho mai fumato. 

Mi dà fastidio il fumo passivo.

Mi fa male il fumo passivo. 

Eppure, se vedo qualcuno con una sigaretta in bocca, lo trovo più attraente che se fosse senza. 
Non so assolutamente spiegarmi il perché, ma so che è stupidamente così.

Dimostrazione di quanto l'uomo sia bravissimo a fregare sé stesso, pur sapendolo, e a credersi, non tanto con la mente, quanto con l'inconscio. 

domenica 8 ottobre 2017

L'equilibrio è questione di


Stare vicino alle persone è una questione di equilibri e baricentri.

C'è chi, appena si approccia a qualcuno, gli si butta addosso, arpionandolo stile attacco dei pirati, e sbatte il proprio baricentro fuori da sé, perché tanto vede che c'è l'altro a fargli da perno.
Poi può capitare che l'altro si sposti, e spesso si sposta proprio, se ritiene non piacevole ricevere un attacco di pirati.
Aggiungerei che colui che ha tendenza a gettarsi, privo del proprio centro di gravità, sugli altri, spesso amplifica il suo comportamento per placcare gli sfuggenti.

Poi ci sono gli sfuggenti. Sfuggenti di natura, sfuggenti perché sono stati male, sfuggenti perché sfuggiti, sfuggenti perché arpionati.

Ci sono quelli che si costruiscono una campana, così da non doversi più dar da fare a sfuggire, protetti da una cupola isolante, che ognuno, in base alle sue conoscenze architettoniche e merceologiche, edifica più o meno solida, più o meno ancorata su un terreno più o meno scivoloso.

Se uno ha la tendenza a vedere il rapporto come un arco a tutto sesto dove il punto di incontro è il cervello della volta, riesce a realizzarlo appieno solo se anche l'altro lo concepisce in questo modo. Certo, un contatto del genere non ha nulla a che vedere né con l'arpionaggio pirata, che è proprio un gettare il proprio punto di equilibrio il più lontano possibile dal baricentro, né con fughe, né con campane di vetro, seppur queste ultime siano le più sterilmente simili a un punto d'appoggio, tanto più pericoloso quanto più poggiano su un terreno scivoloso o sono fragili e soggette allo sminuzzamento in tante schegge taglienti.

C'è poi chi sta in piedi da solo, non si appoggia e non fugge, a meno che qualcuno non si appoggi a lui e gli dia fastidio, innescando una fuga e facendolo rientrare nella casistica di cui sopra.
Se c'è qualcuno che gli si avvicina stando in piedi, bene.
Dipende poi da un sacco di fattori quanto chi si avvicina può permettersi di prendere contatto.
Basta che non vada a toccare il suo equilibrio personale, che sta bene solo individualmente in quanto, appunto, personale.
Se nessuno gli si avvicina, bene lo stesso.

C'è un modo migliore per stare con gli altri?

Non si capisce.

Due pirati sbaricentrati in pieno, se dotati di buone capacità acrobatiche, possono stare in equilibrio reciproco vite intere.
Uno che sta in piedi da solo può vivere una vita per mano a qualcuno che sta a sua volta in piedi da solo, ma anche capire che preferisce starsene nel proprio equilibrio, provando fastidio anche se qualcuno lo sfiora appena. E poi c'è tutta una gamma di mezzo.

Non c'è regola, non c'è procedura.
Per questo si tenta e sbaglia spesso, e non si può quasi mai fare CTRL+Z.
Si può solo andare avanti e
sperare
in un
gigantesco
colpo
di
fortuna.

lunedì 11 settembre 2017

Accorgimenti empatici per il primo giorno di scuola (del prof)

Ogni anno a settembre, suppergiù, si verifica il famigerato primo giorno di scuola. 

Gli alunni non hanno quasi nessuna voglia di andarci, e questo è abbastanza palese, anche se per alcuni è bellissimo incontrare di nuovo compagni che per qualche ragione non hanno potuto vedere d'estate. Si tratta comunque del doloroso interramento di un'estate che, per quanto abbia potuto essere anche brutta, era pur sempre estate.

Il fatto è che anche per i professori è esattamente la stessa cosa. 
Che dura, per molti di loro, da quando hanno sei anni.

La differenza è che per gli alunni c'è l'effetto collaterale di imparare qualcosa;
per i professori, molto spesso, invece, ogni anno che passa il cervello è più atrofizzato,
e ogni anno che passa c'è più divario tra loro e gli studenti. 
Si arriva a un punto in cui le date di nascita  degli alunni appaiono al docente assimilabili a quelle di confezionamento di qualche cibo che potrebbe avere in frigo. 

Al prof basta però pensare alla sensazione provata quando è suonata la sveglia per sentirsi all'improvviso in perfetta sintonia con tutti gli alunni del mondo e poter esercitare la sua professione in perfetta empatia con le classi.

mercoledì 6 settembre 2017

Pensare


Ti dicono per una vita che pensare sia cosa giusta e buona.

Fin da piccolo impari a pensare, e più ti viene bene più pensi, più pensi più ti viene bene.
A furia di pensare, però, ti viene male.
Ti viene male nel senso stomachevole del termine.

Perché più ti viene bene pensare,
più ti viene male.

Questo, mica te l'avevano detto.

giovedì 31 agosto 2017

Profondi subito


Non si può essere solo profondi.

Esiste una profondità senza superficie? La spessa scorza di inutilità che circonda la sostanza la rende possibile, diventando così una non-inutilità.

E' come voler arrivare al nocciolo saltando la buccia e la polpa, cosa che uno può fare dando una coltellata a buccia e polpa, perdendosele per poi accorgersi che il nocciolo, a darci una dentata, è piuttosto duro.

Con una banana va già meglio, ma bisogna comunque affrontare la sbucciatura del frutto prima di arrivare alla sostanza.

E' come voler amare senza innamorarsi.

mercoledì 16 agosto 2017

Impietoso filtro


Quando uno esce dalla modalità-post, altro che essere l'uomo medio che ha un'intuizione al giorno.
Diventa un sub-uomo, e non nel senso equoreo.

Quando uno è uscito dalla modalità-post, si ricorda che esistevano epoche in cui aveva uno strabordare di idee che gli facevano ingenuamente pensare di essere un super-uomo. In realtà, si trattava solo di un'iniqua distribuzione delle intuizioni di una vita, tutte concentrate lì e destinate, in media statistica, a fargli capire di essere più sub che super, nella migliore delle ipotesi infinitamente medio.

Lo strabordare di idee aveva fatto sì che uno, nei tempi di abbondanza, mettesse in freezer le idee strabordanti.
Il freezer è solitamente un foglietto volante, oppure uno spunto in un bloc-notes del cellulare.

E allora, quando uno ricorda di avere un blog, apre quel file, cerca quei foglietti sparsi per la casa, accartocciati sotto un armadio, fisarmonicizzati tra la scrivania e il muro.

Legge gli spunti.

Non capisce un tubo.

Non sa nemmeno più cosa gli passasse per la testa quando aveva scritto con sicuro entusiasmo: "secondo google maps nella sabbia o in mezzo al prato c'è chi è ben mimetizzato".

In realtà non è che sia una cazzata non capire un tubo adesso.

E' che le intuizioni di allora erano delle cazzate.

Per di più scadute.

Impietoso filtro del tempo.

mercoledì 2 agosto 2017

Sono razzista



Sono razzista.

Vorrei non esserlo, ma lo sono.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, non lo cago. Che comportamento di evitamento razzista.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, vado a parlargli, gli chiedo delle sue origini. Che comportamento di interessamento tipicamente razzista: a uno della mia razza mica chiederei delle sue origini, magari manco andrei a parlargli, perché se no passerei la vita a parlare a tutti. Parlerei con quelli non della mia razza per razzismo, con quelli della mia razza per ostentare carenza di razzismo e trattamento equo, comportamento tipico di chi è razzista.

Quando vedo qualcuno di razza diversa, gli dico che mi piacerebbe assaggiare i suoi piatti. Che comportamento di integrazione couscous tipica di chi, della vera integrazione, non sa un tubo, ed è quindi razzista.

Quando esco con qualcuno di razza diversa, lo faccio per ostentare che non sono razzista. Quindi sono razzista.

Quando esco con qualcuno della mia razza, ho scartato quelli di razza diversa. Quindi sono razzista.

Quando mi chiedo se sono razzista, sono razzista.

Quando concepisco l'esistenza delle razze, sono razzista.

Quando l'uomo si annoia

inventa

passatempi

con gravi conseguenze

tipo

le razze

il lavoro

le religioni

...