mercoledì 14 marzo 2012
Perchè leggere un mio post quando potete leggere questo?
Invece di stare qui a leggere un mio pessimo post, oggi su questa copertina qui sopra, andate sul sito, ordinate una copia di questo libro e leggetevelo, sperando che vi arrivi per il week end.
Almeno siete sicuri di leggere qualcosa di bello.
Etichette:
CONSIGLI,
DE GUSTIBUS ALIMENTARIS,
SCRITTI DA ALTRI
martedì 13 marzo 2012
Non è giusto!

L'altro giorno parlavo con una persona, che mi diceva: "Non è giusto!" ogni tre o quattro frasi.
E si stupiva immensamente di questo, e voleva che tutto fosse giusto.
Questa persona era bassissima, grassa, strabica, con una faccia picassiana, e non era nemmeno che brillasse per intelligenza o simpatia. Diceva che tutta la sua famiglia era soggetta a diabete e le erano morti 4 nonni di Alzheimer.
Io le avrei voluto dire: "Ma come fai a pretendere che nel mondo accadano cose giuste, quando la tua sola esistenza dimostra che, fin dalla nascita, nulla è giusto? Non è mica come in un gioco di ruolo, in cui ognuno nasce con 10 punti da spalmare a scelta tra varie caratteristiche, e la cui somma dà sempre 10. No, tu nasci con 5 punti, altri con 100. E poi pretendi che in un mondo così ci sia giustizia?"
Poi ho pensato di lasciar perdere.
Non mi sarebbe piaciuto creare una nuova dipendenza in una persona così ingiustamente sfortunata.
lunedì 12 marzo 2012
Telecomandi

Ogni tanto mi viene da pensare a un mondo in cui ognuno può spegnere una componente di se stesso, ad esempio con un telecomando.
C'è chi ha il telecomando del garage, chi quello della tv, chi quello, per esempio, della propria sessualità.
Se ognuno avesse il telecomando della propria sessualità, un bel telecomando desessualizzante,
Nel momento in cui lo mettesse su off, non avrebbe più un'identità sessuale. Sarebbe non un essere ermafrodita, ma un essere zerofrodita.
Mettiamo che una donna, che ha il telecomando su on, e magari ha in mente che prima o poi potrebbe volere un figlio, debba fare un colloquio di lavoro: zacchete, mette su off e via. Se quello che gli fa il colloquio ha il telecomando su on, si vede davanti un essere umano non meglio identificabile, e deve assumerlo sulla base di quello che sa fare, e non su quella della sua idea di avere un figlio prossimamente, o anche in base a quanto è attratto da lei.
Forse ci sarebbero un po' di denunce di telecomandi rubati da fidanzati/e o ex gelosi/e, che li trafugherebbero per tenerli a comando o perennemente su off, il che farebbe sì che la polizia possa assumere più personale, diminuire la disoccupazione e di conseguenza la crisi.
Mettiamo che uno possa comprare un numero di telecomandi pari alla sua disponibilità economica.
I poliziotti addetti alle pratiche sui telecomando desessualizzanti potrebbero comprarsi tantissimi telecomandi di tutti i tipi, per spegnere e accendere di tutto.
L'importante è che un poliziotto di quelli non sia anche un fidanzato o un ex fidanzato geloso, ché poi dovrebbe arrestarsi da solo e, come spesso accade, tutto gli tornerebbe indietro come un boomerang.
venerdì 9 marzo 2012
Lacune
Ora, io continuo a vedere da anni ormai la città costellata di manifesti di Buquicchio. Non so perchè, ma sempre lui mi tocca di vedere, e, alla fin fine, mi ritrovo pure a leggerli, questi manifesti.
Questo, per esempio:
- ASL = - poltrone, ok, basta studiare la matematica.
+ risparmio è una conseguenza logica, basta studiare l'economia.
Non ho capito bene da dove vengano più servizi se ci saranno meno ASL...ma forse per capire questo bisogna studiare qualcos'altro che non ho studiato...
Questo, per esempio:
+ risparmio è una conseguenza logica, basta studiare l'economia.
Non ho capito bene da dove vengano più servizi se ci saranno meno ASL...ma forse per capire questo bisogna studiare qualcos'altro che non ho studiato...
mercoledì 7 marzo 2012
La gente pensa
La gente pensa sempre a quello che le manca per essere felice.
Non pensa quasi mai a quello che ha di troppo per essere felice.
Non pensa quasi mai a quello che ha di troppo per essere felice.
lunedì 5 marzo 2012
Come ti trasformano un idillio in una caccia all'uomo

C'è gente che corre per la performance.
Io no.
Io corro per il relax e per il proliferare di idee dai pori insieme al sudore. Il problema è che poi, quando torno, puzzano, come il sudore. Sono come il pesce, ma puzzano dopo 35 minuti, e così capita che non le usi più per non appestare voi lettori.
In ogni caso, non sono i post sudati il nocciolo di questo post, sebbene la corsa e chi corre per la performance.
Ho sempre corso in un francobollo di isola pedonale in pieno centro di Torino, luogo dove non c'era nemmeno un corridore di quelli che corrono per la performance, dato che già solo fare la virata in fondo all'isola pedonale ogni 200 metri inficierebbe la performance stessa con conseguente frustrazione abissale.
Quindi correvo tranquilla, guardando la gente, inventando post su quello che vedevo, e a volte li scrivevo pure.
Adesso ho cambiato casa e vado a correre in un posto che è pieno di quelli che corrono per la performance. La cosa divertente è che non li incontro nel parco, che è un gran bel parco per correre, ma non è il posto pieno di quelli che corrono per la performance. Li incontro sull'orrido stradone dritto di un chilometro asfaltato e pieno di autobus che passano a tutta canna e ti impanano di polvere. Lo devo attraversare per forza per raggiungere il parco. Loro sono tutti lì con i loro gps che corrono sull'asfalto (mica sul largo marciapiedi sterrato, che potrebbe creare attrito e rovinare la performance) e controllano quanto impiegano a fare un chilometro. Non dicono "vado ai 17 km/h", dicono "vado a 3 e 30".
Ma la cosa peggiore è che appena ti vedono, iniziano a seguirti. Tu non vai a 3 e 30, ma loro rallentano per seguirti e poterti invitare a iscriverti alla loro podistica.
Allora tu dici che non sei interessata e ti metti a correre in luoghi che rovinano la performance, tipo cumuli di neve, dirupi, cespugli di rovi o il luogo esattamente opposto a quello che ti indicano loro, ma niente, devono tesserarti a tutti i costi, e ti seguono parlandoti nelle orecchie e rilevando la tua velocità ogni 30 secondi.
Non essendo riuscita a toglierteli di torno con la lentezza, ci provi con la fuga.
E loro ti seguono comunque, perchè amano la performance e la competizione, gridandoti: "Ehi, vai a 3 e 25, devi assolutamente iscriverti".
Provi allora ad andare a correre a ore assurde, ma più sono assurde più ce ne sono.
All'alba lo stradone pullula. Quelli che vanno a lavorare nella mega fabbrica di fornte allo stradone devono zigzagare tra i podisti che schizzano in ogni dove, conh il naso piantato nei loro gps.
Purtroppo dove abito ora quello è uno dei pochi luoghi dove si può correre.
Anche se sto meditando di mettermi a fare jogging sulla rotonda del centro del paese.
Se non altro, lì non ci corre nessuno.
Ma temo che mi uscirebbero post un po' ripetitivi e avvitati su se stessi.
venerdì 2 marzo 2012
Luoghi strategici
Appurato che lo si dica perchè è vero, dire ti amo non è mica una cosa semplice.
Se uno dice ti amo in certi frangenti, pur avendone piena consapevolezza, l'altro potrebbe pensare che sia in un momento di scarsa lucidità, e non prendere la cosa sul serio.
Per esempio, se si dice ti amo all'altro mentre si stanno facendo robe o subito dopo, l'altro potrebbe non essere del tutto credulo.
Se si dice ti amo mentre si regalano dei fiori o a San Valentino, o il giorno dell'anniversario, sempre che se ne abbia uno, o in momenti romantici non disturbati da eventi spiacevoli, l'altro potrebbe pensare che ci si senta costretti a dirlo, e anche lì non va bene.
Se lo si dice dopo averne combinata una grossa, l'altro potrebbe pensare che lo si stia dicendo per sviare l'attenzione dal fatto spiacevole, e comunque per evitare di farlo arrabbiare troppo, il che provoca generalmente il risultato di far arrabbiare l'altro ancor di più. O rarissimamente di far la pace (nei film).
E allora quando lo si deve dire?
In momenti insospettabili, nè troppo romantici, nè troppo annebbianti, nè troppo drammatici.
Momenti ideali per dire ti amo sono:
Se uno dice ti amo in certi frangenti, pur avendone piena consapevolezza, l'altro potrebbe pensare che sia in un momento di scarsa lucidità, e non prendere la cosa sul serio.
Per esempio, se si dice ti amo all'altro mentre si stanno facendo robe o subito dopo, l'altro potrebbe non essere del tutto credulo.
Se si dice ti amo mentre si regalano dei fiori o a San Valentino, o il giorno dell'anniversario, sempre che se ne abbia uno, o in momenti romantici non disturbati da eventi spiacevoli, l'altro potrebbe pensare che ci si senta costretti a dirlo, e anche lì non va bene.
Se lo si dice dopo averne combinata una grossa, l'altro potrebbe pensare che lo si stia dicendo per sviare l'attenzione dal fatto spiacevole, e comunque per evitare di farlo arrabbiare troppo, il che provoca generalmente il risultato di far arrabbiare l'altro ancor di più. O rarissimamente di far la pace (nei film).
E allora quando lo si deve dire?
In momenti insospettabili, nè troppo romantici, nè troppo annebbianti, nè troppo drammatici.
Momenti ideali per dire ti amo sono:
- durante la fila alla cassa del supermercato (più è lunga più si può approfondire l'idillio, senza perlatro ricadere nella prima casistica vista, per questioni di atti osceni in luogo pubblico, ma soprattutto perchè poi non si rientra più nella situazione appropriata)

- facendo benzina (più il serbatoio è vuoto, più si approfondisce l'idillio, ma bisogna fare attenzione a conservare una parte attiva del cervello al controllo di che tipo di carburante si sta mettendo nel serbatoio, per evitare di ricadere nella casistica "evento spiacevole")
- a colazione, magari in settimana, mentre si mangia in piedi e si pucciano i biscotti nella tazza mentre si infila il piede destro nella scarpa sinistra
- ...(si accettano prosecuzioni)
Iscriviti a:
Post (Atom)


