mercoledì 27 marzo 2013
Momenti di smarrimento (anzi, di furto)
Arrivi al palo.
Stai lì a guardare il palo, lo contempli proprio, come se ci fosse qualcosa di bello in quel palo.
In realtà c'era qualcosa, anche se non proprio bello, almeno tuo, lì attaccato.
Ma ne sei proprio sicuro?
Dopo quell'oretta di trance contemplativo, inizi a dubitare delle tue precedenti convinzioni.
Ti fai un giro per tutto l'isolato, controllando tutti i pali, cancelli, ringhiere, pattumiere, portabici a cui avresti potuto attaccare il velocipide.
Niente.
Torni al palo.
Il primo.
Quello che non si scorda mai.
Inizi a realizzare
pian pianino
con un'immagine che
lentamente
si sviluppa
nella tua
mente
che
forse
ti hanno
FREGATO LA BICI.
Al che vacilli, se sei uno che impreca imprechi, se sei uno che dice parolacce le dici, se sei uno che non le dice ti scateni in un putiferio di perbaccolina, perdindirindina, acciderboli, corbezzoli.
Ecco, anche se parrà che tu stia declamando una formula magica, la tua bici non riapparirà.
Dovrai fare una denuncia inutile, tanto per alimentare le statistiche e far disperare la Polizia che non ha manco il toner per stamparti la denuncia, manco la benzina per andare in giro a pattugliare.
Nutri la pia speranza di ritrovare il tuo mezzo, chiamare la Polizia, riprenderti la bici ovunque sia.
La speranza, però, è pia.
La tua bici non la rivedrai mai.
Se la rivedrai, la Polizia non avrà la benzina per venire a riconoscerla.
lunedì 25 marzo 2013
Commercialismo creativo
Leggo sulle istruzioni per la compilazione del 730/2013 dell'Agenzia delle Entrate:
"Gli eredi hanno diritto alla detrazione d’imposta (oppure alla deduzione dal proprio reddito complessivo) per le spese sanitarie sostenute per il defunto dopo il decesso".
E poi dicono che il commercialismo sia arido...
E' bello pensare all'erede che porta il defunto dal dentista a fare una bella detartasi e/o uno sbiancamento, oppure dall'ortopedico, cosa molto carina nel caso in cui il decesso sia avvenuto in un incidente e abbia procurato rotture e/o fratture.
Magari uno come Bukowski, se vivesse al giorno d'oggi, porterebbe il cadavere pure dal ginecologo.
Tanto poi detrarrebbe (oppure dedurrebbe) le spese...
venerdì 22 marzo 2013
L'annosa problematica dell'intonazione del ciao
Con che intonazione dire ciao è un bel problema.
Se uno, quando cammina per strada e incontra qualcuno che conosce, dice un ciao avvolgente, che si prolunga con un sorriso sulla ao finale, poi rischia che l'altro gli dica un ciao strizzato, striminzito, seghetti, guardi dritto davanti a sé scostando inintellegibilmente l'occhio per la nanodurata della sua emissione vocale, e tiri dritto per la sua strada. Se il salutatore espansivo stava già assumendo una forma del corpo autofermante ed eteroaccogliente, si sentirà un povero pirla con l'illusione di un mondo comunicativo metastereotipico. Se non la stava assumendo si sente comunque piuttosto stupido.
Se uno, quando cammina per strada e incontra qualcuno che non conosce, si prodiga nel ciao avvolgente di cui sopra, o è pirla o è figlio dei fiori ritardatario. Quasi sicuramente l'altro si esibirà nella migliore delle ipotesi nel ciao più strizzato possibile mentre si chiederà chi sia lo strano individuo così caloroso e quanto la sua memoria stia cedendo il passo alla demenza senile. In casi peggiori, o starà zitto e lo guarderà con un'espressione che lo farà sentire parecchio pirla, oppure chiamerà la neuro. Improbabile l'ultima possibilità, per ovvietà dello spreco di risorse ed energie da profondere.
Se uno una volta salutava quelli che conosceva con il ciao accogliente e cozzava con tutti ciao stringhetti, ormai avrà cambiato stile. Saluterà lui per primo con il ciao stringhetti. All'inizio gli sarà costato una mastodontica lotta con sé stesso, ma ora gli verrà automatico. Di solito, i salutati pensano "ma guarda te sto pirla che mi saluta come se fossi uno qualunque in mezzo a una folla anonima. Si direbbe quasi che non mi conosca".
Anche loro, però, è probabile che salutino quasi tutti con il ciao seghetti, perchè il ciao con frenata incorporata costa tempo ed energie mentali e fisiche. Al giorno d'oggi, è meglio salutarsi tutti con un "ao" pronunciato il più veloce possibile, ché almeno l'altro capisce che si ha fretta, che si è persone impegnate, che non si ha mica tempo di stare lì in strada o al supermercato a cincischiare chiacchierando con gente incontrata per caso.
Forse varrebbe la pena di provare a salutare anche gli sconosciuti con un "ciao" seghetti. Tanto, in preda al disuso della memoria da google galoppante, è quasi sicuro che il salutato si convinca di essersi scordato del salutante. Anzi, molto spesso, anche se il salutante sa chi saluta, non lo sa il salutato.
Nel dubbio, però, considerata l'alta probabilità che il salutato prenda per pirla il salutante, o che il salutante stesso si senta tale quando saluta qualcuno, si può ricorrere a una soluzione adottata da moltitudini nell'attuale società civilizzata.
Non salutare più le persone dal vivo.
Tanto c'è internet: lì, almeno, il ciao è una successione di quattro lettere di ampiezza determinata dal carattere.
L'intonazione se la immagina l'interlocutore.
E non si corre il rischio di sbagliare (l'intonazione).
mercoledì 20 marzo 2013
Fatto in casa
Quando passo davanti ai ristoranti, o anche quando ci entro, o ancora quando mi faccio giri su Tripadvisor, mi capita spesso di leggere "CUCINA FATTA IN CASA".
Si è portati a immaginare piatti genuini, cucinati da una signora rubiconda con il grembiulone a quadratini secondo tutti i crismi e carismi igienici?
Ma poi, perchè mai "fatta in casa"?
Cosa vuol dire "fatta in casa"?
Che c'è una bella cucina nel ristorante ma il cuoco preferisce cucinare nella cucina di casa sua e poi trasbordare i piatti?
Che non c'è la cucina nel ristorante per risparmiare?
E poi, chi l'ha detto che le cose cucinate in casa, con gli scarni strumenti poco professionali, vengano meglio di quelle preparate al ristorante?
Preferirei leggere: "CUCINA FATTA AL RISTORANTE".
Almeno mangio caldo e just in time.
E non rischio che cucina fatta in casa voglia dire questo:
Si è portati a immaginare piatti genuini, cucinati da una signora rubiconda con il grembiulone a quadratini secondo tutti i crismi e carismi igienici?
Ma poi, perchè mai "fatta in casa"?
Cosa vuol dire "fatta in casa"?
Che c'è una bella cucina nel ristorante ma il cuoco preferisce cucinare nella cucina di casa sua e poi trasbordare i piatti?
Che non c'è la cucina nel ristorante per risparmiare?
E poi, chi l'ha detto che le cose cucinate in casa, con gli scarni strumenti poco professionali, vengano meglio di quelle preparate al ristorante?
Preferirei leggere: "CUCINA FATTA AL RISTORANTE".
Almeno mangio caldo e just in time.
E non rischio che cucina fatta in casa voglia dire questo:
lunedì 18 marzo 2013
Uomini e animali
o forse è l'animale che diventa come te,
o forse ancora scegli un animale che già ti somiglia.
Sarebbe interessante avere un animale che si evolve esattamente come te.
Tu ingrassi come un bue, lui ingrassa come un bue. Carino vedere un cane ingrassato come un bue.
E' molto più facile criticare il proprio animale perchè è diventato un bue (e non entra più nella cuccia, ragion per cui si deve fare un mutuo per comprargli una stalla), piuttosto che rendersi conto di essere buoi a propria volta.
Tu ti stressi, lui si stressa. Se vedi che il tuo criceto ha svirgolato la ruota a forza di girarci dentro, ha rosicchiato le sbarre della gabbia fino ad aprirsi un varco verso la tua casa, dove ha rosicchiato tutto quello che avrà incontrato, inclusi i fili di tutte le apparecchiature, inclusi i tuoi vestiti, incluse le tue scarpe, vuol dire che è stressato e anche tu lo sei. Se non lo eri, ora lo stai diventando.
Tu stai per morire, il tuo animale sta per morire. Quando vedi i segni del trapasso sul suo muso, puoi iniziare a pentirti amaramente per le tue malefatte e fare il bonifico a Giubileo. In fretta.
venerdì 15 marzo 2013
Dimostrazione dei danni al cervello dovuti all'uso del cellulare
E' risaputo, anzi ritemuto, che l'uso del cellulare provochi gravi danni al cervello.
Niente è dimostrato, ma molti lo dicono, forse per seminare terrorismo psicologico, forse perchè hanno fonti superfighe che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, forse perchè la gente tende a divulgare qualsiasi cosa senta da qualsiasi fonte, superfiga o no, senza prendersi la briga di fare controlli assennati e documentati.
Sul campo, però, si può trovare documentato riscontro della demenza integrale derivante dall'uso del telefonino, non necessariamente appoggiato all'orecchio.
Infatti, ho visto cose che voi umani potete tranquillamente verificare con i vostri stessi occhi, tipo:
A voi l'ardua sentenza.
Niente è dimostrato, ma molti lo dicono, forse per seminare terrorismo psicologico, forse perchè hanno fonti superfighe che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, forse perchè la gente tende a divulgare qualsiasi cosa senta da qualsiasi fonte, superfiga o no, senza prendersi la briga di fare controlli assennati e documentati.
Sul campo, però, si può trovare documentato riscontro della demenza integrale derivante dall'uso del telefonino, non necessariamente appoggiato all'orecchio.
Infatti, ho visto cose che voi umani potete tranquillamente verificare con i vostri stessi occhi, tipo:
- gente che, mentre manda sms, cammina in mezzo a un'autostrada in senso inverso a quello di marcia, senza avere alcuna idea del perchè si trovi lì, e non ditemi che non è indice di un grave danno al cervello;
- gente che mentre manda sms camminando in mezzo a un'autostrada in senso inverso a quello di marcia, senza avere alcuna idea del perchè si trovi lì, rimane schiacciata sul selciato, e non ditemi che non si tratta di un grave danno al cervello;
- gente che mentre telefona non capisce nulla di ciò che sta dicendo l'interlocutore e risponde con frasi rallentate da disabile con QI pari a 20 perchè mentre telefona con l'auricolare per non provocarsi danni al cervello sta chattando guardando Fb mandando email con il Samsung Galaxy. L'auricolare, in questo caso, è decisamente inatto al suo scopo.
- gente che telefona senza auricolare in automobile, andando alternativamente:
- ai 10 all'ora su rettilinei infiniti e/o autostrade (in cui incontra gente che cammina in senso opposto a lui mandando sms);
- ai 90 all'ora in stradine di città falciando qualsiasi oggetto persona animale incontri sul suo cammino, soprattutto persone intente a mandare sms e/o telefonare, totalmente estraniate dal mondo in cui sono fisicamente inserite.
A voi l'ardua sentenza.
mercoledì 13 marzo 2013
Il cucius, il gurgn e il temibile gnec
Quando si cucina qualcosa di panificato o tortificato e si ottiene un risultato non proprio auspicato, si possono ricevere commenti più o meno educati, più o meno veritieri, più o meno ipocriti, più o meno coloriti.
Se si vive in Piemonte, poi, si può godere di commenti monoaggettivo molto coloriti e gustosi (probabilmente più del commentato):
Se si vive in Piemonte, poi, si può godere di commenti monoaggettivo molto coloriti e gustosi (probabilmente più del commentato):
- CUCIUS: si pronuncia con la s finale strascicata, e le due u lette proprio come le u dell'alfabeto italiano. Si commenta così un prodotto panificato elastico. Una roba tipo chewing gum.
- GURGN: si pronuncia ponendo enfasi sulla r e prolungando abbastanza la gn finale. Rende l'idea di qalcosa di particolarmente duro e immasticabile. Portate a un piemontese doc una torta fatta con pasta frolla molto cotta e totalmente priva di burro e olio. Ve la commenterà probabilmente con questo aggettivo. Dopo essersi rotto un dente.
- GNEC: questo aggettivo, pronunciato da molti stranieri che si cimentano nella lingua come GNUC (forse in onore di Chuck Palahniuk), va pronunciato così: gnèèèc, con la è apertissima del famoso nèèèè. Qui si casca nel peggio del peggio. Infatti, cucius vuol dire elastico, gurgn duro, ma gnec vuol dire sia duro sia elastico. Insomma, quando una cosa è gnecca, vuol proprio dire che vi stata mangiando qualcosa di simile alla pallina rimbalzina. Dire a una persona che vi sta alimentando che il suo cibo è gnec è un grande oltraggio verso di lei. Se è la verità, anche verso di voi. Soprattutto se la persona in questione è vostra nonna, abituata a farvi mangiare tutto fino all'ultima briciola, dopo aver vissuto la guerra.
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