LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

domenica 7 dicembre 2008

Pedagogia applicata



Dato che faccio la SIS, ormai mi sento già un po' più pedagogica di prima.
E alla SIS ci spiegano che dobbiamo seguire alcune regole, tra cui le seguenti:



  • si deve imparare dall'esperienza

  • bisogna prevedere gli imprevisti.


Oggi, poi, ero felicissima, perchè ho potuto mettere in pratica questi saggi insegnamenti.

Infatti, ero in bici in controsenso in una strada trafficatissima. C'era varia gente sui marciapiedi, e un signore, di gran fretta, porgendomi la sua nuca pelata, si è buttato ad attraversare la strada.

Io, ovvero l'imprevisto, che arrivavo a tutta velocità, l'ho beccato in pieno con la ruota davanti. Il signore si è schiantato contro un pilastro dei portici, rompendosi tutti i denti contro il duro cemento.
Al che, sono scesa dalla bici, l'ho raggiunto e ho ticchettato delicatamente con l'indice sinistro sulla sua spalla lussata: lui ha girato il collo rotto e mi ha fissata con gli occhi iniettati di sangue.

Gli ho detto: "Signore, grazie a quest'esperienza la prossima volta lei saprà prevedere gli imprevisti". Esperienza e imprevisti in corsivo, perchè sono le parole chiave. Ho messo il corsivo nell'intonazione, per dargli un po' di metodo.


Lui, però, non mi è parso molto contento.

Ma non per questo io perdo la mia speranza pedagogica.

sabato 6 dicembre 2008

Bamboccione


Chi è un bamboccione?

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non si tratta di un grosso Ciccio bello.
Spesso è grosso.

Spesso è ciccio.

A volte, ma più di rado, anche bello.

Ma il bamboccione vero, per definizione ( mia), è l'ultraventenne che, insouciant, vive una vita BAMBAGIAta adagiato negli agi della famiglia di origine.

venerdì 5 dicembre 2008

Nemmeno il destino

Mina cantava: nessuno, ti giuro, nessuno, nemmeno il destino ci può separare...
E in questo film? Cosa non può fare il destino?


Quando ho iniziato a vederlo, non lo sapevo.

Ne ho visto un pezzo, diciamo una mezz'oretta, tre quarti d'ora, e poi mi sono detta: "Mazzate oh, che bel film" e anche "Vediamo un po' chi è sto Daniele Gaglianone".

Ero così contenta che sono andata su Facebook e ho cercato "Daniele Gaglianone", per vedere quanti fan club ha, quante persone hanno costruito la sua identità finta ( se si pensa che Del Piero ha più di cento risultati e Rocco Siffredi 489..), e invece niente. Non solo il suo nome, seppur correttamente inserito nella ricerca, è surclassato da Gagliano Carmelo Daniele, Daniele Gagliano e Daniele Guaglianone, ma è pure un anonimo risultato isolato senza la foto. Io ci ho provato lo stesso, a farmelo amico, dato che fan del fan club non potevo diventare per inesistenza dello stesso. Ora vedremo.

Ma il nocciolo mica è qui. Il nocciolo è che, oltre a dirmi "Mazzate oh, che bel film" e "Vediamo un po' chi è sto Daniele Gaglianone", mi sono anche detta "Cerchiamo il film su uno di quei siti tipo Mymovies e allegra combriccola.

Non l'avessi mai fatto.

Soprattutto non l'avessi mai fatto dopo aver visto solo mezz'ora-tre quarti d'ora di questo film che mi piaceva una cifra.

Infatti, ho subito scoperto cosa non può fare il destino, in modo minuzioso minuzioso che più minuzioso non si può. In quelle presentazioni c'è scritto TUTTO sul film, ma proprio tutto quello che succede, e come succede, fino all'ultimo minuto.

Il mio consiglio è: guardatevi sto film senza leggere nessuna recensione, ma, se proprio volete leggerne una, cliccate sulla locandina qui sopra, ché almeno lì non è riassunto il film.

giovedì 4 dicembre 2008

Vite smunte


Fin da piccola, sono sempre stata molto interessata alle altre persone.

Mi piaceva pensare a cosa potessero immaginare, a come fossero le loro vite, a come fossero state le loro vite.

Infatti, appena potevo, per capire il passato delle persone, guardavo tutte le foto di quando queste persone erano piccole.

Le più a portata di mano erano quelle di genitori e nonni.

Stavo ore e ore a studiarmi le loro immagini, e pensavo a quanto ero fortunata io, in confronto a loro.

MI DICEVO CHE:
  • Io avevo la tv, loro no.
  • Io potevo andare con i pattini a rotelle sulle strade asfaltate, loro avevano le strade sterrate.
  • Io avevo avuto i pannolini Pampers, loro invece se ne stavano fasciati in una specie di carta igienica di cotone.
  • MA SOPRATTUTTO io avevo sempre vissuto in un mondo a colori, loro, fino a una certa età, vivevano in un mondo in bianco e nero.

mercoledì 3 dicembre 2008

NON SONO UNA POETESSA


Io non sono una poetessa.

Penso che sia chiaro, che non sia il caso che ve lo scriva.
Ma non si sa mai.
Potebbe essere non chiaro a qualcuno.
Potrebbe residuare uno 0,000001% dei miei scarsi lettori con l'idea che io sia una poetessa o che possa anche lontanamente diventarlo.

Perciò ve lo scrivo e vi dico anche perchè non lo sono.

Non sono una poetessa perchè:
  • non vado quasi mai a capo, e se vado a capo lo faccio perchè è finita la pagina;
  • non faccio le rime, nè baciate, nè concatenate, nè altro;
  • non penso robe poetiche;
  • non dico robe poetiche;
  • non faccio robe poetiche ( chiedete a chi ha/ha avuto il piacere di condividere lunghi momenti con me);
  • il mio campo di azione è l'economia aziendale, sapete, robe da ragionier Filini;
  • non mi pubblicano libri di poesie, e nemmeno altri;
  • non ho mai vinto concorsi di poesie ( ma ne ho vinti di prosa).

Ora, se avete letto questi punti, già parecchio significativi ma ancora molto meno convincenti della mia persona in sè e per sè, avrete dedotto tutti, al 100%, che IO NON SONO UNA POETESSA.

Dato che non sono una poetessa, non devo sottostare al decalogo dettato dal poeta Guido Catalano ( se volete leggervelo, cliccate sulla parola decalogo di 14 parole fa, ché a incollarla qui mi viene tutta appiccicata, e poi sembra prosa e non poesia).

Quindi, POSSO SCRIVERE!

Solo il poeta non può scrivere.

Risparmio carta, perchè non stampo le poesie che del resto non scrivo, e non devo neppure mangiarmi il foglio.

Non ho nulla da andare a leggere in giro, i miei spigolettori se li leggono da soli, i miei post, e se mi dicono che bel post posso anche crederci.

Non corro il rischio che qualcuno mi colpisca fortissimo in fronte con il palmo della mano aperto gridando "suca", anche se di quest'ultimo fatto non sono convintissima, pur non essendo una poetessa.

Ma la cosa principale, è che posso anche accendermi sigarette con la fiamma ossidrica.

Però, dato che non fumo ma ho già esperienza in altri campi, potrei mettere su un allevamento di maiali che ciberei a caviale e ostriche. In questo modo, sarei un'allevatrice e non una poetessa, nè una scrittrice.

La seconda cosa, però, mica mi dispiacerebbe.

martedì 2 dicembre 2008

Pattume intubato


Un po' di tempo fa vi ho promesso di parlarvi dei tubi di scarico del pattume.
Dato che ogni promessa è debito, oggi mi sdebito.
I tubi del pattume sono un'invenzione fighissima.
A parte il fatto che sono dei vettori efficientissimi di blatte & co.
I tubi del pattume sono belli perchè "tutto quello che ci butti dentro scende per piani e piani ed atterra in bidoni del pattume".
Per esempio, se tu ti butti nel tubo del pattume, scendi per piani e piani ed atterri in bidoni del pattume.
Se sei grasso, ti incastri e non scendi per nulla.
E questa è già la prima controprova della frase virgolettata suddetta.
Un giorno, presa da profonda distrazione, ho chiuso casa con le chiavi, ho messo le chiavi in una mano e il sacchetto dell'immondizia nell'altra, e sono andata davanti alla bocca del tubo del pattume al quarto piano. Poi, ho buttato le chiavi nel tubo e ho messo in tasca il sacchetto dell'immondizia. Il sacchetto, nella tasca, non è entrato, ma le chiavi, nel tubo, sì.
Sono entrate nel tubo e io ho pensato che la frase virgolettata fosse universalmente valida. Ragion per cui, ho rovistato per mezza giornata nei grossi bidoni del pattume a piano terra.
Ma la frase, come già detto, non è sempre valida.
Le chiavi, infatti, colte da forza centrifuga nella discesa rotante, trovato un nido di blatta con finestra sul cortile, avevano fatto un volo pindarico, per atterrare in un punto irraggiungibile da essere umano in un angolo del suddetto cortile. Al che, quel giorno, che, anche se lavoravo, era pur ben un sabato, mi sono messa a fare cose che di solito la gente fa di sabato. Tipo armarmi di canna da pesca ed esca, e darmi alla pesca.
Delle chiavi.

lunedì 1 dicembre 2008

Dover morire


DOVER MORIRE è più stimolante e relativizzante che triste e doloroso.
E' MORIRE che, a volte, fa un po' male.