LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

martedì 4 luglio 2017

"Ti voglio bene"


Voler bene, che frase difficile.

Ma che vuol dire?

“Ti voglio bene”.

Ti voglio, in che modo? Bene sembra una roba un po’ porno, o perlomeno dittatoriale.

Mi pare che l’interpretazione migliore sia voglio che tu stia bene.

E qui nascono un sacco di implicazioni mica da ridere.

Come si fa a comportarsi in modo che l’altro stia bene?

Bisogna conoscerlo proprio a fondo, a volte meglio di sé stessi, dato che molto spesso non si sa manco come fare per far stare bene sé stessi.
Una buona opzione è chiederglielo, o verificare periodicamente che il nostro agire lo faccia stare davvero bene, ma si può comunque ricadere nel rischio dell’altrui misconoscenza di sé.

Ammesso e  non concesso che si sappia come far star bene l’altro, incombe l’impossibilità di estirpare sé stessi da questo voler bene.
Alla fin fine, con l’altro si ha un rapporto; il rapporto contempla la presenza e l’influenza di entrambi, per cui appare sovrumano che qualcuno possa pensare al bene altrui in modo totalmente disinteressato.
Può capitare, ma è raro, e non sono sicura che anche quando sembra, tipo quando una madre muore per salvare un figlio, ci sia un disinteresse puro.

La cosa che si può fare è tendere, tipo limite stiracchiato verso l’impossibile, a voler bene a qualcuno.

Poi, dire “Tendo a volerti bene”, per quanto onesto, può suonare un po’ freddo.

Non dirlo per senso di inadeguatezza può suonare ancora più freddo.

Allora,
meglio dirlo quando lo si sente,
poi passare il tempo a cercare di farlo,
nel
possibile
imperfetto
umano
modo.

2 commenti:

  1. L'argomento mi ricorda una poesia del grande Guido Catalano ...

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