Il fatto che si stia seduti ore nel buio più totale è anche dovuto al fatto che gli attori, forse insicuri della prima volta che le pronunciano, forse anche della seconda, forse perchè il testo proclamato una volta sola è così corto da non giustificare il prezzo folle del biglietto, ripetono ogni frase dalle due alle cinquantasette volte, rendendo lo spettacolo più lungo dal doppio a cinquantasette volte tanto la durata naturale se non ci fossero ripetizioni di sorta.
La mia prima opera l'ho vista all'Arena di Verona. Il Barbiere di Siviglia. Sagace, comico, interessantissimo, mi dissero. E poi, l'Arena di Verona è l'Arena di Verona. Un posto bellissimo, romantico, suggestivo. Insomma, una figata.
Quando ti accorgi che il tuo vestito elegante si è impolverato e insozzato sulle suddette scarpe, ancora sei contenta.
Quando inizia lo spettacolo, dopo quattro ore senza poter appoggiare la schiena da nessuna parte, sei già un po' meno contenta.
Quando ti accorgi che gli attori si presentano a distanza inumana e li vedi grandi come capocchie di spillo, sei un po' irritata.
Quando inizia lo spettacolo e scende la notte, suggestiva, per carità, con tanto di stelle, perchè sei fortunata e non piove, capisci che, anche se il Barbiere di Siviglia è in italiano, non capisci un'acca e la tua irritazione diventa dispetto.
Insomma, arrivi alla fine dello spettacolo che tutti i tuoi pensieri sono incentrati sul dolore della tua schiena e sulla sua continuazione fino all'osso sacro, che, per essere sacro, è piazzato in un punto un po' indegno e regge tutta la stanchezza della tua colonna vertebrale svertebrata dalle sette ore di pietrosa immobilità.
La trama, poi, ti ricorda vagamente quella di una sopa opera, con la differenza che la soap ha puntate di un quarto d'ora l'una circa e te la vedi sdraiazzato sul divano, se proprio vuoi vederla. Preferibilmente, comunque, la eviti. Anche se dura poco e hai questa non indifferente comodità della divanizzabilità.
Un giorno, però, ti sarà inevitabilmente riproposta un'altra Opera, e inevitabilmente ci ricascherai, e ci andrai con grandissimo timore. Se sarai fortunata, finirai in un teatro, con morbidi sedili, e se sarà in lingua straniera potrai sperare di capire qualcosa in più che in italiano, sfruttando i sottotitoli tradotti.
Ma l'opportunità migliore offertati dall'opera a teatro, soprattutto dopo lunghi periodi di insonnia, è quella di poter dormire soporiferamente su comodi schienali, usando come cuscino il tulle della tua vicina di sedia, e come ninna nanna la musica dello spettacolo.





