L'onda verde è un tipico problema automobilistico di noi che viviamo in scatolette più o meno grandi, con più o meno ruote, gran parte della nostra vita.
Nele scatolette con ruote, vorremmo sempre evitare di fermarci a intervalli regolari o anche irregolari.
Vorremmo sempre beccare la cosiddetta onda verde di semafori.
Invece l'onda verde, perlomeno a Torino, è un miraggio. C'è sempre un italico sfasamento tra teoria e realtà, che non si può in alcun modo colmare. Bisogna soccombere alla triste evidenza che la realtà è sempre quella dell'onda rossa, e quella verde è la sua idea iperuranica. Che se uno ci aggiunge pure un po' di bianco si fa l'Italia (o si muore).
Lì, si è nella strada, si deve sguire la carreggiata, non si sfugge all'ineluttabilità dell'assenza dell'onda.
Diverso è quando si fa jogging in mezzo alla città. Perchè quando uno fa il monossido tour, ha la possibilità di attraversare gli incroci sia per dritto che per traverso. Quando c'è il verde di traverso, non c'è per diritto e viceversa. Il che apre la prospettiva a un'onda verde multidimensionale, in cui uno scaltro jogger può prevedere le combinazioni migliori per evitare di fermarsi. Il che comporta alcune controindicazioni, tipo investimento di pedoni passeggini vecchietti con la canna, nell'intento di realizzare i piani mantenendo una velocità costante (o incostante ma sostenibile al fine di far funzionare gli incastri). Un problema mai appianato è la comparsa improvvisa di un tram che, alla fermata che si para davanti al corridore arrivante, vomita una massa compatta di passeggeri, che diventano all'improvviso pedoni in falange oplita. In quel caso, o si opta per l'effetto bowling, con noncuranza per gli effetti maldicenti successivi,
o ci si arrende
e
si riconosce
che
anche
quando non si sta in scatola
si deve soccombere
alla legge
dell'assenza di coordinamento
tra quello che uno vuole
e
quello che può fare
in questo
mondo
creato dall'uomo
contro l'uomo.
mercoledì 21 gennaio 2015
giovedì 15 gennaio 2015
Persegoogle
Google è partito come motore di ricerca. Era in mezzo a una miriade di altri, tipo yahoo search, northern light, AOL, IOL, e chi più ne ha più ne metta.
Poi l'ha spuntata. Ha sgominato la concorrenza, tanto che fare una ricerca in internet si dice anche googolare, che a me sembrava all'inizio una verbo di gaudio e giubilio.
E fin qui, ok.
Poi cos'è successo? Che google è ambiziosa, e pian pianino ha iniziato a inglobare in sè altri siti, servizi, e chi più ne ha più ne metta.
Ormai si accede a qualsiasi cosa con l'account di google.
Anche quando siamo seduti sulla tazza, google lo sa.
L'altro giorno ho comprato dei biglietti del treno da un pc del lavoro.
Mentre stavo andando alla stazione mi è suonato l'allarme del calendario dello smartphone. Il cellulare mi avvisava che dopo mezz'ora avrei dovuto prendere il treno.
Mi è venuto spontaneo guardarmi intorno, come se fossi seguita da loschi figuri con applicata in testa tramite ventosa la telecamerina di google earth che mi puntava.
Di notte sogno google che mi osserva.
Mi sveglio e vedo nel buio della notte google che mi spia.
Preferivo la strega cattiva nell'armadio di quando avevo cinque anni.
Almeno lei non esisteva.
giovedì 8 gennaio 2015
Italici ampi gesti
Quando uno va un po' fuori dall'Italia, poi torna.
Forse per la differenza con il Paese da cui viene, fosse anche questo l'Uruguay, rimane un po' spiazzato
.
Tornando ad esempio a un aeroporto a caso, foss'anche quello di Milano che già è una città avanti, capiterà quasi di sicuro di non vedersi recapitati i bagagli. Dopo un'ora d'attesa, si andrà al desk del recupero bagagli, dove un solo dipendente sonnecchioso e sbadigliante affronterà una a una le persone incazzose e sbadiglianti incanalate in una lunghissima coda improvvisata, in cui tutti cercheranno di superare fregando tutti. Dirà a ognuno la stessa cosa: "Aspettate ancora un po' e intanto compilate questo (inutile) modulo". Ai rulli intanto cambierà il cartello con quello di un altro volo e all'improvviso, dopo sole due ore, arriveranno i bagagli del volo prima (e ovviamente non quelli del volo indicato). Ma siamo in Italia, il paese del sole, della gente tranquilla, anche se a Milano c'è una nebbia così e la gente tanto tranquilla non è. A parte quella che scarica bagagli all'aeroporto.
Poi prendi l'autostrada, arrivi a un casello, schiacci il pulsante rosso per prendere il bigliettino, e niente. Non esce. Dietro colonne di macchine. Tutti in retro. Vai in un'altra coda. Quello davanti a te sta invano cercando di estrarre il biglietto a calci e pugni dal baracchino. Dopo 5 o 6 restromarce, riesci a uscire dall'ingorgo.
Arrivi a casa e nella buca delle lettere ci sono le analisi del sangue che ti hanno fatto all'ultima donazione. Le apri. Leggi. Cavolo, hai il colesterolo. Acciderbola, hai tutti i valori sballati. Perdinci, ti chiami Luca Perdindirindino. Ah no. Hanno solo sbagliato a mandare a te le analisi di un altro. Del resto, siamo in Italia.
Nella buca saresti stato speranzoso di trovare anche il permesso di parcheggio annuale scaduto a fine dicembre e che avevi rinnovato a inizio ottobre. Ma ovviamente non c'è. Ed è gennaio. Vai alla GTT. Chiedi come mai non l'hai ricevuto. Loro dicono a te che a loro risulta che tu l'abbia ricevuto. Tu dici loro che a te risulta invece che tu non l'abbia ricevuto. Alla fine, tu ripaghi. Loro ristampano e incassano di più.
Che dire, l'Italia accoglie sempre i suoi cittadini a braccia aperte.
Pronte per l'ampio gesto del seminatore.
lunedì 22 dicembre 2014
Fashion victim
La moda è una strana cosa.
Tu pensi di non farci caso, ma alla fine ci fai altro che caso.
Sia quando sei alla moda sia quando sei fuori moda.
Oltretutto non essere alla moda diventa difficile, perchè nei negozi ti vendono quello che vogliono loro e tu ti adatti.
Un po' come quando guardi i last minute e pensi di scegliere una vacanza mentre te la scelgono loro.
Prendiamo i jeans.
Prima dovevano essere stretti in fondo, poi larghi in fondo. Ad un certo punto se non erano lunghi la gente ti chiedeva se avevi l'acqua in casa; adesso se non li hai corti - e, se sei ciofane, anche cortissimi e senza calze, soprattutto in inverno - sei uno sfigato.
Ho sempre pensato di essere indipendente dalla moda, ma ieri sono uscita di casa con un paio di pantaloni comprati nel 2003 e dimenticati nell'armadio, mai usati.
Giravo per la città con questi jeans a zampa di elefante e mi guardavo intorno.
Non c'era una sola persona che avesse pantaloni del genere.
Ho iniziato a guardare tutti e a constatarne l'abbigliamento.
Perfino i barboni che elemosinavano sotto i portici avevano i pantaloni stretti in fondo.
Ero l'unica in tutta Torino con i pantaloni a zampa di elefante.
Mi sono sentita come se stessi andando a una festa revival anni '00 o anni '70.
Mi sono sentita una sfigata.
Ho constatato con dolore e senso di smacco di essere una fashion victim.
Sono tornata a casa.
Ho cambiato i pantaloni.
Ho messo quelli stretti in fondo.
Quelli a zampa di elefante li terrò per gli anni prossimi.
Tanto ritorneranno.
Come gli alieni.
giovedì 18 dicembre 2014
Fedeltà alimentare
In aeroporto, si sa, ci sono sfilze di fast food uno dietro l'altro, tutti vicini, tutti in competizione.
Ad esempio ero in un aeroporto dove c'era KFC attaccato al Mc Donald's. Dentro il KFC c'era una bionda mozzafiato vestita in borghese, che dava ordini ai vari galoppini neoassunti studenti partime.
I galoppini galoppavano e lei era tutta presa nel suo ruolo dirigenziale. Era talmente presa che si sa, ad un certo punto, quando si è così presi dal lavoro, non si vede più dalla fame.
E infatti lei è uscita con nonchalance dal KFC, si è messa in coda davanti al Mc Donald's, ha comprato un bel Big Mac Menù, e, con il vassoio, è rientrata dietro le quinte del KFC.
Nel lavoro l'importante è essere uno stakeholder di chi ti dà da mangiare.
martedì 9 dicembre 2014
Essere quello che si è inventato sliding doors
Quando si è davanti a un bivio e si deve decidere in fretta cosa fare, si dice che è una situazione alla sliding doors.
Qui non si vuole parlare del dubbio, del bivio, ma di quelli a cui era venuto in mente. Moltissime persone. Già Schopenhauer diceva che ogni scelta comporta grande sofferenza prima, durante e dopo.
Per non andare a scomodare grandi del passato, si può pensare alle storie a bivi che c'erano in tutte le librerie negli anni '80. Eppure raramente uno dice "Mi sono trovato davanti a un bivio", e men che meno "Mi si è posta davanti una scelta schopenhaueriana". Si dice "Era una situazione alla sliding doors". Insomma, questo Peter Howitt si inventa una commediuola nel 1997, la commediuola diventa un successo internazionale e noi, anche noi italiani, quandi ci troviamo davanti a un bivio o a una situazione schopenhaueriana che diciamo? Diciamo che era una situazione "alla sliding doors".
Insomma, un filmetto carino d'intrattenimento diventa proverbiale in mezzo mondo.
Alla facciaccia di chi l'aveva detto prima.
E senza apparenti motivazioni.
Sarebbe interessante essere quello che si è inventato sliding doors.
Un modo come un altro per diventare immortali, anche se poi, il nome di Howitt, pochi lo ricorderanno.
venerdì 5 dicembre 2014
Politica (scolastica) vs scuola (letteraria)
Ero tutta contenta di andare al Circolo dei lettori ad ascoltare la presentazione del libro di una mia ex collega, Raffaella Grisotto, che ha scritto "Diciotto ore".
Ho chiamato vari amici e siamo arrivati. Lei era là, tutta ben vestita, come ci si può vestire per presentare un proprio libro, con un vestito senza maniche. Io gelavo con il maglione ma immagino (molto ipoteticamente) che presentare un proprio libro faccia venir caldo.
Ci siamo seduti tutti e un'attrice ha iniziato a leggere estratti del libro. L'attrice era molto brava. Ero curiosa di sentire cos'avesse da raccontare Raffaella sul libro, sulla sua genesi, ero contenta che l'attrice fosse così brava e speravo che leggesse molto.
Mancava solo lei, l'assessore al lavoro, istruzione e formazione professionale. Era in ritardo. Nessuno se n'era accorto.
Poi, dopo dieci minuti, è arrivata.
Tutti se ne sono accorti.
Ha iniziato a parlare di politica scolastica.
Un fiume di parole ininterrompibile.
Ogni tanto l'autrice e l'editrice hanno provato a inserirsi, prendendo fiato, ruotando la testa verso di lei, alzando timidamente un indice.
Ma niente.
La Pentenero riempito tutto il tempo a disposizione per la presentazione di banalità scolastiche trite e ritrite.Nel pubblico, le testa andavano giù come birilli a uno strike.
Alcune andavano su, accompagnate da facce un po' indignate e da gesti di tentato intervento.
La Grisotto è riuscita a elaborare una replica di circa tre minuti al discorso-fiume, che è poi in qualche modo ricominciato con scuotimento della testa da parte del pubblico.
Il tempo a disposizione è finito.
Siamo stati cacciati dalla sala.
Il libro è stato presentato per un quarto d'ora scarso su un'ora.
Gianna era molto soddisfatta del suo discorso, preparato in modo immutabile ed esposto in modo inobiettabile. Non perchè non lo fosse, ma perchè le parole erano inarrestabili e gli astanti educati.
Tipica dimostrazione di come la politica si cali nella realtà scolastica e dialoghi con essa, lasciandole i suoi spazi espressivi.
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