Un'estate ero sul balcone del Carlton.
Mica come cliente, non scherziamo.
Ero lì come finta giocatrice del casinò che avevano all'ultimo piano.
E, all'ultimo piano, invece di giocare, andavo sul balcone e mi vedevo tutta Cannes come in un plastico.
E una sera, mentre guardavo giù le chiome delle palmine, i tettinini delle macchinine, le pettinaturine dei passantini, ho visto uno che scappava, e, dietro, la polizia che lo seguiva.
E io lo vedevo, che l'inseguito non capiva mica bene dove passare, mentre io sapevo benissimo dove avrebbe dovuto andare.
Lo vedevo benissimo, perchè ero in alto, mentre lui era là, impantanato nel suo mondo, a saltellare sui tetti delle macchine in coda.
Del resto, lui ha sempre ragione.



