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mercoledì 28 settembre 2016

Il senso delle misure

E' risaputo che la mente dell'uomo e della donna sono diverse.

Tra le differenze, una che spicca è il senso delle misure, molto più presente nella mente del primo che in quella della seconda, che compensa abbondantemente con una lunga serie di altre capacità, tipo fare ottocentoventisette cose in contemporanea. Nemmeno una delle ottocentoventisette deve però implicare un'attività che richieda il senso delle misure, tipo parcheggiare, passare in strettoie con un'automobile, stimare lunghezze o larghezze (con i pesi va già meglio).

La donna tipo, quando deve passare in una strettoia guidando, ha diversi tipi di reazione:

  1. mantenere la velocità precedente, sia questa i 20 all'ora o i 120 (più corrente, soprattutto in città, nella categoria propensa a questa opzione), stringere le spalle nell'abitacolo, pregare gli dei in cui si crede, trattenere il fiato e cercare di tenersi il più centrali possibile rispetto al passaggio di intraprendere;
  2. inchiodare prima della strettoia e non ripartire più. Mai più, a meno che la suddetta non scompaia. 
Entrambe le reazioni, la prima del tutto folle e la seconda che potrebbe anche essere razionale, inchiodata improvvisa a parte (con tanto di rischio di tamponamento), avvengono però in presenza di 
strettoie piuttosto variabili. 

Nel vocabolario italiano, la strettoia è un tratto in cui una strada si restringe. Aggiungerei che ciò può essere causato dalla struttura in sé della via ma anche da ostacoli temporanei, tipo camion, automobili, impalcature, pedoni, ciclisti,...
Ma nel sentire comune, una strettoia che crei problemi è un passaggio veramente costretto, in cui, se si è in macchina, ci si ritrovi a passare lasciando massimo 10 cm a sinistra e 10 destra. 
La donna tipo ritiene strettoia anche il restringimento dell'autostrada da 5 a 4 corsie, il che è dizionariescamente vero, ma non richiede che si inchiodi/ci si fermi. Soltanto che si calibri il percorso.

Aggiungiamo che la scelta tra le due opzioni sopra elencate, inspiegabilmente, si orienta sulla 1 se la strettoia è veramente costrittiva e sulla 2 se si tratta di un restringimento che lascia a sinistra e destra margini dal mezzo metro in su, con il su che tende a infinito. 

Nel caso 1, ammissibile ma non concedibile in caso di neopatentamento, il comportamento farà sì che l'economia giri meglio, che i carrozzieri sopravvivano. Insomma, è un po' come l'apertura della stagione della caccia per regolare la fauna montana. Si tratta di un adattamento sociale alla piaga del fallimento delle piccole e medie imprese dell'automotive. 
L'opzione garantisce anche uno sfoltimento della popolazione, nel caso in cui gli ostacoli siano pedoni o ciclisti. Ciò potrebbe favorire una diminuzione dell'incremento di esseri umani sulla Terra, ma va sicuramente a detrimento dell'equa distribuzione nei vari territori, accadendo in aree già con rapporto nascite/decessi minore di zero.

Nel caso 2, assai più comune, si creeranno paradossali situazioni in cui una coda infinita di automobilisti incarogniti strombazzerà selvaggiamente, soprattutto nelle ore dell'alba in cui alcuni (s)fortunati non potranno concedersi di dormire fino a tardi come sarebbe loro facoltà. Si formeranno serpentoni di macchine fumanti furenti rombanti e con cofani e bauli più o meno sbriciolati dietro una Yaris bloccata davanti ad un camion e un marciapiedi distanziati l'uno dall'altro da due metri e mezzo a infinito. La donna in questione sarà paralizzata, appesa al volante con le nocche delle mani sbiancate dallo sforzo e dall'agitata concentrazione, a dirsi che di sicuro quello spazio là davanti è più stretto della larghezza della sua automobile. A chi è dietro conviene, in questo caso, chiamare in ufficio, darsi malato o tentare una manovra tipo stunt man a Mirabilandia

Fortunatamente la donna al volante potrà occuparsi delle sue ottocentoventisette attività contemporanee, tipo telefonare scrivere e-mail laccarsi le unghie farsi la ceretta truccarsi leggere il giornale fare yoga e meditazione aprendosi i ciakra con un magico apparecchietto oscillante, alienandosi della situazione contingente finché il camion non sia partito, ottimizzando il tempo ed eliminando fonti di immotivato stress. 

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