LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

lunedì 28 febbraio 2011

Poesia di flutti all'alba


L'altra mattina mi sono svegliata con la sveglia albifera, le palpebre incollate l'una all'altra. Mi sono trascinata in cucina strusciando le ciabatte tra i gatti di polvere, e, mentre facevo colazione e tentavo di aprire gli occhi quel tanto da vedere il mondo in 16/9, ho pigiato sul tasto del telecomando, poi su quello del decoder, e si è acceso il solito canale RaiNews.
I miei occhi appannati hanno visto sul monitor un mare dorato, con il cielo albifero pure lui come la mia sveglia, ma molto più bello della mia sveglia, perchè la sveglia è tristemente digitale con i numerini squadrati su sfondo verde, invece quel mare d'olio e quel cielo dorato, un po' rosato, con stormi d'uccelli neri com'esuli pensieri nel non vespero ma albifero migrar sì che erano poetici.
Poi nel mare veniva avanti una barca che si stagliava nera, e a me si sono scollate pure un po' le palpebre, e già mi vedevo su quella barca, in costume, a 40 gradi, all'alba, a tuffarmi dal bordo, e mi sono detta ma che bello, ma che fortunati quelli che stanno su quella barca in quel posto bellissimo.
Poi mi si sono scollate del tutto le palpebre, e ho letto la striscia che passava sotto le immagini.

Immigrazione: avvistati altri 2 barconi a Lampedusa.

venerdì 25 febbraio 2011

ll terzo flagello di Genova


A Genova ogni tanto piove.
Il vento, invece, c'è praticamente sempre.
Inutile quindi dire che quando piove (o nevica, ma quello è raro) c'è anche vento.
Agguingerei che, ultimamente, quando ci sono i derby, succedono cose inenarrabili, tipo una bufera di neve a dicembre e mercoledì scorso un diluvio torrenziale tendente alla neve. Io sono sensibile ai derby perchè abito di fronte allo stadio, e ho potuto notare questa strana concomitanza clima orrendo-derby-multe. Il terzo legame in effetti non è così strano, ma va incluso nella concomitanza per completezza.
Il fatto è che a Genova piove in media 78 giorni all'anno (in base ai dati che vanno dal 1961 al 2000, robe più aggiornate non ne ho trovate, ma penso che la situazione sia peggiorata, soprattutto da quando sono qua io).
Quando piove, la persona media esce con un ombrello. Ecco, appena si esce di casa con un ombrello a Genova, accade un evento straordinario, anzi ordinario, perchè si verifica sempre. L'ombrello, colto da improvviso attacco di entropia interna, si accartoccia su se stesso alla velocità della luce, anzi del vento. Ci si ritrova in tempo zero con un lungo stecco in mano, alla cui estremità giace patita una pallottola di nylon da cui si diparte un porcospino di stecche che puntano disordinatamente verso il cielo e verso se stessi. Se si è proprio sfigati, alcune puntano anche dentro se stessi.
Ora, sorvolando sui punti di sutura che i più sfigati dovranno subire a spalle, orbite degli occhi prive di bulbo, testa e altri luoghi strategici, facciamo alcune considerazioni di carattere prettamente economico.
78 giorni di pioggia, considerato che si esca tutti i giorni in cui piove, se non altro per andare a lavorare (i disoccupati per fissare un po' di vitamina D), bisognerà acquistare 78 ombrelli. 78 ombrelli all'anno, anche comprati dal peggior spaccio cinese, costano almeno 234 €. Io, poi, volendo sfidare il vento, ho osato comprare ombrelli da 7 €, arrivando alla potenziale spesa annua di 546 €.
Insomma, vivere a Genova costa in ombrelli quanto una settimana a Ibiza.
Il prossimo anno torno a Torino e mi faccio la vacanza.
Anche se Ibiza non è più molto di moda, ormai.

mercoledì 23 febbraio 2011

Manda un sms quando arrivi!


L'altro giorno mi è tornato in mente il famoso detto "Va' piano".
Trattasi di fenomeno già affrontato in questo blog, ma vorrei aggiungere alcune precisazioni.
Oltre a dire "Va' piano", infatti, le persone che erano con te prima che partissi, ti dicono irrimediabilmente "Mandami un messaggio quando arrivi!".
E' commovente come, solo per essere stati con te nel momento della partenza, costoro si sentano investiti di tutta la responsabilità del mondo sulla tua vita durante quel singolo viaggio.
Non è importante che se ne siano sbattuti quando tu eri sull'Anapurna con un semicongelamento di tutti gli arti, oppure di quando attraversavi il deserto del Kalahari di corsa con uno zaino da 50 kg. In quei momenti eri partito da solo, quindi potevi anche morire assiderato o disidratato.
Ma su quella tratta Cuneo-Bombonina è importante che tu sopravviva, perchè se no loro si sentono responsabili e non si daranno pace al tuo funerale, e dovranno comprare il doppio delle corone di fiori, o delle corone senza fiori con su scritto "Non fiori ma opere di bene", che fa più figo e più Verde.
La cosa peggiore è che si tratta di una malattia molto comune, talmente comune che probabilmente ne siete affetti pure voi, e provate a resistere senza chiedere a qualcuno di mandarvi un sms quando arriva...alla fine glielo manderete voi!

lunedì 21 febbraio 2011

Film in città


E' bello andare al cinema nelle grandi città, o perlomeno nelle città, perchè non è come in quei cinemini di provincia, che si incendia la pellicola (incendiava, ché ormai non c'è più la pellicola nemmeno lì), si rompe il riscaldamento, vi crolla un pezzo di intonaco in testa mentre siete tranquillamente seduti sulla vostra sedia di legno, il tizio che lavora al proiettore si addormenta e non arriva in tempo a proiettarvi il film.
In città, tutto è perfetto. L'audio digitale, il video digitale, l'orario programmato.
Infatti, l'altro giorno sono andata a vedere "L'arnacoeur" in lingua originale francese.
Sulla porta c'era scritto "senza sottotitoli".
E già lì, a me ha fatto piacere perchè so il francese e i sottotitoli impallano, ma hanno fatto fuori una stragrande parte della popolazione che mastica la lingua ma non capisce una mazza senza la traduzione.
Chiedo perchè non ci siano e loro mi dicono eh è difficile trovare un dvd francese.
Come difficile? Lo ordini su Amazon e ne hai quanti ne vuoi, con i sottotitoli.
Mi siedo in platea e parte il film.
Prima si vede chiaramente che è stato introdotto un dvd.
Loading, i tre pallini che lampeggiano, eccetera eccetera.
L'incauto ex proiezionista clicca su "audio-décription".
Vorrei gridare "Noooo!", ma sembra brutto.
Spero silenziosamente che si accorga dell'errore quando una voce legge i titoli e i nomi di tutti quelli che hanno partecipato al film.
Non se ne accorge.
Del resto, la voce parla in francese.
Il film inizia mentre la solita voce descrive minuziosamente tutto quello che accade, e va avanti così per circa 20 minuti.
Mi guardo intorno, e nessuno pare accorgersi della cosa.
Tutti a osservare lo schermo ammiccando con occhi critici da veri intenditori.
Nessun'ombra di dubbio si aggira tra gli astanti.
Inizio a dire alla vicina: "Ma questa è la versione per i non-vedenti!".
Dopo cinque minuti tutti mormorano: "Ma questa è la versione per i non-vedenti!".
Dopo dieci minuti qualcuno è andato a dirlo all'ex proiezionista e finalmente inizia il film.
Senza sottotitoli, perchè lui non ha capito bene come si mettano.

venerdì 18 febbraio 2011

Le parole sono importanti

C'è quella famosa frase impossibile.
"Dico le bugie".
Se sei sincero, hai appena detto una bugia, e quindi non puoi esserlo.
Se sei un bugiardo, hai appena detto una verità e quindi non puoi esserlo.

L'altro giorno mi chiedevo come si possa evitare di farsi turlupinare sentimentalmente.
Se si teme o sospetta che qualcuno sia un doppiogiochista, glielo si può sempre chiedere.
Ma sarà raro che un doppiogiochista dica che è un doppiogiochista, anche se mi è stata mossa l'obiezione che possa esistere un doppiogiochista sincero. La possibilità mi sembra remota, perchè un doppiogiochista, se vuole continuare a esserlo, non può certo essere sincero. Potrebbe comunque trattarsi di un doppiogiochista precario, a tempo determinato, con contratto di doppiogioco a termine molto breve.
E così, si torna alla frase assurda.
"Sono un doppiogiochista".
Nota bene, parlo al maschile perchè si usa il maschile quando ci si riferisce a soggetti sia maschili sia femminili. Uso un po' maschilista, ma non è questa la sede per discuterne.
Se uno è un doppiogiochista, non lo scoprirete chiedendoglielo. Se poi ve lo dice, vuol già dire che è sincero, oppure che è talmente doppiogiochista da riconoscerlo, sperando che voi, dicendovi che almeno è sincero, lo crediate migliore di quanto non sia.
Se invece non lo è, vi dirà che non lo è, come direbbe la maggior parte dei doppiogiochisti, e voi non gli credereste, anzi, dopo un po' lo mollereste perchè bugiardo e doppiogiochista.

Per concludere, è vero, le parole sono importanti, ma può capitare che non servano.

mercoledì 16 febbraio 2011

Dimmi che bagno hai e ti dirò come mangerò

Quando uno va nel bagno di un ristorante, la leggenda metropolitana dice che possa capire tutto del tipo di cucina che consumerà.
Bagno sporco, cucina sporca, bagno puzzolente, cucina puzzolente, bagno curato, cucina curata e avanti così.
Ma io ho scoperto che ci sono anche altri componenti determinanti nei bagni.

Una è la chiave del bagno. Ultimamente capito spessissimo in bagni senza la chiave. Il che è piuttosto impegnativo, perchè devi cercare di centrare il vater, possibilmente in piedi perchè non si sa mai, anche se sei una donna è meglio che tu non ti sieda, e intanto di tenere chiusa la porta.
Se la porta non è vicinissima, si tratta di una seduta di stretching, solitamente asimmetrico, sanissimo per una sola parte del tuo corpo e deleterio per l'altra. E poi, vuoi mettere lo stress? Con uno stress così c'è pure il rischio che si blocchi l'intero sistema evacuatorio. Inoltre, in un bagno senza la chiave sarai ineluttabilmente costretto a toccare la porta, a volte anche i muri per mantenere l'equilibrio. Caso mai non lo mantenessi, toccheresti proprio tutto il pavimento con tutto il corpo, ma non occupiamoci dei casi limite.

Quando si esce, la speranza accecante è che ci sia il sapone. Uno esce dal bagno senza chiavi con le mani che hanno toccato di tutto, e prega che ci sia il sapone. Se il sapone non c'è, inizia a preoccuparsi, e magari torna al tavolo con arrotolato alla mano sinistra mezzo rotolo di carta igienica e alla destra l'altro mezzo. Tanto per non far entrare le proprie mani fetide a contatto con il cibo. Non è molto fine, soprattutto nel caso in cui si tratti della prima, e irrimediabilmente ultima, uscita con una persona che ci piace.

Se poi, a prescindere dal sapone, manca l'acqua calda, la situazione si fa calda, anzi fredda. Solitamente nei bagni dei ristoranti si mettono i pedali per accendere i rubinetti, e, di già che si fa quell'intervento, si pensa bene di togliere l'acqua calda. Magari vai in un posto che ha l'insegna al neon, con mille luci sempre accese, e altre fonti di consumo energetico da mille e un watt. Magari nella cucina ci sono quaranta forni a microonde con il grill, che consumano come le luci dello Stadio di San Siro, ma in bagno risparmiano sull'acqua calda. E così tu accendi il rubinetto, e ti scende giù un'acqua ghiacciata che ti causa un inizio di congelamento alle dita con rischio di amputazione e conseguente impossibilità di tenere in mano la forchetta in modo consono. Le conseguenze, nel caso tu sia in dolce compagnia, si riconducono al precedente paragrafo.

Nel caso in cia siano assenti carta igienica, fazzolettini e anche asciugamani ad aria, frequentare il bagno del ristorante diventa veramente impervio. A volte ci si accorge della mancanza quando ormai è troppo tardi. Anche nel caso in cui ci sia solo l'asciugamani ad aria, potrebbe essere complicato spiegare ad altri avventori cosa si stia facendo a chiappe all'aria sotto il getto. Per non parlare dell'inutilità di lavarsi le mani, anche accuratamente, e poi dover toccare la maniglia della porta con le mani bagnate, vettori di microbi assicurate.

Immaginatevi come potreste uscire da un bagno dopo aver mancato il water a causa di un crampo provocato dallo stretching asimmetrico dovuto alla tensione del tenere chiusa una porta senza chiave, dopo essere caduti per terra dopo l'insopportabile sforzo di equilibrio, dopo aver scoperto l'assenza di qualsiasi carta igienica, salviettina o asciugatutto ad aria, dopo esservi lavati le mani e le parti del corpo entrate a contatto con il pavimento sotto un getto d'acqua gelido e senza sapone. Roba da farsi passare la fame.

Per sicurezza, è meglio munirsi di un tubetto di disinfettante da applicare seduti al tavolo, che fa figo e non impegna, e soprattutto non fa passare la fame prima ancora dell'antipasto.
Un ultimo consiglio, non bevete: potreste dover andare ugualmente in bagno.